Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 12] Commento: Amici per sempre...
    Bellissimo l'appellativo usato da Gesù nel Vangelo d'oggi. Il Signore ci chiama amici. Noi, servi ingrati e goffi, siamo invitati dall'Amore a varcare le soglie della sua casa. In questo luogo aperto a tutti, il Signore invita a prendere fiato, a riempire i polmoni di quel soffio di vita che permette di mettere a servizio le nostre membra, concepite per essere amate e amare. Come membra autentiche e fedeli di Cristo, possiamo riconoscere in verità ciò che Egli è e ciò che noi siamo per partecipazione al suo Mistero. «Voi siete miei amici, se farete ciò che vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone...». Noi, ormai, conosciamo tutto ciò che serve per camminare sulla strada dell'Amore. In quella casa osserviamo attentamente i «modi» del Signore che affascinano e stupiscono i nostri cuori. Amici del Signore, figli di Dio per lo spirito di vita che abbiamo ricevuto dal Padre, possiamo anche noi donare la nostra vita. Non c'è forma di amore più alta, perché è il dono più prezioso che abbiamo. Ma il Signore ci ripete in un altro passo della Scrittura che chi perde la propria vita per lui, la salverà... Non abbiamo mai nulla da perdere con il Signore se non le nostre sicurezze, la nostra schiavitù. Siamo chiamati a libertà, alla libertà di chi sa amare senza misura perché il nostro cuore non è stato creato per un numero finito di battiti; il nostro cuore anela ad altro, è terra riarsa che protende le mani a Dio, che desidera conoscere la strada da percorrere per innalzare a lui l'anima, compiere il Suo volere ed essere guidata su terra piana... Per il tuo nome, Signore, fammi vivere!
    2 min
  • [Gio 11] Commento: L'Amore riconosce l'amore.
    Nel brano del Vangelo di oggi sentiamo un imperativo. Il Signore lo usa ma nel pieno rispetto della nostra libertà. L'imperativo indica la gravità di ciò che Egli ci comunica, la necessità nostra di rimanere nell'abbraccio caloroso del suo amore per vivere nella gioia piena che desideriamo. Fuori dal suo amore, non c'è gioia, non c'è speranza, non c'è nulla, sì, c'è il buio della notte. Osservare i suoi comandamenti non è una mortificazione alla nostra fantasia, anzi, è lo sviluppo più fantasioso della nostra interiorità che spesso ci sorprende come ci sorprendono tutte le opere del Signore. Lui ci dona l'amore con cui è stato amato dal Padre e grazie a questo dono le nostre capacità si amplificano e si rinnovano. Gesù si rivolge ad un gruppo ristretto di interlocutori, forse un po' distratti o irrigiditi quali i discepoli di allora e di oggi. E ci insegna che proprio attraverso queste carenze la sua forza si manifesta, il suo messaggio è trasportato oltre i confini della nostra immaginazione perché sua sia la gloria. Dobbiamo essere annunciatori con la parola e con la vita di ciò che abbiamo visto, ovvero l'Amore incarnato, il nostro Signore. E per annunciare questa Verità, dobbiamo con il cuore seguire il comandamento più grande, amare il Signore e il nostro prossimo, perché l'Amore riconosca l'amore, Dio riconosca la sua creatura.
    2 min
  • [Mer 10] Commento: La Chiesa attende il suo vino...
    La natura ci viene incontro. Nella creazione, che parla del suo creatore, troviamo gli esempi per spiegare quello che è infinitamente più grande di noi. È il Signore stesso che invita a guardarci intorno per poterci guardare dentro con più chiarezza. La similitudine della vite e dei tralci non lascia spazio ad equivoci: noi da soli non portiamo frutto e il legame vitale tra noi e il Signore è costituito da una dolce e insostituibile dipendenza. La grazia trasforma tronchi insignificanti in sostegni ammirabili... le foglie di una vite rigogliosa nascondono le brutture di un legno consumato dalle intemperie e lo rendono gradevole agli sguardi di chi attende di nutrirsi di frutti sugosi e abbondanti. Se il tralcio non svolgesse più il ruolo assegnatogli, quei frutti verrebbero meno! "Rimanere" è un invito a perseverare, ad essere fedeli, perché la nostra vita abbia un significato. Essere fedeli alla vocazione a cui Dio ci ha chiamati, con il pensiero sempre rivolto a Lui, realizza in noi il desiderio del Signore, ovvero vivere con i suoi stessi sentimenti di bontà, di misericordia, di carità. È un invito a trovare posto nel suo cuore, in adorazione, ringraziamento, contrizione. Il Signore non ci nasconde che quei grappoli maturi saranno premuti, ma ci fa comprendere che il succo che ne uscirà sarà vino salutare per molte anime assetate di Verità, giustizia e di amore puro. È l'offerta di sé che la nostra Chiesa attende...
    2 min
  • [Mar 9] Vangelo: At 14, 19-28; Sal.114; Gv 14,27-31.
    In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
    «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
    Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
    Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».
    1 min
  • [Mar 9] Commento: Cosa temete?
    La liturgia della Parola di Dio ci offre oggi parole di consolazione: il Signore ci dona la vera pace, di cui Lui solo è garante. Attraverso la sua vita e la vita dei suoi servi fedeli, che àbitano la santa Chiesa di Dio, ci incoraggia a non avere paura: nulla ha da temere chi rimette la sua volontà nelle mani del Padre... Il passaggio alla vita eterna è aperto, certo: stretto, ma sicuro: «è necessario passare attraverso molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio» ma Gesù è con noi e dopo un disagio iniziale che mette alla prova la nostra fede, non esita ad intervenire per allargare lui stesso quelle strette pareti così soffocanti! A noi non viene chiesto di soffrire allo stesso livello di Cristo, ma siamo ugualmente chiamati a condividere la sua stessa sorte gioiosa della risurrezione per la vita eterna. Le nostre sofferenze sono già caricate su altre spalle; il peso che noi portiamo non è insopportabile, ma anzi, è stimolo a non fissare la nostra dimora in una terra che non è la nostra terra... Spalancare le porte a Cristo, la frase così cara a San Giovanni Paolo II, significa guardare con fiducia a Colui che lascia le sue orme profonde nel sentiero che siamo chiamati a percorrere. Dobbiamo solo aprire bene gli occhi per vederle, per essere sicuri non solo individualmente, ma anche comunitariamente, del cammino di Verità che pacifica e rassicura i cuori pur intorpiditi e tremanti...
    2 min
  • [Lun 8] Commento: Accogliere ed amare.
    "Dice il Signore: «Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani". È un oracolo del profeta Isaia, è una denuncia antica, ma che ancora ci potrebbe riguardare personalmente. Il vero culto che diamo a Dio non può essere fatto di parole e di esteriorità, ma deve sgorgare dal cuore, da profonde convinzioni, illuminate e sorrette dalla fede. San Benedetto raccomanda ai suoi monaci che, quando pregano, mente e cuore debbano essere in perfetta sintonia. Oggi Gesù ci detta la regola d'oro: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui". Accogliere i comandamenti e amarli significa comprendere innanzitutto che sono per noi un dono insostituibile, significa ancora convincersi che sono come segnali luminosi sul nostro cammino, che ci preservano dal male e ci guidano verso il vero bene. L'effetto mirabile dell'accoglienza dei comandi divini e della loro osservanza è la certezza di amare veramente il Signore e di sentirsi amati da Lui. È il vero benessere dell'anima, è la meravigliosa manifestazione di Dio in noi, la sua in abitazione, la sua stabile dimora nella nostra esistenza, la pienezza della sua rivelazione. Egli ci santifica e ci fortifica con la sua grazia, ci guida con i suoi comandamenti; la loro osservanza ci rende poi consapevoli che Lui è in noi e noi in Lui. Sono le virtù della fede, della speranza e dell'amore ad operare in crescendo e in continuità la nostra unione con Cristo e con la Trinità beata. Lo Spirito Santo compirà la sua opera in noi: "Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto". Così la liturgia ci orienta già da oggi verso la Pentecoste. Cominciamo ad invocarlo, lo Spirito Santo, perché scenda e rinnovi la faccia della terra.
    3 min
  • [Lun 8] Vangelo: At 14, 5-18; Sal.113; Gv 14, 21-26.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
    Gli disse Giuda, non l'Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
    Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
    Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
    1 min
  • [Dom 7] Commento: Nella casa del Padre vi sono molti posti, vado a prepararvene uno.
    Gli apostoli sono in un stato di profondo turbamento per l'annunciata sua dipartita da questo mondo. Gesù li esorta a superare tale momento difficile, invitandoli a credere in lui in modo rinnovato e più profondo: "Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me". L'assenza visibile di Cristo non può essere motivo di tristezza come in chi avesse perduto la mèta o la strada per arrivarci, perché: "Io vado a prepararvi un posto nella casa del Padre mio". Là è situato il termine del desiderio e della rinascita del discepolo, e quindi la ragione ultima della sua serenità. Il cristiano non è uno spaesato, che girovaga non sapendo dove andare: sa che Gesù è il pedagogo, colui che lo conduce alla casa del Padre, di cui egli è la via, dopo avergli preparato un posto. Ogni uomo per la fede in Cristo già può godere e abitare in questa casa, cioè in Dio, con la volontà e con la purezza dei propri sentimenti. La visione del Padre poi sarà l'appagamento di tutti i nostri desideri e la pienezza della nostra vita. Per questo ora Filippo può dire: "Mostraci il Padre". Una richiesta indispensabile, ma fuori posto per chi aveva avuto già esperienza di vita col Maestro. Gesù si rivolgeva continuamente al Padre. Per cui la sua risposta non si fa attendere: "Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me". Gesù è il volto del Padre. Egli è nel Padre e il Padre è in lui. Egli è il cammino che porta lì. Non ferma su di sé quelli che vengono a lui, ma coinvolgendosi costituisce l'itinerario verso di lui. Non abbiamo quindi solo la sicurezza del termine, ma anche la sicurezza della via, che è Cristo stesso. Ci affidiamo ad essa nel nostro esodo quotidiano. Proprio perché il Cristo sprigiona la potenza e l'efficacia dell'amore di Dio, egli ne diventa la via. La nostra ascesa verso Dio è possibile solo perché lui stesso è disceso verso di noi, lasciandoci un esempio così che possiamo camminare sulle sue tracce per essere introdotti in quella eterna coabitazione.
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  • [Sab 6] Commento: Quasi tutti ascoltano...
    «Voi siete un popolo redento, annunziate...»; è la voce del Signore che risuona all'inizio della celebrazione eucaristica. Non possiamo essere sordi a tale richiamo o far finta di non essere interpellati tutti personalmente, perché ognuno di noi ha ricevuto il necessario per compiere quelle cose grandi che il Signore ha predetto. La grandezza alla quale siamo chiamati, non fa chiasso, perché è fatta di semplici e gioiosi «sì» quotidiani, gocce di acqua dissetante per noi e per molti altri fratelli... «...quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio». Gli ascoltatori innamorati della Verità, non accettano quel «quasi» che turba il cuore del sincero credente; superando l'indifferenza, prendono esempio dal buon Pastore e partono alla ricerca del fratello che non risponde, perché è troppo grande il vuoto che lascia. La nostra fede si fa annunzio quando non rimane «privata» e nascosta, non c'è nulla di «privato» nel Regno di Dio. Preghiera e umiltà, coerenza e coraggio, costituiscono un buon carburante per arrivare in pascoli lontani. Forse non servono tante parole... I figli della Carità sono instancabili, sostenuti dal Signore che ha detto «io sono nel Padre e il Padre è in me». Anche noi siamo lì con Lui; se accogliamo il Signore, pane di vita, entriamo nella vita, nella santissima Trinità che è solo e sempre, scambio d'amore...
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  • [Ven 5] Commento: La fede, via all'eternità.
    Dai versetti del vangelo di oggi traspare con forza il sentimento di profonda tenerezza del nostro Redentore; la sua sollecitudine piena di amore per coloro che Egli lascerà e che forse saranno in balìa del dubbio e del turbamento. Egli vuole consolarci. Molte volte Egli ci ha ripetuto: non abbiate timore, non temete... Sempre la sua presenza comunica ai nostri cuori pace profonda. Egli ci dice: abbiate fede in me, e più avanti ci ripeterà «Io ho vinto il mondo». La fede è la nostra forza, è il dono di Dio ai suoi figli, è la vita di grazia innestata in noi dal battesimo. La virtù della fede in Cristo ha la capacità di spostare le montagne dell'orgoglio e della sufficienza umana per far posto alla consapevolezza del nostro essere figli di Dio, ad un dialogo continuato di amore fiducioso con Lui, nostro Padre. Su questa terra, il nostro vero luogo di pace e completezza umana è nella fede in Gesù Cristo nostro tutto, cioè nostra Via, Verità e Vita. Se ora ci lasciamo trasformare da questa «logica» divina, saremo conseguentemente accolti nella Luce e nella Vita eterna. Il nostro «posto» sarà stato preparato da Chi «tutto guarda e tutto prende nelle sue mani», da chi indicandoci la via, l'ha vissuta e mirabilmente e ampiamente l'ha aperta per ciascuno di noi.
    2 min

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