Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 16] Commento: Tra le chiacchiere e la fede.
    Se ci fosse consentito di trasformare in lenti da una parte l’intelligenza e la ragione umana e dall’altra la fede, potremmo costatare di persona la diversità degli spazi e degli ambiti che l’una e l’altra ci consentirebbero di vedere. Potremmo così confrontare i due diversi orizzonti, quello proprio dell’uomo, davvero angusto, e quello di Dio praticamente infinito, anche se per ora velato dal tempo e da altri condizionamenti umani. Con queste due lenti diverse era guardato Gesù durante la sua vita terrena e ancora oggi così è guardato. Le conclusioni a cui si arriva per le due strade sono quasi sempre diametralmente opposte: o l’autenticità della fede e le verità rivelate o le chiacchiere insulse sulle cose di Dio. Le più pericolose sono sempre quelle che presuntuosamente le si vogliono far scaturire dalla parola di Dio, interpretata con presunzione e miopia. Gesù, o è il figlio del falegname che viene dalla Galilea, o un maestro presuntuoso e scomodo, o al più un profeta, che però deve essere messo comunque in grado di non nuocere, deve essere incarcerato, oppure egli è il Figlio del Dio vivente, il Verbo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Perfino le guardie, libere da condizionamenti e guidate soltanto dalla loro naturale onestà, non possono fare a meno di ammettere: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!». I farisei però attribuiscono ad un inganno l’ammirazione sincera che essi esprimono. Coloro che non la pensano allo stesso modo, chi non conosce la legge e non l’interpreta come fanno loro, sono definiti “maledetti”. Affermano infatti: «Questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Talvolta è più facile far conoscere Cristo ai lontani che correggere gli errori più grossolani dei presuntuosi, di coloro che affermano di credere in lui e si professano religiosi e si ritengono depositari di tutte le verità. Subentra spesso una maledetta superbia e una stupida arroganza a guastare anche i nostri sentimenti migliori: dobbiamo riconoscere, non senza rossore, che il fariseismo è tutt’altro che sopito e trova spazio anche nella Chiesa santa di Dio.
    3 min
  • [Ven 15] Commento: Per conoscere Gesù.
    La lotta che Gesù ingaggia con i suoi oppositori, come riferita dall’evangelista Giovanni, ha un valore emblematico e non va letto solo sotto il profilo storico. È un evento che si proietta in tutta la storia e che riguarda sostanzialmente l’accoglienza del Cristo nella fede o il rifiuto di Lui. Del resto nessuno di noi dubita di doversi onestamente annoverare tra gli stessi suoi crocifissori. Pare che proprio non debba mai finire l’alternanza tra coloro che credono in Lui e coloro che lo rifiutano. A noi, che abbiamo avuto il dono della fede, ci insorge talvolta il dubbio di una apparente arrendevolezza del Cristo dinanzi al giudizio del mondo. Un Cristo Signore, Figlio di Dio, che è costretto a nascondersi perché i giudei cercavano di ucciderlo, ci sorprende e ci stupisce, soprattutto se confrontiamo la sua mitezza con la potenza dei grandi del mondo. I grandi, i potenti della terra sanno far valere i loro diritti, sanno far tacere i loro oppositori, prevalgono sempre sugli altri. Gesù andrà incontro alla morte, dopo un assurdo ed iniquo giudizio, come un agnello mansueto condotto al macello. Non cederà neanche dinanzi alle sollecitazioni e alla tentazione di scendere dalla croce. Quanto è difficile per noi comprendere la potenza che si esprime nell’amore, comprendere la sconfitta che è vera e definitiva vittoria, convincerci che la morte è fonte di vita e garanzia di risurrezione. Senza la fede tutto suona tremendamente assurdo e perfino offensivo alla nostra logica. Gesù ha una missione da compiere secondo un disegno misterioso del Padre: deve convincere il mondo circa la verità per distoglierci dal peccato, frutto della menzogna. Deve e vuole insegnare agli uomini a guardare oltre le umane apparenze e oltre i miseri calcoli della ragione. Egli non può rinnegare la verità della sua persona, le sue origini divine, la sua missione; tradirebbe il mandato ricevuto dal Padre e non saranno certo le minacce a farlo tacere. Non ci stancheremo mai di affermare e di sperimentare che la verità ha un costo altissimo in questo nostro mondo, inficiato e corrotto dalla menzogna. Fortunatamente Cristo, con la sua testimonianza, ha dato un valore infinito alla sofferenza patita per Lui e con Lui. Egli era circondato da scribi e farisei. I nemici di oggi hanno altri nomi ma muovono le stesse persecuzioni di allora, hanno lo stesso stile, tramano contro la Chiesa e si sentono offesi dalle verità di Cristo, chiunque sia ad affermarle e testimoniarle. La gloriosa schiera dei martiri ne è la prova più evidente. Facciamo un proposito per oggi... Nessuna parola negativa esca dalla nostra bocca. Solo le parole di bontà e di pace...
    3 min
  • [Gio 14] Commento: Non avete udito la sua voce, né avete visto il suo volto.
    È arduo proclamare la verità a chi non vuole intenderla. Diventa motivo di interiore sofferenza quando c’è la consapevolezza che l’annuncio da dare viene da Dio stesso, è un suo mandato da adempiere, è un annuncio di universale salvezza ed è sdegnosamente rifiutato dai destinatari. Gesù sperimenta tutto questo nei confronti dei suoi avversari e nei confronti degli increduli di ogni tempo. Egli proclamerà al mondo: “La verità vi farà liberi”, egli è consapevole di dover ridare la verità al mondo, non rifiuta di pagare a prezzo della vita l’affermazione della verità. Il Padre gli rende testimonianza: lo ha proclamato suo Figlio e ha detto agli uomini di ascoltarlo. Anche quella voce inconfutabile per molti è diventata voce nel deserto. Egli comunque non cesserà mai di affermare di essere venuto a compiere la volontà del Padre e non la propria. Dice ancora che ciò che rivela agli uomini sono le stesse verità di Dio, dichiara di non cercare la propria gloria, ma quella del Padre suo; si affida alla sua testimonianza e alle opere che egli compie nel suo nome. Ci sono tutti gli elementi per fugare ogni dubbio, eppure i Giudei si ostinano nella loro incredulità e anzi accrescono la loro avversione per Cristo e cominciano ad ordire verso di Lui trame di morte. Cristo ci mostra e ci rivela il vero Volto di Dio, nelle sue parole ascoltiamo la sua stessa voce, la voce dell’Onnipotente. È urgente però credere in quelle parole e rimirare quel Volto con la luce radiosa della fede. Occorre andare a Lui per avere in noi la luce vera. La stessa scrittura sacra ci risulterà oscura se la volgiamo leggere al di fuori del contesto della venuta del Salvatore. In quell’evento tutto converge e quell’evento tutto spiega. Ma come è possibile credere se prendiamo gloria gli uni dagli altri? Tutto deve volgere alla gloria di Dio per la nostra santificazione.
    3 min
  • [Gio 14] Vangelo: Es 32, 7-14; Sal.105; Gv 5, 31-47.
    In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
    «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
    Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
    Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
    E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
    Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
    Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall'unico Dio?
    Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
    2 min
  • [Mer 18] Vangelo: Is 49, 8-15; Sal.144; Gv 5, 17-30.
    In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
    Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
    Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
    In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
    Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
    Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
    2 min
  • [Mer 13] Commento: Ignari dell’Opera di Dio.
    Con un discorso non di facile ed immediata comprensione Gesù sta proclamando la sua divinità, sta delineando la sua missione, sta parlando di un' “opera”, che trascende l’umana intelligenza e può essere compresa solo alla luce della fede. Una fede che i suoi avversari di sempre rifiutano categoricamente perché accecati dall’orgoglio e dall’invidia. La sua “opera” è voluta dal Padre, è una manifestazione evidente del suo amore e della sua infinita misericordia. Cristo è l’inviato e si ergerà come salvatore del mondo, ma anche come giudice per coloro che lo rifiutano colpevolmente. Preannuncia la “meraviglia” della sua gloriosa risurrezione, che dovrà servire a convincere il mondo intero che Egli è venuto come redentore. Il passaggio dalla morte alla vita sarà il segno per tutti della novità di Cristo, la fine del giudizio che darà spazio all’amore. Perfino i monti udranno la voce del Figlio di Dio, ma alcuni resteranno sordi anche a quella voce! Viene da chiedersi ancora oggi quanta sordità pervada il nostro mondo, quanti ancora ignorano Cristo o, pur conoscendolo, restano estranei alla sua opera. Quanti confidano solo nelle proprie opere, ritengono di salvarsi da soli e di poter in qualche modo risorgere con le proprie forze! Il grande peccato del mondo è ancora l’ignoranza del Cristo, la grande angoscia deriva ancora dalle ataviche paure della morte e dalla mancanza di amore; eppure egli è venuto, è morto, è risorto: ha compiuto fino in fondo l’opera che il Padre gli aveva affidato. Che non si sia ancora placato il grido di morte che cominciarono a scandire già i suoi contemporanei? Eppure abbiamo un bisogno irrefrenabile di vita vera.
    2 min
  • [Mar 12] Commento: «Vuoi guarire?»
    Se non abbiamo mai sperimentato la sofferenza di una lunga e penosa malattia, a stento riusciremo a capire cosa può aver significato l’invito di Gesù per quell’uomo, che da ben trentotto anni attendeva invano la guarigione. Se non abbiamo mai sperimentato la disgrazia del peccato e la gioia indicibile del perdono, non saremo capaci di comprendere il valore della divina misericordia. «Vuoi guarire?» è l’invito che oggi il Signore rivolge ad ognuno di noi. C’è una condizione inderogabile per poter godere dei doni divini: dobbiamo riconoscere di non avere altra àncora di salvezza se non in Lui, in Cristo, nel nostro divino Salvatore. «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». Nessuno all’infuori di Cristo può immergerci nel cuore stesso di Dio per essere lavati nell’acqua della sua infinita misericordia; nessuno all’infuori di Lui ha la forza di dirci “Alzati e cammina”. Eravamo erranti, ciechi, senza meta o immobili ai margini di una piscina nella paralisi dello spirito: Cristo è intervenuto a ridarci la vista, ad indicarci la via, a ridare vigore al nostro spirito, ci ha resi capaci di andare, di muoverci sulle vie del bene. Ancora una storia di salvezza, ancora un prodigio che riguarda la nostra umanità e ciascuno di noi. Dall’altra parte ancora una storia di miopia spirituale e di maligna grettezza: ciò avviene di "Sabato" e non sarebbe lecito secondo i soliti scribi e farisei. Che miseria non accorgersi della bontà di Dio, quanta meschinità mascherata dal falso zelo! Noi siamo i cantori della bontà e della misericordia del Signore e il nostro canto diventa sempre più intenso e devoto ogni volta che ci accorgiamo che egli ci ama, ci salva, ci guarisce. Dobbiamo solo non far cadere invano l’invito accorato che Gesù in questi giorni sta rivolgendo a tutti noi. Egli ci ripete in vista della mia passione e morte per godere con me la gioia della risurrezione: «Vuoi guarire?». Sei pronto a maturare in te una vera conversione, a non peccare più con il sostegno della mia grazia?
    3 min
  • [Lun 11] Commento: «Tuo figlio vive!».
    Gesù torna tra la sua gente. Egli, come sempre, nulla lascia di intentato affinché, anche dopo uno sdegnoso rifiuto, sia poi accolto ed ascoltato. E finalmente sgorga la gioia nei suoi compaesani. Egli un giorno pregherà dicendo: “Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. L’incontro personale con Cristo, le sue parole, i suoi prodigi, le verità che egli infonde in noi, la sua stessa persona, è sempre per noi fonte di vera gioia. Egli è colui che ci salva, ci libera dai nostri mali, ci guarisce nel corpo e nello spirito, è la fonte della vera gioia cristiana. Ci stiamo preparando ad una vera e propria esplosione di gioia; avverrà sul monte, dopo una tragica passione, dopo i tormenti della morte: un sepolcro vuoto e il Vivente che annunzia a tutti la sua pace. “Pace e gioia” è il saluto dei credenti, è un annuncio pasquale, è un atto di fede nel Risorto. Le parole di Gesù: «Tuo figlio vive!», noi le accogliamo in questo giorno, come se fossero rivolte, non tanto al funzionario del Re, ma alla nostra madre Chiesa. A lei Cristo sta dando l’annuncio della nostra guarigione, noi ci sentiamo guariti, noi ci vediamo confermati nella fede, rafforzati nella fiducia e nella speranza. Così impariamo ad entrare nelle parole di Dio, a sentirci coinvolti e protagonisti: siamo noi i destinatari e i beneficiari dei suoi prodigi, noi ci sentiamo guariti, vivi e pervasi di gioia. C’è tanta tristezza nel nostro mondo, è una gramigna disseminata da satana e per questo il buon seme rischia di restarne soffocato, la fede illanguidita e lo sguardo incollato ad un sepolcro. La fede nella risurrezione viene relegata nell’inconscio ed emergono forti i pensieri di morte che diventano generatori di paure. Gesù per questo ci ripete i motivi della gioia e la certezza della vita: "Va, tuo figlio vive!...".
    3 min
  • [Dom 10] Commento: Bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo.
    La quarta domenica di Quaresima si intitola domenica "in Laetare", dall'antifona con cui inizia la celebrazione eucaristica: "Rallègrati (laetàre), Gerusalemme, sii nella gioia per la consolazione che ti viene dal Signore". Certamente il motivo dell'essere gioiosi non è dato perché siamo giunti alla metà del percorso quaresimale, ma dalla grande rivelazione dell'amore di Dio per l'umanità, che ci viene proposto in modo solenne nel dialogo di Gesù con Nicodèmo, un capo ragguardevole dei Giudei. Questi, per non compromettersi dinanzi ai suoi colleghi, era venuto di notte, per avere un incontro con Gesù. "Rabbì, - disse - sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai". Gesù gli rivela la propria identità e la sorte che lo attende, ma Nicodemo non potrà vedere il regno di Dio, se non rinascerà dall'alto, dallo Spirito. "Come può accadere questo?", gli disse. L'uomo può nascere dall'alto perché Dio ha mandato il Figlio affinché l'uomo, per mezzo di lui, possa accogliere il dono della rinascita dall'alto e agire di conseguenza. L'immagine-profezia, a cui il testo si richiama, è quella dell'esodo, quando gli Ebrei, dopo una ennesima mormorazione, Dio li mise alla prova con una invasione di serpenti. Al loro grido di supplica, Dio ordinò a Mosè di collocare su un'asta un serpente di bronzo e chi l'avesse guardato era salvo. Ebbene, Gesù salva il mondo, inchiodato e innalzato in croce sul monte Calvàrio. E da lì fino alla fine del mondo egli resterà a braccia aperte, "perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna". Cristo innalzato sulla croce come un condannato, agli occhi dell'evangelista Giovanni è la glorificazione, "quando sarò innalzato attirerò tutti a me". La salvezza piena di amore che Dio intende porgere all'umanità, si identifica con la persona del Figlio che dona all'uomo la vita del mondo divino (dall'alto). Credere significa accogliere già questa vita che associa l'uomo alla stessa vita di Dio. Non credere equivale a rifiutare il dono della vita divina. La fede, elemento discriminante tra la vita e la morte, ha una caratteristica: è una scelta interiore. Credere nel Figlio significa affidarsi a lui, mettere la propria vita nelle sue mani e ricevere, in cambio, la vita eterna. "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui".
    3 min
  • [Dom 10] Vangelo: 2 Cr 36, 14-16. 19-23; Sal.136; Ef 2, 4-10; Gv 3, 14-21.
    In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
    «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
    Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
    E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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