L'autopsia metodologica ed epistemologica dei testi che hanno inventato il racconto del passato arcaico di Roma: il saggio definitivo che indaga la nascita della scrittura storica nell'Urbe, mettendo a nudo l'esatta materialità degli archivi ponteficali e l'uso politico delle prime opere patrizie. Questo primo volume apre la nuova, monumentale collana di Paolo, concepita esclusivamente per i lettori forti e gli studiosi che vogliono comprendere la "cucina della ricerca", scarnificando i filtri della propaganda gentilizia per risalire al dato contabile e documentario reale.
Prima di essere studiata dagli scienziati moderni, la storia di Roma è stata un'arma spietata di battaglia civile e legittimazione diplomatica. Questo saggio analizza con assoluto rigore filologico il passaggio dalle primitive registrazioni erariali e sacrali dei pontefici gli Annales Maximi alla nascita della prima storiografia strutturata. Il testo viviseziona la difficile transizione dei primi storici senatori, come Fabio Pittore e Cincio Alimento, che scelsero deliberatamente la lingua greca per difendere la condotta della Repubblica davanti alle cancellerie del Mediterraneo ellenizzato durante lo scontro mortale con Cartagine.
Allontanandosi dalle semplificazioni della saggistica commerciale, l'opera si concentra sulla rivoluzione nazionalista di Catone il Censore e delle sue Origines: il primo grande cantiere storiografico in lingua latina. Il lettore scoprirà la logica politica che spinse il Censore a cancellare i nomi dei condottieri patrizi dai suoi libri per difendere la collegialità dello Stato contro l'ascesa individualistica degli Scipioni. Dallo studio dei frammenti poetici di Ennio fino all'analisi delle falsificazioni gentilizie operate dalle famiglie patrizie per fabbricare finti trionfi d'archivio, questo volume offre uno studio operativo unico per capire come Roma ha fabbricato e imposto la propria stessa memoria.
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