Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 9] Commento: "Si batteva il petto e diceva: O Dio, abbi pietà di me peccatore"...
    Ancora oggi ascoltiamo il profeta Osea. E lui, nella prima lettura, sembra definire una liturgia penitenziale comunitaria. Il popolo riconosce di essere punito dal Signore. "Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà". Ma la mancanza di perseveranza provocherà altre disgrazie. "Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce. Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti". Il profeta procede ad una rilettura della storia sacra, durante la quale numerosi profeti si sono sforzati di richiamare alla fedeltà, all'Alleanza. Si sono preferiti i sacrifici e gli olocausti, mentre Dio voleva misericordia e conoscenza di Dio. Questa annotazione indica il graduale superamento delle antiche pratiche cultuali, a vantaggio di un culto consistente in valori spirituali, personali, morali. Nel vangelo si proclama il valore del segno del pubblicàno. Da una parte, un fariseo evidenzia la sua condotta positiva, che vorrebbe metterlo da giudice in contatto con Dio e con gli altri. Dall'altra parte, l'amore umile e penitente del pubblicano raggiunge Dio, perché mette quell'uomo nella verità; egli riconosce di aver bisogno di Dio ed è fiducioso nella tenerezza divina; il suo sguardo è orientato verso il Dio eterno, anche se fisicamente "non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo". Con questa celebrazione liturgica si conclude la terza settimana di Quaresima, con un insegnamento sulla conversione e sulla penitenza; per giungere santamente a Pasqua occorre un cuore rinnovato. Rinnovato dalla grazia, rinnovato, in risposta alla grazia dall'impegno del digiuno, della preghiera e delle opere di carità fraterna.
    3 min
  • [Ven 8] Commento: Solo tu hai parole di vita, di vita eterna.
    In questi giorni la Liturgia ci fa incontrare i grandi profeti dell'Antico testamento. Osèa oggi invita a tornare al Signore: l'invito è caratteristico della spiritualità della Quaresima che celebriamo; si tratta della conversione. "Preparate le parole da dire e tornate al Signore; dìtegli: Togli ogni iniquità; accetta ciò che è bene e ti offriremo il frutto delle nostre labbra". La fiducia del credente è situata in Dio, e non nelle realtà terrene. Tutto sarà rinnovato, in un'atmosfera paradisìaca: "Sarò come rugiada per Israele; esso fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell'ulivo e la fragranza del Libano". L'avvicinarsi della Pasqua stimola il ricordo del paradiso perduto e la volontà di scegliere nuovamente, in conseguenza di causa, l'unico vero Dio, perché solo il Signore ha parole di vita eterna. Anche Matteo ricorda il celebre monito: "Ascolta, Israele, il Signore Dio nostro è l'unico Signore". Da questo atto di fede si incontrano i precetti dell'amore di Dio e del prossimo, come giustamente ripetuto dallo scriba che desiderava capire l'essenziale della Legge mosaica. Chi vive questo dinamismo, trova Dio. "Non sei lontano dal regno di Dio, gli dice". Fare la volontà di Dio equivale a costruire in quel modo solido l'orizzonte dell'esistenza, con tutto il cuore, tutta la mente, tutta le forze. Ecco per noi il tempo propizio per riscoprire le vere parole della vita eterna.
    2 min
  • [Ven 13] Vangelo: Os 14, 2-10; Sal.80; Mc 12, 28-34.
    In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
    Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».
    Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
    Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
    2 min
  • [Gio 7] Commento: Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo.
    "Ascoltate la mia voce. Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo". Con questa invocazione Geremia invita all'ascolto. Ma la sordità di Israele alla voce di Dio, già udita sul monte Sinai, è un rimprovero ripetuto: "La fedeltà è sparita, è stata bandita dalla loro bocca". L'ingratitudine è palese; neppure i profeti sono stati ascoltati. Lo stesso profeta rimane tuttavia fedele alla sua missione, pur essendo deluso da tale rifiuto e dalla mancanza di coerenza nell'impegno. Ecco allora il salmo che ci sprona: "Ascoltate oggi la voce del Signore, non indurite il vostro cuore". La Quaresima ci provoca a ricordare i benefici ricevuti da Dio e a comportarci di conseguenza. Il testo del Vangelo di Luca invece è centrato sulla vigilanza necessaria per resistere al male. Due atteggiamenti incompatibili si oppongono: o con il demonio, o con Cristo. Se Gesù compie miracoli e, in concreto, se libera gli indemoniati, non può essere accusato di complicità con il diavolo. Dio agisce in Gesù: "se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio". Il "dito di Dio", secondo la spiegazione dei Padri, significa lo Spirito santo. Si inizia una epoca nuova, segnata dalla libertà, e impegnata nell'annunzio della salvezza. "Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde". Con Dio non è possibile una fedeltà intermittente o parziale; l'assoluto è un valore decisivo che si ricerca in modo continuativo. Questo tempo particolare nella Chiesa ci provoca a scegliere decisamente la parte di Dio, per ispirazione dello Spirito santo e a rispondere ogni giorno alla sua chiamata.
    3 min
  • [Mer 6] Commento: L'Emanuele, Dio con noi.
    Nella prima lettura, dopo aver spiegato al popolo la fedeltà di Dio lungo i secoli, Mosè ne trae le conseguenze pratiche: osservate leggi e norme, come condizione assoluta "perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi". Inoltre, la fedeltà a tali disposizioni costituirà un utile insegnamento per gli altri popoli: "Quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente. Infatti qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi, ogni volta che lo invochiamo?". Fare memoria dei grandi eventi della Storia sacra è un compito affidato a tutte le generazioni. Sia "Benedetto il Signore, gloria del suo popolo". Ma l'importanza della Legge e dei testi profetici è ribadita anche da San Matteo: Gesù non abolisce le tradizioni sacre d'Israele, ma le porta a compimento. Il Vangelo è appunto quel supplemento e compimento; indirettamente si capisce che Gesù Cristo è un nuovo Mosè che riesce a portare a definitiva maturazione, con piena autorità, il messaggio, le osservanze, le usanze e tutte le caratteristiche del Primo Testamento. Nella mentalità dei credenti, nessun precetto è escluso dalla finalità sacra che orienta verso la comunione con un Dio vicino, anzi "Dio con noi" (in ebraico: Emmanuel).
    2 min
  • [Mar 5] Commento: Dio è fedele, per sempre.
    La preghiera di Azarìa, della prima lettura, Azarìa, immerso nel fuoco, è una invocazione al Signore: non rompere l'alleanza, non ritirare la sua misericordia, per amore di Abramo tuo amico, di Isacco tuo servo, di Israele tuo santo. In conclusione, si afferma "ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto..., da' gloria al tuo Nome". La fedeltà di Dio non viene mai meno. Da salmo penitenziale, questa preghiera si evolve in un inno di lode alla potenza di Dio e alla sua misericordia. Sottolinea che il Signore è sempre vicino ai peccatori: Invochiamolo: "Ricòrdati, Signore della tua misericordia". Nella stessa linea è anche il Vangelo. Il testo di Matteo è importante. Per spiegare il dovere di perdonare senza limiti, Gesù propone la parabola dei servi debitori che avrebbero dovuto accettare il condono. Il racconto presenta tre ritratti: un incontro positivo del servo con il re, un incontro negativo con un altro servo debitore, un ultimo incontro tra il re e il servo malvagio. Dal racconto, Pietro e gli altri discepoli devono capire la conclusione: "Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". Il racconto iniziale è rovesciato. Infatti, la domanda era "quante volte dovrò perdonare ai mio fratello, se pecca contro di me?". La risposta è inattesa: Non prendiamoci come criterio di riferimento, ma alziamo lo sguardo: Dio Padre stesso vi perdonerà se sarete capaci di perdonare. "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". In fondo, il perdono divino è la manifestazione della fedeltà di Dio all'alleanza: un'alleanza di perdono e di salvezza. In Quaresima, la riflessione sulla riconciliazione ci orienta verso l'atteggiamento positivo di Dio, in relazione alla generosità umana, tutta da realizzare.
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  • [Lun 4] Commento: Perché grande è il suo amore per noi.
    Nel brano del secondo libro dei re, si narra una guarigione dalla lebbra, operata dal profeta Eliséo con alcune immersioni nel fiume Giordano. La lebbra, nella mentalità semitica, significava peccato, impurità, castigo divino. Il beneficiario dell'evento straordinario è Naaman, capo dell'esercito arameo e quindi pagano; accetta (con qualche iniziale titubanza presuntuosa) l'invito di Eliseo ad immergersi nell'acqua del fiume. La guarigione realizza un atto di fede totale: "Ebbene, ora so che non c'è Dio su tutta la terra se non in Israele". La tradizione esegetica e teologica ha interpretato quel fatto in una prospettiva battesimale: l'immersione nelle acque, l'ascolto della parola profetica, la salvezza ottenuta da un pagano (e quindi non riservata ai seguaci della fede mosaica). La riflessione quaresimale orienta verso l'impegno battesimale, che sarà uno degli elementi centrali della Veglia pasquale. Nel Vangelo, nel testo di Luca, Gesù, nella sinagoga di Nàzaret, ricorda quel fatto, ricorda la guarigione del lebbroso Naaman, e altri precedenti episodi miracolosi; in questo modo, egli intende provocare la fede nella sua missione, ma la reazione generale è un rifiuto: "Nessun profeta è bene accetto in patria". I presenti intendono ucciderlo, ma Gesù riesce a passare indenne. Probabilmente, l'evangelista accenna al fatto che la fede non dipende da miracoli, ma è un dono divino, non legato a situazioni geografiche o etniche. Tutti siamo figli di Dio e, se battezzati, immersi nella morte e risurrezione di Cristo, siamo anche il suo Corpo, corpo mistico di cui lui è il Capo. E lui continua a fare miracoli. Siamo di quelli che credono senza riserva e non come il Naaman, il Siro...
    3 min
  • [Dom 3] Vangelo: Es 20, 1-17; Sal.18; 1 Cor 1, 22-25; Gv 2, 13-25.
    Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
    Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
    Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
    Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.
    2 min
  • [Dom 3] Commento: Il vero culto è l'offerta di sé a Dio.
    Nel racconto di Giovanni, Gesù, entrato nel tempio, scaccia non solo i commercianti, come viene narrato dagli altri evangelisti, ma anche buoi e agnelli. Il tempio esige dignità, è la casa di Dio, e dall'altro lato ormai sarà lui l'unica e vera vittima. A chi gli chiedeva: "quale segno mostrasse per fare queste cose?" Gesù rispose: "distruggete questo Tempio e in tre giorni lo farò risorgere", e l'evangelista Giovanni aggiunge: "Egli parlava del tempio del suo corpo". La profezia era però talmente misteriosa che neppure i discepoli la capirono. Gesù parla del tempio del suo corpo glorioso dopo la risurrezione. Gli apostoli lo capiranno solo a evento compiuto. Ora si comprende perché la cacciata dei mercanti, pur così estranea al comportamento mansueto di Gesù, fosse così violenta. Il rapporto infatti tra il tempio di Gerusalemme profanato dai mercanti e il tempio, cioè il corpo di Gesù, straziato sulla croce e risuscitato, è il rapporto che passa tra il segno e la cosa significata. Il Dio vivente non può essere presente come luogo esclusivo d'incontro in un tempio materiale, per di più anche profanato. Dio è presente in maniera nuova nella tenda di carne dell'umanità del Figlio. Siamo di fronte alla grande sostituzione. Gesù dice alla donna samaritana che è giunto il momento in cui: "Né su questo monte, né in Gerusalemme, i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità". Tutto il complesso tema rituale, sacrificale, costitutivo dell'alleanza antica, che era legato al tempio di Gerusalemme, ha ora un altro centro d'interesse e si sposta su Gesù. Egli sarà il vero tempio di Dio, nel quale può avvenire l'incontro fra Dio e l'uomo in qualsiasi circostanza vitale possibile. Il tempio cristiano è quindi Gesù. Si legge nell'Apocalisse che, quando tutto sarà distrutto alla fine dei tempi e la storia umana sarà riepilogata in Dio, l'unico Tempio che sussisterà sarà quello di Dio e dell'Agnello. Incorporati a Cristo, partecipiamo di questa comunione santa. Dice Paolo: "noi siamo il tempio del Dio vivente". La pulizia pasquale è quella revisione di vita, alla quale la Chiesa ci sollecita durante il tempo quaresimale. Il gesto di Gesù parla da sé. Non mancano mai buoi e cambiavalute nel nostro spirito. Cacciarli dalla nostra coscienza, significa liberarci da tutta quella zavorra che sfigura la santità del tempio in cui Dio sarà tutto in tutti.
    3 min
  • [Sab 2] Commento: Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
    La parabola del figliol prodigo è certo la storia di tutti. E' molto facile ritrovarci nei pensieri, nelle scelte, nell'esperienza di questo giovane. Ci sono i passi che lo allontanano dalla casa paterna, metaforicamente da Dio, senza rimpianti, perché ha un forte desiderio di libertà, di essere veramente se stesso, libero da ogni legame. Quando un uomo vuole gestirsi la vita a modo suo, secondo le proprie sensibilità, pensa sempre che la vicinanza di Dio gli impedisca di vivere tutta la sua libertà; vede Dio come qualcuno che gli toglie ingiustamente qualcosa. Il Papa ci insegna: "Dio non ci toglie nulla". Ma il peccatore ha un'altra logica. "Radunò ogni cosa e partì per un paese lontano". I suoi passi sono passi di fuga incosciente. Porta via tutto, ma non l'amore del padre, che gli appariva in quel momento ingombrante. Può vivere di quanto ha, ma non per tanto tempo. Si fa estraneo perfino a se stesso. Poi accadono molte cose, che lo frastornano alquanto e lo maturano. Nasce la nostalgia per la casa paterna. "Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza". Sa che ancora conta nel cuore del padre, nutre la speranza che il padre lo accolga almeno come servo alla stregua degli altri. Dio non è offeso perché il figlio ha sciupato il patrimonio, ma soffre unicamente perché il figlio esce di casa e si sottrae al suo amore. Per perdonarlo non ha bisogno di nulla: basta che il figlio capisca e torni a casa. Beati i passi del ritorno! "Mentre egli stava ancora lontano, il padre lo vide e si commosse e, messosi a correre, gli si gettò al collo e lo baciò" e lo rivestì della dignità perduta e invita tutti a far festa. "Si fa più festa in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti". Il fratello maggiore a tanta festa rimane grandemente indignato e rinfaccia al padre le presunte ingiustizie subìte, non ultima, l'accoglienza di questo figlio, ormai non più suo fratello. Il padre anche per lui esce di casa, manifestando che lo portava nel suo cuore, "Tu sei sempre con me". Siamo sui passi del fratello maggiore, che per non sentirci fratelli, perdiamo la paternità? A Pasqua saremo capaci di gioire, anche con quelli che noi riteniamo immeritevoli di premio e incapaci di bene? Che cosa abbiamo fatto per meritare il perdono del Signore?
    3 min

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