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Il 17 settembre 1987 gli aerei senza pilota alimentati a microonde e che non necessitano di pesanti serbatoi di carburante diventarono una realtà. Il primo aereo di questo tipo volò per la prima volta in Canada proprio quel giorno, e da allora volò ancora e ancora. Ma come funziona? L’energia elettrica dei generatori a terra viene convertita in microonde e trasmessa da un’antenna parabolica. I recettori sull’aereo trasformano le microonde in elettricità per alimentare il motore.
L’obiettivo era un aereo che potesse rimanere in volo per diversi mesi continui ad altitudini massime di 21 km.
L’utilità? Erano previste diverse applicazioni: la ricerca scientifica, la sorveglianza e la telefonia. Tuttavia, sin dall’inizio si è parlato di possibili problemi ambientali che potrebbero derivare da grandi installazioni per la trasmissione di microonde.
Vi racconto la storia di un’App da record morta sul nascere (angolodiwindows.com)
Testo e link disponibili qui:
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Verso la fine degli anni ’80, il Giappone decise di spendere 30 miliardi di yen per proteggere un paio di rocce, distanti circa un chilometro l’una dall’altra e situate nel Mar delle Filippine. Fanno parte di un atollo lungo 5 km durante la bassa marea. Asahi Shimbun, quotidiano di Tokyo, riporta che con l’alta marea, tuttavia, l’isola scompare e solo le “2 rocce – una di 5 metri di diametro e l’altra di 2 metri di diametro – restano da 30 a 50 centimetri sopra il livello dell’acqua”. Per circondare le rocce vennero costruiti blocchi di acciaio e cemento che assorbono le onde. Perché tutto questo trambusto e quello stanziamento in denaro? I diritti territoriali sono decisi in base all’alta marea, ma quel territorio più meridionale del Giappone stava scomparendo. Di conseguenza sarebbero andati perduti i diritti di pesca ed estrazione mineraria per 320 km intorno all’isola, un’area più grande del Giappone stesso.
Raggiunta la vecchiaia, alcune star della musica rock, note da diverso tempo perché suonavano a un volume da spaccare le orecchie, hanno iniziato a parlare della perdita dell’udito come conseguenza negativa.
Secondo The Toronto Star, verso la fine degli anni ’80, il chitarrista rock Ted Nugent ammise che il suo orecchio sinistro “è lì solo fisicamente. Non funziona” più. E Townshend, del Gruppo The Who, disse allo stesso giornale che “una delle più grandi agonie … è che, molto prima di diventare vecchio, non puoi più sentire cosa ti dicono i bambini”. Riguardo ai suoi anni di rock ’n’ roll a tutto volume, aggiunge: “Penso che valga la pena dire che c’è un prezzo da pagare per questo: la sordità prematura”. Lui e altri musicisti veterani hanno deciso di diminuire il volume. Comunque, i nuovi artisti, sorti negli ultimi 35-40 anni, non sembra che vogliano seguire il loro esempio. Forse è meglio sacrificare l’udito, uno degli strumenti più importanti per un musicista, piuttosto che il volume?
Il dottor G. A. Aminev della russa Bashkiria University ha affermato che l’heavy rock “ha un effetto narcotico molto forte”. In base a News Letter, un periodico di Belfast, i fan del rock che non ottengono una dose regolare di heavy rock sviluppano i caratteristici sintomi da astinenza della tossicodipendenza.
Lo psicologo russo dice:
“Se li isoli completamente per una settimana da tale musica, si sentono sempre peggio, diventano sempre più irritabili, le mani iniziano a tremare, il battito cardiaco diventa instabile”.
Si è scoperto che alcuni dei pazienti che soffrono di dipendenza dall’heavy rock faticano a resistere tre giorni senza ascoltare quella musica. Entro 3 giorni compaiono i sintomi da astinenza. Il dott. Aminev ha scoperto pure che i fan dell’heavy rock erano produttivi sul posto di lavoro solo del 50% rispetto a chi non ascoltava musica rock.
Verso la fine degli anni ’80, una pagina vergognosa della storia canadese fu riconosciuta dal governo del Canada. Durante i momenti più caldi della Seconda guerra mondiale, 21.000 canadesi di origine giapponese furono falsamente accusati di essere traditori e imprigionati nei campi di lavoro; fu loro vietato di tornare a casa per 6-7 anni. Un articolo del Toronto Star osserva che le loro ‘case, le loro fattorie, i loro mobili, le loro barche da pesca, le loro automobili e altre proprietà furono confiscate e vendute per una frazione del loro valore; i proventi furono utilizzati per pagare la loro reclusione’. Dopo la Seconda guerra mondiale, le ingiustizie continuarono.
Nel 1946 circa 2.000 canadesi furono deportati semplicemente perché di origine giapponese. L’ex primo ministro Mulroney ha dichiarato che per “sistemare le cose”, il parlamento canadese si è dovuto scusare pubblicamente per quelle ingiustizie, arrivando a risarcire ogni cittadino sopravvissuto con 21.000 dollari.
Spesso i genitori si dicono preoccupati perché i loro figli ascoltano musica a forte volume. Comunque, gli avvertimenti arrivano anche dagli addetti ai lavori come me, ovvero dai musicisti. Perché? La rivista Time riferisce:
“Sempre più artisti scoprono che il loro udito è stato danneggiato in modo permanente”.
Il problema inizia quando le ciglia acustiche, situate nella parte interna dell’orecchio, che trasportano il suono, sono regolarmente esposte a rumori superiori a cento decibel. I concerti spesso superano i 120 dB.
Pertanto, Time spiega che le ripetute aggressioni del rock a decibel elevati” fanno appiattire le ciglia acustiche e “perdere la propria resilienza in modo permanente”.
Un audiologo ha affermato che ore di musica che suonavano attraverso gli auricolari erano come un “ugello di una manichetta antincendio […] bloccata nel condotto uditivo”.
Alcuni anni fa, i cadaveri di ben 7.000 foche malate finirono sulle rive del Mare del Nord. La causa della morte era un virus che produceva sintomi simili alla polmonite. La responsabilità era dell’uomo? Questa domanda è stata sollevata da alcuni scienziati, osservando che l’uomo ogni anno versa milioni di tonnellate di rifiuti industriali, pesticidi, petrolio e fanghi di depurazione nel Mare del Nord. Di conseguenza, The Economist riferisce:
“Le sostanze chimiche industriali intrappolate nell’abbondante grasso delle foche possono indebolire il loro sistema immunitario, così che restano indifese contro un virus predatore”.
I PCB (policlorobifenili), anche se furono vietati 50 anni fa, sono stati trovati sia nell’acqua che nel grasso delle foche.
In mancanza di prove scientifiche concrete secondo cui la morte delle foche era stata provocata davvero dalle sostanze chimiche che inquinano il mare, The Economist osserva che la verità resterà “persa in mare”.
In questo video:
Il testo del video si trova qui.
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