Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 29] Commento: Dio è libero nel suo agire, ma è anche Padre di tutti.
    Quest'anno la festa dei santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele cade di domenica, e anche se non possiamo celebrarla oggi, diamo lode al Signore in mezzo ai suoi Angeli.
    Nel vangelo di oggi leggiamo: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era uno dei nostri”. Questo è quanto si premura Giovanni di riferire a Gesù, preoccupato di una invasione indebita di campo. Dio è tutt'altro. Egli è libero di concedere i suoi doni a chi vuole; agisce al di là dei nostri pensieri e delle stesse strutture sacre. Siamo avvertiti di non concepire la potenza e la presenza di Gesù Cristo come un nostro riservato 'possesso', di non intendere la comunità cristiana, come un gruppo, quello dei 'nostri', chiuso ed esclusivo; di non invidiare o misconoscere il bene che possiamo incontrare fuori dei confini visibili, tracciati dai nostri calcoli. La comunione con Cristo può istituirsi anche al di là dalle condizioni e dalle attese che partono da noi. Questo non può sorprendere se non chi presume di essere amico di Gesù, dimenticando che il suo 'nome' Gesù (Dio salva), la sua signoria redentiva, la sua presenza salvifica, sono il fondamento della salvezza per tutti gli uomini. “Dio non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”. La vera appartenenza alla comunità dei 'suoi' è quel fare nel 'suo nome', perfino col solo “dare da bere un bicchiere d'acqua”. Quel che merita non è la grandiosità dell'azione, ma l'animo con cui essa viene compiuta. Oltre che seminatori di amore, si può essere, tragicamente, seminatori di morte mediante lo scandalo. Chi tenta di bloccare il cammino spirituale dei “piccoli che credono in me, è meglio, che venga gettato in mare con una macina d'asino”. Tale severità spiega la gravità della situazione che il lettore-ascoltatore deve percepire in tutta la sua urgenza e ciò “sarebbe meglio” per lui, rispetto allo scandalo che ha dato. Questa idea viene articolata nei versetti successivi con tre affermazioni estreme. Sono addotti tre elementi che racchiudono tutta la vita: la mano, simbolo dell'attività, il piede, simbolo del comportamento, l'occhio, simbolo della relazione con gli altri. Come a dire: la comunione con Dio è un bene supremo da custodire anche a costo di subire qualche menomazione del corpo.
    3 min
  • [Sab 28] Commento: Il secondo annuncio della Passione.
    San Luca, il secondo annuncio della sua Passione, lo pone dopo l'episodio centrale della trasfigurazione e della guarigione dell'epilettico. Dopo la gloria del Tàbor, ecco che Gesù ripropone il suo mistero della Croce. È un insegnamento forte e di difficile comprensione da parte dei discepoli. Lo «scandalo della Croce», che ci propone San Paolo nei suoi scritti si associa alla glorificazione del Figlio dell'uomo che troviamo nel Vangelo di San Giovanni. I discepoli, non possono ancora comprendere questi misteri; si trovano di fronte all'impossibilità di accettare la sofferenza del giusto: in questo passaggio troviamo il cambiamento dall'Antico al Nuovo testamento. Troviamo nella predicazione profetica (Isaia) e nell'esperienza sapienziale (Giobbe) già dei tentativi per affrontare questo aspetto che, invece, ci introduce direttamente nella missione redentrice di Gesù, il vero ed unico Giusto, e ci aiuta a comprendere i misteri del Padre nelle strade tortuose di questo mondo; ciò però non è sufficiente per i discepoli che rifiutano ancora apertamente la passione di Cristo. Vi è un profondo motivo religioso in ciò proprio per l'inconciliabilità, nella loro mentalità, della figura del Messia con la passione appena annunciata. Nella missione della Chiesa, e nella nostra vita quotidiana vi è l'esortazione a riconoscere il vero Gesù, il Cristo mandato dal Padre, nel Mistero della sua morte e Risurrezione, per affidare a Lui le nostre sofferenze ed i nostri dolori che ci dice: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime».
    2 min
  • [Ven 27] Commento: Chi sono Io?
    Voci diverse e contrastanti parlano di Gesù: la voce stonata di Erode, le dicerie e le chiacchiere della gente, le false insinuazioni degli scribi e dei farisei, nemici dichiarati del Cristo. In un momento di intimità e di preghiera, in un luogo appartato, lontano dalle voci e dai rumori dei mondi, lo stesso Signore rivolge ai suoi la domanda: “Chi sono Io secondo la gente?” Egli aveva detto loro: “A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli”, si attende perciò una risposta diversa, sicura e difatti il Signore l'ottiene per bocca di Pietro, che prendendo la parola risponde: “Il Cristo di Dio”. Gesù a sua volta dirà: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli”. Comprendere la piena verità di Cristo non è frutto del sangue e della carne, ma dono di Dio mediante la fede. Tale dono dovremmo chiedere incessantemente anche per noi.
    2 min
  • [Gio 26] Commento: Chi è dunque costui del quale sento dire tali cose?
    Il Vangelo di Luca riferisce che Erode sentì parlare di quello che faceva Gesù e si preoccupava di capire chi fosse “e cercava di vederlo”. Ciò serve per l'evangelista a tenere desta l'attenzione dei lettori del Vangelo che ormai si domandano “chi è costui del quale si sentono dire tali cose?” Nel piano di Dio la nostra salvezza consiste precisamente nel vedere Cristo e nel riconoscerlo come il termine della nostra speranza. Questo desiderio di vedere il Cristo, Dio l'ha nascosto nel cuore di ogni uomo. Cercando la verità, la pace, la giustizia nella vita, cercando l'amore vicendevole, la liberazione dai mali che incombono su di noi, noi cerchiamo la nostra salvezza, anche quando non sappiamo ancora che la nostra salvezza è già stata incarnata da Dio nel suo Unigenito e si chiama Gesù Signore, per tutti Salvatore. Il tetrarca Erode che cerca di vedere Gesù è l'uomo di ogni tempo che mosso da una perenne inquietudine vuole vedere la sua propria salvezza, ma deve andare oltre, perché Erode pur ascoltando non accoglieva quanto gli veniva detto. E' evidente che noi non possiamo lasciare che questa spinta verso Cristo sia lasciata a se stessa. Voler vedere Cristo non è dunque possibile all'adulto trascurato o che si trincera dietro i suoi mille affari. Comunque il luogo dove tutti sono chiamati a cercarlo e a riconoscerlo, è proprio quello della croce. E' così per il centurione, per il buon ladrone. Agostino dice: “Io, Signore, ti cerco, perché tu mi cerchi”. E la conferma l'abbiamo dalla stessa voce di Gesù. “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”.
    2 min
  • [Sab 26] Vangelo: Qo 11,9 - 12,8; Sal 89; Lc 9, 43-45.
    In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
    Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.
    1 min
  • [Mer 25] Commento: Gesù affida ai dodici la continuazione della sua opera.
    La vocazione dei Dodici è finalizzata alla missione e Gesù sta all'origine dell'una e dell'altra. Ora Egli compie un gesto decisivo per la continuazione della Chiesa: “chiamò a sé i Dodici”. Dal folto gruppo dei discepoli che erano attorno a lui, Gesù fa una 'scelta' e a questo gruppo di 'chiamati' conferisce poteri, affida una missione. “Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi”. L'invito ha come scopo la predicazione del Regno, come quella di Gesù, accompagnata dai segni che rendevano evidente la novità predicata. Per Luca vi è stretta connessione fra annuncio e opere: il regno di Dio viene dove è stata operata una liberazione dal potere maligno. Gli apostoli partono senza equipaggiamento confidando solo sulla parola del Maestro. Tutto infatti è subordinato all'annuncio della buona novella. Non sono portatori di una dottrina, né maestri di una filosofia religiosa. Sono annunciatori di un messaggio, sono araldi di un proclama: il regno di Dio è arrivato nella venuta di Gesù di Nazareth. Comprendiamo allora che quelle poche norme date al vero evangelizzatore, preludevano alla visione del suo ultimo e doloroso viaggio verso la morte. Egli sapeva che in quel viaggio non avrebbe fato miracoli, ma da quel viaggio tutto il male sarebbe stato inesorabilmente sconfitto. Grande lezione per tutti noi. Non dilateremo il regno di Dio con l'abbondanza dei beni materiali e con l'abilità delle nostre capacità, sia pure unite a quelle di Cristo, ma con la generosità di un amore crocifisso. Ciascuno di noi ha certo un po' di amore crocifisso da mettere a disposizione del regno di Dio, perché la vita, in qualche modo, tutti ci crocifigge, ma sempre per la Risurrezione.
    3 min
  • [Mer 25] Vangelo: Pro 30, 5-9; Sal 118; Lc 9, 1-6.
    In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
    Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
    Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.
    1 min
  • [Mar 24] Commento: Familiari di Gesù per l'ascolto obbediente della sua parola.
    L'episodio riportato dal Vangelo di oggi ci propone una essenziale considerazione sul nostro rapporto personale e profondo con il Signore Gesù. Egli rispose a chi gli annunciava la presenza gelosa dei suoi familiari: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica". Con queste parole Gesù non rinnega affatto i legami che egli aveva con le persone che lo cercavano e tanto meno con sua madre. Tuttavia non sfugga una indispensabile constatazione. I suoi parenti si avvicinano a lui, ma per incontrarlo non basta essere dei suoi. C'è una folla che lo separa da lui, la folla degli estranei, che sta con lui per ascoltarlo e seguirlo. I parenti quindi - chi si crede vicino - se vogliono incontrarlo devono entrare in quella folla di discepoli, che per loro sono estranei, ma che in realtà sono i veri parenti, perché lo ascoltano e gli obbediscono. Si contrappone una parentela secondo lo Spirito a una secondo la carne. Questa è una buona notizia per tutti gli "estranei", i quali sono chiamati a essere di casa con Dio nella sua misericordia. Ascolto, accoglienza, terra, casa hanno in comune una caratteristica materna, la capacità di ricevere Cristo, parola seminata nei nostri cuori dall'annuncio". Pur essendo noi generati dalla Parola, in qualche modo la generiamo: diamo a lei una dimora, una tenda dove abitare. Come Maria accolse la Parola e la generò al mondo, così il nostro ascolto le da spazio e caratteristiche personali. Mettiamo a disposizione, come Maria, tutto il nostro essere tutto il nostro operare "ecco la serva del Signore, sia fatto di me secondo la tua Parola". L'azione di Dio è sempre molteplice e creatrice di relazioni. E qui ha origine la nostra fraternità, perché l'ascolto dell'unica parola di misericordia del Padre che è nei cieli, ci rende tutti figli suoi, fratelli di Gesù e tra di noi. "Così voi non siete più stranieri, né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio".
    3 min
  • [Lun 23] Commento: La lampada sul candelabro. Dia luce a tutti.
    Gesù nel breve Vangelo di oggi ci offre un insegnamento molto significativo sul ruolo della nostra testimonianza, che diventa luce che illumina. “Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso”. Il cristiano, se vuole imitare Gesù, non può essere una persona che nasconde dentro di sé la propria fede, come un tesoro che debba servire a lui solo. Questa forma di cristianesimo, che bada soltanto alla propria salvezza, rifiutando la spinta missionaria, non si può chiamare tale. L'invito che Gesù ci fa è quello di splendere della sua luce. La trasparenza del Vangelo non si limita cioè a qualche buon esempio, ma a una concreta maniera di vivere, di decidere, di disporre di se stessi, della propria vita. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. Il Signore Gesù che ci esorta ad essere “luce che splende” e che colpisce l'attenzione degli altri, si preparava egli stesso ad essere testimonianza chiara d'amore. Egli aveva già deciso che sarebbe stato per i secoli dei secoli il segno dell'amore. Affinché la trasmissione del messaggio evangelico sia autentica ed efficace, è necessario che la comunità dei credenti si ponga in ascolto attento e corretto della parola di Dio. E' il senso della esortazione: “Fate attenzione dunque a come ascoltate”. L'ascolto poi nel tempo della Chiesa è soprattutto lettura della Sacra Scrittura, che i discepoli di Gesù debbono fare in riferimento a lui e al suo evento pasquale per riviverlo in se stessi. E' garanzia rifarsi attualmente al documento conciliare 'Dei Verbum' per una lettura corretta e per una interpretazione autentica, altrimenti si potrebbe correre il rischio di non conoscere nemmeno quello che si presume di sapere e, spegnere quella lampada che con tanta premura era stata collocata sul candelabro. Gesù, luce del mondo, ha acceso il suo fuoco nei discepoli: divamperà fino agli estremi confini della terra.
    3 min
  • [Dom 22] Commento: “Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti”.
    Sul cammino verso Gerusalemme si manifesta la piccolezza del cuore umano di fronte alla magnanimità del dono di Dio. Ci si trova sempre impreparati alle sorprese divine. Gesù, cammin facendo, “istruiva i suoi discepoli” in completa solitudine dagli altri, sul significato del suo 'consegnarsi' e, intendeva pure prepararli al grande passo. Prepara anche noi a compiere quel tragitto che nessuno vorrebbe fare, perché è in salita e irto di difficoltà. Essi non comprendono quello che stava per compiersi, e l'evangelista aggiunge: “avevano timore di chiedergli spiegazioni”. Ciononostante non rimangono indifferenti, una certa logica, a modo loro, la seguono: si chiedono chi tra loro potrebbe essere il più grande. Fa molto stridore il contrasto tra il dono di sé, che Gesù annuncia, ormai imminente e la ricerca della propria affermazione da parte dei Dodici. Quando giunsero in casa, il Maestro interrogò i suoi discepoli sul contenuto del discorso fatto sulla strada, la via dei discepoli, la nostra via, non la Via-Gesù. Essi tacciono, non hanno il coraggio di rispondere. A quel voluto silenzio, Gesù mostra ancora tenerezza e comprensione nei loro confronti e va avanti. Il primato sugli altri, se ci dovesse essere, è nel servizio, e chi serve non può essere che all'ultimo posto, “come il Figlio dell'uomo che è venuto per servire e non per essere servito, e dare la vita in riscatto per molti”. Per Gesù Cristo, infatti la croce è stata una scelta di servizio, un mettersi all'ultimo posto. Nella lavanda dei piedi ha sigillato tutto questo. Ma ancora di più. Nell'accoglienza del bambino, di qualsiasi uomo bisognoso, Gesù pone lo stile del servizio. Accogliere tutti i diseredati è come accogliere il Cristo e chi accoglie Cristo in queste persone, “accoglie anche colui che l'ha mandato”. Questo è l'atto di culto più alto.
    3 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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