Il mio sguardo si scollò dal viso di Davide, perdendosi nei passanti: gente incredula, gente che queste cose le vede nei film o al telegiornale, magari riempiendosi la bocca di finta violenza, di retaggi gangster da poveracci, tipico del rap da due soldi italiano.
In quegli sguardi, gente comune che era lì a bere una birra, gente che forse dovrebbe pensare che noi, in quel caso, eravamo solo la punta dell’iceberg colpita dalla violenza infame fascista, perché diversi nel loro modo e categoricamente disprezzanti dello stesso. Gente che non dovrebbe sentirsi esonerata dalla possibilità di essere prossima vittima di un sistema che crea servi pronti ad avvalersi di tesi razziste, omofobiche, sessiste e impugnarle per farsi giustizia sommaria per le strade, garantita nei tribunali.
La situazione sembrò subito grave. Anche Alex si era accasciato in un lago di sangue, Fabio aveva due lamate in un braccio, gli aggressori erano fuggiti, i servi peggiori in arrivo.