Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 20] Vangelo: At 10, 34. 37-43; Sal. 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9.
    Dal vangelo secondo Giovanni.
    Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
    Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
    Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
    Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
    Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
    2 min
  • [Dom 17] Commento: E lui all’evidenza: “vide e credete”...
    Ecco il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci ed esultiamo! E’ Pasqua, il Signore ha vinto la morte, è risorto ed è di nuovo in mezzo a noi. Sappiamo tutti il legame che era tra Gesù e Maria di Magdala dopo la sua liberazione dai demoni, quindi è bello che sia stata proprio lei, ad annunciare la resurrezione perché è anche una di quelle donne che, sotto la croce, hanno assisto al tremendo destino di Gesù fino alla sua sepoltura. Che espressione di amore della Magdala… dice il Vangelo: “il primo giorno della settimana, Maria Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.” Che coraggio, non ha paura dei morti, scioglie il ghiaccio per entrare nel cimitero. Ma appena si avvicina al sepolcro di Gesù, si accorge subito che c’è qualcosa che non va. Effettivamente la pietra era stata tolta dal sepolcro. Senza indugio andò ad avvisare Simone Pietro e Giovanni, il discepolo che Gesù amava, ad avvisare che hanno portato via il Signore dal sepolcro. “Non sappiamo dove l’hanno posto” ovviamente con questo dettaglio cappiamo che Maria Magdala era insieme ad altre donne, quindi non era sola come appare nei primi versetti. Ma qui Giovanni probabilmente vuol mettere in rilievo quel “non sappiamo” che è proprio il mistero della Risurrezione. La scena della corsa dei due discepoli verso il cimitero è davvero spettacolare, come è dipinta anche nei quadri, il più vecchio fa fatica, invece il più giovane corre e arriva per primo al sepolcro, ma non vi entrò subito perché sapeva che la precedenza spettava al più anziano. Effettivamente all’arrivo Pietro è il primo ad entrare. E dentro la scena è surreale: i teli posati là, e il sudario, che era stato sul suo capo, non posato là con i teli, ma avvolto, in un luogo a parte. L’assenza del corpo di Gesù è così tanto evidente, che anche Giovanni entra, lui, che era arrivato per primo, e lui all’evidenza: “vide e credete”. San Paolo nella Risurrezione di Gesù vedeva il destino di ogni cristiano, infatti dice: se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra predicazione e vana la nostra fede.” La gioia del Cristo Risorto sia sempre la nostra forza, Amen!
    3 min
  • [Sab 16] Commento: Non ci sono celebrazioni oggi: la Chiesa rivive il mistero della sepoltura di Gesù.
    Anche oggi non ci sono celebrazioni, se non la Liturgia delle Ore ai piedi della Croce, insieme ai sacramenti della Penitenza e dell'Unzione degli infermi. Si può amministrare il Viatico ai moribondi.
    La Chiesa rivive il mistero della sepoltura di Gesù. Si celebra il riposo del Giusto nella speranza della risurrezione, e perciò merita un'attenzione particolare, specialmente nella preghiera che interrompe il silenzio, proprio di questo giorno, la cui discesa agli inferi, cioè nel regno della morte, ha il significato di richiamarci il valore universale della salvezza che si è manifestata a tutti gli uomini che hanno preceduto il Redentore. Gesù ha voluto condividere questo destino umano, al di là della morte, dato che la valenza della sua incarnazione comportava che egli vivesse fino in fondo la sua solidarietà con l'umanità, caduta nel peccato. Ma anche al di fuori del Sabato santo, noi pure possiamo partecipare a questo stato di morte in molte esperienze di vita cristiana: quando ci sentiamo abbandonati da tutti e più nulla ha senso; quando tutto intorno a noi crolla e ci manca un futuro; quando l'aridità interiore giunge perfino a farci dubitare dell'esistenza di Dio; allora dobbiamo essere sostenuti da una fede che crede nonostante tutto, come le donne che indugiano presso il sepolcro del loro amato Signore.
    [b]Cristo per noi si è fatto obbediente sino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha innalzato, e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.[/b]
    La Grande Veglia di notte appartiene al Giorno di Pasqua.
    Vedi qui: [url=http://liturgia.silvestrini.org/veglia.html]VEGLIA DI PASQUA[/url]
    3 min
  • [Ven 15] Commento: E' giunta l'ora...
    E giunta finalmente l'ora così tanto attesa! Ci piace quindi fare emergere queste ultime raccomandazioni di Gesù già pronto sull'altare del sacrificio per offrirsi. "«Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé". Davvero non c'è molto da aggiungere alla scena raccontata nella passione secondo Giovanni. Che scena, a cui assiste lo stesso Giovanni. Questi affidamenti confermano il legame profondo tra Gesù e Giovanni, al punto di affidarlo a Maria Sua Madre. Infatti disse un carissimo professore: "Dalle mani di Giovanni in poi, di mano in mano, questa Madre ha attraversato tutta la storia e tutta la Chiesa. Ovunque c'è un discepolo, lì c'è anche la Madre, perché è volontà di Cristo che Sua Madre ci faccia da madre. E una madre sa esserlo soprattutto nell'ora della prova e nell'ora del buio. Si comprende allora come mai nella preghiera dell'Ave Maria noi, fin da bambini ripetiamo: prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. È il nostro modo di ricordarci che tutto quello che viviamo qui è contenuto, per volontà di Gesù stesso, nell'abbraccio della Madre. La Chiesa stessa, quando pensa a chi dovrebbe assomigliare, non può fare a meno di pensare a questa donna". E questa Chiesa siamo noi, ogni singolo battezzato, impariamo quindi da Maria, la prima discepola del figlio. Da "sotto la Croce" nasce la Sua maternità ed è estesa su ciascuno di noi. In questo giorno più buio dell'anno, offriamo la nostra vita come Maria ai piedi della croce.
    [b]Oggi non si celebra l'Eucaristia. La Chiesa medita sul contenuto stesso del 'Memoriale': la morte redentrice di Cristo, fonte di salvezza per ogni uomo.
    Oggi, come il mercoledì delle ceneri, vige l'obbligo del digiuno e dell'astinenza.[/b]
    3 min
  • [Gio 14] Commento: Senza alcun merito nostro...
    La celebrazione che segue immediatamente la “messa del crisma” in cui si benedicono gli oli santi, è la celebrazione della “Messa in coena Domini”. Nella sensibilità collettiva è molto significativo il gesto messo in risalto nel Vangelo di oggi ossia la lavanda dei piedi. È toccante notare come Giovanni racconta con interesse, proprio la scena, il clima di quella sera dell’ultima cena: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, prese un asciugatoio e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto”. Impressionante, nessuna parola accompagna questo gesto eclatante, se non la parola sconvolta di Pietro che non vuole farsi lavare i piedi e la ferma reazione di Gesù che dice: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Quasi per dire che non si può entrare veramente nel cuore dell’Eucarestia senza aderire a questo gesto di amore così grande, che Gesù ci lascia come esempio di amore reciproco, cioè lasciarci lavare i piedi gli uni agli altri. Ecco perché la Pasqua inizia proprio da quei piedi nudi e sporchi. Questo è il vero amore che distrugge la logica del merito, che ci fa anche vivere fino in fondo l’esperienza della Pasqua. “Avendo amato i suoi”…” si può tradire l’amore, ma l’Amore non verrà mai meno, Cristo non è morto per noi perché ce lo meritavamo, ma è morto per noi per amore, senza nessun merito nostro.
    3 min
  • [Mer 13] Commento: Il mio tempo è vicino...
    "Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo". A dire vero la sofferenza di Gesù si aggrava quando sente dare un prezzo al suo amore. Quando cominciamo a misurare l'amore è segno che qualcosa non quadra più. Matteo nel raccontare la sua versione dei fatti ci ricorda che Giuda è uno dei Dodici quindi non uno qualsiasi. Chissà cosa aveva in mente l'economo della squadra travolto dalla propria tenebra? Forse capita anche noi di fare questo tipo di esperienza. Appunto ogni volta cominciamo, ad esempio, a calcolare quello che abbiamo fatto o meno per l'altro, misuriamo le cose, il tempo, cominciamo a dire "ma io ti ho fatto questo e tu non mi hai fatto quest'altro". Alla porta del triduo santo chiediamoci come è la qualità del nostro amore. "«Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto»". Vivere nell'ipocrisia, invece di amare con sincerità, ci fa vivere una vita da inferno, perché all'inferno ci si ritrova sempre per ragionamento e calcolo, ma l'amore è una eccedenza che va oltre i nostri ragionamenti e calcoli umani. Nel proverbio diciamo: chi trova un amico trova un tesoro. Infatti l'amico è una sicurezza, un punto di riferimento nella vita, quindi tradirlo è inaccettabile. E sempre brutto perderci e essere travolti dalla nostra parte oscura come lo è stato Giuda.
    3 min
  • [Mar 12] Commento: Uno di voi...
    “Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà»”. Il Vangelo di questo Martedì Santo, in qualche modo mette in risalto anche l’umanità di Gesù perché si sente profondamente turbato, provato dolore, perché aveva notato che uno dei suoi lo stava per tradire. Quindi ogni tanto, quando soffriamo a causa delle ferite di ogni genere di tradimento, non dimentichiamo che Gesù ne ha esperienza, perché c’è passato prima di noi. Ma ciò che attira più la nostra attenzione è il totale disarmo con cui vive questa esperienza. Bello notare che il dolore in Gesù non si trasforma in violenza anche quando lo vedremo nell’orto degli olivi. Il turbamento di Gesù è infatti un anticipo dell’agonia del Getsemani. È come se Egli ci insegnasse che nonostante il nostro turbamento di ogni genere dobbiamo stare attenti a non trasformare mai il dolore in violenza, perché la violenza, scatenata dalla rabbia, è male fatto a se stessi ma anche agli altri. Notiamo che i discepoli sono smarriti, preoccupati, momento di ansia per tutti i discepoli. Difatti, il Vangelo secondo Matteo riferisce che ognuno si mise a chiedergli: “sono forse io, Signore?”. Nel brano di oggi emerge anche il dettaglio dell’intimità che Giovanni crea con Gesù: “Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?»”. Se la nostra vita di fede non diventa capacità di entrare in intima comunione con Cristo, essa non darà mai risposta alle domande che ci portiamo dentro. In questa settimana Santa, impariamo da Giovanni a chinare il nostro capo sul petto di Gesù. Solo così potremo capire diversamente le vicende tristi o gioiese della vita. Un altro dettaglio è quello dell’intimità che Gesù stabilisce con Giuda: “Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone Iscariòtà”. Essere in intimità con Gesù non è una cauzione, è una condizione di responsabilità. A questo punto, Giuda, è nostro fratello, ogni volta che abbiamo tradito Dio con il nostro comportamento poco coerente.
    3 min
  • [Lun 11] Commento: Presso gli amici.
    Essendo quasi giunta ormai la sua ora, Gesù è entrato coraggiosamente a Gerusalemme che è appunto l’evento che abbiamo vissuto ieri, la domenica delle Palme, e che ha segnato anche l’inizio della Settimana Santa. Il Vangelo di questo Lunedì Santo, ci porta a sei giorni prima della Pasqua, quando Gesù andò a cena a Betania, nella casa dei suoi cari amici Lazzaro, Marta e Maria. Forse per cercare conforto da questi amici, visto che stava per affrontare momenti difficili della sua missione. Diceva un saggio che: in fondo gli amici sono il coraggio che Dio ci dona per affrontare la vita. Senza amici non si va molto lontano. Gesù si è fatto sempre bisognoso di amici. Durante la cena stupisce il gesto inaspettato di Maria: “Maria allora presa trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo”. Il gesto è carico di significato, appunto è segno di amore puro di Maria nutrito nei confronti di Gesù. Ma purtroppo senza capirne il significato, Giuda Iscariota, nel suo egoismo, osservando la scena, pensa diversamente: “Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro”. Alla luce di questo brano di oggi, notiamo che è quasi impossibile capire il messaggio di Gesù se si continua a ragionare solo nella logica dell’utilità. Quindi in questa settimana santa, se possiamo, impariamo da Maria che ha saputo amare senza calcolare e senza valutare. Ama e fa tutto quello che vuoi, scrisse Sant’Agostino. Nella logica del mondo, purtroppo l’amore vero sembra sempre uno spreco, una perdita. “Non sempre avete me”. Qui Gesù fa capire come certe occasioni perdute non si ritrovano più.
    3 min
  • [Lun 30] Vangelo: Is 42, 1-7; Sal.26; Gv 12, 1-11.
    Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
    Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo.
    Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
    Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
    Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
    2 min
  • [Dom 10] Commento: Un trionfo momentaneo e poi la passione.
    Prima i rami d'ulivo, i mantelli stesi a terra a mo' di tappeti, «l'Osanna al Figlio di Davide» e poi... la condanna il «crocifìggilo». Vengono denunciate così palesemente, le tremende contraddizioni dei comportamenti umani: un effimero trionfo, tributato a Cristo, riconosciuto per un momento Figlio di Davide, Re e Signore... ma subito dopo, forse le stesse voci che l'osannavano, gridano perché sia crocifisso e fatto tacere per sempre. Comprendiamo così il significato recòndito delle nostre peggiori passioni e gli effetti devastanti di una miopìa spirituale, che oscura il bene e ci immerge in pensieri e in trame di morte. Fa sempre piacere poter acclamare qualcuno da cui attendiamo soluzioni facili ed immediate ai nostri più pressanti problemi. Gesù che aveva rifiutato di essere acclamato Re, dopo la moltiplicazione dei pani, che dirà a Pietro, che tenta di difenderlo con la spada, il mio Regno non è di questo mondo, oggi acconsente di entrare trionfalmente a Gerusalemme, la città santa, per far comprendere che, prima di essere vittima degli uomini, egli, come vero Re, va incontro, liberamente, alla passione e alla morte. La sua passione è sì una terribile trama, ordita dai suoi nemici e causata dai nostri peccati, ma innanzitutto è un disegno divino, una manifestazione palese dell'amore misericordioso del Padre, una esigenza della giustizia divina, una docile ed umile accettazione da parte di Cristo Gesù. Ecco perché accetta di essere acclamato re: è un altro modo per preannunciare la sua gloriosa risurrezione, il suo trionfo sulla morte. Il nostro "osanna" quindi lo rivolgiamo a colui che già contempliamo nella fede come nostro vero ed unico Re e Signore, come redentore nostro e come colui che, da trionfatore, ci precede nella gloria. Le nostre acclamazioni non cesseranno perciò in questa domenica, ma diventeranno il nostro perenne rendimento di grazie, la nostra lode senza fine, che esploderanno in un gioioso Alleluia pasquale.
    3 min

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