Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 8] Commento: L'anima mia magnifica il Signore.
    Solennità dell'Immacolata, colei che, anche se con timore, accetta il piano di Dio. Il brano di Luca indica, nell’annuncio dell’angelo a Maria, il compimento della promessa fatta da Dio a Davide; inoltre con il richiamo a Giacobbe si vuol vedere in Gesù la realizzazione di tutte le promesse. Anche questo testo ricorda che Gesù è nella linea davidica attraverso Giuseppe, mentre nel dialogo fra Maria e l’angelo si scopre il compimento; una vergine, rimanendo vergine, darà alla luce un figlio. Il realizzarsi in Gesù delle promesse è opera esclusiva di Dio e non dell’uomo, benché non avvenga senza il concorso umano rappresentato qui dall’accettazione di Maria. Nella seconda lettura riassume tutto ciò che il Padre ha fatto per noi mediante il Cristo e che si realizza nello Spirito del cristiano. Egli ci ha prescelti e predestinati fino dall’eternità alla figliolanza per la santità e l’amore; ci ha fatti partecipi della redenzione, della conoscenza e dell’eredità di figli; dichiara che questi valori sono di tutti, avendo tutti ricevuto quale pegno dell’eredità lo Spirito. Ora in Maria tutto ciò si realizza in modo unico. Nella prima lettura troviamo la convinzione d’Israele che la condizione umana fosse una partecipazione alla punizione meritata dalla prima trasgressione. La liturgia però non vuole oggi soffermarsi sul castigo, conseguenza del peccato, ma sulla promessa di salvezza. Così Maria appare accanto a Cristo, il nuovo Adamo, e perciò si presenta come colei che aiuta a riscoprire e a rispettare il posto della donna nella salvezza dell’umanità. Il salmo 97 è un inno di lode al Signore. Si direbbe che il salmista sia come sopraffatto dalla ressa dei sentimenti, e non riuscendo a dir tutto in una volta quel che vorrebbe, torni e ritorni sul medesimo tema. Il tema è quello del «Magnificat», così confacente all’odierna celebrazione.
    3 min
  • [Gio 7] Vangelo: Is 26, 1-6; Sal.117; Mt 7, 21.24-27.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
    Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
    Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
    1 min
  • [Gio 7] Commento: Ma colui che fa la volontà del Padre...
    Il tema dell’odierna liturgia riassume la correlazione tra fede e opere. Tale correlazione si realizza sempre dall’ascolto della Parola di Dio. Dio-roccia è il fondamento su cui noi dobbiamo costruire. Potremmo forse costruire una casa senza le fondamenta? Certamente no! Potremmo anche approntare una sorta di fondamenta e costruirci sopra, ma poi quella casa si sbriciolerà o crollerà. Dall’altra parte, il verbalismo religioso, sia individuale che comunitario o liturgico, diventa una pia illusione, se non è convalidato dalla propria vita operosa e impegnata. Si può notare qui la differenza tra gli uomini che sono déditi con affanno all’attività e la vita composta del cristiano autentico che nell’impegno di attività nel mondo, non perde i contatti con il fondamento divino. Nella seconda lettura si ribadisce il fondamento su cui costruire la propria vita. Il Signore ha un metro diverso dal nostro: egli capovolge tutti i nostri valori umani, i principi terreni ed egoistici. Per un popolo abituato alle sabbie del deserto, la roccia salda è un’immagine plastica, suggestiva. E questa roccia è Cristo, pietra angolare su cui il Padre vuole costruire la «città forte». Il salmo 117 è tipicamente messianico e per gli ebrei al centro di questo, come degli altri salmi, c’è il popolo di Israele, per noi la lettura è cristocentrica. Come Israele, Cristo è stato circondato dai nemici ma, confidando nel Padre, tali nemici sono stati sconfitti. Anche noi, uniti al Padre nel Figlio, possiamo sconfiggere i nostri nemici che non stanno fuori, ma dentro di noi. Ascoltiamo le parole ma mettiamole anche in pratica.
    2 min
  • [Mer 6] Vangelo: Is 25, 6-10; Sal.22; Mt 15, 29-37.
    In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
    Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
    Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
    Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.
    2 min
  • [Mer 6] Commento: Tutti mangiarono a sazietà.
    Il tema della moltiplicazione dei pani, preannuncia il banchetto eucaristico al quale sono invitati tutti, ma, con preferenza per i poveri, gli ammalati, i bisognosi, e tutti coloro che aiutano i bisognosi. Tra di essi mettiamoci anche noi. Se andiamo da Gesù con umiltà, consci della nostra miseria, egli ci risana mediante i sacramenti, soprattutto quello della penitenza e dell’eucarestia. Pochi pani e pochi pesci diventano materia di salvezza, di miracolo, di vita. L’ordine di Gesù di raccogliere anche i frammenti ci ricorda il dovere di curare le sfumature, il dettaglio, con attenzione alle piccole cose, che poi sono le uniche che possiamo offrire. Nella prima lettura vediamo che gli invitati di cui ci parla il Vangelo possono andare incontro pieni di speranza a colui che viene. Per loro, per me, personalmente, egli prepara una mensa e mi invita al banchetto. Ogni giorno il Signore ci invita a mangiare il pane della vita, se stesso, dato per la vita del mondo. È un dono personale, ma non esclusivo: sono invitati tutti i popoli. I veri poveri accettano questo invito, perché sanno di essere indigenti e con piena disponibilità accolgono la venuta del Signore. Il salmo 22 è una preghiera di lamento. Pregare nella forma del lamento significa percorrere un itinerario che porta oltre la paura, l’angustia e la lontananza da Dio. Il lamento richiede di dare un nome all’angustia, di darle un volto. In questo antico canto ciò che sottolineerei è soprattutto la dichiarazione di fiducia. Il risanamento inizia là dove c’è la piaga. E là abita anche la fiducia. Per tutti gli indigenti, per noi, che ci riconosciamo tali, pregare nella forma del lamento significa sprigionare la forza della fiducia. Forse il tempo dell'avvento è proprio quello che ci ispira di speranza e di fiducia.
    3 min
  • [Mar 5] Commento: Ti rendo lode, o Padre, perché hai rivelate le cose ai piccoli.
    Il brano, che Matteo riferisce a conclusione del ministero di Gesù in Galilea, viene collocato da Luca nel contesto del viaggio di Gesù a Gerusalemme. Il regno di Dio che si realizza nel tempo e che si completerà alla fine dei tempi, capovolgerà i valori e le realtà umane, favorendo soprattutto i poveri di Dio, cioè chi è convinto della propria pochezza e nullità e si lascia colmare dalla sapienza di Dio. Gli umili e i semplici sono in comunicazione con Dio, essi «vedranno Dio». Quindi, la pagina dell’odierno Vangelo ci presenta il tema dell’umiltà, della beatitudine che si invera nel rapporto tra Dio e l’uomo. Nella prima lettura troviamo la figura del Messia sotto l’immagine di un germoglio che spunta dal tronco abbattuto della dinastia davidica e avrà le caratteristiche migliori dei grandi personaggi del passato: Salomone, Davide e Mosè. Nonostante la venuta del Messia, potremmo dubitare che si possa mai avverare la profezia di Isaia. Di fronte alla realtà che sovente presenta il sopravvento di violenti e prepotenti, l’aumento di poveri e di oppressi, di perseguitati e di emarginati, siamo tentati di sfiducia. Anche per i discepoli (oggi diremmo i laici) sarà possibile partecipare alle virtù di tali personaggi, poiché lo stesso Spirito soffierà su di loro. Dio ha voluto che anche noi, mediante i sacramenti, ricevessimo il dono dello Spirito di cui egli possiede la pienezza. In particolare abbiamo bisogno dello Spirito di sapienza e di intelligenza per comprendere e leggere negli avvenimenti del mondo d’oggi la realizzazione dell’opera divina. Il Salmo 71 è la preghiera di un anziano che «fin da giovane» nel Signore ha posto la sua speranza. Il suo lamento, tutto intriso di fiducia e serenità, pone in parallelo un passato proteso verso Dio, rifugio, salvezza, roccia e un presente intessuto di ostilità, di un affievolirsi delle forze. Eppure questo anziano attende ancora un futuro di liberazione nonostante l’esiguità degli anni. La parola di Dio ci ridà la speranza e ci fa intravedere una umanità rinnovata, pacifica e fraterna. Il Signore ce lo conceda.
    3 min
  • [Lun 4] Vangelo: Is 2, 1-5 (B-C); Sal.121; Mt 8, 5-11.
    In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: "Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente". Gli disse: "Verrò e lo guarirò".
    Ma il centurione rispose: "Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa".
    Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: "In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli".
    2 min
  • [Lun 4] Commento: Signore, non sono degno...
    Il versetto 8 dell’odierna pagina evangelica lo sentiamo riecheggiare nella formula liturgica che ci dispone a ricevere Cristo nell’eucarestia: «Signore, non sono degno…». Tale formula è uno degli elementi che ci fa comprendere la relazione fra Sacra Scrittura e Liturgia. Infatti come è vero che la Sacra Scrittura fonda la Liturgia è altrettanto vero che la Sacra Scrittura nasce e si sviluppa grazie alla celebrazione e quindi mediante la Liturgia. Il tema propostoci da questa pagina evangelica attiene alla fede, al riconoscimento del vero Dio. Il miracolo è in favore di un pagano, escluso dal popolo di Dio. Egli dà prova di una fede che i Giudei non avevano dimostrato: così Gesù lo presenta come un membro del nuovo popolo di Dio, che non sarà più formato da quelli che appartengono ad una tribù, quella di «Abramo». Chi, credendo di servire Dio, si fa servire da lui o si serve di lui, ha ricevuto invano la chiamata e, nel banchetto, dovrà cedere il posto ad altri che sembrano meno preparati. Nella prima lettura troviamo questa apertura a tutti i popoli e non soltanto al popolo eletto. La Chiesa, che del regno è il seme, irradia nel mondo un messaggio di pace per la conversione delle genti. Nel trasformare le spade in vomeri e le lance in falci si riscopre il vero modo, quello cristiano, di preparasi alla venuta di Cristo, con un impegno che realmente trasformi noi e il mondo. Il Salmo 121 è denso di fiducia: l’orante professa la sua fede nel Signore che abita sulla terra e così partecipa alle vicende umane. Il Signore veglia su di noi e non ci lascia vacillare, a patto che noi lo vogliamo. Suscitiamolo in noi questo desiderio.
    2 min
  • [Dom 3] Vangelo: Is 63, 16-17.19; 64, 1-7; Sal.79; 1 Cor 1, 3-9; Mc 13, 33-37.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
    Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.
    Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
    1 min
  • [Dom 3] Commento: Dio viene come redentore.
    L’anno civile inizia con il primo giorno dell’anno, l’anno liturgico nel Rito Romano inizia invece con la prima domenica di Avvento. L’anno B del ciclo triennale delle letture è l’anno del Vangelo di Marco, il quale presenta, come tema centrale, l’identità di Gesù come Figlio di Dio. L’Avvento è un tempo di quattro settimane (sei nel rito ambrosiano) che ogni anno apre il ciclo delle celebrazioni del mistero di Cristo. Il tema di queste prima domenica del tempo di Avvento lo possiamo riassumere con questo titolo: Dio viene come redentore. Nel brano di Marco vediamo che il cristiano vive nell’attesa del suo Signore o alla presenza del suo Signore. L’uomo-Dio «Cristo Gesù» ci riscatta accettando di essere totalmente disponibile al progetto di Dio, di non contare su di sé, di vivere il distacco da ogni sicurezza per lasciarsi invadere dal mistero di Dio ed essere in piena comunione con lui. Nella seconda lettura troviamo un ulteriore esplicitazione di tale presenza. La grazia di Cristo è per il fedele fonte di sicura speranza, cioè di certezza che Dio lo sosterrà nell’attesa della definitiva manifestazione di Cristo e lo condurrà alla comunione totale con il Figlio. Tutto va collocato in una problematica sempre attuale. Nella prima lettura notiamo una questione. Se Dio è «padre», se è «redentore», perché permette circostanze così dolorose e tollera figli così disubbidienti? È l’eterna domanda della libertà umana sull’origine del male, che il profeta non risolve, ma che esprime in una lamentazione collettiva, soffusa di speranza. Dunque, il modo di manifestarsi da parte di Dio, richiede il giusto atteggiamento: fidarci di Dio, disporre la nostra vita nella linea del servizio e della collaborazione al suo progetto; essere pronti alla perenne novità di Dio. Il Salmo, essendo una vera e propria preghiera, riassume il tema e le differenti declinazioni dei brani scritturistici di ogni celebrazione. Il salmo 79 è fortemente segnato dalla sofferenza, ma anche da una grande fiducia. Dio è sempre disposto a ritornare verso il suo popolo, ma è necessario che anche il popolo ritorni. Chiediamo questa grazia all'inizio di questo nuovo anno: possiamo tornare al Signore, e lui ha già le mani pronte, piene delle sue benedizioni.
    3 min

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