Abbiamo tutti fatto del sesso che non volevamo fare e per il quale nessuno ci ha mai costretto. Abbiamo fatto sesso perché ormai eravamo lì, perché non volevamo deludere la persona che avevamo davanti, perché non farlo ci rendeva anormali, perché in un primo momento avevamo detto sì, perché dovevamo rispettare delle aspettative che avevamo creato parlando apertamente di sesso, abbiamo fatto sempre comunque qualcosa rinunciando al nostro orgasmo, fingendolo pure per finire quel grottesco amplesso nel quale non volevamo stare incastrate (e non parlo metaforicamente). Una donna che parla di sesso con disinvoltura è anche ganza, ma diventa automaticamente un oggetto scopabile, una che la sa lunga, una nave scuola da testare; il suo desiderio non esiste, conta solo il suo “consenso” (ma poco anche quello, considerata la sua forzata negoziabilità). Il suo no significa “cerca di conquistarmi meglio”, si dà per scontato che accondiscenda sempre e questo è un rischio che nessuna donna dovrebbe permettersi di assumersi: per questo le si invita a non esprimersi troppo liberamente nel desiderio (pur dovendolo aver chiaro, le insicurezze non sono contemplate) ma a farlo con perentorietà per quanto riguarda i no (che già in partenza saranno “forse”). Il suo rifiuto non conta molto se non come il suo esatto contrario, e questo riqualifica gli stupri come scaturiti da un poco chiaro segnale. Il suo corpo parla per lei più della sua voce, se è bagnata è consenziente (lo ha testato un gruppo di studiosi maschi).
Il desiderio sessuale è sano, non averlo è anormale: “lo vedi come ti torna quando trovi uno che ti ribalta”. Non averlo significa che la tua relazione (se ne hai una) sta andando a rotoli, che hai perso fiducia nella persona che entra ed esce da te, che i tuoi sentimenti sono tramutati in un’orribile stortura; se non ne hai una, la tua mancanza di desiderio è la tua etichetta di persona frigida, inequivocabilmente triste e sicuramente sola. Non tromberemo mai estrapolandoci dal contesto sociale nel quale siamo cresciuti: siamo esseri umani con un retaggio culturale che ci vuole prede e predatori, sottomesse e dominatori, consenzienti e bramosi. Tromberemo sempre immersi in una società ipocrita che ci insegna che dobbiamo farci forti del nostro desiderio che dovrebbe essere paritario a quello maschile, ma che ci dice pure di tenerlo un po’ in sordina perché potrebbe ritorcercisi contro. Per una che ci arriva solo leggendolo nero su bianco, questo saggio è una calcagnata nelle gengive, ma se tutti ci interrogassimo un attimo sulla vulnerabilità che vede due creature nude, unite dalla paura del fallimento, dall’ansia da prestazione oltre che da due meccanismi fisici ad incastro perfetto, forse (forse!) il sesso che verrebbe fuori sarebbe migliore.