La fine della Fine della storia – Radio Blackout 105.25FM

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La fine della Fine della storia – Radio Blackout 105.25FM episodes

  • Black Holes dal 7 al 13 ottobre 2024@2
    Lunedì 7 ore 13,30 – Racconti ovali 3  35 minuti [Luca Wallace Costello]: Oggi partendo dalla periferia veneta raccontiamo la storia della nascita ed affermazione della Ruggers Tarvisium, squadra dallo spiccato spirito egualitario in cui si fondono socialità, concretezza e talento. Dal vivaio della quale emerge Ivan Francescato, uno dei più grandi giocatori italiani di […]
    25 min
  • Black Holes dal 7 al 13 ottobre 2024@3
    Lunedì 7 ore 13,30 – Racconti ovali 3  35 minuti [Luca Wallace Costello]: Oggi partendo dalla periferia veneta raccontiamo la storia della nascita ed affermazione della Ruggers Tarvisium, squadra dallo spiccato spirito egualitario in cui si fondono socialità, concretezza e talento. Dal vivaio della quale emerge Ivan Francescato, uno dei più grandi giocatori italiani di […]
    0 min
  • Black Holes dal 7 al 13 ottobre 2024@4
    Lunedì 7 ore 13,30 – Racconti ovali 3  35 minuti [Luca Wallace Costello]: Oggi partendo dalla periferia veneta raccontiamo la storia della nascita ed affermazione della Ruggers Tarvisium, squadra dallo spiccato spirito egualitario in cui si fondono socialità, concretezza e talento. Dal vivaio della quale emerge Ivan Francescato, uno dei più grandi giocatori italiani di […]
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  • Black Holes dal 7 al 13 ottobre 2024@6
    Lunedì 7 ore 13,30 – Racconti ovali 3  35 minuti [Luca Wallace Costello]: Oggi partendo dalla periferia veneta raccontiamo la storia della nascita ed affermazione della Ruggers Tarvisium, squadra dallo spiccato spirito egualitario in cui si fondono socialità, concretezza e talento. Dal vivaio della quale emerge Ivan Francescato, uno dei più grandi giocatori italiani di […]
    42 min
  • Black Holes dal 7 al 13 ottobre 2024@7
    Lunedì 7 ore 13,30 – Racconti ovali 3  35 minuti [Luca Wallace Costello]: Oggi partendo dalla periferia veneta raccontiamo la storia della nascita ed affermazione della Ruggers Tarvisium, squadra dallo spiccato spirito egualitario in cui si fondono socialità, concretezza e talento. Dal vivaio della quale emerge Ivan Francescato, uno dei più grandi giocatori italiani di […]
    42 min
  • LA FINE DELLA FINE DELLA STORIA S.2 #25 – L’EUROPA GONFIA I MUSCOLI

    I fatti salienti sono sicuramente la strage delle tendopoli in atto su Rafah, oltre 80 morti in 48 ore, sappiamo che a prescindere dalla costernazione statunitense  sono proprio americane le bombe che continuano a cadere sulla Striscia e che i negoziati ancora una volta sembrano arenarsi mentre Israele promette almeno altri sette mesi di guerra.

    Sul fronte ucraino continuano le incursioni russe dentro le linee di difesa ucraine ma sopratutto si fa sempre più aspra la retorica di guerra, trainata da Macron in visita ufficiale in Germania e seguita senza troppa convinzione da Scholz, che cerca di mostrare a tutti come l’asse franco-tedesco sia ancora saldo a dispetto delle pesanti incrinature che invece si intravedono ovunque. 

    Già qualche settimana fa davamo conto nell’ambito della nostra trasmissione della ripresa, soprattutto a partire dallo sblocco del finanziamento da 60 Miliardi di dollari che aveva visto infine cedere Trump e i Repubblicani, di una retorica di guerra sempre più esplicita, dove le danze erano state aperte dall’uscita di Macron sulla possibilità di vedere truppe europee coinvolte direttamente nel conflitto, seguito a ruota dalla Von Der Leyen, per non parlare dei soliti Baltici e Polacchi che da sempre premono per infliggere a Putin un’umiliazione o qualcosa che assomigli a una sconfitta. Rincara la dose ancora Macron e soprattutto l’immancabile Stoltenberg che sembra sempre più l’utile idiota degli Usa e che si è spinto, come molti hanno notato, ben al di là delle proprie prerogative. Intanto, mentre le retoriche di guerra si dispiegano senza parsimonia, un radar facente parte del primo sistema di allarme nucleare russo (Early Warning) ad Armavir sarebbe stato accecato verosimilmente da droni ucraini. Un incidente molto pericoloso da cui abbiamo preso spunto per un confronto con Francesco Dall’Aglio, curatore del canale Telegram War Room, per capire quanto sta accadendo sul campo in termini militari ma soprattutto le intenzioni politiche degli attori coinvolti, Nato e Russia su tutti.

    Abbiamo poi continuato sul filo dei ragionamenti sviluppati nella scorsa puntata sul futuro della Germania, la tenuta del campo Europeo e dell’asse franco-tedesco in particolare, nonché del possibile progressivo disimpegno degli Usa dal quadrante dell’Europa Orientale, circostanza che sembrerebbe probabile a prescindere dall’esito delle prossime elezioni americane.

    Ascolta il podcast:

     

    MATERIALI

    La Repubblica – Accecato dai droni il radar anti-atomica. L’azzardo di Kiev aumenta i pericoli di escalation nucleare

    Wolfgang Streeck – Il piano per la pace di Sahra Wagenknecht. Perché vuole liberare la Germania dalle grinfie di Washington

    Julia Damphouse e Maurice Höfgen – Il cinismo elettorale di Sahra Wagenknecht

     

    1 hr
  • LA FINE DELLA FINE DELLA STORIA S.2 #24 – LA GUERRA LUNGA

    Il massacro della popolazione di Gaza continua imperterrito, appena distillato dall’impasse di un governo israeliano che trova sempre più difficoltà a trovare sostenitori politici del proprio operato. L’incriminazione di Nethanyau e del suo stretto collaboratore come “criminali di guerra” alla pari dei dirigenti di Hamas, si pone sulla stessa linea “scandalosa” che da qualche mese mette a processo la politica di apartheid dello stato israeliano. Verità fino a qualche tempo fa indicibili e che oggi trovano altri piccoli tasselli di conferma nel riconoscimento dello stato palestinese da un pugno di stati europei.

    Analizzando la (temporanea?) sconfitta politica di Israele, il realista politico John Mearsheimer analizza in un suo recente intervento le quattro alternative che rimangono allo stato ebraico: stato unico democratico, due popoli/due stati, apartheid, pulizia etnica, commentando amaro che l’ultima opzione sembra essere l’unica realistica stante l’attuale configurazione storico-politica dello stato israeliano.

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    La faglia che polarizza in forme sempre più molari il campo dell‘Occidente collettivo ad una Russia girata ad Oriente viene analizzata da un recente contributo di Raffaele Sciortino che si concentra soprattutto sulle conseguenze politiche-economiche del conflitto scaricate sull’Europa. Con lui abbiamo ragionato della disunità europea, del destino della Germania e delle dinamiche politiche interne ai due top players del conflitto: Stati Uniti (variabile Trump?) e Russia (keynesismo di guerra?).

    Proprio sulla Russia si concentra l’ultimo approfondimento della puntata realizzato da un nostro collaboratore, che partendo dallo storico ritardo russo nell’approdare a dinamiche pienamente capitalistiche e ripercorrendo il lungo interregno sovietico e la sconfitta economica prima ancora che politica subita nella “guerra fredda”, analizza la sostanziale tenuta dell’economia russa di fronte alle sanzioni internazionali. Chiude il contributo un commento sulle attuali scelte della dirigenza russa di mettere a capo delle operazioni belliche un economista di lunga data, e una riflessione-domanda sulla natura di questa scelta: si tratta di un’economia di guerra o di un’economia in guerra?

    Ascolta il podcast:

     

    MATERIALI

    Raffaele Sciortino – L’Europa morirà americana?

    Pier Giorgio Ardeni e Francesco Sylos Labini – L’economia è reale: così vince la Cina

     

    1 hr 38 min
  • LA FINE DELLA FINE DELLA STORIA S.2 #23 – UNIVERSITÀ PER GAZA (ENCORE)

    Puntata speciale in diretta da Palazzo Nuovo a Torino, facoltà occupata da alcuni giorni all’interno dell’ondata di mobilitazioni partita dai campus statunitensi e giunta nelle ultime settimane in Europa, Italia compresa, contro il massacro perpetuato a Gaza e per la revoca degli accordi di ricerca delle università italiane con lo stato di Israele.

    Attraverso una corrispondenza con un compagno da New York, torniamo negli Stati Uniti per ricostruire la genesi e l’evoluzione delle mobilitazioni nei campus americani e tracciarne una prima valutazione, evidenziandone potenzialità e limiti anche alla luce del necessario giro di boa imposto dalla dura repressione delle scorse settimane.

    Le proteste negli Stati Uniti e in giro per l’Europa stanno registrando un particolare attivismo e una recrudescenza delle contromanifestazioni da parte di elementi filo-sionisti, fenomeno balzato all’onore delle cronache anche in Italia nelle ultime ore. Ai nostri microfoni analizziamo con un compagno la particolare realtà della città di Roma, certamente non nuova ad episodi di tale matrice ma teatro nelle ultime settimane di una particolare accelerazione ed inasprimento degli attacchi e delle aggressioni.

    Ascolta il podcast:

     

    59 min
  • LA FINE DELLA FINE DELLA STORIA S.2 #22 – UNIVERSITÀ PER GAZA. XI IN EUROPA

    All’alba dell’annunciata operazione di terra a Rafah e del permanente stallo nei negoziati per un cessate il fuoco nella Striscia, non si placano e anzi sembrano prendere nuovo slancio le proteste studentesche partite dai campus americani e ora diffuse ai quattro angoli d’Europa. Le contestazioni, alimentate anche dall’indignazione per l’energica repressione subita, esprimono una cocente contraddizione all’interno degli apparati di riproduzione della classe dirigente, soprattutto di quei paesi come Stati Uniti e Germania, dove la questione di Israele da sempre occupa un posto rilevante nella definizione e costruzione dell’identità nazionale stessa.

    Per un’analisi sulle dinamiche in corso nei campus americani, sulle prospettive e le contraddizioni che queste proteste aprono in seno alla base del Partito Democratico, abbiamo raggiunto ai nostri microfoni Giovanni Semi, professore associato di Sociologia presso l’Università di Torino, di ritorno da New York.

    Sul fronte delle proteste studentesche in Europa, invece, un contributo ai nostri microfoni sull’inedita ondata di mobilitazioni che sta attraversando con forza le università svizzere.

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    Al centro della seconda parte di trasmissione il viaggio del presidente cinese Xi Jinping in Europa, rappresentazione plastica degli interessi geopolitici del gigante asiatico sul Vecchio Continente. Xi é dapprima giunto in Francia, per celebrare gli storici rapporti bilaterali con il Paese guidato da Macron e partecipare al trilaterale con il presidente francese e la presidente Ursula Von der Layen. Al centro dei colloqui sicuramente il supporto cinese alla Russia di Putin e una serie di impegni che il gigante asiatico assumerebbe verso l’Unione Europea in materia di spionaggio industriale e concorrenza, date le molte accuse lanciate a Pechino di pratiche commerciali sleali se non di vero e proprio dumping. L’altra tappa é l’Europa dell’Est, Ungheria e Serbia, stati non allineati al cosiddetto ‘Occidente collettivo’ con cui irrobustire partenership commerciali, industriali e politiche, approfondendo magari le linee di faglia interne all’Europa. Ne abbiamo approfittato per ragionare con un nostro collaboratore sullo stato di salute del colosso cinese a partire da una serie di articoli comparsi nelle settimane scorse su siti e quotidiani. In particolare abbiamo ragionato della fase post crisi finanziaria del 2008 e del cosiddetto ‘produttivismo’ teorizzato da economisti come Dani Rodrick.

    Ascolta il podcast:

     

    MATERIALI

    Antonio Alia – Perché mi chiedi di leggere Edward Said se non vuoi che lo usi? Intervista a Giovanni Semi sulle mobilitazioni pro Palestina nei campus statunitensi.

    Bungacast – Palestine, Protest, Repression: The Wider Context (Podcast)

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    Pier Giorgio Ardeni e Francesco Sylos Labini – L’economia è reale: così vince la Cina

    Dani Rodrock – What’s Next for Globalization?

    Vincenzo Comito – La locomotiva cinese rallenta?

    1 hr 31 min
  • LA FINE DELLA FINE DELLA STORIA S.2 #21 – LABORATORIO PALESTINA

    La puntata si apre con l’intervista a Michele Lancione, professore del Politecnico di Torino, autore del libro “Università e Militarizzazione. Il duplice uso della Ricerca” e tra i promotori dell’appello contro il bando MAECI firmato da oltre 2500 tra docenti e ricercatori, che nelle scorse settimane ha in cassato il sostegno delle Università di Torino e della Normale di Pisa, nonché l’impegno del CNR a no promuovere collaborazioni in ambito militare o “dual use”. La mobilitazione ha riguardato e continua a riguardare decine di atenei in tutta Italia ma per quanto una certa narrazione mediatica abbia voluto raccontare le Università ostaggio di pochi studenti facinorosi, è stato invece il corpo docenti e ricercatori a prendere l’iniziativa. Ovviamente l’iniziativa non ha nulla a che vedere con la collaborazione tra singoli professori nell’ambito della ricerca o della didattica ma cerca di evidenziare come il sapere scientifico non abbia nulla di neutro e le Università possono rendersi strumento di oppressione e aggressione non solo in tempo di guerra, come testimonia la massiccia presenza di Leonardo S.P.A. all’interno dei nostri programmi di ricerca.

    Proseguiamo presentando un libro, “Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo”, di Antony Loewenstein, ebreo australiano, che esce in inglese nel 2023 qualche mese prima degli attacchi del 7 ottobre. 

    Si tratta di un libro divulgativo che possiamo inserire nel solco del giornalismo d’inchiesta di matrice liberale. Il focus del libro è dimostrare come Israele abbia fornito le sue tecnologie militari in sprezzo di qualunque considerazione sull’utilizzo che ne sarebbe stato fatto da regimi criminali o anche a stati democratici che hanno affrontato situazioni interne particolarmente difficili. Il nesso è chiaro: «L’alternativa è tra i diritti civili in qualche paese e il diritto di Israele a esistere (…) vorrei vedere uno qualsiasi di voi che, di fronte a questo dilemma, dica: “No, sosterremo i diritti umani in quest’altro paese”. Signori, non funziona così» (Eli Pinko, ex capo dell’Agenzia per il Controllo delle Esportazioni della Difesa di Israele).

    La tesi più rilevante del libro è che la Palestina sia il vero laboratorio dentro il quale Israele ha costruito la sua supremazia globale in tema di oppressione, di sicurezza interna, di cybersicurezza, di controllo. Sulla pelle dei Palestinesi e sulle loro sofferenze è stata costruita un’immagine globale che viene venduta alle fiere specializzate del settore da una Paese che si è costruito in questo campo come una vera “Startup Nation” in salsa etnonazionalista senza che in realtà Israele sia in grado di mantenere questa promessa globale che anzi, si alimenta della sua stessa irrealizzabilità. Perché quello dell’insicurezza è un business senza fine. Al punto che non si capisce più se il rapporto coloniale con la Palestina sia la causa o l’effetto della mission economica diIsraele. E oggi, ça va sans dire, è naturalmente Gaza il più avanzato terreno di sperimentazione per l’applicazione dell’AI agli obiettivi militari, come testimoniato dalle brillanti inchieste di Yuval Abraham.

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    Nell’ultima parte di trasmissione abbiamo mandato in onda un’intervista realizzata con il sociologo franco-algerino Said Bouamama, militante di lungo corso nei movimenti dei quartieri popolari (banlieues), innescati dai figli delle grandi migrazioni dell’epoca della decolonizzazione. Fautore di una lettura peculiare della condizione migrante come strutturalmente intrecciata alla condizione lavorativa di cui rappresenterebbe la quota di forza-lavoro pensata e trattata dal Capitale come perennemente provvisoria e dunque regolabile al di sotto delle altre condizioni di classe. L’abbiamo intervistato sulle caratteristiche delle guerre in corso e sulle tendenze di medio periodo dello scontro imperialista/multipolarista in atto, con un focus sui limiti e le contraddizioni che travagliano la sinistra anti-capitalista sul tema guerra/imperialismo.

     

    Ascolta il podcast:

     

    MATERIALI

    Michele Lancione, Università e Militarizzazione. Il duplice uso della Ricerca, Eris, 2023

    Antony Loewenstein, Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo, Fazi, 2024

    L’inchiesta di Yuval Abraham:  lavender-ai-israeli-army-gaz

    Francesca Mannocchi – Yagil Levy: “L’esercito israeliano è disintegrato. Conta solo l’ossessione di uccidere” La Stampa 11/04/2024

    Said Bouamama – La Gauche et la Guerre: Analyse d’une capitulation idéologique

    https://investigaction.net/author/said-bouamama/

    LE MONDE VU D’EN BAS

     

     

     

    1 hr 32 min

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