Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 2] Commento: Tra le chiacchiere e la fede.
    Se ci fosse consentito di trasformare in lenti da una parte l'intelligenza e la ragione umana e dall'altra la fede, potremmo costatare di persona la diversità degli spazi e degli ambiti che l'una e l'altra ci consentirebbero di vedere. Potremmo così confrontare i due diversi orizzonti, quello proprio dell'uomo, davvero angusto, e quello di Dio praticamente infinito, anche se per ora velato dal tempo e da altri condizionamenti umani. Con queste due lenti diverse, era guardato Gesù, durante la sua vita terrena e ancora oggi così è guardato. Le conclusioni a cui si arriva per le due strade sono quasi sempre diametralmente opposte: o l'autenticità della fede e le verità rivelate o le chiacchiere insulse sulle cose di Dio. Le più pericolose sono sempre quelle che presuntuosamente le si vogliono far scaturire dalla parola di Dio, interpretata con presunzione e miopia. Gesù, o è il figlio del falegname che viene dalla Galilea, o è un maestro presuntuoso e scomodo, o al più un profeta, che però deve essere messo comunque in grado di non nuocere, deve essere incarcerato e condannato, oppure egli è il Figlio del Dio vivente, il Verbo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Perfino le guardie, libere da condizionamenti e guidati soltanto dalla loro naturale onestà, non possono fare a meno di ammettere: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!». I farisei però attribuiscono ad un inganno l'ammirazione sincera che essi esprimono. Coloro che non la pensano allo stesso modo, chi non conosce la legge e non l'interpreta come fanno loro, sono definiti «maledetti». Affermano infatti: «Questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Talvolta è più facile far conoscere Cristo ai lontani che correggere gli errori più grossolani dei presuntuosi, di coloro che affermano di credere in lui e si professano religiosi e si ritengono depositari di tutte le verità. Subentra spesso una maledetta superbia e una stupida arroganza a guastare anche i nostri sentimenti migliori: dobbiamo riconoscere, non senza rossore, che il fariseismo e tutt'altro che sopito e trova spazio anche nella Chiesa santa di Dio.
    3 min
  • [Ven 1] Commento: Io non sono venuto da me.
    «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». La logica con cui alcuni nel vangelo di oggi si interrogano su Gesù, assomiglia molto a certe nostre deduzioni che suonano così: “se una cosa è davvero sensazionale allora deve stupirci, se è invece davanti ai nostri occhi allora non è nulla di speciale.” A volte siamo infatti convinti che le cose che contano nella vita ci arriveranno con qualche effetto speciale, ed è questo il motivo per cui ignoriamo invece l’essenziale. A chi non è mai capitato di accorgersi dell’importanza di una persona solo quando questa non c’è più? Gesù sembrava troppo “umano” per poter essere davvero il figlio di Dio. È questo lo scandalo che impedisce a queste persone di non riconoscere la sua divinità, Lui che era vero Dio e vero Uomo. Solo dopo, alcuni hanno ripensato a questa sua umanità, assunta per salvare il mondo, quando era già troppo tardi appunto, come quel Centurione che fece una bellissima confessione di fede, dopo l’ultimo respiro di Gesù sulla croce: davvero costui era figlio di Dio. Questa è la ragione per cui il tentativo di Gesù di spiegare questa cosa risulta invana: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Triste notare subito che la reazione della gente non è la conversione ma il rifiuto, hanno pensieri altrove, cercando chi sa cosa. Il tempo di quaresima è anche un momento opportuno per fare davvero l’esperienza dell’incontro con Gesù, una esperienza che ci cambia la vita.
    3 min
  • [Gio 31] Commento: Vi è già chi vi accusa...
    "Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita". Il Vangelo di oggi ci apre un po’ gli occhi perché noi possiamo pure conoscere tutto il catechismo, tutta la Bibbia a memoria, tutta la teologia, tutti i riti ma è pura illusione se rimaniamo ancora distanti da Dio. Per noi, diceva un nostro professore, il cristianesimo: “è Gesù Cristo!, e la dottrina, la Parola, la teologia, la liturgia sono solo modi diversi di scoprire, amare, e aggrapparci a Lui. Un cristianesimo senza la persona di Gesù è fumo senza arrosto. Senza Cristo sarebbe solo un’ideologia, una in mezzo alle altre o un insieme di moralismi adatti solo a complicare la vita delle persone”. Chi non ha mai fatto l’esperienza dell’incontro con la persona di Gesù non può gustare la dolcezza della vita cristiana e non può essere libero. "Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?". Il peggio è proprio questo: “avere tutto davanti agli occhi e non accorgerci dell'essenziale: tornare alla persona di Cristo”. La quaresima è tempo di tornare all’essenziale e lasciare cadere le maschere dell’ipocrisia, di far apparire ciò che siamo per davvero. La conversione a cui ci invita il vangelo di oggi non ci coinvolge solo personalmente ma ci interroga anche come famiglia, come comunità, come Chiesa. Si interrogava un articolista: “stiamo costruendo attorno alla Sua Persona o attorno a delle strategie pastorali, a iniziative, a concetti, a tentativi anche lodevoli in ambito caritativo ma che non sono un modo più forte e decisivo di aggrapparci a Lui? C'è ancora Gesù lì dove tutto parla di cristianesimo? C'è ancora Lui o solo l'ombra delle Sue idee?” In questo tempo di quaresima proviamo a rispondere a questi interessanti interrogativi.
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  • [Mer 30] Commento: Io e il Padre...
    “Ma Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anch'io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio”. Nel Vangelo di oggi, emerge una cosa intollerabile per i contemporanei di Gesù: la sua relazione strettissima con Dio, fino al punto da chiamarlo Padre. Ma il fatto è che per Gesù non è solo un modo di dire, Egli è veramente il Figlio di Dio. La cosa più interessante è notare che il segreto della missione di Gesù è esattamente in questa profonda relazione con il Padre. Infatti un amico diceva: una volta nella vita capita di sentirsi talmente tanto voluto bene da qualcuno, di sentirsi importante agli occhi di qualcuno, da trovare proprio in questo la forza per affrontare tutto, anche le cose più difficili. Invece è faticoso affrontare la vita se non ti senti voluto bene, se non senti un po’ di fiducia, se non senti un’appartenenza. Gesù trova questa energia: nell’Amore senza limite del Padre. “Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati”. Ma la lieta notizia del Vangelo è sapere che questo segreto di Gesù non è solo per Lui perché è venuto a dare a ciascuno di noi un Padre. Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato dice Gesù. È proprio in questa relazione con Lui che troviamo l’energia necessaria per affrontare la vita. “In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”. La quaresima è anche tempo di ridare vita alla nostra relazione con Dio. Aveva ragione allora San Paolo VI quando si rivolgeva a Gesù lo pregava così: “Tu ci sei necessario!”. La gioia del Signore sia sempre la nostra forza.
    3 min
  • [Mar 29] Commento: Non è per caso che preferiamo rimanere così?
    “Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»”. Questa domanda di Gesù sembra fuori posto in quella calca di gente sofferente. Chi non vorrebbe guarire dalla sua malattia? Ciò nonostante non è una domanda banale perché potrebbe capitarci di abituarci a ciò che ci fa soffrire, non solo malattia ma abituarci alle situazioni, dipendenze, peccati… da non riuscire più a desiderare un cambiamento. Appunto come quest uomo del vangelo di oggi, chi invece di dare una risposta chiara e precisa si mise a sprecare parole vuote, mentre gli sta davanti colui che dà la vita. In fondo cambiare sembra turbare quello che forse quest’uomo con fatica si era costruito proprio a partire da quella sofferenza. Gesù ha bisogno di guarire innanzitutto in quell’uomo un autentico desiderio di guarigione. Ma proprio per questo quell’uomo più che rispondere semplicemente di sì, gli elenca tutti i validi motivi per cui non vale nemmeno la pena desiderare: “Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me»”. Ci sono sempre colpevoli e giustificazioni al perché siamo infelici e intrappolati. Ma siamo davvero convinti che questa cosa sia la cosa più importante? Gesù non pone delle condizioni per la sua guarigione, chiede solo il desiderio autentico di volerlo veramente. “Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare”. Questo è ciò che opera Gesù nella vita delle persone. La fede non serve a trovare colpevoli o ad analizzare cause. La fede serve a rendere possibile una vita diversa a partire da ciò che è seppellito nei nostri desideri più veri.
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  • [Lun 28] Commento: Insisti, non andare via, resta a pregare Gesù!
    “Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete»”. Questo funzionario del re, ci raffigura tutti noi, come credenti, infatti quante volte proviamo nella nostra preghiera la sensazione, come quella di questo funzionario? Effettivamente la sua preoccupazione non sembra che abbia toccato subito la sensibilità di Gesù. Pregare non è sempre facile e non è sempre un’esperienza di pace come si può pensare. A volte è lotta, anche con le sensazioni che ci suscita. Ma il segreto è non scoraggiarsi ma insistere appunto come questo funzionario: “Ma il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia»”. Troppo spesso di fronte a qualsiasi blocco, anche nella preghiera, è naturale pensare subito a trovare altre soluzioni altrove ma il padre ci mostra il valore dell’intercessione perché “insiste” non va via, resta a pregare Gesù, anche se ha la sensazione di non essere capito, ascoltato. Ed è per questo che Gesù gli risponde in questo modo: “«Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino”. E qui che troviamo il punto più saliente del vangelo di oggi, credere non significa sentirsi esauditi subito ma chiede pazienza, insistenza e fiducia. Infatti, in fondo quel padre non ha nessuna prova che Gesù dice la verità ma accetta di tornare a casa, di rimettersi in cammino. E quindi la preghiera dovrebbe sempre far questo: dovrebbe rimetterci in cammino. “Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!» e credette lui con tutta la sua famiglia”. Ecco l’importanza de la preghiera che ci serve a imparare a credere più che a sentirci meglio.
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  • [Dom 27] Commento: Mi alzerò e ritornerò, e dirò: perdonami...
    «I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola». Le mormorazioni degli scribi e dei farisei nascono da un atteggiamento che abbiamo notato anche nel vangelo di ieri cioè l’intima presunzione di essere giusti. Con il vangelo di oggi siamo proprio nella parte più bella del vangelo di Luca cioè quella consacrata alla misericordia di Dio. Il vero protagonista di questa parabola non è il figlio prodigo ma piuttosto il padre che fa conoscere chi è Dio per l’uomo che si riconosce peccatore: amore infinito, misericordia. Scrisse Sant’Ambrogio: “non leggo nella Bibbia che Dio si sia riposato quando creò il cielo e la terra; o quando creò il mare e le piante; leggo che si è riposato quando creò l’uomo, perché finalmente aveva trovato uno cui potesse perdonare”. È la gioia che prova nell'amare ciò che sembra essere ormai smarrito. Per questo racconta due parabole simili che in entrambi i casi portano questa affermazione: “c’è più gioia di…”. La prima parabola è quella della pecora smarrita, e che il pastore va a cercare come se fosse la più cara. E quindi lascia da parte le novantanove, pur di trovare quell'unica pecorella. Infatti, diceva un amico, “si incontra l’amore solo quando si incontra qualcuno che ti ama come se tu valessi tutto, più degli altri, più di ogni altra cosa. Solo quando ti senti prediletto senti che l’amore ti salva. L’amore che ama tutti allo stesso modo non è amore che ti cambia la vita.” Incontrare Gesù significa incontrare un amore di predilezione, un amore che cambia la vita. La seconda parabola descrive una donna che perde una moneta e finché non la ritrova non smette di cercarla: «E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta». Bellissima esperienza dell’amore che non si arrende e che trascende ogni difficoltà. È l’amore delle mamme che non lasciano i loro figli anche quando tutti sono scapati. La conclusione però è comune a queste tre parabole: «Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». La quaresima è anche tempo di lasciarsi raggiungere da questo amore, convertendosi, decidendo come il figlio prodigo.
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  • [Sab 26] Commento: Chi dei due?
    “Gesù disse questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti”. Infatti ci accompagna sempre questa tentazione di pensare che il fatto di credere ci renda migliori degli altri. Ecco il nostro guai, l’idea del merito. Nel vangelo di oggi invece, Gesù ci dice che umanamente non meritiamo nulla, tutto è grazia. Dio ci ama come siamo! La fede serve a riscoprire quanto siamo anche umani e quante nostre umane fragilità portiamo addosso. Ecco perché non va bene quando diciamo pregando: “Grazie perché mi hai dato la vita, grazie perché mi hai dato la fede, grazie perché cerco di seguire ciò che mi hai domandato, grazie perché mi sforzo a non trasgredire, ma grazie soprattutto perché non faccio schifo come quello lì”. Ed è questo il significato profondo della parabola raccontata da Gesù nella pericope di oggi: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore”. È ovvio che tra i due è il secondo che si trova nella logica giusta, quella dell’umiltà, la logica di chi si sente bisognoso del perdono, della misericordia, dell’amore. La quaresima è tempo di fermarci un po’a riflettere sulla vita… Sull’esempio del pubblicano impariamo a toccare e riconoscere nostri propri limiti e affidarci alla misericordia di Dio. “Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. “La memoria delle nostre cadute dovrebbe toglierci ogni residuo di presunzione, superbia e vanagloria”, disse un saggio.
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  • [Ven 25] Commento: Ave, rallegrati!
    “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. Ci ricordiamo come l’Angelo era apparso pure a Zaccaria. Non l’aveva salutato però come accade a Maria nel Vangelo di oggi. Per bocca dell’Angelo Maria viene definita piena di grazia che significherebbe amata in pienezza, preservata. In piena Quaresima la festa di oggi pare sorgente più vera della Pasqua. Infatti diceva un famoso professore che: “Gesù non ha salvato il mondo solo a partire dagli ultimi giorni della sua vita terrena. Egli ha cominciato a salvare il mondo fin dal primo istante in cui è entrato nella storia. E questo ingresso lo ha fatto prima attraverso la libertà di questa donna e poi attraverso il suo grembo”. E’ ovvio che l’economia della salvezza inevitabilmente si mischia anche con le nostre scelte. Infatti scrisse Sant’Agostino: “Dio che ci ha fatto senza di noi, non ci salva senza di noi”. Oggi è festa del Dio che si fa uomo per fare strade con noi, e Maria è la protagonista, la porta d’ingresso di Dio nella nostra storia. E questo privilegio nessuno lo ha mai avuto, ecco perché Maria merita il nostro onore. La gioia che Eva ci tolse ci è ridata in Maria ecco perché è la nuova Eva, la porta della salvezza, il suo Sì, è quello che ha reso possibile tutto il resto: “ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Dopo il dubbio viene la certezza, è quello che possiamo notare anche nella “discussione” tra l’Angelo Gabriele e Maria. La nostra vita è la somma delle nostre scelte, dei nostri, sì, dei nostri eccomi. Noi siamo le nostre scelte, osserva un famoso filosofo. Solo guardando a quanto abbiamo messo in gioco, quanto della nostra libertà, riusciremo anche a capire il punto, dove ci troviamo. “Ecco perché il male non è semplicemente fare scelte sbagliate, ma è innanzitutto non fare scelte”. E, molto spesso, la scusa per non fare mai scelte, è nel fatto, che non sempre capiamo tutto, che non sempre abbiamo sotto controllo le situazioni, che non sempre ci sentiamo pronti. Anche Maria si è trovata in una situazione simile, ma ha compreso che ad un certo punto della vita, ciò che più che conta è il rischio della libertà e non le rassicurazioni. Rischiamo. Solo nel “movimento” e non nella “stagnazione” c’è il guadagno, anche in quello eterno… Perché non importa tanto “quanto” guadagneremo ma che, quando il Signore verrà “ci trovi al lavoro”.
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  • [Gio 24] Commento: La gioia del Signore sia la nostra forza.
    “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite… se io invece scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio”. Forse oggi parliamo di meno del demonio. Esiste il demonio e Gesù ne è consapevole. Il demonio è colui che divide e che ci inganna, che ci fa credere che Dio è un concorrente, non un alleato. Nel vangelo di oggi Gesù viene accusato di compiere miracoli mediante un potere magico. Davanti a questa pesante accusa Gesù comunque trova la forza di argomentare efficacemente. Infatti, quando noi non ci impegniamo interamente per il regno di Dio, lasciamo sempre campo aperto al diavolo. Ecco perché San Pietro paragona il demonio come un leone che rugge e gira sempre attorno in cerca di chi divorare. Quindi siamo chiamati ad essere attenti e vigilanti perché potremmo essere sconfitti facilmente. La quaresima, ce l’ha ricordato il nostro Abate Generale nella sua lettera circolare, è tempo di conversione, un’inversione di marcia, verso i valori che forse abbiamo perso di vista, le amicizie che abbiamo lasciato cadere, le gioie della condivisione e del camminare insieme verso Dio che riscopriamo come unico scopo della nostra esistenza. La gioia del Signore sia sempre la nostra forza.
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