La loggia massonica Propaganda 2 (P2), guidata da Licio Gelli, è spesso ridotta a un cliché di "governo ombra" cospiratorio.
In realtà, fu un’entità molto più pervasiva e complessa, che organizzò segretamente una parte fondamentale della classe dirigente italiana per influenzare il destino della nazione, confondendo istituzioni, finanza, servizi segreti e criminalità.
L'episodio svela cinque verità documentate sulla P2:
Licio Gelli non era un ideologo, ma un opportunista eccezionale la cui vita fu un esercizio di trasformismo. Dopo un passato fascista, collaborò con i partigiani per salvarsi e, in seguito, divenne un asset per i servizi segreti occidentali durante la Guerra Fredda.
La P2 si basò su questa sua capacità di tessere una rete trasversale di potere, non unita da una fede politica, ma dalla reciproca utilità e dall'accesso a un cartello di influenza.
L'influenza della P2 andò oltre i confini italiani, trovando un epicentro in Argentina. Gelli strinse un forte legame con il generale Juan Domingo Perón, facilitandone il ritorno al potere. In cambio, ottenne ruoli istituzionali e, soprattutto, infiltrò sistematicamente l'élite argentina: fece entrare nella P2 importanti generali, ufficiali dei servizi segreti e il braccio destro di Perón, José Lopez Rega.
Quando un golpe militare depose il governo peronista nel 1976, l'influenza di Gelli si consolidò, con un terzo dei generali golpisti membri della loggia. Gelli collaborò anche all'"Operazione Condor" con la giunta militare e la CIA.
La P2 partecipò attivamente alla "strategia della tensione", un progetto operativo volto a creare deliberatamente paura e instabilità nel Paese. L'obiettivo era spingere l'opinione pubblica a rifugiarsi in uno Stato più autoritario e "normalizzato" di fronte al caos.
La P2 fornì supporto concreto all'eversione neofascista (come documentato per la strage del treno Italicus del 1974) e inquinò le indagini sui più gravi attentati, come la strage alla stazione di Bologna (1980), grazie all'azione di alti dirigenti dei servizi segreti iscritti alla loggia.
La P2 aveva un ambizioso programma politico, il "Piano di Rinascita Democratica" (elaborato con Francesco Cosentino, Segretario generale della Camera).
Questo piano delineava una riforma istituzionale in senso autoritario, con punti chiave come: accentramento dei poteri nel Primo Ministro, controllo più stretto sulla stampa, compressione dei diritti sindacali e riorganizzazione della magistratura per ridurne l'indipendenza.
Molti di questi punti si sono tradotti in leggi nei decenni successivi, non a caso con figure come Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816) al centro della scena politica.
L'errore più comune sulla P2 è vederla come un'entità esterna.
Al contrario, la P2 era una parte fondamentale dello Stato: una potente lobby e un cartello di potere che riuniva i vertici di ogni settore strategico.
La lista degli iscritti, scoperta nel 1981, includeva ministri, parlamentari, capi dei servizi segreti (SISMI e SISDE), 51 alti ufficiali delle Forze Armate (tra cui 12 generali dei Carabinieri), magistrati, giornalisti influenti, e importanti industriali e banchieri (inclusi Berlusconi e Roberto Calvi).
La P2 fu, in sostanza, la classe dirigente stessa che si organizzava in segreto al di fuori delle regole democratiche per tutelare i propri interessi.
La storia della P2 è la dimostrazione di come una rete segreta possa aver fatto da collante tra politica, militari, media, finanza e criminalità per attuare un preciso piano autoritario.
Se una rete così potente fu svelata per errore, resta la domanda su quante altre continuino a operare nell'ombra.
Fonte ispiratrice : la lettura del Libro - Storia della P2: Ascesa e declino della loggia massonica che ha travolto la storia italiana.
di Massimiliano Lanza.
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