felicità, di trascendenza che però, risiedono nella dimensione del finito.
Il nostro dramma consiste proprio in questo andare oltre il limite, perché in essi vi è l’infinito e il nostro peccato non è quello di averlo ignorato o di avergli voltato le spalle, ma di averlo cercato là dove non poteva essere.
Aver cercato l’infinito nel finito, l’assoluto nel relativo, l’eterno nel temporale."