Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 4] Commento: La Misericordia, nostra madre...
    «In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone». Per tuo dono, Signore, siamo quello che siamo: ci hai donato la vita, ci hai permesso di alzare gli occhi al cielo e di chiamare Padre chi è infinitamente più grande di noi... Siamo stati pensati e plasmati dalla Misericordia, ne siamo figli, eppure le somigliamo poco! La Misericordia si mette al servizio dell'uomo, perché lo ama, e con spontaneità e generosità parla al suo cuore. La Verità abita dove c'è la Misericordia; la pace regna dove alla Misericordia è lasciato lo spazio necessario per dilatarsi ed esprimersi liberamente; la luce illumina le menti quando la Misericordia è riconosciuta e accettata come realtà nella quale siamo immersi... Sì, siamo immersi in essa come quei piedi immersi nell'acqua purificatrice agitata dalle mani del nostro Signore, che non si è risparmiato di chinarsi per elevare la nostra dignità. Egli ci ha indicato più volte la beatitudine dei poveri ed umili di cuore, di coloro che come Lui servono gratuitamente e meritano di sperimentare la gioia profonda e liberatrice del dono di sé.
    2 min
  • [Mer 3] Commento: Mostraci il Padre e ci basta.
    Nel quarto Vangelo, Gesù parla spesso della sua relazione con il Padre, della sua unione con lui, della missione ricevuta da lui. Così questo suo continuo riferirsi al Padre suscita nei discepoli un giusto e curioso desiderio di vederlo. Questa volta si fa promotore l'apostolo Filippo a nome degli altri, vorrebbero qualcosa di più immediato: una visione diretta del Padre. Naturalmente Filippo con questa sua innocua richiesta si procura da Gesù una bella tiratina d'orecchio. "Da tanto tempo sono con voi, e tu, Filippo, non mi hai ancora conosciuto?". Il desiderio più che naturale di vedere Dio con i nostri occhi è impossibile. "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è in un 'tu per tu' con il Padre, egli lo ha rivelato". Chiedevano una visione oculare di Dio. Ora questa visione di Dio, dopo la risurrezione si ottiene mediante una conoscenza e questa conoscenza - intima comunione - si raggiunge attraverso la condivisione di vita con il Signore. E a chi vive così, Gesù ha assicurato che "si manifesterà". Chi crede infatti, vede con gli occhi della fede, con gli occhi dell'amore. Un proverbio dice: "Il cuore vede più dell'occhio". Gesù riafferma davanti ai suoi discepoli: "Chi ha visto me, ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me. Credetelo almeno per le opere che io compio nel suo nome". Parole di una inaudita portata che i discepoli comprenderanno pienamente quando lo Spirito Santo scenderà su di loro, e ne faranno un profondo motivo di vita. Parole che Filippo si porterà dentro, nella sua missione nel paese degli Sciti, dove secondo la tradizione, fu martirizzato. Di questo Giacomo, detto il minore, figlio di Alfeo, non si ha nessuna notizia durante la vita di Gesù al di là del nome nell'elenco degli apostoli. Il suo ruolo principale ha inizio dopo l'ascensione di Gesù. Infatti nella prima Chiesa Giacomo godette di una particolare autorità. Divenne vescovo di Gerusalemme. San Paolo, dopo la conversione, tornando a Gerusalemme, si diresse subito alla casa di Giacomo, per ricevere istruzioni. Poi, dopo qualche anno, ci ritornò per sottoporre all'Apostolo quanto aveva fatto, motivando tale essenziale incontro: "per non correre in vano". Il suo aspetto e la sua vita lo facevano degno di grande rispetto. Eppure anch'egli cadde vittima della persecuzione di pochi facinorosi. Venne portato su un punto elevato del tempio, perché rinnegasse la sua fede in Gesù. Ma fu spinto giù per non aver rinnegare la fedeltà al suo amato Signore, e così fu il primo apostolo ad essere martirizzato. Era l'anno 62.
    4 min
  • [Mar 2] Commento: Parole e gesti di salvezza.
    «Le mie pecore ascoltano la mia voce(...). Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. (...)dalla mano del Padre mio» (Gv 10, 28-29). La voce di Gesù ha annunziato la buona novella del Vangelo sulla quale fondare la nostra esistenza. Egli non ha detto parole inutili, ma parole di vita e di verità. «L'ascoltare la sua voce di Pastore» è accogliere la sua Parola, capace di trasformarci nel profondo e di orientare tutta la nostra vita nella luce del bene; è affidarsi alle sue mani, tempio di ogni nostra pace, dove deve risuonare la lode continua della nostra fede. Gesù attraverso la sua incarnazione ci ha reso visibile il grande amore del Padre e la sua predilezione per noi. Egli che si è manifestato a noi come uomo, rivela il Padre («Chi vede me, vede il Padre» - Gv 12,45) che viene a noi con voce e membra umane. Sono appunto la voce e la mano del Pastore che ci attraggono e ci guidano nel cammino. Non è una voce qualunque, ma è quella del Figlio di Dio, non sono mani qualsiasi, ma quelle inchiodate ad una croce, che ci hanno salvato e grazie alle quali non ci perderemo mai. Sono mani che in eterno portano i segni della passione. Gesù ci mostra le sue mani ogni giorno attraversa quelle del sacerdote: il pane e il vino ricevendo la Parola e i gesti del Signore, si trasformano nel suo vero corpo e nel suo vero sangue («Prese il pane nelle sue mani sante e venerabili» - Preghiera eucaristica I). Queste mani ci benedicono, ci assolvono dai peccati, amministrano i sacramenti. Lui stesso si è consegnato nelle mani del Padre nel momento della morte. La liturgia ogni sera nella preghiera di Compieta ci invita a ripetere quelle parole per ricordarci non solo che il riposo notturno è affidato a lui, ma che tutta la nostra vita deve essere un atto di fede e abbandono in Lui, e che ogni momento ci prepara al meraviglioso dono della vita nuova ed eterna. La mano del Signore è rifugio sicuro, è guida e spinta a predicare nel suo nome e a testimoniare con la vita che crediamo nel suo amore che salva. «E la mano del Signore era con loro», con ogni suo discepolo per annunziare la sua Parola e per «perseverare con cuore risoluto nel Signore».
    3 min
  • [Lun 1] Commento: Il Figlio del carpentiere.
    Oggi celebriamo la memoria di san Giuseppe, santo di cui non sappiamo molto. Giuseppe, anche lui, come la Madonna Santissima, è l'uomo di fede, di fede e di speranza. Anche lui ha creduto, ha creduto alla Parola, senza pretendere di capire tutto, come Maria. Il vangelo ci presenta proprio questa famiglia, famiglia di Giuseppe, una famiglia semplice... eppure Gesù sa parlare bene... anche se non ha studiato nelle scuole di Gerusalemme stupisce per la sua saggezza. Oggi la nostra attenzione però viene spostata al lavoro. San Giuseppe lavoratore... La reazione della gente di Nàzaret, nel vangelo di oggi, a proposito della sapienza di Gesù, fa pensare al capitolo del Siracide, che contrappone il lavoro manuale e la Legge. La gente del popolo (operai, contadini) - dice il Siracide -, mette tutta la sua attenzione nelle cose materiali; lo scriba invece ha pensieri profondi, cerca le cose importanti e può essere consultato per il buon andamento della città. La gente di Nàzaret si domanda: «Da dove mai viene a costui questa sapienza. Non é il figlio del carpentiere?», che non ha studiato e non può avere cultura? È chiaro: la sapienza di Gesù è sapienza divina ed egli ha assistito varie volte sul mistero di Dio che viene rivelato ai piccoli, ai semplici e nascosto ai sapienti ed ha criticato gli scribi che dicono e non fanno. D'altra parte il Vangelo insiste anche sulla Parola: è necessario, dobbiamo, accogliere la Parola di Dio! E soltanto se ci ispiriamo alla parola di Dio il nostro lavoro vale, il nostro lavoro ha un valore costruttivo, costruiamo, creiamo il mondo con Dio. «Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre». Tutto quello che facciamo, tutti i lavori, lavori materiali, intellettuali, sia lo studio, sia la carità fraterna, lo facciamo per il Signore... Il Vangelo ci dice, che il nostro servizio deve essere sincero, umile, dobbiamo avere la disponibilità nella carità, tutto questo per essere uniti a Gesù, figlio del carpentiere, quel Figlio, che ha dichiarato di essere venuto a servire e non per essere servito. La vera dignità consiste proprio in questo, nel servizio dei fratelli, secondo le proprie capacità, in unione con Gesù, Figlio di Dio. Verifichiamo la nostra scala di valori, per renderla sempre più aderente ai pensieri di Dio.
    3 min
  • [Dom 30] Commento: La voce del pastore.
    Quel misterioso velo che impediva ai discepoli e a Maria di Màgdala di riconoscere Gesù risorto, cala quando Egli in modi diversi, suscita e alimenta in loro la fede. Egli entra a porte chiuse, augura ripetutamente la pace e àlita sugli apostoli, mangia con loro; a Tommaso fa toccare le ferite e mettere la mano nella piaga del costato, a Maria in pianto la chiama per nome e così si schiudono i suoi occhi. La voce di Gesù è la voce che chiama, la voce che suscita e orienta tutti coloro che lo seguono e si impegnano ad imitarlo nelle diverse vocazioni cristiane. Ha chiamato gli apostoli, ha scelto i discepoli, ma continua incessantemente a chiamare. Oggi Egli a tutti dice: "Io sono la porta delle pecore", vale dire l'ingresso nel Regno, l'ingresso nella Chiesa, l'ingresso nella divina Verità e, dichiarandosi buon pastore, aggiunge: "Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori". È ancora la voce sicura e suadente di Gesù che chiama per indicare la via, la voce che conduce ai pascoli migliori, che amorevolmente risparmia e preserva dai pericoli. È una voce amica che crea comunione e intesa perfetta tra il pastore e le sue pecore. A noi chiede l'ascolto docile e la fede più ardente. La Parola del Signore infatti risuona in continuità nella nostra Chiesa. Una voce quella del buon Pastore, che ben si distingue da quella strìdula e menzognera di coloro che sono ladri e briganti e non entrano per la porta, non si curano del gregge ma fuggono dinanzi al pericolo. La voce del Signore ora è la voce degli apostoli, oggi nella prima lettura ascoltiamo ancora quella forte e impavida di Pietro, e di tutti coloro che si modellano sull'impronta di Cristo, hanno assunto lo stesso timbro e che sono capaci non solo di professare, ma anche di testimoniare la fede fino al dono della vita. Il recinto dell'ovile è la Chiesa santa di Dio e le pecore sono tutti coloro che professano l'unica fede nel Cristo risorto. Vale la pena affidarsi totalmente alla guida sicura di un Pastore che ci ha amato fino alla croce e si è fatto garante della nostra salvezza presso il Padre celeste.
    3 min
  • [Sab 29] Commento: Ecco lo sposo, andategli incontro... E Caterina entrò...
    Due sono le parabole che la Liturgia propone per la festa della Patrona d'Europa, santa Caterina. Una di queste è la parabola delle dieci vergini. In senso parabolico si riferisce alla seconda venuta di Cristo e descrive la situazione di coloro che vivono nella speranza l'attesa della sua venuta. Il regno dei cieli non è paragonato per sé alle dieci vergini, ma alla celebrazione solenne d'un banchetto nuziale, solennità che è messa in evidenza nell'ultimo momento. E' un banchetto nel quale la fine delle singole invitate e il giudizio su di loro, hanno un ruolo decisivo. Lo sposo di solito è in ritardo - "non sapete né il giorno né l'ora" - e tutte le dieci damigelle finirono per addormentarsi. A mezzanotte si udì un grido: "Ecco lo sposo, andategli incontro". Le vergini con l'olio si misero in corteo verso la casa dello sposo, e fu chiusa la porta. Esse poterono entrare a far festa con lo sposo, perché erano pronte personalmente. Le vergine stolte dovettero andare a comprare dell'olio - non erano preparate - e per loro non ci fu nulla da fare, rimasero escluse. Il ritardo, la mancanza di preparazione personale ne comportano l'esclusione definitiva dal regno. "In verità vi dico: non vi conosco". La vergine saggia è invece santa Caterina, che fin dalla giovinezza è tutta intenta alle cose dello Spirito, perfino contro gli stessi suoi genitori. Gesù le apparve una volta, confitto sulla croce, grondante sangue. Per lei fu come un invito al mistico sposalizio con Cristo vittima. D'ora in avanti promise di dedicare la sua vita alla conversione dei peccatori. Presto, pur essendo analfabeta, cominciò a dettare le sue parole, dicendo: "Scrivo nel prezioso sangue di Cristo" e in questo sangue ossia nell'amore del Redentore, scriverà a privati, a prelati, a sovrani, al Papa. Riuscì perfino a riportare la sede del Papa "del dolce Cristo in terra" - così lo chiamava lei - a Roma da Avignone. Caterina ha perseguito sempre due ideali: la pacificazione della Patria e la purificazione della Chiesa, che chiamava "il grande ponte sul mondo", il ponte cioè dal quale tutti potevano passare dalla terra al cielo. La sua vita fu sempre travagliata fino all'ultimo. Mori il 29 aprile 1380. Non aveva che trentatré anni: la stessa età del suo Sposo. "Ecco lo Sposo viene, andategli incontro", ed ella entrò con lui nelle nozze eterne. Caterina visse con passione il Vangelo come discernimento per la sua vita, portando le stìmmate nel suo corpo, non visibili, segno e strumento della presenza del suo amato Gesù.
    4 min
  • [Ven 28] Commento: Chi sei o Signore?
    Siamo sempre liberi di scegliere, ma anche il Signore è libero di proporsi in modo forte e decisivo quando il cuore si indurisce. Non possiamo riconoscerlo subito se non comprendiamo più la Misericordia, se il linguaggio dell'amore diventa per noi indecifrabile, ma... ardiamo dal desiderio di sapere chi è che ci avvolge di calda luce e ci attrae così fortemente. Per soddisfare questa conoscenza dobbiamo accettare di essere presi per mano perché è davvero difficile vedere nella sofferenza in cui vive un cuore irrigidito. Ci viene chiesto di attendere nella fede pregando incessantemente in un dialogo intimo e vivo con il Risorto che ci è vicino come ha promesso. Così vicino che, accostandoci alla mensa possiamo vederlo e mangiarlo, assimilarlo ed essere assimilati da lui per un meraviglioso mistero di fusione tra finito e infinito. Sant'Efrem dice: Ha trasferito "il genere umano nella casa della vita" perché "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui". Allora sei la mia casa, o Signore, in Te amo rientrare quando l'affanno consuma la pace, quando la stanchezza affievolisce il passo, ma anche quando le tue creature mi danno gioia e il mio cuore si dilata in un mondo nel quale è stata vinta la morte. Per la tua Risurrezione, o Cristo, gioiscono i cieli e la terra; è l'inevitabile canto di lode della natura redenta dal tuo sangue che è donata e si dona in un circolo infinito di amore... "Venite, offriamo il nostro amore come sacrificio grande e universale, eleviamo cantici solenni e rivolgiamo preghiere a colui che offrì la sua croce in sacrificio a Dio per rendere ricchi tutti noi del suo inestimabile tesoro".
    2 min
  • [Gio 27] Commento: La tua salvezza è per tutti i popoli...
    Il Signore, per voce dell'angelo, chiede a Filippo - lo leggiamo nella prima lettura - di incamminarsi per una strada deserta. Il vero servo si alza con decisione, senza domandarsi il perché di ciò che Dio vuole da lui. Noi non siamo chiamati a percorrere terreni ameni nei quali trovare ristoro nel corpo e nello spirito per godere individualmente doni del Signore, ma piuttosto a donarci con sollecitudine per gioire insieme lavorando una messe copiosa. Necessita guardiani che veglino notte e giorno, braccia operose che con vigore rimuovano la terra resa fertile perché porti frutto, cuori retti che amino in modo libero e universale tutti coloro che sono impegnati nello stesso lavoro, per attirare anime alla sorgente di vita che non ci lascerà mai nella siccità. Nel deserto nel quale si ascolta con pace e attesa la voce del Signore, si incontrano cuori aridi e assetati, pronti a ricevere l'acqua, dono gratuito, che può essere versata di cuore in cuore, rimanendo pura perché dono divino... E così l'etìope assetato riceve l'acqua della Parola che squarcia le tenebre e chiede per l'anima lo Spirito che rende veri figli di Dio e della Chiesa. "Ecco qui c'è l'acqua; che cosa mi impedisce di esser battezzato?". "Irradia sulla tua Chiesa la gioia pasquale, o Signore; unisci alla tua vittoria i rinati nel battesimo". "Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno". E' difficile correre verso il Padre quando la nostra fragile umanità cade nel torpore e pur udendo non sente, pur guardando non vede. Lo Spirito che è in noi, però, alimenta la sete di pienezza, ci spinge poco a poco a lasciarci ammaestrare docilmente per colmare, senza pretendere di "risorgere" con le nostre sole forze, il desiderio di Dio. Siamo chiamati a godere "in movimento": esiste una sola fermata per tutto il nostro essere che tace quando si ricongiunge al Padre nella vita eterna e con lui può dire: tutto è compiuto. Il pane di vita consumato con fede nelle oasi salutari, visitate lungo il cammino, è nutrimento per le cellule spirituali che sprigionano la loro energia nel corso e al culmine della nostra esistenza, nell'incontro con la Verità che si impara ad amare in piccole dosi, ogni giorno riconoscendo la volontà di Dio, nella preghiera e nell'umiltà del nostro essere...
    3 min
  • [Mer 26] Commento: Ne' fame, ne' sete...
    "Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò...". Il Signore, buon pastore, non può respingere le sue pecore che, disperse per i pascoli, sono richiamate ad entrare nell'unico ovile che protegge e rassicura... Il Signore, pane di vita, non può sottrarsi alla mensa alla quale accorriamo affamati... se anche siamo scomposti e maldestri, abbiamo in noi la grazia della fede, dono che sostiene la nostra preghiera, che ci fa comprendere che il Signore è seduto accanto a noi, per volontà del Padre e per suo desiderio ardente. Lo Spirito ci comunica queste verità, ci conduce come Chiesa attraverso situazioni che non possono trovarci silenti e privi di bene: come vera famiglia radicata in Cristo siamo chiamati ad andare di paese in paese per diffondere la sua parola, a prostrarci cantando inni al Signore, ad esortare per vedere e lodare insieme il suo mirabile agire sugli uomini. Papa Francesco ce lo ricorda in continuazione... di non essere Chiesa chiusa. Siamo eredi di una forza di amore e di donazione che ci rende vivi; "Dio ci ha salvati mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna". Tutto è divenuto prezioso per il dono che Cristo ha fatto di sé, e tutto possiamo rendere prezioso se anche noi ci doniamo come carne che si consuma per nutrire la Chiesa. Vi fu grande gioia nell'ascoltare la voce dello Spirito e ancora oggi può esserci se rispondiamo ai richiami che ci invitano a superare il nostro limite, se, come i discepoli di un tempo, vediamo il Signore che colma il cuore di gioia. Dio Padre ci ha consegnato a Cristo che con il suo braccio legato al nostro, ci strattona nella corsa sulla pista della croce; ... "questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno".
    3 min
  • [Mar 25] Commento: In tutto il mondo predicate il vangelo ad ogni creatura.
    "Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro [gli Undici] fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio". Osserva sant'Agostino che noi dobbiamo congratularci che la natura umana sia stata assunta dal Verbo Unigenito e sia esaltata da assiderasi alla destra del Padre. Quel corpo mortale che il Verbo aveva assunto per vivere sulla terra al pari di noi, ora l'ha portato in cielo per renderlo immortale, garanzia per la nostra futura gloria. E "sedette alla destra di Dio": era il preciso adempimento della promessa che aveva formulato davanti al sinedrio: affermazione che dette agli avversari l'unico pretesto per mandarlo alla morte. E questo da inizio alla nuova economia della salvezza. "Allora essi partirono". Eseguono esattamente ciò che Gesù aveva loro comandato e predetto. Finiva la storia di Cristo e cominciava quella dei cristiani. L'umanità era assunta in cielo, mentre la divinità continuava a rimanere sulla terra: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". Gesù li lasciava ma non li abbandonava; li responsabilizzava; metteva nelle loro mani l'immenso tesoro della verità divina e della salvezza umana. Può riuscire stimolante chiedersi, perché Gesù non abbia scritto nulla a differenza di molti profeti. Gesù trasmise 'viva voce' la sua rivelazione, dimostrando una somma fiducia nei suoi discepoli, istruiti da lui e poi confermati dallo Spirito Santo, che li guiderà alla verità. Marco, che ricordiamo oggi, alla scuola di Pietro, sarà il primo a fare un'ampia sintesi del "Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio" come un itinerario di fede. Raffigura il Maestro sempre al centro della situazione e sempre in movimento, quasi per raggiungere ogni uomo, ponendolo sempre in un cammino di vera ricerca della identità divina del Maestro. Annunzia l'espansione universale della fede, testimonia miracoli, ma senza squilli di tromba, in una sorta di raccoglimento pensoso. Infatti la testimonianza di fede posta fin dalle prime parole del suo Vangelo, esploderà solo alla fine sotto la croce dalla bocca di un pagano: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio". Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo". Il Vangelo di Marco, redatto nella luce della Pasqua, vuole sospingere il credente verso l'evento pasquale per condurlo fino alla fede nel Figlio di Dio nel susseguirsi delle generazioni.
    3 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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