Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 19] Commento: L’angelo annuncia il Redentore.
    La nascita straordinaria di Giovanni Battista trova non rari riscontri nell’Antico Testamento, e prepara all’annunciazione di un’altra nascita non soltanto straordinaria ma soprannaturale, divina: la nascita di Gesù. Per la sua incertezza nella fede Zaccaria resterà muto; Maria invece davanti al grande annuncio trova la forza di offrirsi a Dio come umile ma libero strumento del suo piano di salvezza. Per san Luca, le apparizioni di angeli sono il segno che le barriere antiche tra il cielo e la terra sono cadute o almeno stanno per cadere, come in questo caso, e sta per apparire sulla terra degli uomini un’epifania del mondo celeste. I doni di Dio agli uomini sono gratuiti, ma Dio si riserva, talvolta, di chiedere all’uomo la sua interiore ed esteriore partecipazione alla sua opera. Nella prima lettura ci troviamo di fronte ad una pagina letteraria di tipo classico nella Bibbia: il genere delle annunciazioni, sviluppato sempre su di un cliché identico. Dio manifesta la sua forza e la sua onnipotenza attraverso la scelta di strumenti deboli o incapaci. Il quadro descritto dal libro dei Giudici non fa che continuare l’abbozzo della teologia della salvezza e diventa profezia di quella realtà salvifica futura che avrà nel Redentore la sua piena realizzazione. A titolo informativo, il suddetto libro fa parte della riflessione midrascica della storia, ossia un racconto del passato per interpretare l’attualità. Il midrash designa anzitutto un’attività e un metodo di interpretazione della Scrittura che, andando al di là del senso letterale, scruta il testo in profondità allo scopo di attualizzarlo. Il salmo 70 è una limpida preghiera di una persona anziana che trepida per l’immediato domani. Vi troviamo l’affollarsi di ricordi corredate da qualche angoscia e sventura. In ultima analisi, prevale la supplica fiduciosa che apre alla speranza teologale.
    3 min
  • [Ven 19] Vangelo: Gdc 13, 2-7. 24-25; Sal 70; Lc 1, 5-25.
    Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
    Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta dell'incenso.
    Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
    Zaccarìa disse all'angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
    Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
    Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».
    3 min
  • [Lun 18] Commento: Il figlio di Dio viene da una stirpe umana.
    L'evangelista dichiara che Gesù è nella linea delle promesse fatte a Davide e quindi figlio di Davide secondo la carne, anche se la sua nascita verginale esclude l'opera dell'uomo. Egli è giuridicamente figlio di Davide solo attraverso Giuseppe, che fisicamente non è suo padre. La figura di Giuseppe è alta e drammatica, scolpita di fede e umiltà. Non è semplice accettare di essere padre di Dio! Giuseppe ha saputo tenere il contegno giusto di fronte al miracolo dell'opera e della parola di Dio. Egli non è né curioso né intimidito, non può spiegarsi ciò che viene da Maria e non vuol scrutare a forza il mistero; si ritira piuttosto in una rispettosa venerazione, lasciando il resto a Dio. Il presente in cui viviamo e la mediazione umana attraverso la vita della Chiesa ci pongono già nella dimensione della presenza del Signore, poiché si desidera ciò che già si possiede: è la dimensione della speranza e dell'attesa cristiana. Nella prima lettura troviamo conferma di questa provenienza umana da parte di Gesù. Dio mantiene fede alla promessa fatta a Davide, raccoglierà di nuovo il gregge disperso e costituirà un germoglio nuovo, re giusto, sotto il quale il popolo riceverà il bene. L'oracolo di salvezza che promette il ritorno dall'esilio, come secondo esodo, nuova liberazione, prefigurazione di quella messianico-escatologica, dà la dimensione della speranza cristiana, che è vita di Dio già presente in noi, perché opera del Messia, unico Salvatore che raccoglierà il popolo in unità e lo porterà alla salvezza. Il salmo 71 richiama all'unzione di Gesù Cristo per annunziare ai poveri un lieto messaggio. Il Figlio di Dio assume pienezza storica nella missione ecclesiale del suo corpo mistico che è la Chiesa.
    2 min
  • [Dom 17] Vangelo: Is 61, 1-2. 10-11; Sal.Lc 1,46-50.53-55; 1 Ts 5, 16-24; Gv 1, 6-8. 19-28.
    Venne un uomo mandato da Dio:
    il suo nome era Giovanni.
    Egli venne come testimone
    per dare testimonianza alla luce,
    perché tutti credessero per mezzo di lui.
    Non era lui la luce,
    ma doveva dare testimonianza alla luce.
    Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
    Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
    Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
    2 min
  • [Dom 17] Commento: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?».
    L’odierna pagina del Vangelo risponde ad una semplice domanda: «Chi è Gesù?». Giovanni non è la luce, Gesù è la luce. Giovanni non è il Cristo, né Elia, né il profeta. I Giudei aspettavano Gesù il Messia come il nuovo Mosè, come il profeta per eccellenza che avrebbe rinnovato i prodigi dell’esodo. Giovanni battezza con acqua; Gesù, sconosciuto, ma più grande in dignità, è colui che battezza nello Spirito. L’intervento di Gesù nella storia genera attorno a sé un’atmosfera di entusiasmo e di gioia. Gesù è l’iniziatore definitivo di questa gioia che viene dall’alto e che è dono del Padre. Egli sta in mezzo a noi e il suo essere Uomo-Dio rivela un’attenzione speciale ai poveri e agli umili che hanno fede e si abbandonano a Dio, e sottolinea il capovolgimento che l’arrivo del «giorno del Signore» porterà con sé nelle strutture umane. Nella prima lettura troviamo la prefigurazione di Gesù che annuncerà solennemente il compimento di questa Scrittura in lui. Tale lettura descrive la missione del profeta come annunciatore di un messaggio di pace e di liberazione per i miseri e come apportatore della misericordia del Signore. Tutta una linea profetica aveva presentato agli Ebrei il Messia secondo le categorie della potenza, della vittoria, del dominio universale: ciò del resto corrispondeva all’esperienza dell’Esodo, che rimane il punto di riferimento necessario per il Dio dell’alleanza. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo delinea l’atteggiamento che deve caratterizzare il cristiano. Egli deve essere lieto e pregare costantemente, convinto che da solo non è capace di fare del bene, ma che gli è possibile soltanto con l’aiuto dello Spirito. Il cristiano sente di vivere sulla terra un’esistenza uguale a quella di qualsiasi altro uomo, ma di avere in più una certezza di salvezza ed un senso della storia che gli permettono di riconoscere in tutti gli avvenimenti il Regno che viene. In questa liturgia al posto del salmo troviamo il Cantico della Beata Vergine. Questo Cantico si ricollega benissimo alla figura dell’Emmanuele che ci viene presentato dal libro del profeta Isaia nel capitolo 7. Il profeta annuncia al re Acaz la nascita di un bambino che salverà il popolo d’Israele. Nello stesso tempo tale bambino è anche segno della punizione che colpirà i giudei. Gli esegeti vedono in Ezechìa una duplice realizzazione. Abi la sposa reale di Acaz darà al mondo Ezechia che sarà l’ideale re davidico che sorgerà nell’avvenire. Gli Israeliti hanno avuto problemi con il riconoscere in Gesù il Messia. Noi, carichi di storia, tradizione e piena fede riconosciamolo. Tu sei il Cristo, tu sei il Messia promesso che doveva venire.
    4 min
  • [Sab 16] Commento: Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
    Alle fantasticherie rabbiniche sul ritorno di Elia, Gesù contrappone la serietà e la drammaticità della vita del Battista, terminata nella decapitazione. In questa morte, Cristo già intravede la propria; il rifiuto del Precursore implicava il rifiuto del Messia. Nel preparare i suoi discepoli alla missione che li attende, Gesù li vuole convinti che egli è veramente il Messia che aspettavano: i profeti hanno parlato di lui e le sue opere attestano con estrema chiarezza; che proprio per questo verrà perseguitato dai capi del popolo, come furono perseguitati i suoi profeti: in particolare Elia e Giovanni il Battista. Non dovranno perciò scandalizzarsi quando queste cose avverranno. Il cristiano è un «testimone» di Cristo; è colui che lo rende vivo nel mondo di oggi, colui che legge i segni dei tempi. Nella prima lettura ci viene presentato Elia che dominò la scena del regno del nord nel sec. IX a.C. Divorato dallo zelo per il culto del vero Dio lottò contro il culto di Baal. Minacciò la siccità per tre anni e una fame rovinosa, come castigo dell’idolatria. È detto «profeta di fuoco», oltre che per il suo carattere, per il fulmine che fece cadere sul sacrificio al monte Carmelo. A fuoco del suo messaggio di salvezza si sono infiammati i martiri e i santi nel corso dei secoli, trovando nel vangelo la forza per andare incontro a ogni genere di sofferenze e anche alla morte. Il «fuoco» continua a divampare. Il salmo 79 è una lamentazione pubblica, contestualizzata nell’immagine della vigna, cara ai profeti e al vangelo. Con questo salmo vogliamo chiedere al Signore che visiti e difenda la nostra vigna e quanti vi lavorano. Questa vigna è la Chiesa di Gesù Cristo e noi siamo le sue membra.
    3 min
  • [Sab 16] Vangelo: Sir 48, 1-4. 9-11; Sal.79; Mt 17, 10-13.
    Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
    Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».
    Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
    1 min
  • [Ven 15] Vangelo: Is 48, 17-19; Sal.1; Mt 11, 16-19.
    In quel tempo, Gesù disse alle folle:
    «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
    "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
    abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!".
    È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori".
    Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
    1 min
  • [Ven 15] Commento: La sapienza è riconosciuta giusta per le sue opere.
    Gesù si è presentato agli uomini del suo tempo con un messaggio nuovo, che usciva dagli schemi abituali. I semplici, i disponibili, gli amanti della verità hanno aderito a lui, hanno riconosciuto in lui il punto di arrivo di tutta la legge antica. Gli altri, e soprattutto i capi del popolo, si sono messi contro di lui. Erano gente non disponibile, avevano qualcosa da difendere, qualche privilegio da conservare; e non potendo intaccare la sua dottrina, cercavano di distruggere la sua persona. Gesù è ancora segno di contraddizione. Dove c’è ingiustizia e disordine un cristiano è in contrasto con l’ambiente. Nella prima lettura vediamo che gli uomini cadono in naufragi quando vogliono da soli costruire le basi delle più profonde aspirazioni del cuore umano. Dio e il popolo: sono i due poli complementari e opposti della storia umana. Al piano di Dio si contrappone il comportamento dell’uomo che sembra far di tutto per impedirne la riuscita. Il capitolo 48 di Isaia affronta questa tragedia, da cui appare la colpevolezza del popolo accentuata dal continuo raffronto con i benefici di Dio. Molti parlano di pace e preparano la guerra; firmano trattati e già pensano a ingannarsi; sprecano paroloni in favore degli affamati e bruciano incenso al consumismo; prédicano l’amore e non sanno pronunciare una parola di perdono. Quanto sono vere e attuali queste parole anche oggi... Il salmo 1 presenta il tema della felicità. Dov’è la felicità? La risposta divina è limpida e categorica: beato è l’uomo che fa il bene e il bene va fatto bene. Infatti, non di rado siamo tentati di utilizzare opere oggettivamente buone per il nostro tornaconto personalistico. Stiamo concludendo la prima parte del tempo di Avvento. Possiamo tentare un primo bilancio della nostra metanoia?
    3 min
  • [Gio 14] Vangelo: Is 41, 13-20; Sal.144; Mt 11, 11-15.
    In quel tempo, Gesù disse alle folle:
    «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
    Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
    Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elìa che deve venire.
    Chi ha orecchi, ascolti!».
    1 min

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