Le chiavi di Pietro

Le chiavi di Pietro

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Le chiavi di Pietro episodes

  • Ep. 33 - Le chiavi di Pietro - speciale Sinodo - "Comunione" e "Partecipazione"
    In Vaticano, volge al termine la prima sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Tra un anno, con la seconda sessione, si chiude il processo che abbiamo sempre definito "Sinodo sulla Sinodalità." Ma, in realtà, il Sinodo cominciato il 10 ottobre 2021 ha come tema "Per una Chiesa sinodale", perché vuole appunto trovare le modalità migliori affinché tutti membri della Chiesa camminino realmente insieme per annunciare il Vangelo.
    Sappiamo anche che - come ricordava Francesco inaugurandolo - le parole chiave del Sinodo sono tre: comunione, partecipazione e missione. Anzi, come ha poi chiarito l'Instrumentum laboris, l'ordine esatto con cui vanno declinati i tre vocaboli è "comunione, missione e partecipazione". Le prime due sono infatti intrecciate perché solo una Chiesa che vive davvero in "comunione" può essere credibilmente "missionaria" e, al contempo, l’organizzazione interna della comunità cristiana ha come primo criterio fondante proprio l’annuncio.
    Ma cosa lega queste tre parole? Come battezzati siamo realmente Chiesa solo se partecipiamo alla sua vita, dando concretezza alla comunione ecclesiale con l’obbiettivo dell’annuncio, della missione.
    "I credenti e le credenti sono parte della Chiesa e se mancano loro il corpo è parziale, manca di membra, è mutilato", spiega la teologa Simona Segoloni Ruta. "Il termine "partecipazione" ci dice che il mistero della presenza di Dio nella Chiesa accade in una dinamica sociale e relazionale assolutamente concreta." "Ma solo prendendo parte attiva, vivace, alla vita della Chiesa si vive il proprio essere Chiesa". 
    Ma come si concilia la "comunione" tra tutti i membri della Chiesa con l'esistenza dei doni gerarchici e carismatici e dei ministeri, voluti sempre dallo Spirito Santo? Com’è possibile realizzare una Chiesa in cui si cammina tutti insieme se ci sono rapporti di supremazia e subordinazione di tipo piramidale? Che i due aspetti, non solo non siano in contraddizione, ma si sostengano l'uno con l'altro lo spiega don Dario Vitali, coordinatore degli Esperti teologi al Sinodo: "La 'communio hierarchica' non è mai contraria alla sinodalità e la gerarchia - meglio sarebbe dire 'i pastori' - sono sempre al servizio del popolo di Dio e quindi al servizio di un esercizio continuo della sinodalità".
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Discorso in occasione del Momento di riflessione per l'inizio del percorso sinodale, 9 ottobre 2021
    Discorso in occasione della Commemorazione del 50° anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015
    Papa Paolo VI
    Angelus, 11 ottobre 1979
    Papa Giovanni Paolo II
    Discorso a conclusione della II Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, 7 dicembre 1985
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
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    18 min
  • Ep. 32 - Le chiavi di Pietro - speciale Sinodo - "Spirito Santo" e "Ascolto"
    Le due parole chiave con cui è cominciato il cosiddetto Sinodo sulla Sinodalità sono sicuramente "Spirito Santo" e "Ascolto". Nel discorso di apertura della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Papa Francesco ha infatti ribadito che "il protagonista del Sinodo non siamo noi: è lo Spirito Santo" e che "in questo Sinodo", proprio per fare spazio allo Spirito, "c'è la priorità dell'ascolto". 
    "Nel Sinodo - spiega il teologo don Piero Coda - il popolo di Dio fa una sosta lungo il suo cammino per mettersi in ascolto, appunto, di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa e farsi così sempre di più fedele e creativo nel testimoniare e annunciare il Vangelo di Gesù".
    Ma che cosa lo Spirito Santo dice oggi alla Chiesa? "Se Gesù è la Parola di verità in cui, Dio ci ha detto tutto, tutto il suo amore, tutto se stesso - spiega ancora il teologo - lo Spirito Santo - ha promesso Gesù ai suoi discepoli - vi guiderà alla verità tutta intera e vi annuncerà le cose che debbono accadere". 
    Inoltre, più che alle parole, premura del Papa è che durante il Sinodo sulla Sinodalità sia dato spazio all’ascolto: “C’è la priorità dell’ascolto”, ricorda il 4 ottobre nella sessione inaugurale. "Dobbiamo dare un messaggio agli operatori della stampa, ai giornalisti che fanno un lavoro molto bello, molto buono".  "Ci vuole un’ascesi – aggiunge Francesco scusandosi con i giornalisti per questo termine – un certo digiuno della parola pubblica per custodire questo. E quello che si pubblica, che sia in questo clima".
    "L'ascolto, lo sappiamo, è apertura della mente, del cuore e in prospettiva di fede è apertura a Dio e all'umano, per diventare, in questa duplice relazione, autentici operatori di pace e di bene", spiega la teologa pastoralista Assunta Steccanella. "Però sorge una domanda: se come Chiesa abbiamo ascoltato poco, allora cosa abbiamo fatto? Verrebbe da chiedersi: abbiamo prevalentemente agito e insegnato? È una cosa sacrosanta per la Chiesa annunciare e incarnare il Vangelo, è il suo primo compito. Ma proprio perché tendenzialmente abbiamo parlato di più rispetto a quanto abbiamo ascoltato, siamo riusciti a tradire noi stessi, trasmettendo l'immagine di qualcuno che pretende di avere sempre la risposta giusta e che lo fa ponendosi al di sopra degli altri".
    Ma Perché il Papa in apertura del Sinodo arriva addirittura a chiedere ai giornalisti quello che sembra un paradosso per un comunicatore “un digiuno della parola pubblica”?
    "Non è una sorta di censura - aggiunge la prof.ssa Steccanella - ma il suggerimento di anteporre uno spazio di silenzio attento alla parola, detta o scritta in velocità, che finisce troppo spesso solo per accendere polemiche. E il compito della Chiesa e la sua missione vanno molto oltre le singole questioni scottanti. Lo scopo è il bene integrale dell'umanità. Ascoltarne la passione evangelizzatrice è il primo modo per riuscire davvero a comprenderla e a farla comprendere. Che si sia credenti oppure no".
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Discorso di apertura della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4 ottobre 2023
    Omelia per la Solennità di Pentecoste, 28 maggio 2023
    Papa Benedetto XVI
    Udienza generale, 16 maggio 2012
     
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    18 min
  • Ep. 31 - Le chiavi di Pietro - FAQ sul Sinodo
    Mentre in Vaticano è in corso la seconda settimana di lavori del Sinodo, abbiamo pensato di fare il punto su questa parola, con alcune rapide FAQ, Frequently Asked Questions... sinodali.
    Ma cos'è un Sinodo?
    La parola sinodo deriva dal greco synodos,  composto da  sýn, insieme, e hodós, cammino, che ha il significato generale di "camminare insieme". Un Sinodo è una riunione di fedeli per ascoltare ciò che lo Spirito Santo dice alla Chiesa. I sinodi hanno assunto molte forme nella storia e sono attualmente praticati nella Chiesa a diversi  i livelli. La pratica di riunirsi per ascoltare lo Spirito è vecchia quanto la Chiesa stessa, come dimostra il "Concilio" di Gerusalemme descritto nel 15mo capitolo degli Atti degli Apostoli.
    Ma quando è nato il Sinodo dei vescovi?
    Il Sinodo dei vescovi nasce nel 1965 per iniziativa di Paolo VI che, nel “motu proprio” Apostolica sollicitudo, lo definisce «un consiglio permanente di Vescovi per la Chiesa universale». Attua così una richiesta formulata dal Concilio. Scopo dei lavori sinodali è discutere collegialmente, sotto la presidenza del Papa, temi di primaria importanza che riguardano la vita della Chiesa. Nel 2018 la costituzione apostolica Episcopalis communio di Papa Francesco lo trasforma da evento unico — un’assemblea di vescovi dedicata a trattare una questione — in un processo articolato in diverse fasi, a cui tutta la Chiesa e tutti nella Chiesa sono invitati a prendere parte e che è inizia con la consultazione mondiale di tutti i fedeli. È su questa base rinnovata che è stato concepito il Sinodo 2021-2024, intitolato Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione. 
    Cos'è la Sinodalità?
    Papa Francesco in un discorso del 17 ottobre 2015, ha detto che la via della sinodalità è ciò che Dio si aspetta dalla Chiesa nel terzo millennio. La sinodalità denota lo stile particolare che qualifica la vita e la missione della Chiesa, esprimendo la sua natura di popolo di Dio che cammina insieme e si riunisce in assemblea, convocata dal Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo.
    Qual è lo scopo di questo Sinodo?
    Fornire un'opportunità a tutto il popolo di Dio di discernere insieme quali passi lo Spirito Santo ci invita a fare per crescere sempre più come Chiesa sinodale e quindi proclamare il Vangelo secondo la missione che ci è stata affidata.
    Chi partecipa all’Assemblea del 2023 in Vaticano?
    I partecipanti sono 464 tra cui 365 membri votanti tra cui, prima volta con diritto di voto, 54 donne. Tra i membri con diritto di voto ci sono 264 cardinali e vescovi, 27 sacerdoti e religiosi, 25 consacrate, 15 laici e 29 laiche.
    Come si svolgono i lavori dell’Assemblea?
    Sono divisi in cinque segmenti, in ognuno dei quali si alternano congregazioni generali (cioè sessioni plenarie) e gruppi di lavoro più piccoli, detti circoli minori. Punto di partenza è il cosiddetto “Instrumentum laboris”.
    Che cos’è l’Instrumentum laboris?
    L’IL è il frutto del discernimento iniziato con la consultazione del popolo di Dio a livello locale. Come dice la parola latina, è innanzitutto uno strumento di lavoro. Non suggerisce risposte, ma apre questioni e invita all’approfondimento. A differenza dei precedenti sinodi per i quali l’IL era un documento da emendare, migliorare, per approdare a un nuovo documento, l’attuale IL è pensato anzitutto come supporto al metodo con il quale l’assemblea è chiamata a lavorare.
    Quali sono i temi affrontati?
    I temi previsti dall’IL, partire dalla riflessione sulla  Chiesa sinodale come esperienza integrale, si articolano secondo i tre termini “comunione, missione, partecipazione”. Come essere più pienamente segno e strumento di unione con Dio e di unità del genere umano? Come condividere doni e compiti a servizio del Vangelo? Quali processi, strutture e istituzioni in una Chiesa sinodale missionaria?
    Quando finirà questo Sinodo?
    Questa assemblea dei vescovi si conclude il 29 ottobre 2023, ma ci sarà poi una seconda sessione in programma nell’ottobre del 2024.
     
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Omelia per la Santa Messa di apertura dell'Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4 ottobre 2023
    Discorso per la Commemorazione del 50° anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015
    Papa Paolo VI
     Angelus, III Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, 22 settembre 1974
     
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    10 min
  • Ep. 30 - Le chiavi di Pietro - "Samaritano"
    “Lo stile del buon Samaritano è sempre attuale”. Queste parole di Papa Francesco al personale dell’Inail, 9 marzo 2023, hanno un riflesso nella sua lettera di risposta agli infermieri e agli operatori sanitari e ausiliari del reparto di neuropsichiatria infantile e neuro pediatrico del Policlinico Gemelli, dove dal 7 giugno dello stesso anno è ricoverato. Li chiama infatti “santi della porta accanto” e “buoni samaritani”. E “samaritano” è proprio la parola chiave di questo episodio. Un termine che percorre il magistero di tutti i Pontefici perché espressione concreta del verbo “amare”, come ha fatto Gesù. “E’ lui – sottolinea Benedetto XVI – il Buon Samaritano per eccellenza che pur essendo Dio, non ha esitato ad abbassarsi sino a farsi uomo e a dare la vita per noi”. Per don Dino Pirri,  prete della diocesi di San Benedetto del Tronto, autore del libro: “Lo strano caso del Buon Samaritano”, “Gesù è il samaritano che mi svela il volto misericordioso di Dio. In Gesù Dio si rivela come il diverso, inatteso, che si prende cura di me sempre e mi salva ridandomi la vita”. “Per questo, incontrando il mio prossimo - sottolinea - mi viene voglia di fare lo stesso”. Ma chi sono i buoni samaritani di oggi? Possono essere i vicini di casa, le persone che incontriamo al bar... Tra di loro c’è un pagliaccio, si chiama Marco Rodari, è presidente dell’associazione “Per far sorridere il cielo – Il Claun Il Pimpa”, nata nel 2015, ed è oggi Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Un premio al suo impegno nei confronti dei bambini negli scenari di guerra, arrivato mentre Marco era vicino Kramatorsk, in Ucraina. Racconta di quando nel 2014, nella Striscia di Gaza, in uno dei momenti più tragici del conflitto israelo-palestinese, ha interagito con una bimba arrivata miracolosamente viva in ospedale. “Mi ha regalato veramente la sua meraviglia, il suo sorriso ed è la gioia più grande e più pura che mi porto nel cuore. Essere buon samaritano vuol dire davvero raccogliere le gioie più pure che sono quelle che poi ti permettono di provare speranza e generare speranza anche quando non sembra proprio che possa più esistere”.
    https://open.spotify.com/show/3mwRhRLVXUlaGTx7FDbOWj?si=_mbVaKd4R52pV9drgB22kA
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Discorso ai dirigenti e al personale dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), 9 marzo 2023
    Udienza Generale, 27 aprile 2016
    Papa Giovanni Paolo II
    Discorso durante la visita all'Ospedale Maggiore di Parma, 6 giugno 1988 
    Papa Benedetto XVI
    Angelus, Lorenzago di Cadore (Belluno), 15 luglio 2007
    Papa Paolo VI
    Omelia, Visita alla città di Pomezia, 29 agosto 1965
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    19 min
  • Ep. 29 - Le chiavi di Pietro - "Tavola"
    Per spiegare cos’è la Trinità, all’Angelus del 4 giugno 2023, Papa Francesco utilizza un’immagine domestica: quella di una famiglia riunita a tavola. Nasce da qui l’idea di dedicare alla “tavola” il 29mo episodio del podcast “Le chiavi di Pietro”. Come spiega Francesco: “È un’immagine che ci parla di un Dio comunione. Padre, Figlio e Spirito Santo”. Tavola è però anche simbolo di “convivialità”, la condivisione delle vivande che diventa incontro. “Il Cristianesimo ha una speciale vocazione alla convivialità”, spiega il Papa all’Udienza dell’11 giugno 2015. “Il Signore Gesù insegnava volentieri a tavola”. “Gesù sa bene che nell'esperienza della tavola si giocano e si rendono evidenti le questioni serie della vita”, commenta don Andrea Ciucci, coordinatore della Pontificia Accademia per la Vita e autore di diversi libri sul tema. “Che cos'è che sostiene la nostra esistenza e la nutre? Chi è che si prende cura di me? Qual è il mio posto nel mondo in questa famiglia? A chi io sono chiamato a dare da mangiare?”. “C'è un famoso detto popolare che dice che dopo la mistica viene la mastica, alludendo ai pranzi che seguono i momenti di preghiera”, aggiunge don Andrea. “Ma nel Vangelo la mistica è la mastica”. Tavola, dunque, come simbolo dell'incontro in famiglia, luogo prediletto da Gesù. Tavola da cui, secondo il pensiero dei Papi, nessuno deve essere escluso. “I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza”, ricorda Paolo VI nel 1967 con l’enciclica Populorum Progressio. Lo stesso Papa Montini nel ’76 alla Fao auspica che sia allargato il tavolo di chi lotta contro la fame nel mondo. Mentre Giovanni Paolo II, incontrando per Natale la comunità polacca cita una tradizione solidale del suo Paese: lasciare un posto libero alla tavola del cenone. Ma la tavola diventa in tempo di pandemia un'opportunità di solidarietà per uno chef stellato internazionale come Carlo Mazzola. Costretto all’inattività dal covid, sceglie, con altri colleghi, di cucinare per la mensa della Fondazione Solidarietà Caritas, a Firenze. “Durante i primi mesi del 2020 - ci racconta - preparavamo una media di 1.400, 1.500 pasti al giorno, per le persone più svantaggiate che venivano a chiedere un pasto caldo”. “Se noi abbiamo fatto del bene agli altri, abbiamo ricevuto in cambio tantissimo bene”, riflette. Tavola che - infine - può diventare superflua nei giorni della guerra e dell’emergenza. Pio XII, durante il secondo conflitto mondale, spiega alla religiosa che gli prepara i pasti, di non aver tempo di mangiare, perché troppo impegnato a dare udienza ai soldati per confortarli.
    https://open.spotify.com/show/3mwRhRLVXUlaGTx7FDbOWj?si=_mbVaKd4R52pV9drgB22kA
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Angelus, 4 giugno 2023
    Udienza Generale, 11 novembre 2015
    Saluto ai dipendenti vaticani per la presentazione degli auguri natalizi, 23 dicembre 2021
    Omelia, Santa Messa per l'apertura della 25ma Assemblea Generale della Caritas internationalis, 12 maggio 2015
    Papa Paolo VI
    Discorso in occasione del 25° anniversario della Fao, 16 novembre 1970
    Lettera Enciclica Populorum Progressio, 26 marzo 1967
    Papa Giovanni Paolo I
    Udienza Generale, 27 settembre 1978
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    19 min
  • Ep. 28 - Le chiavi di Pietro - "Inquietudine"
    “Il nostro cuore è inquieto, il nostro cuore ha sete: sete dell’incontro con Dio”. Questo pensiero tratto delle Confessioni di Sant’Agostino riassume la trama del 28mo episodio de "Le chiavi di Pietro" dedicato alla parola “inquietudine”. Nel vocabolario di Papa Francesco, e spesso anche in quello dei suoi predecessori, questo termine non esprime solo un “ansioso turbamento” ma l’attitudine di chi è in ricerca del divino. Non a caso, il Pontefice la utilizza il 25 maggio 2023, incontrando i referenti diocesani del Cammino Sinodale italiano, auspicando che la Chiesa sia capace di “raccogliere le inquietudini della storia” per lasciarsi interrogare da esse. Anche in tempo di pandemia, il 26 aprile 2020, nell’omelia pronunciata in diretta da Casa Santa Marta, Francesco sottolinea che “siamo nati con un seme di inquietudine” perché “Dio ha voluto così”. Per Pio XII, nel Natale 1953, l’inquietudine è generata dal materialismo, mentre per Paolo VI, a Fatima nel 1967, nasce dalla difficoltà di trovare la pace. Lo stesso Papa Montini nel ’72 interpreta profeticamente l’inquietudine delle contestazioni giovanili come reazione a una cultura priva di idee, quanto di fede. Nell’omelia dell’Epifania del 2012 Benedetto XVI si spinge fino a parlare di un Dio “inquieto in relazione all’uomo”, un “Dio che attende noi”. Padre Gaetano Piccolo sj, ordinario di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, ci ricorda che l’inquietudine è lo “spaesamento” di cui parla Heidegger, uno dei maggiori filosofi del ‘900, che considerava questa angoscia come una delle peculiarità dell’essere umano che non va repressa. L’inquietudine - aggiunge - è la premessa necessaria a ogni “discernimento” di vita. Proprio dall’inquietudine nasce anche la musica del gruppo rock calabrese “Kantiere Kairòs”. Antonello Armieri, voce della band, ha sempre raccontato nelle sue canzoni il proprio cammino di fede. “È vero che molti non hanno coscienza che questa inquietudine è il richiamo di Dio”, ci racconta. “Noi l'abbiamo scoperto con le nostre cadute, con le nostre miserie”. Per lui il superamento dell’angoscia è in una scelta pratica: “Nel momento in cui ci attiviamo a fare qualcosa per il prossimo, scopriamo di conseguenza, e in modo assolutamente naturale, un nostro beneficio”. “Il nostro modo di fare musica -  conclude - è infatti proprio quello di cercare di dare una direzione all'amore”.
    https://open.spotify.com/show/3mwRhRLVXUlaGTx7FDbOWj?si=_mbVaKd4R52pV9drgB22kA
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Discorso ai partecipanti all'incontro nazionale dei referenti diocesani del Cammino Sinodale italiano, 25 maggio 2023
    Omelia per la celebrazione mattutina trasmessa in diretta da Casa Santa Marta, 26 aprile 2020
    Udienza Generale, 17 maggio 2023
    Papa Pio XII
    Radiomessaggio ai popoli di tutto il mondo, 24 dicembre 1953
    Papa Paolo VI
    Omelia per la Santa Messa nella Basilica di Fatima, 13 maggio 1967
    Omelia per la Domenica delle Palme, 26 marzo 1972
    Papa Giovanni Paolo I
    Discorso al Clero romano, 7 settembre 1978
    Papa Benedetto XVI
    Omelia per la Solennità dell'Epifania del Signore, 6 gennaio 2012
    Papa Giovanni Paolo II
    Udienza Generale, 6 giugno 1984
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    18 min
  • Ep. 27 - Le chiavi di Pietro - "Calamità"
    Una popolazione in sofferenza per un’alluvione che uccide, mette in ginocchio, spazza via case e ricordi. Un’ondata di solidarietà e fratellanza che stupisce e arricchisce e una vicinanza, quella del Papa, che fa bene e rincuora. In queste settimane la Romagna e la sua gente hanno vissuto le conseguenze di una grande “calamità”, la parola chiave di questo episodio. Francesco ha più volte rivolto il suo pensiero a chi è in difficoltà per l’”impressionante disastro”. Come lui, in passato, tanti Papi hanno espresso vicinanza e affetto a popolazioni colpite da disastri naturali: Pio XII nel '51 per il Polesine, Paolo VI nel '66 per l’alluvione di Firenze, Giovanni Paolo II per Sarno e infine Benedetto XVI per il terremoto del 2016 in Emilia. Sono tante le storie che si intrecciano nella calamità: dalla commozione di Gilberto davanti alla difficoltà di un amico che ha perso la casa all’impegno di Claudia per una sua conoscente, scappata da Taranto e dai fumi dell’Ilva, e che fatica a chiedere aiuto per avendo difficoltà. C’è Francesca che sa di dover buttare tutto nella sua palestra allagata ma che si stupisce dinanzi alla reazione del popolo romagnolo, uno stupore condiviso da Francesco che ha creato un gruppo telegram SosCesena con 7mila utenti pronti a rimboccarsi le maniche a dimostrazione che nelle difficoltà non ci si salva da soli.
    https://open.spotify.com/show/3mwRhRLVXUlaGTx7FDbOWj?si=_mbVaKd4R52pV9drgB22kA
     
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Regina Caeli, 21 maggio 2023
    Papa Pio XII
    Radiomessaggio a conforto delle popolazioni colpite dalle alluvioni nella Valle Padana, 18 novembre 1951
    Papa Paolo VI
    Omelia Santa Messa di mezzanotte nella Basilica di Santa Maria del Fiore, Firenze, 24 dicembre 1966
    Papa Giovanni Paolo II
    Discorso alla solenne inaugurazione del Seminario metropolitano della Casa del Clero “San Matteo”, 4 settembre 1999
    Papa Benedetto XVI
    Discorso a San Marino di Carpi – Modena nella visita pastorale nelle zone terremotate dell’Emilia Romagna, 26 giugno 2012
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    21 min
  • Ep.26 - Le chiavi di Pietro - "Cantiere"
    "Cantiere" è la chiave di Pietro di questo episodio. Una parola che il Papa ha usato nel suo discorso agli Stati generali della Natalità, il 12 maggio 2023. Cantiere, in quel caso, come metafora di un luogo dove si costruiscono idee di futuro, per realizzare qualcosa di concreto, “dove si lavora insieme perché tutti vogliono sperare”. Cantiere si lega perciò alla parola speranza, ma evoca anche il rispetto della dignità dei lavoratori. A rimarcarlo anche i Papi del passato: come Giovanni Paolo II che era stato lui stesso operaio in un cantiere di un’impresa chimica, un’esperienza che fu per lui “una nuova lezione sul Vangelo”. Paolo VI, primo Pontefice a visitare un cantiere aperto, nel '66 nella periferia romana di Pietralata, fu sempre prossimo ai lavoratori come quelli dell’Italsider di Taranto o i minatori della Roma-Firenze. "Cristo è fra voi. Dove l’uomo suda, lavora, soffre Egli è, a suo modo, presente", disse Papa Montini incontrandoli nel '72 a Sant'Oreste. Don Roberto Fiorini, oggi direttore della rivista “Preti operai”, ha lavorato per 9 anni in un ospedale psichiatrico e insieme ad altri sacerdoti ha coniato il termine: “teologia della dislocazione”. Essere preti dislocati negli ambienti di lavoro: “con quelli che stanno male, con quelli che in qualche modo stanno soffrendo, con quelli che stanno subendo l'ingiustizia. Ecco essere lì è una cosa diversa che vivere queste cose da lontano”. Cantiere è lavoro e il lavoro sono le persone che vanno tutelate: così Susanna Camusso, senatrice e prima donna in Italia a guidare un sindacato, la Cgil.  “Troppo spesso – afferma - i cantieri sono un luogo di infortuni. Non si investe abbastanza in sicurezza sul lavoro. Troppo si sente ripetere: la prevenzione costa. Come se si potesse tradurre in costo il valore della salute e sicurezza di un lavoratore. In un cantiere tutti devono poter conoscere le regole, avere gli strumenti adatti per essere in sicurezza. Sembra una frase fatta quella dell'essere certi di tornare a casa la sera, ma invece non è scontato, è ancora oggi una conquista da raggiungere, come essere riconosciuti sul lavoro, avere un salario che permetta di vivere dignitosamente”.
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Incontro con la comunità cattolica, Chiesa di San Michele Arcangelo a Rakovsky, Bulgaria, 6 maggio 2019
    Discorso ai partecipanti alla III edizione degli Stati generali della natalità, 12 maggio 2023.
    Preghiera per i lavoratori, Cantiere di Mahatzana (Antananarivo), Madagascar, 8 settembre 2019
    Papa Paolo VI
    Discorso agli assistenti ecclesiastici delle Acli, 24 aprile 1968
    Visita ai cantieri edili di Pietralata, 9 febbraio 1966
    Omelia della Messa nel Centro siderurgico di Taranto, 24-25 dicembre 1968
    Omelia della Messa, Cantiere di Sant'Oreste al Monte Soratte, 24-25 dicembre 1972
    Papa Giovanni Paolo II
    Incontro con gli operai dei Cantieri Navali Riuniti, Palermo, 20 novembre 1982
    Omelia della Messa per il mondo del lavoro a Danzica, Polonia, 12 giugno 1987
    Discorso ai rappresentanti del mondo del lavoro argentino, «Mercado Central» di Buenos Aires (Argentina), 10 aprile 1987
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    20 min
  • Ep.25 - Le chiavi di Pietro - "Porta"
    “Fratelli e sorelle, per favore, per favore: apriamo le porte!”. Porta è la parola chiave di questo episodio. Papa Francesco la cita nell’omelia della Messa celebrata in Piazza Kossuth Lajos, a Budapest, il 30 aprile 2023, invitando a tenerla aperta. Una porta che si schiude come metafora di apertura all’altro, ai migranti, agli stranieri, ai poveri, ad una nuova visione della vita, per diventare “come Gesù: una porta aperta, una porta che non viene mai sbattuta in faccia a nessuno, una porta che permette a tutti di entrare a sperimentare la bellezza dell’amore e del perdono del Signore”. Porta aperta anzi "spalancata" a Cristo, diceva Giovanni Paolo II, ma "stretta" – sottolineava Benedetto XVI - “perché esigente” che richiede “impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo”. “Porta è voce del verbo portare – spiega padre Dario Bossi, missionario comboniano in Brasile – ci provoca a non restare soffocati nella nostra stanza. Per noi missionari è simbolo dell'inquietudine, del cercare di aprire nuovi cammini”. "Aiutaci, Signore, a riconoscerti mentre bussi alla nostra porta - prega padre Bossi - e a uscire in cammino con la tua gente, senza paura di evadere dai nostri confini". Serrare la porta, invece, dovrebbe essere  il compito di un portiere di calcio, come Giovanni Galli campione degli anni ’80 che ha dato molto allo sport e non solo. La sua vita è cambiata dopo la morte di Niccolò, il figlio di 17 anni, si è aperta agli altri grazie all’impegno in una fondazione creata in memoria del ragazzo, che si occupa di giovani vittime di incidenti stradali. “Forse la porta che ha aperto la morte di mio figlio – spiega Galli - è la conoscenza di queste persone che si dedicano completamente ai loro figli, che hanno bisogno di cure, terapie, macchinari, per aiutarli in questo percorso, per cercare di migliorare la loro qualità di vita”. L’impegno è quello di continuare in questo cammino aiutati proprio dal ricordo  di Niccolò. Forse,  per superare un grande dolore non bisogna chiudersi, ma aprirsi alla vita.
    Sono citati in questo episodio
    Papa Francesco
    Omelia della Messa celebrata a Piazza Kossuth Lajos, Budapest, 30 aprile 2023.
    Esortazione apostolica Evangelii gaudium
    Incontro di preghiere e testimonianze in occasione della Giornata Mondiale dei poveri ad Assisi, 12 novembre 2021
    Apertura Porta Santa della cattedrale di Bangui (Repubblica Centrafricana), 29 novembre 2015
    Papa Paolo VI
    Udienza generale, 9 giugno 1976
    Papa Giovanni Paolo II
    Messa di inizio pontificato, 22 aprile 1978
    Messa celebrata in occasione della visita all’opera San Paolo di Castelgandolfo, 24 agosto 1980
    Papa Benedetto XVI
    Angelus del 26 agosto 2007
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    19 min
  • Ep.24 - Le chiavi di Pietro - "Eroi"
    “I martiri non vanno visti come eroi”. Questo episodio de “Le chiavi di Pietro” parte da questa frase di Papa Francesco, pronunciata all’udienza generale del 19 aprile 2023. Un passaggio che va in realtà completato poiché, subito dopo, il Pontefice precisa che il martire non è un “eroe solitario”, ma è un frutto maturo della Chiesa. Parte da qui, una riflessione e una ricerca sul concetto di “eroicità” nella vita cristiana. Se gli eroi mitologici erano esseri semidivini, i santi, per la dottrina cristiana, non sono superuomini. Gli eroi, secondo il Vangelo, sono quelli che danno sé stessi per servire gli altri e restano spesso eroi sconosciuti. Un po’ di notorietà l’ha ottenuta Mattia Villardita, il volontario savonese che, travestito da Spiderman, intrattiene i bambini ricoverati nei reparti pediatrici degli ospedali italiani. “Quando mi chiamano supereroe io non mi non mi ci vedo molto - ci racconta -  perché sono una persona veramente normalissima con i suoi pregi e i suoi difetti”. “Ognuno di noi può però fare la differenza e credo che in ognuno di noi ci sia un eroe, basta solo scegliere chi e che cosa si vuole essere nella vita”. Eroi, secondo l’insegnamento dei Papi, possono essere i martiri: sia le vittime di un martirio silenzioso, sia quelli che danno la propria vita per la fede in Cristo. I martiri del XX e XXI secolo, per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, sono ricordati a San Bartolomeo all’Isola Tiberina a Roma. “Nella teologia antica della Chiesa - spiega don Angelo Romano, rettore della basilica  - nessun cristiano deve cercare il martirio. Il martire è colui che in qualche modo ha ricevuto una grazia speciale dal Signore che gli permette di affrontare ciò che umanamente sembrerebbe impossibile, il dono della propria vita, e di farlo esattamente come ha fatto Gesù, cioè perdonando i suoi persecutori”.
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Paolo VI
    Angelus, domenica 6 ottobre 1968
    Papa Francesco
    Udienza generale, 19 aprile 2023
    Angelus, 1 novembre 2013, Solennità di Tutti i Santi
    Omelia, Domenica delle Palme, 5 aprile 2020
    Papa Giovanni Paolo II
    Udienza generale, 15 novembre 1978
    Papa Benedetto XVI
    Omelia, Liturgia della Parola, Memoria dei testimoni della fede del XX e del XXI secolo, 7 aprile 2008
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    20 min

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