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Gli alimenti surgelati possono aiutarci a rispettare pienamente i dettami della Dieta Mediterranea, eppure quasi la metà degli italiani (46%) ignora che mantengano proprietà nutrizionali del tutto equivalenti a quelli freschi. A fare chiarezza su questo importante tema arrivano oggi nuove e solide certezze scientifiche, come la recente revisione della letteratura internazionale condotta dalla Sisa-Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione su oltre vent'anni di studi dedicati alle specie ittiche più consumate.
In questo scenario, la grande distribuzione organizzata gioca un ruolo cruciale: non solo come principale anello di congiunzione logistica tra l'industria e la spesa quotidiana delle famiglie, ma anche come vetrina in grado di orientare le scelte di consumo attraverso un'offerta sempre più vasta e diversificata, che spazia dai prodotti semplici alle preparazioni più elaborate.
Come coniugare al meglio la praticità del banco surgelati con una corretta educazione alimentare? Ne abbiamo parlato con la prof.ssa Silvia Migliaccio, presidente Sisa, per approfondire le sfide della Gdo, la trasparenza delle etichette, la sostenibilità contro lo spreco alimentare e i falsi miti ancora duri a morire legati a questa categoria merceologica.
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Il reparto surgelati rappresenta uno degli spazi più dinamici della grande distribuzione organizzata, dove la ricerca di praticità da parte delle famiglie si scontra e si incontra quotidianamente con nuove esigenze di salute, qualità e sostenibilità. Tra brand industriali storici e lo sviluppo strategico delle linee a marchio, la filiera del freddo è oggi chiamata a interpretare al meglio i moderni trend di consumo e a valorizzare un'offerta che - come confermano gli studi scientifici - non ha nulla da invidiare al fresco in termini di proprietà nutrizionali.
Come evolve la gestione di questo scaffale strategico? Quali sono le leve con cui la Gdo risponde alle aspettative di un consumatore sempre più attento alla trasparenza delle etichette, alla lotta allo spreco alimentare e all'efficienza energetica della catena del freddo?
Ne abbiamo parlato con Roberto Romboli, direttore sviluppo Mdd di Dit- Distribuzione Italiana, per analizzare le dinamiche dell'assortimento, il rapporto con i brand e le novità che guideranno il futuro del settore surgelati.
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Il comparto dei surgelati in Italia ha confermato anche nel 2025 il suo ruolo di pilastro nelle abitudini alimentari delle famiglie. Con una crescita dei consumi domestici dell'1,1% e oltre 642 mila tonnellate consumate, il settore si rivela un'eccezione positiva in un panorama alimentare complesso. Non si tratta più solo di praticità: il consumatore moderno vede nel surgelato un connubio tra qualità nutrizionale, lotta allo spreco e value for money. Dalla stabilità dei vegetali, leader indiscussi, al successo di pizze e piatti pronti, fino alle nicchie dinamiche come il gluten-free, l’offerta sta evolvendo per rispondere a nuovi stili di vita. Ne parliamo con Giorgio Donegani, presidente dell'Istituto Italiano Alimenti Surgelati, per analizzare le dinamiche in corso e le sfide che attendono il settore in questo 2026, tra nuove sensibilità ambientali e l'evoluzione dei canali di consumo. Ne abbiamo parlato con Giorgio Donegani, presidente dell'Istituto Italiano Alimenti Surgelati
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Il mercato italiano delle carni fresche sta attraversando, nel corso di questo 2026, una fase di profonda trasformazione dettata da un consumatore sempre più attento alla bilancia tra valore etico, qualità e sostenibilità economica della spesa. In questo scenario, il settore del discount si conferma un osservatorio privilegiato, capace di leggere in anticipo i mutamenti nelle abitudini alimentari delle famiglie italiane. Penny Italia si distingue in questo panorama per un approccio distintivo: il mantenimento di un modello ibrido che integra, in una parte significativa della propria rete, la macelleria servita tradizionale con l’efficienza tipica del libero servizio. Questa scelta strategica non è solo un tratto identitario dell’insegna, ma rappresenta una sfida complessa in un momento in cui l'inflazione e il mutato potere d’acquisto spingono i volumi verso le proteine più accessibili - come avicolo e suino - a discapito della carne bovina, da sempre colonna portante del carrello della spesa tricolore. Oggi, il punto vendita non è più solo luogo di transazione, ma di racconto della filiera. Per Penny, la sfida si gioca tutta sul terreno della "convenienza qualificata": come riuscire a garantire la valorizzazione del prodotto 100% italiano e della territorialità, senza snaturare il posizionamento di prezzo che è il driver fondamentale dell’insegna? Attraverso questo confronto, vogliamo esplorare come Penny Italia stia interpretando queste dinamiche: dalla gestione operativa del banco macelleria alle nuove logiche di assortimento nel libero servizio, fino alla capacità di fidelizzare un consumatore che, mai come oggi, cerca risposte concrete al bisogno di qualità, trasparenza e accessibilità. Con l’obiettivo di delineare le prospettive del comparto, analizziamo come l’insegna intende presidiare il futuro del mercato delle carni fresche nel prossimo biennio. Ne parliamo con Stefano Lugli, junior buyer di Penny Italia
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Le filiere delle carni rappresentano componenti rilevanti dell’agroalimentare italiano, ma la fase primaria è oggi sotto pressione. Le recenti tensioni geopolitiche hanno infatti innescato un significativo aumento dei costi di produzione - in particolare energetici - comprimendo le marginalità degli allevamenti. In questo contesto quindi la capacità di autoapprovvigionamento soprattutto dei comparti bovino e suino è sempre più critica. Negli ultimi anni è inoltre proseguito il processo di concentrazione del sistema produttivo: a fronte della riduzione del numero di allevamenti, aumenta la dimensione media delle aziende, evidenziando una crescente specializzazione e un rafforzamento strutturale nella fase primaria. Sul fronte della domanda, infine, il mercato interno evidenzia segnali di rallentamento, accompagnati da una crescente sensibilità al prezzo da parte dei consumatori. Parallelamente, pur in presenza di un disavanzo strutturale della bilancia commerciale, l’export mostra dinamiche positive, trainato dai salumi, ma anche dalle carni fresche bovine. Secondo l’analisi Nomisma, le filiere delle carni in Italia hanno generato 13,8 miliardi di euro di produzione agricola nel 2025, di cui 8,8 solo di carni bovine e suine. Ne abbiamo parlato con Ersilia Di Tullio, head of strategic advisory di Nomisma.
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Il mercato italiano della carne bovina affronta una tempesta silenziosa che minaccia l'intero settore zootecnico. Negli ultimi dieci anni la crisi ha portato alla chiusura di ben diciannovemila stalle, riducendo l'autosufficienza produttiva nazionale ad appena il 37%. Questo significa che quasi due terzi della carne che consumiamo ogni giorno deve essere importata dall'estero. In questo scenario critico, Assocarni traccia la rotta per la ripartenza, puntando su investimenti strategici come i contratti di filiera e sulla tolleranza zero contro il meat sounding per difendere la trasparenza e il vero Made in Italy. Quale futuro attende la zootecnia italiana? Ne parliamo con Serafino Cremonini, presidente di Assocarni
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Il mondo della grande distribuzione vive una fase di profonda trasformazione, in cui la capacità di ascoltare le esigenze del consumatore moderno è il vero fattore competitivo. In questo scenario, Conad continua a distinguersi per il suo modello peculiare, profondamente radicato nel territorio e capace di coniugare scala nazionale e sensibilità locale. E lo fa anche nel reparto dei formaggi, vero cuore pulsante dell’offerta.
Simbolo della cultura gastronomica italiana, il banco taglio rappresenta non solo un punto di attrazione, ma un pilastro nella costruzione di una relazione di fiducia duratura. Tra assortimenti regionali, l’eccellenza delle linee a Marca del distributore - dai segmenti premium alle tipicità locali - e il valore del servizio assistito, analizzeremo come Conad interpreti l'evoluzione dei consumi e come valorizzi il legame indissolubile con i produttori locali.
Per approfondire queste dinamiche, ne parliamo con Roberta Mincione, national category manager di Conad.
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Nel complesso scacchiere della Gdo nostrana, Distribuzione Italiana occupa una posizione strategica, fungendo da bussola per insegne storiche e radicate come Sisa e Sigma. Gestire una rete così capillare significa oggi navigare con agilità tra due mondi: la rigorosa efficienza della rotazione a scaffale e l'anima pulsante dei prodotti tipici, veri custodi dell'identità locale. In questa intervista, entriamo nel vivo delle strategie che definiscono il mix merceologico della centrale, esplorando come l’innovazione stia ridisegnando l'esperienza d'acquisto.
Il focus non è solo operativo, ma profondamente valoriale. Come si bilancia l’empatia umana del banco assistito con la velocità del libero servizio? Quali sono i "semafori verdi" per i partner produttivi in termini di sostenibilità e trasparenza di filiera? Affronteremo infine la sfida dei nuovi trend salutistici - dal mondo free-from all'esplosione delle proteine vegetali e dei formaggi high-protein - per capire come Distribuzione Italiana stia traducendo i desideri di un consumatore sempre più consapevole in scelte assortimentali concrete. Un dialogo per comprendere il futuro del retail, sospeso tra prossimità e visione industriale.
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Il banco dei formaggi è oggi il vero termometro dei nuovi consumi. Tra spinte inflattive e carrelli sempre più selettivi, il comparto vive una profonda metamorfosi: se i volumi restano fermi, il valore sale, trainato da un motore instancabile, ovvero l’eccellenza certificata di Dop e Igp. La regionalità non è più solo un’origine, ma il vero pilastro della redditività del settore.
In questo scenario, il "peso fisso" e i formati ready-to-eat sfidano la centralità del banco taglio, che però resiste come baricentro identitario e punto di riferimento per il consumatore. Analizzeremo l’espansione degli assortimenti, dal boom dei segmenti high protein e lactose free alle alternative plant-based, indagando il reale price premium riconosciuto al legame con il territorio e il ruolo strategico della Marca del distributore. Un’analisi densa di dati per decifrare le nuove rotazioni di un comparto che unisce, come pochi altri, davvero la tradizione con l’innovazione.
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Il Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano Igp è l'ente giuridico incaricato di garantire il rispetto del disciplinare di produzione, gestire la proprietà intellettuale del marchio e coordinare le strategie di promozione internazionale per i pastifici associati. Con un fatturato che rappresenta una quota rilevante dell'export agroalimentare campano, il Consorzio funge da regolatore di un distretto industriale unico, dove la qualità certificata deve necessariamente confrontarsi con le logiche di scala.
In questa puntata analizzeremo la Pasta di Gragnano non solo come prodotto gastronomico, ma come asset commerciale inserito in un contesto di mercato complesso. Esamineremo l'evoluzione dei consumi in un periodo di forte pressione inflattiva e, soprattutto, il rapporto di forza con la Grande Distribuzione Organizzata.
In un mercato dove il confine tra "prodotto premium" e "commodity" è sempre più sottile, come può un consorzio tutelare i margini dei produttori e il posizionamento del brand di fronte alle politiche di prezzo dei grandi retailer?
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