Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 25] Vangelo: Is 9, 1-3. 5-6; Sal. 95; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14.
    In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
    Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
    Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.
    C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
    E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
    «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
    e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
    2 min
  • [Dom 24] Vangelo: 2 Sam 7, 1-5.8-12.14.16; Sal. 88; Rm 16, 25-27; Lc 1, 26-38.
    In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
    A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
    Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
    Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
    2 min
  • [Dom 24] Commento: Vieni, Vieni... non tardare!
    Siamo oggi all'ultimo giorno di attesa che coincide alla Quarta domenica di Avvento. Il brano odierno di Luca indica nell’annunciazione dell’angelo a Maria il compimento della promessa fatta da Dio a re Davide e, con il richiamo a Giacobbe, si vuol vedere in Gesù la realizzazione di tutte le promesse. Durante la sua vita Gesù non si è attribuito volentieri il titolo di «figlio di Davide», per non alimentare un nazionalismo facile e pericoloso. Identificandosi con i «poveri» che attendevano una salvezza spirituale, egli conferma che «la carne non serve a nulla», e che ogni potenza umana non ha consistenza. La sua nascita da una donna vergine mette in risalto la forza dell’intervento di Dio. Nella prima lettura vediamo che il re Davide vuole dare al popolo un centro di culto per rafforzare la sua dinastia, quasi ne fosse lui l’artefice, Dio ricorda che è lui il costruttore di ogni cosa. Davide pensa che la costruzione di una «casa» a Dio propizi in modo definitivo i suoi favori, e lo faccia abitare stabilmente in mezzo al popolo. Ma il profeta di corte è costretto a dirgli che sarà Dio a costruire una casa a Davide, cioè una dinasita che duri per sempre. Nella seconda lettura vediamo il modo di agire di Dio nella storia. Dio si inserisce in un quadro che si è venuto organizzando e modificando nel corso degli anni; e non agisce da solo, ma chiede la collaborazione cosciente e libera della madre, come in seguito farà con gli Apostoli e con tutti i credenti. Dio pone la sua dimora fra gli uomini: le pietre che la costituiscono sono quelli del «sì» incondizionato a Dio; Maria ne è la pietra viva. Poi Giuseppe, la cui disponibilità al piano di Dio, assicurerà al bimbo che nascerà da Maria, la discendenza regale della stirpe di Davide. Il salmo 88 è una celebrazione regale dell’Alleanza. Celebra l’elezione e unzione regale di Davide, accompagnata da solenni promesse divine. La profezia dell’oracolo davidico solo nel Cristo trova trova la sua pienezza. Quella pienezza ci è data con la nascita del Salvatore. Chiediamo con l'autore santo: vieni, vieni o Salvatore. La terra ti attende, noi ti attendiamo. Ristora le nostre sofferenze, i nostri mali. Sii tu la mia salvezza e io possa essere tuo figlio/a, per l'eternità beata.
    3 min
  • [Sab 23] Vangelo: Ml 3, 1-4.23-24; Sal 24; Lc 1, 57-66.
    In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
    Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
    Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
    Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
    2 min
  • [Sab 23] Commento: Riconoscere gli ambasciatori del Signore.
    La nascita dei santi costituisce una gioia per molti, perché il santo è un dono di Dio all’umanità, è un bene per tutti, inizio di rinnovamento e progresso. Ogni opera misericordiosa di Dio è tale se arreca gioia non solo a chi la riceve, ma anche a quelli che sanno riconoscerla e sono pronti ad esaltarla. Il messaggio della salvezza percorrerà spazi sempre più vasti. Gli eventi vanno accolti nel cuore, e chi lo accoglie deve sintonizzarsi interiormente con essi. Nel bambino Giovanni si manifestano la potenza e la mano di Dio. Ci si domanda: perché la potente mano di Dio è con questo bambino? Elisabetta, piena di Spirito Santo, coglie il soffio del nuovo e giudica in modo nuovo. Nella prima lettura troviamo conferma ulteriore in merito a ciò che ci presenta il Vangelo. Non è sempre facile accogliere gli eventi che provengono da Dio. Non è facile scoprire il giorno del Signore, riconoscerne la visita, se il cuore non è riconciliato con Dio. Il peccato fa perdere la testa perché è perduta l’amicizia con Dio. Il Signore viene con il suo giudizio tutti i giorni. Mentre l’amore umano tende a impossessarsi del bene che trova nel suo oggetto, l’amore divino crea il bene nella creatura amata. Noi pure abbiamo i nostri Elia, i nostri Battista, i nostri segni: precedono, preparano con moniti, con richiami di uomini e di cose, di parole e di eventi. Lo Spirito Santo percorre nuove strade, che non sempre è facile capire, ma che occorre scoprire e seguire. Il salmo 24 è una supplica individuale e prepara a riconoscere i propri peccati in una celebrazione comunitaria. Più che di un peccato singolo, il salmista si accusa davanti a Dio della sua condizione di peccatore. Chiediamo anche noi di riconoscere la presenza di Dio, mediante i suoi “ambasciatori” e per fare questo dobbiamo riconoscere la nostra condizione di fragilità spirituale.
    3 min
  • [Ven 22] Vangelo: 1Sam 1,24-28; 1Sam 2; Lc 1, 46-55.
    In quel tempo, Maria disse:
    «L'anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
    perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
    e Santo è il suo nome;
    di generazione in generazione la sua misericordia
    per quelli che lo temono.
    Ha spiegato la potenza del suo braccio,
    ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
    ha rovesciato i potenti dai troni,
    ha innalzato gli umili;
    ha ricolmato di beni gli affamati,
    ha rimandato i ricchi a mani vuote.
    Ha soccorso Israele, suo servo,
    ricordandosi della sua misericordia,
    come aveva detto ai nostri padri,
    per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
    1 min
  • [Ven 22] Commento: Ogni cristiano può cantare il suo Magnificat.
    Il canto del Magnificat è la celebrazione gioiosa e riassuntiva di tutta la storia della salvezza che da Maria, dove trova compimento, viene ripresa nelle sue tappe, risalendo fino alle origini. Questa storia, che sconvolge le situazioni umane, è condotta da Dio senza interruzione, con il criterio dell’amore misericordioso a esaltazione degli umili e dei poveri. Ogni persona, che sa essere pura, magnifica il Signore, come ha fatto Maria. È cosa grande vedere un uomo inginocchiato davanti a Dio! L’uomo in adorazione si trova al suo vero posto, dà il senso della proporzione e della misura. Troviamo la vera relazione fra Dio e l’uomo che deve necessariamente tener presente la distinzione. Se distinguiamo possiamo metterci in relazione e questo vale non soltanto nel rapporto ontologico fra Dio e l’uomo ma anche negli svariati ruoli umani. Nella prima lettura vediamo un altro Magnificat. Anna è la mamma del profeta Samuele. Nel racconto biblico, Anna era una delle due mogli di Elkanàh, essendo Penìnna l’altra. Quest’ultima aveva già dato ad Elkanàh più di un figlio, mentre Anna no. Un giorno Anna si alzò e si recò al Tempio a pregare in silenzio mentre Eli sommo sacerdote in Silo, sedeva sulla porta del medesimo. Ella rientrò a casa. Poco dopo Anna rimase incinta e partorì un figlio, ma non si recò al Tempio ad offrire il sacrificio annuale, promettendo che lo avrebbe portato colà dopo lo svezzamento, progettando di portarlo ad Eli e lasciarlo a lui per essere allevato come un nazireo. Il Signore le ha accordato un figlio in premio della sua ardente richiesta ed ella sente il bisogno di restituirglielo. Offre un sacrificio e poi incontra il sacerdote Eli, che era stato presente alla sua preghiera. Anna e Maria: due creature che hanno il senso di Dio, della sua misericordia e della sua grandezza; tutte e due sono nella gioia perché vivono la vita come dono e partecipazione di Dio. Al posto del salmo troviamo il cantico di Anna che possiamo mettere in sinossi con il Magnificat di Maria. Questo cantico è una preghiera sullo stile dei salmi ed è impostato sul contrasto superbia-umiltà, umiliazione-esaltazione, le virtù che chiediamo anche per noi.
    3 min
  • [Gio 21] Commento: Il Signore è lo sposo che dona l'entusiasmo dell’annuncio.
    La strada che percorre Maria da Nazaret ad Ain Karem è quella stessa percorsa dall’arca quando il re Davide la trasportò attraverso il paese di Giuda fino a Gerusalemme. Per quella stessa strada camminerà Gesù quando si metterà risolutamente in viaggio verso Gerusalemme. Tre viaggi, quello dell’arca, di Maria e di Gesù, che segnano tutti lo stesso cammino di Dio diretto verso l’umanità vecchia e bisognosa. Due madri, di ben diversa età, s’incontrano in un unico inno di lode a Dio. Il motivo dell’incontro è per Maria il desiderio di portare aiuto a chi è nel bisogno e di riconoscere il segno dato dal Signore attraverso Elisabetta, inserendosi così nel grande piano di Dio. Chi segue Dio ed è ripieno del suo spirito cammina con cuore generoso e con animo aperto anche per strade faticose. Nella prima lettura troviamo un brano tratto da un libro poco usato nel lezionario. La lettura di questo libro dev’essere profetico-escatologica. Si tratta dell’amore tra Dio e Israele che si svolge come una storia ricorrente nell’attesa dell’unione idilliaca finale. Col ritorno della primavera, quando le piogge trasformano in prati verdeggianti anche i terreni più aridi della Palestina, lo sposo pastore riporta al paese le greggi che aveva spinto lontano, durante l’inverno, alla cerca di pascoli. È il momento tanto atteso dalla sposa che può rivedere finalmente il suo diletto e bearsi del suo affetto. Tutta un’importante tradizione biblica indica Dio come lo sposo della nazione santa. Nel Nuovo Testamento Gesù è chiamato lo sposo e la Chiesa ne è la sposa. L’uomo deve impegnarsi ad aprire l’anima e accogliere il paterno amore che Dio porta a ciascuno con la totalità dell’attenzione e dell’amore. Quando egli è così preparato all’ascolto, da dare a Dio ciò che egli cerca, ne sente la voce: «Alzati…». Il salmo 32 è un invito a lodare Dio, creatore provvido. Dalle manifestazioni dell’onnipotenza creatrice della divina parola, lo sguardo del salmista si addentra più a fondo nella contemplazione del mistero di Dio: rettitudine e fedeltà, diritto e giustizia appartengono a lui.
    3 min
  • [Gio 21] Vangelo: Ct 2, 8-14; Sal 32; Lc 1, 39-45.
    In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
    Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
    Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
    1 min
  • [Mer 20] Commento: Volontà di Dio, volontà dell’uomo.
    «Ancella del Signore», perché Dio è il vero, unico Signore, e colei che in quest’ora diventa signora, è sua serva. C’è l’umile riconoscimento della verità, riconoscimento della distanza tra creatore e creatura, tra volontà determinante che esige e crea in sovrana libertà e la volontà determinata di una persona umana la cui volontà consiste nell’adattarsi alla volontà di Dio, per spingere tutto nella direzione del Signore. “Mi avvenga” è ad un tempo disposizione passiva e adesione attiva. Dio ha messo il fattore umano sotto la forma dell’evento e della storia. Nella prima lettura vediamo che la politica suggerita dal profeta era quella della fede in Dio. La strada battuta dal re Acaz era invece quella delle alleanze umane. In questi frangenti drammatici in cui era in gioco la credibilità di Dio e le promesse messianiche, la nascita di un figlio al re doveva garantire il popolo sulla prossima liberazione dai nemici, simbolo di una salvezza futura. Nonostante l’incredulità di Acaz, Isaia promette un segno della presenza di Dio che salva. La figura dell’Emmanuele futuro si presentava così vicina e chiara agli occhi del profeta, che egli poteva valutare attraverso di lui anche gli avvenimenti attuali. Egli vedeva la vergine col bambino e insieme i fatti luttuosi che minacciavano il paese. Il salmo 23 celebra l’ingresso trionfale dell’Arca dell’Alleanza nel Tempio. Tra le molteplici prefigurazioni messianiche additate dalla tradizione emerge quella che nell’ingresso trionfale del re della gloria al di là delle porte eterne, vede annunziata la gloriosa Ascensione di Cristo al Cielo, alla destra del Padre. Apriamo il nostro cuore al Signore, affinché volontà di Dio e volontà umana s’incontrino per vivere in spirito e verità.
    3 min

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