Canicattì è una città intrisa di memoria e orgoglio nei confronti dei suoi figli, uccisi dalla mafia: i giudici Saetta e Livatino.
Forse conoscerai il nome Canicattì per la qualità dell’uva da tavola che qui si coltiva, nelle distese di vigneti che attraverserai per arrivare: l’uva Italia. Ma la città va ricordata per i due magistrati, morti per mano mafiosa lungo la SS640.
Antonino Saetta morì dopo aver ottenuto l’ergastolo per alcuni capi mafiosi: fu colpito come la mafia colpisce, quando meno te lo aspetti, di notte, al rientro dal battesimo di un nipotino, trivellando con la mitragliatrice il magistrato insieme al figlio, all’altezza del viadotto Giulfo.
Un altro punto della SS640 racconta storie di sangue: il 21 settembre 1990 all’altezza del viadotto Gasena, speronato e inseguito per i campi, moriva crivellato di colpi di pistola il giudice Rosario Livatino. Pagava con la morte il coraggio di indagare sui rapporti fra mafia e politica, iniziando a confiscare i beni ai mafiosi.
Qui, sulla scena dell’omicidio, giunsero anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che, forse, conoscevano già il proprio destino.
Percorrendo questa strada, attraversando un paesaggio di sfolgorante bellezza per i suoi campi coltivati, le sue vigne, i suoi templi, per arrivare fino a Canicattì, ti invito a non dimenticare queste storie.
Merita allora una sosta la visita alla stele commemorativa collocata all’incrocio che porta il nome dei due magistrati: vandalizzato nel 2017, il monumento è stato ricostruito proprio dalla “Strada degli Scrittori”.
A Canicattì potrai visitare anche la Casa di Rosario Livatino, beatificato dalla Chiesa il 9 maggio 2021, divenuta un piccolo Museo, luogo simbolo di Giustizia e Fede, e inserita tra le Case della Memoria: qui, dove il giovane magistrato visse con gli anziani genitori e da cui uscì l’ultima volta per andare incontro alla morte, si espone la sua toga, venerata come una reliquia.
È la prima volta, nella storia della Chiesa cattolica, che un magistrato è stato dichiarato beato, per la sua santità.
Un ultimo suggerimento: merita una passeggiata anche il centro storico di Canicattì, in cui spiccano il Teatro Sociale in stile liberty, la cui facciata è stata realizzata dall’architetto Ernesto Basile, già autore del Teatro Massimo di Palermo, e la Cattedrale, cui fanno da cornice bei palazzi nobiliari ottocenteschi.