Le Mille e una Novella

Le Mille e una Novella

By Miriana NovellaFictionDrama
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Le Mille e una Novella episodes

  • ١٤ Violazione della privacy

    Che lo si dica in British English priv-a-see, o in americano, pry-va-see, la privacy è una questione chiara. Se procuri a un qualsiasi personaggio un mio documento privato, che non lo riguarda neanche lontanamente, sei fuori dai giochi. Ma non sono giochi né capricci le faccende del Garante, non si va semplicemente indietro di qualche casellina come con le ochette del famoso gioco, e nemmeno in punizione dietro alla lavagna: si paga una multa severa, salata, almeno quanto la pietanza di quando ti si apre il tappo della saliera esattamente nel piatto. Una cascata, una scivolata che imita una valanga. Non è più possibile riavvolgere il filo e sistemare... c'è un'unica cosa da fare, bisogna pagare. E soprattutto nel caso di una violazione della privacy sanitaria, dove i dati sono più sensibili, e ancor di più se si tratta di una violazione della privacy sanitaria che ingloba dati della sfera psicologica. Lo dice ogni psicologo, ogni psichiatra che si rispetti: a ogni appuntamento, a ogni colloquio, le cose che verranno fuori qui, per il segreto professionale rimarranno solamente qui.


    Magari i miei dati fossero rimasti protetti come mi era sempre stato detto, non è andata affatto così. Ma prima o poi il Garante prende per il collo i malfattori, li ferma al muro tenendoli sollevati, a un'altezza rischiosa, e un bel giorno li fa cadere nel salasso che meritano. Le vittime di una violazione della privacy sanitaria si sentono vulnerabili, come nude a Natale nel mercatino di Bolzano, dove è impossibile aspettarsi che passino inosservati, che i loro dati possano fuggire a rivestirsi insieme a loro, e hanno freddo, un freddo assassino, che congela il cuore, la fiducia, il cervello, la dignità. Le vittime di violazione della privacy devono aspettare con pazienza ma sanno che il loro simbolico risarcimento arriverà. Ci sarà per loro quel giorno, magari sempre di Natale, magari del 2025, in cui mostreranno con gioia un regalo inatteso che chi li ha offesi tempo prima ha finalmente dovuto ordinargli. Mi vedo nel futuro con 10 o 20 o 30mila euro in tasca, anzi 30mila meno 4000. Il Vision Pro potrà essere uno sfizio raggiungibile, una simbolica coccola a nascondere le sofferenze tempo addietro subite ma ormai dimenticate. Sopportare un mondo di vermi è difficile, te ne hanno dette di ogni, anche che sei così ritardata che dovresti essere rinchiusa in un centro psichiatrico per la vita. Ma tu sai che la tua vita è speciale, e in essa non si paleserà solo un visore, ma molte cose, un compagno di vita reale, leale davvero. La privacy è reale, leale, ma per me diventerà persino speciale. Ogni sogno è accompagnato da molte fortune.


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    4 min
  • ١٣ La mia vampira

    C'era una volta una professoressa di Scienze. Già dal primo anno di liceo si innamora di una ragazza che ha in classe, sia per l'intelligenza della ragazza sia per altri dettagli che racconteremo proprio adesso. La ragazza si accorge troppo spesso dei suoi sguardi, delle attenzioni particolari che ha per lei. Un giorno, dopo la spiegazione dei gruppi sanguigni, la professoressa chiede a qualche studente se sa il proprio, e ovviamente pone la domanda anche alla ragazza, per scoprire che possiede il gruppo 0 Rh negativo. La professoressa, dando tanta importanza alla genetica, rimane incantata dalla risposta, e da quel giorno la ragazza capisce sempre più che gli occhi della professoressa fossero interessati a lei non solo perché la trovasse molto intelligente, ma perché, oltre al suo fisico atletico, le piacesse anche il suo sangue "raro e pregiato". Allora la ragazza si ricorda anche di una lezione antecedente, riguardante la pelle, la melanina, in cui la professoressa aveva detto esplicitamente davanti a tutta la classe che la ragazza avesse una carnagione chiarissima, alludendo al fatto che sostanzialmente gliela invidiasse, avendo una carnagione molto scura lei. Presumibilmente la ragazza è un fototipo 2 o al massimo 3, aveva ragione. Ma collegando le due immagini la ragazza sentiva sempre più semplice associare il comportamento della professoressa a quello di una vampira, che la osservava spesso, mirando alla sua pelle chiara e giovane, e al suo sangue.


    La mia vampira è quella professoressa di Scienze, e non mi stupisco più di come mai spesso io abbia avuto bisogno di prendere un integratore di ferro, proprio quando c'era lei a morsicarmi le braccia, le gambe, e il collo con gli occhi. Sento quelle ferite addosso. Di recente ha anche provato a imprigionarmi perché fossi in un posto facile da raggiungere quando durante la notte si trasforma in una vampira assetata, ma non ce l'ha fatta, e ora sta impazzendo ed è scontenta. Ma i suoi sguardi assetatissimi sulle mie braccia, sulle mie gambe, sul mio collo, anche solo tramite il pensiero, rimangono ogni giorno profondi, indelebili. La mia vampira è una professoressa di Scienze di quarant'anni più grande di me, che ha voluto succhiarmi l'anima, ma quell'anima adesso l'avvelena. Il sangue buono delle persone buone, in quelle cattive diventa cattivo, e come veleno uccide.


    [Tratto da una storia vera]


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    3 min
  • ١٢ La gomma, la collega G.

    Due settimane fa mi trovavo come al solito in una di quelle giornate fittissime, senza prendere fiato stavo facendo questo, quello, e quell'altro, tutto di corsa per poi prendere l'autobus. Avevo anche un video in upload su iCloud, cercavo di spingere la barra di caricamento sul display con gli occhi. Miracolosamente in tempo, scendo in fermata, corro, prendo l'autobus. Mi riposo, pensando a come sarà rivedere Mario, è sabato, pranzeremo insieme e poi faremo un giro. Tutt'a un tratto succede l'imprevisto, si sente un botto, enorme, repentino, fa spaventare molto me e tutti i passeggeri. Ma nell'autobus non si scorgeva nessuna modifica, nessuna pistola,... Il tempo di pensare un attimo e mi sento di rispondere con sicurezza alle domande dei passeggeri ancora dubbiosi: "cosa è successo?", "è scoppiata una gomma dell'autobus".


    Così sono costretta a prendere un passaggio da mio padre, che per fortuna stava già per passare di là con la macchina. Di sabato gli autobus passano ogni 40 minuti nel mio paese, troppo, soprattutto per quanto fremevo dalla voglia di rivedere Mario, di mangiare la pizza insieme, di ridere. L'autobus si sa ha i suo pro e i suoi contro, come ogni cosa. Un pro importantissimo è quanto si presta alla lettura, per me anche dalle 6:57 di mattina, come l'altro ieri, che infatti mi sono seduta e sono partita, sia letteralmente sia a leggere Don Chisciotte della Mancia. Un altro pro è la tranquillità di farsi portare con l'autobus negli orari non di punta. Sempre l'altro ieri, poco dopo le 12, al ritorno, non stavo leggendo ma bensì ascoltando uno dei miei podcast tech settimanali americani fissi, fingendo di ammirare, a destra e a sinistra, il paesaggio già largamente conosciuto. Ad un certo punto vedo qualcosa di incredibile e comincio a ridere nel silenzio dell'autobus per 10 minuti buoni. La collega G., con un atteggiamento abbastanza sconsolato, stava imboccando viale De Gasperi in bicicletta. Non l'avevo mai vista in bicicletta, ma sempre in macchina; ripensandoci in effetti la sua macchina da tempo era scomparsa dal parcheggio della scuola. Ho rivoluzionato i miei assassini, i loro complici, e tutti quelli che hanno osato anche solo sfiorarmi. La collega G. un giorno rise di me con la mia assassina, me ne accorsi, ma non so perché lo fece: non mi sembra strano avere un cuore. Quel che conta è che adesso rido io. E il detto si sa bene, non devo starlo a ripetere.


    [Fatti realmente accaduti]


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    4 min
  • ١١ Il peluche, la premiazione

    La mamma mi sta preparando, già, di domenica funziona così, bisogna andar di qua, di là, da questi e da quelli... si capisce che è una stupidata ma cerchiamo di fingere una qualche partecipazione; sono ancora piccola. Siamo diretti come al solito in un posto pieno di persone, di bambini come me ma che non capisco: se piangi, almeno fallo per una ragione interessante, altrimenti le tue lacrime perderanno valore, ci diranno ancora una volta che la nostra nuova generazione è un fallimento, e così via. Sia chiaro alcuni bambini invece mi piacciono tanto, però per esempio una volta passai una strana mattinata con Elena, continuo a trovarla molto in gamba, ma quel giorno ci trovavamo all'asilo, con due peluche identici, o meglio, per aspetto identici, ma per noi due diversissimi e con due accuditrici diverse, Elena e io, qualcosa da non sottovalutare. Si può capire che ad un certo punto ce li siamo scambiati e stava partendo una lotta greco-romana perché ognuna fosse certa di tornare a casa con il proprio. Secondo me avevo ragione io, secondo lei aveva ragione lei, insomma tutte e due rivendicavamo il possesso dello stesso peluche. Non so come finì, in sostanza ricademmo tra i bambini che dicevo di non capire poco fa.


    Ma insomma, stavamo andando a questa sorta di festa, una di quelle cose colorate in cui si mangia troppo, quando per tutta la settimana la mamma ti ha continuato a dire che non va bene mangiare questo e quest'altro. Bah, se potessi esprimerlo direi che per me sono strani questi genitori. E allora dopo aver mangiato pizzette, olive, arachidi, biscotti, pasticcini, torte, e chi più ne ha più ne metta, il silenzio. Ormai avevo capito c'entrasse mio padre, perché si era messo a parlare con altri uomini molto simili a lui, in forma, coi polpacci definiti, molto abbronzati in faccia... Ma nessuno poteva sapere che spesso aveva portato a casa le sue coppe vinte in alcune gare amatoriali di ciclismo, e che il gioco consisteva nel darmele, fare qualche foto fingendo fossi io ad averle vinte, eccetera. Il silenzio fu seguito da un signore anziano che iniziò a parlare al microfono, tutti lo guardavano, io guardavo tutti. Poi al piccolo palco si avvicinò un signore, uno di quelli simili a mio padre, con le gambe da ciclista: non ci ho messo molto a capire che una volta che il signore anziano avrebbe smesso di parlare, avrebbe fatto arrivare la sua medaglia, il riconoscimento per l'anno sportivo. Nemmeno il tempo di prevederlo che mi metto ad applaudirlo, da sola, con tutta la forza che ho. Tutti si voltano verso di me stupefatti, increduli potessi aver intuito tutto senza suggerimenti e prima del tempo a quell'età.


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    4 min
  • ١٠ Introduzione, seconda stagione ☾

    Servirebbe una seconda introduzione di riflessione, giusto per accertarsi di sapere cosa vogliamo fare. Ricominciare non è mai facile. È come rituffarsi nell’acqua e ricordarsi che si galleggia, e poi provare ad avanzare, con l’attrito dell’acqua che si oppone. Ma alla fine è semplice, basta iniziare e poi si scivola: se si parte e si pazienta si arriva dovunque. Non si deve pretendere di chiedere continuamente dove stiamo andando, non stiamo andando da nessuna parte. Il cuore ci salva da un’esistenza fredda e senza meta. Però dobbiamo avere cuore, se non abbiamo cuore ci sembrerà inutile il dolore, senza senso l’aspettare. È giusto non sapere la destinazione ma il viaggio deve avere l’ambizione di arrivarci, alla destinazione, perché per capirci qualcosa dobbiamo sperare ci siano cose grandi, lì avanti; ma grandi davvero, sempre più grandi di quello che può essere grande, sempre più belle di quello che può essere bello.


    Se non mi sono spiegata bene, vi siete persi, e tutto questo non c’azzecca niente, bene; volevo farci smarrire per poi farci ritrovare il percorso, e se non troviamo il percorso sarà il percorso a trovare noi! Quante volte si dice “non avrei mai immaginato sarebbe andata così”, in positivo o in negativo cambia poco. Non scegliamo del tutto noi, non credete? È probabile non lo crediate, ma forse sarebbe presuntuoso ammettere di avere pieno controllo. Una vita non ha controllo da quando nasce a quando muore, e se ce l’avesse non morirebbe. E la chiamiamo vita ma potremmo chiamarla in qualsiasi altro modo, di fatto non sappiamo veramente cos’è. Un flusso inarrestabile, come questo in cui siamo finiti anche io e te, e chiunque abbia ascoltato. Ci sentiamo presto, altre storie racconteranno la vita, o questa cosa che chiamiamo vita e non sappiamo perché. Grazie.



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    3 min
  • Trailer • La Novella di Natale ★

    Ogni stagione conterrà 10 storie da 3 minuti, quindi ogni stagione durerà 10 settimane, però non si sa quando uscirà un’altra stagione…

    Anche ne “Le mille e una notte” il numero 1001 non va preso alla lettera: “mille”, infatti, in arabo significa “innumerevoli”, e quindi “mille e una” significa “un numero infinito”.


    (Originariamente pubblicato il 21/12/2020, e poi ripubblicato il 20/09/2023, a ridosso dell'uscita della seconda stagione e per il cambiamento di hosting del podcast.)

    2 min
  • ٩ La fine dell'inizio
    Ed ecco, questa è la fine dell'inizio. Il viaggio è ancora lungo, procederà col tempo. Chi ha ascoltato sa della diversità dello star qua, di sentire la mia voce. Illude, allude, attrae, conquista... sono questa, questa persona curiosa e aperta alle storie, mie, sue, tue, di chiunque, di qualunque fatto importante, meno importante, ma impattante. Tornerò per raccontare del presente, del passato e del futuro, perché ogni cosa appare ricorrente, l'esistenza è coerente, si compone automaticamente, e proprio quando vuoi provare a capirla, a deviarla, lei ti ferma, interrompe le tue mosse, con scosse insistenti, potenti, e con sorprese non indifferenti. Il destino saprà mettere in pari ogni conto rimasto in sospeso, compreso quello che ora sembra il più squilibrato. Quello che fai hai, e solo in questo senso verrai ricordato.

    È ora di lasciare uno spazio vuoto, in cui il tempo continuerà a scorrere ma insegnerà come al solito. I ruoli si ribalteranno, i finti offesi verranno scovati, gli offesi veri risarciti. Sarà chiara la direzione del flusso, la posizione dell'onesto, quella del personaggio funesto. La storia è univocamente determinata, decidibile, deducibile, la giustizia verrà agevolata, alla fine riavrà sempre il suo posto in prima fila nello spettacolo della vita. Il velo prima o poi si squarcia. Adesso però stendiamo un velo pietoso sulle falsità, a breve ne sventoleremo uno in favore della ritrovata libertà. "Le Mille e una Novella" vi ringrazia, vi saluta, l'emozione è tanta.


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    3 min
  • ٨ Il freddo, la stufetta, la cagnetta Lilly
    È inverno, quello vero dei primi anni 2000, e Miriana, 8 anni, viene portata dai suoi genitori in montagna, a Campodolcino. Con loro c'è anche Lilly, una deliziosa cagnetta di taglia piccola, col pelo corto, dorato... È chiaro fin da subito che le temperature, soprattutto di notte e in alta quota, scenderanno di parecchi gradi sotto lo zero. Le prime sciate mettono a dura prova Miriana, è piccola, ancora insicura sulle piste, e le sue paure si accentuano con la stanchezza, una stanchezza derivata dalla sopportazione giornaliera di un freddo tagliente: la mamma teme possa ammalarsi, nel pomeriggio sulle piste si arrivano a sfiorare i -25 gradi centigradi, ma Miriana non cede nemmeno per un attimo, e verso le 16:30, alla chiusura degli impianti di risalita, lei e i suoi genitori tornano al calduccio, da Lilly, che come sempre li aveva aspettati fiduciosa nel camper. Il camper, però, non possiede il riscaldamento diffuso in tutto il mezzo, come avverrà negli anni successivi sui nuovi camper ma che in quel momento non era ancora in uso, è fornito solamente di una piccola stufetta situata in un sol punto.

    Miriana ogni pomeriggio al rientro dalle piste da sci non vede l'ora di precipitarsi con Lilly vicino alla stufetta; Lilly è una cagnetta intelligente e proprio ci si appiccica a quella stufetta! Resistono tutti a quel freddo anomalo, ma sono felici, forti e si voglio tanto bene. Tuttavia una mattina il papà di Miriana, intento nel mettere in moto il camper perché era venuta l'ora di spostarsi in un altro posto, viene sorpreso da un imprevisto: il carburante s'era congelato, avevano dimenticato di aggiungerci l'anticongelante e il serbatoio era diventato un blocco di ghiaccio. Chiamano il meccanico, che risolve il problema andando direttamente al campeggio. Il papà, la mamma e Miriana una sera di 17 anni dopo, riraccontano nel dettaglio la vicenda, col sorriso e quel minimo di insofferenza per il ricordo speciale di un viaggio in montagna in pieno inverno nei primi anni 2000.


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    3 min
  • ٧ Un piano delittuoso fin dalla base
    La moglie è ansiopatica da anni, il marito lo diventa a causa sua. Si inserisce una ragazza eccezionale, che fa notare a entrambi, con un linguaggio perfetto, molto diretto, che il loro unico figlio è imbarazzante, violento, malato di qualcosa che non vedevano. Non lo immaginavano, quindi nascondono la delusione e la gravità della storia, ma si sentono da subito fortemente minacciati, da quel linguaggio preciso, impeccabile; l'ansia di cui soffre la moglie esplode, e il marito viene travolto dall'angoscia che la sua famiglia patriarcale, se la ragazza diffondesse la notizia, venga etichettata male... Cominciano ad architettare un piano malefico per sbarazzarsi della ragazza, che a causa delle sue parole, puntuali e vere, rappresenta una minaccia. Vogliono fare qualcosa che secondo loro possa metter fine a tutto, ma malauguratamente l'ansia che da molto prima dell'ultima vicenda li imprigiona, li tradisce.

    Avviano il loro piano malefico, ma pochi giorni dopo si accorgono di non possedere effettivamente degli strumenti reali per mettere nel sacco la ragazza. Vivono allora, per alcuni mesi, dentro a una sorta di laboratorio, di associazione clandestina, per nascondere il loro progetto e riuscire a creare degli strumenti e le circostanze che cercano, inevitabilmente del tutto falsi. Tuttavia non sono geni del male, al massimo scemi da legare, e il risultato che ottengono, dopo mesi, è ridicolo in maniera evidente, è sconnesso, senza una logica; la moglie non comunica al marito la verità delle sue azioni, il marito non si pone il problema di esaminarle: ne esce una messa in scena comica, cosmica. Il loro avvocato si trova subito a capire quanto sia l'ennesimo caso di vendetta agevolato da una legge spesso ostica... Sa che non gli stanno dicendo il vero, e che la ragazza lo farà notare, ma non può dirlo agli scemi da legare, e gli resta solo da attenuare, limitare i danni, di un piano delittuoso fin dalla base.


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    3 min
  • ٦ La nutria delle tenebre
    Si sono portati via il tuo percorso di corsa preferito, e la palestra. Hanno osato privarti momentaneamente della tua palestra personale. Capisci subito che non puoi trovarne un rimpiazzo in così poco tempo, te li eri costruiti progressivamente con ogni sorta di costruttivo ragionamento... allora esci per un allenamento serale improvvisato intorno a casa, è buio, nessun punto è illuminato a giorno come i luoghi che avevi selezionato: sai già che l'obiettivo sarà quello di non pestare nessuna cacca, che oltre a non portare fortuna, puzza. Cominci a correre, e delle strisce pedonali non illuminate, in curva, ti donano l'ebrezza di capire che, per un soffio, la morte non sarà l'unica invitata alla tua festa neanche questa volta: il passaggio di una macchina ti fa scivolare una ventata d'aria fresca e minacciosa sul fondoschiena.

    Quindi arrivi nel parco alle spalle della chiesa. C'è poca gente, e già noti che la struttura per fare gli esercizi è inutilizzabile: a malapena si vede, ma non avrebbero potuto metterci un banalissimo lampione? No. Mancano le candele e pare il cimitero dove giustamente verresti transitato dopo la messa del tuo funerale nella chiesa giusto lì davanti... Halloween è alle porte e continui a pensare a scenari di questo tipo, è inevitabile. Dopo 6 chilometri di corsa monotoni in cui ti senti "fuori dal tuo", decidi di abbandonare quella zona per tornare a casa. Sotto casa fai il classico piccolo defaticamento camminando, arrivando anche su un tratto di marciapiede tenebroso; ti stavi distraendo con la musica, girando la testa repentinamente scorgi una nutria gigante che sta rosicchiando qualcosa insistentemente; fai un balzo per lo spavento, e abbastanza disgustata ti metti a ridere: anche stavolta hai finito col tuo defaticamento.


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    3 min

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