Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 23] Commento: Il compimento della Legge è l'amore.
    “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto ad abolire, ma a dare compimento”. Per evitare fraintendimenti, dobbiamo tenere sempre presente questo chiarimento di Gesù che emerge nel Vangelo odierno. Infatti, da vero Ebreo, non rifiuta tutto ciò che è stato prima, e non è neanche un superamento dell’antico ma tutto matura in Lui, si compie, raggiunge la pienezza. Dice San Paolo: “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”. La novità che Gesù porta è la lettura della legge in chiave dell’amore. Per gli Ebrei, la loro osservanza ossessionata della Legge era il massimo, attraverso la quale si realizzava la volontà di Dio. E quindi meditarla, osservala alla lettera, era la loro eredità. Ed è un pregio che pure noi oggi dovremo imitare, per dare più spazio alla Sacra Scrittura nella nostra vita. “Gesù è pienezza della legge perché egli è la parola definitiva del padre” come ci dice la lettera agli Ebrei. Ecco perché Paolo ci dice che chi ama il suo simile ha adempiuto la legge… pieno compimento della legge è l’amore”. Il cristiano è prima di tutto il discepolo di Gesù, non colui che adempie soltanto la Legge. Può darsi che qualcuno si aspettasse che il Messia avrebbe scambiato le carte, perché osservare le regole a volte sembra faticoso, implica lavoro su di sé, l’autodisciplina... E quindi l’idea di un Messia liberatore consisteva anche nella liberazione dal peso della Legge. Invece Gesù è venuto per dare una nuova lettura alla fatica che facciamo nel prendere sul serio la Legge e i Profeti. E, questa direzione nuova, Egli la chiama compimento.
    3 min
  • [Mar 22] Commento: Ma… quante volte?
    “Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. La richiesta di Pietro costituisce quello che ciascuno avrebbe chiesto per capire ciò che voleva dire Gesù: “Signore basta perdonare all’infinito?”, e Gesù risponde: “No, non basta! bisogna moltiplicare l’infinito”. Basterebbero queste parole di Gesù per cogliere il senso profondo del Vangelo di oggi. Gesù però preferisce andare oltre per spiegare meglio a Pietro dove si trova la chiave di un eccesso al perdono infinito e, da bravo pedagogo, lo fa mendiate una parabola che sembra banale ma risulta molto efficace. Non è a caso che nella preghiera del Padre nostro ripetiamo ogni giorno: rimetti a noi i nostri debiti come li rimettiamo ai nostri debitori. Effettivamente questo è il messaggio che ci viene trasmesso nella parabola di oggi, però quante volte agiamo come questo servo perdonato ma che fa fatica a fare lo stesso nel confronto del suo compagno. Peccato che a volto dimentichiamo che tutto quanto vogliamo che gli altri facciano a noi, anche noi faccessimolo per loro. Infatti, la misura con la quale Dio ci misura, è la stessa con la quale noi dobbiamo misurare. Il nostro rapporto orizzontale dovrebbe regolarsi sul nostro rapporto verticale. Di qui la necessità di essere pronti sempre, senza condizioni né limiti, alla riconciliazione. Sì, il perdono è una forza incredibile, è una liberazione e può rovesciare anche situazione senza quasi più via d’uscita. Il perdono può cambiare completamente un’anima: il perdono è il trionfo sul male, come avvenuto sulla croce quel venerdì Santo. La quaresima, ha ribadito il nostro Abate nella sua lettera circolare, è il tempo di vedere quanto abbiamo da perdonare e quanto di cui essere perdonati, un tempo di chiedere perdono e di offrirlo agli altri. La gioia del Signore sia sempre la nostra forza.
    3 min
  • [Lun 21] Commento: PAX! che si eleva come silenzioso monito a rigettare ogni forma di violenza.
    Oggi ricordiamo il beato transito cioè la morte del nostro Santo padre Benedetto, fondatore dell’Ordine benedettino, transito avvenuto il 21 marzo 547, quindi è una grandissima festa per tutti i benedettini e benedettine anche se questa cade sempre in pieno tempo di quaresima, forse per indicarci anche che in questo tempo di penitenza, di conversione, di rinascita individuale e collettiva, potessimo volgere lo sguardo ad un modello di vita come quello San Benedetto. Il suo biografo, san Gregorio Magno, riportando le circostanze della sua morte scrisse: “sentendo che il momento della morte si stava avvicinando, Benedetto fece preparare la sua tomba. Assalito poi dalla febbre, poiché lo sfinimento diventava sempre più grave, il sesto giorno si fece trasportare nell’oratorio, ove, fortificato dalla celebrazione Eucaristica, alzando le mani al cielo nella preghiera e sostenuto dai suoi discepoli, rese l’anima a Dio. Benedetto muore pregando, sorretto dai discepoli, e questa pia morte ha fatto si che la pietà cristiana lo invocasse come patrono dei moribondi, e questo è un invito rivolto anche a tutti noi: sorreggerci gli uni gli altri e aiutarci ogni giorno”. Il Vangelo secondo Giovanni (Giov.17,20-26), scelto per la festa di oggi, è centrato sulla preghiera di Gesù: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola, perché tutti siano una sola cosa”. E nella stessa logica che San Benedetto ha abbandonato tutto e si mise alla fedele sequela di Cristo. Sì, Benedetto, come ha affermato il Papa Emerito, “fu esempio di santità e indicò ai monaci, come unico grande ideale Cristo; fu maestro di civiltà che, proponendo un’equilibrata visione delle esigenze divine e delle finalità ultime dell’uomo, tenne sempre ben presenti anche le necessità e le ragioni del cuore, per insegnare e suscitare una fraternità autentica e costante, perché nel complesso dei rapporti sociali non si perdesse di mira un’unità di spirito, capace di costruire ed alimentare sempre la pace”. Ecco un motivo in più per implorare la sua intercessione in questo contesto di smarrimento sia spirituale che culturale, per la pace nel mondo e in mode particolare per l’Ucraina, lacerata da una guerra assurda e che non lascia indifferente tutta l’Europa. Quindi non è senza significato la parola PAX che leggiamo alle porte dei monasteri benedettini, secondo la storia, ebbe origine nell’Abbazia di Montecassino; infatti, a proposito disse Benedetto XVI, che “essa si eleva come silenzioso monito a rigettare ogni forma di violenza, per costruire la pace: nelle famiglie, nelle comunità, tra i popoli e nell’intera umanità”. Però la pace è possibile là dove c’è l’unità, come emerge nel vangelo di oggi. La gioia del Signore sia sempre la nostra forza. Amen!
    4 min
  • [Dom 20] Commento: Convertitevi, il regno dei celi è vicino...
    Nel Vangelo di questa terza domenica di quaresima, Gesù, per farci riflettere, ci propone due esempi abbastanza forti, quello cioè dei Galilei massacrati da Pilato e quello delle persone uccise in un incidente a Gerusalemme. Quindi questa terza domenica la potremmo chiamare giustamente “la domenica degli esempi”. “Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»”. Nel contesto attuale è un discorso che nessuno avrebbe preferito ascoltare perché ormai siamo bombardati quasi ogni giorno da notizie di guerre, covid, femminicidi, incomprensioni… Ora basta! Facciamo un estremo esame di coscienza e domandiamoci con Joseph Gevaert: “che cos’è l’uomo? Chi sono io? Quale è il senso dell’esistenza umana? A prima vista sembra che l’umanità nel momento presente della storia sia più matura per dare una risposta a questi interrogativi, perché mai lo sviluppo delle scienze è stato così vasto e specializzato. Però un mondo dominato unicamente dalla scienza e della tecnologia potrebbe anche rivelarsi inabitabile, non solo dal punto di vista biologico, ma soprattutto del punto di vista spirituale e culturale”. È proprio vero, nessuno di noi può dire di essere migliore. Nessuno di noi può sentirsi al sicuro. Ecco quindi la necessità del cammino di conversione che può portare anche a scelte difficili. Tutto sommato, è sempre valido l’appello alla conversione anche se è un cammino lungo e difficile. La quaresima, dice il nostro Abbate nella sua lettera circolare, è tempo di conversione, rinnovamento, riconciliazione, rinascita. E’ un tempo per fermaci un po’a riflettere sulla nostra vita, avendo sullo sfondo la vita del Redentore. E’ un tempo di bilancio della nostra vita, per vedere quanto abbiamo perso e quanto abbiamo guadagnato in termini di valori cristiani.
    3 min
  • [Sab 19] Commento: Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!
    Senza dubbio la figura di Giuseppe è una delle figure fondamentali che ci aiutano a comprendere la storia della salvezza. Infatti emerge nel Vangelo di oggi un dettaglio su cui possiamo riflettere: «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». In queste poche parole è riassunta la vocazione di Giuseppe quella del custode del mistero. Scrive Papa Francesco: come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. E’ accanto a Maria, sua sposa, nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazareth, nel laboratorio, dove ha insegnato il mestiere a Gesù. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza! Quindi Giuseppe è un esempio più alto di chi vive in piena fiducia in Dio. Ecco perché Giuseppe dorme tranquillamente anche quando tutto sembra buio intorno a lui. “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”. In fondo Dio non poteva scegliere persona migliore di Giuseppe per affidargli suo figlio unigenito e sua madre Maria.
    3 min
  • [Ven 18] Commento: Vigna, vignaioli e la Pietra angolare...
    Il Vangelo di oggi ci parla di una vigna, che generalmente, nella Bibbia, è immagine del popolo di Dio, affidato a qualcuno che doveva averne cura, senza esserne il proprietario. Quanto è drammaticamente vero che, a volte, ci comportiamo come i vignaioli della parabola di oggi. Questo è quello che diventiamo quando siamo accecati dalla superbia e vogliamo agire senza di Dio, dimenticando che la nostra vita è un dono gratuito di Dio. I contadini non vogliono riconoscere il padrone come tale. Questo è il loro peccato. Rifiutando il figlio del padrone, rifiutano la pietra angolare. “Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: costui è l'erede. Sù, uccidiamolo, e avremo noi la sua eredità. Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero”. Ovviamente, dietro queste parole di Gesù si nasconde profeticamente il suo destino che lo aspetta a Gerusalemme. Di fronte a questo clamoroso tradimento, il padrone cosa ne fa di quei contadini: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti”. Gesù, dalla croce, ha mostrato il contrario di quello che si poteva immaginare come castigo, ha perdonato tutto e tutti, specie a coloro che più degli altri gli hanno fatto del male. Nella sua lettera circola sulla quaresima il nostro Abbate ha ribadito che: la via della croce è la via dell’umiltà, dell’affidamento a Dio, della libertà. L’accettazione di questa via ci aiuta ad essere liberi, liberi anche dal timore.
    2 min
  • [Gio 17] Commento: Lazzaro ha saputo sia essere sia avere.
    Il brano di oggi ci illumina sulla preoccupazione del vero ricco del vero povero. “C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla tavola del ricco”. Un giorno mio amico mi raccontò che è passato nella via in cui si sedeva un mendicante nell’angolo di un palazzo, questo gli chiese una moneta, gliela diede, però per educazione, si fermò anche per scambiare due parole con lui. Quando gli chiese il suo nome, il mendicante si mise a piangere e poi disse che tante persone passano davanti a lui però nessuno ha mai avuto l’intuizione di chiedere come si chiamava, perché era ormai conosciuto come il mendicante dell’angolo del palazzo, mentre lui aveva il nome proprio e si chiamava Giovanni. Nella logica del mondo a volte la nostra identità è definita in base a ciò che possediamo: io sono ciò che ho. Quindi possiamo ipotizzare che forse per questo motivo il ricco della pericope odierna non ha nessun nome. Il suo nome coincide con la sua ricchezza. Invece il povero non ha nulla, ma conserva il suo nome. “Quando muore, l’uomo non porta nulla con sé”, dice il Salmista; nell’altra vita si va solo con ciò che siamo. Per questo l’episodio del ricco e Lazzaro, riportato nel vangelo di oggi, è drammatico e fa molto riflettere: “Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti”. Qui il peccato del ricco non è la ricchezza in sé ma piuttosto la sua mancanza di solidarietà nei confronti del povero Lazzaro, che ha saputo sia essere che avere.
    3 min
  • [Mer 16] Commento: Voi non sapete quello che chiedete...
    Il vangelo di oggi mette in risalto una particolarità che, in fondo, preannuncia il destino che aspetta Gesù a Gerusalemme: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà”. E’ scandaloso, mentre Gesù annuncia la sua fine imminente, i discepoli sembrano avere altre priorità in mente: “Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?»”. Pensare secondo il mondo a volte stupisce…, come si fa a pensare ai privilegi mentre Gesù sta dando una così triste notizia? È come uno, che sembra ignorare la fine imminente di alcune famiglie religiose a causa della crisi vocazionale in atto e l’invecchiamento dei membri. Ma perché assettato degli interessi egoistici fa fatica ad accettare il diverso e dimentica la correlazione tra l’identità individuale e l’identità collettiva. Invece la diversità è una ricchezza! Delle volte usiamo appunto la logica della carriera per nascondere le nostre miserie, le nostre paure, le nostre angosce, altre volte il possesso dei beni purtroppo che pure periscono. Alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore, dice il salmista. “Che cosa vuoi?” mi chiede e ti chiede Gesù nel vangelo di oggi. Purtroppo il nostro io resta sempre, più o meno, occupato dal desiderio di dominare, di aver, invece di essere. Ecco perché Gesù ci invita alla logica dell’ultimo posto. “Tra voi non sarà così; ma chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro servitore. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”.
    3 min
  • [Mar 15] Commento: Le loro opere le fanno per essere ammirati...
    Nel vangelo di oggi notiamo un durissimo rimprovero che Gesù rivolge non solo agli scribi e ai farisei ma anche senza ombra di dubbio all’uomo contemporaneo perché la mentalità non che è cambiato tanto e Gesù la condanna: “Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente”. Davvero abbiamo tanto da imparare da questo Vangelo, soprattutto in questo tempo di quaresima. Prima di tutto mettere da parte il voler padroneggiare sulla vita degli altri, dicendo sempre ciò che devono fare, ciò che devono essere, senza però dare loro un esempio di vita. Infatti con questo modo di ragionare il rischio è altissimo di commettere “abusi spirituali” perché sempre più spesso si incontrano persone che, approfittano della fragilità spirituale di alcuni, per manipolarli. Non si scherzano con le anime! Quindi le parole di Gesù è un richiamo alla vigilanza per ciascuno di noi perché forse stiamo rivolgendo troppo lo sguardo all’uomo e non più a Gesù. Infatti dice: E non fatevi chiamare guide, perché uno solo è il padre vostro, quello celeste. Santo Papa Paolo VI disse nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. La seconda piaga da curare in questo tempo di quaresima, è pensare di contare qualcosa solo perché gli altri tengono fisso lo sguardo su di noi. Siamo tutti nella stessa barca, ecco perché Gesù condanna nel vangelo di oggi, quelli che vogliono porsi come “prìncipi” agli occhi degli altri. Ma “chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”.
    3 min
  • [Lun 14] Commento: Perdonate e vi sarà perdonato...
    Apriamo questa seconda settimana di quaresima con una esortazione molto interessante. “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”. Lo sappiamo, il vangelo di Luca viene chiamato vangelo della misericordia, perché più degli altri evangelisti, mette l’accento sulla misericordia. La misericordia diceva Manzoni è: un nobile sentimento di compassione attiva verso l’infelicità altrui, di solito promosso da una virtuosa inclinazione alla pietà o al perdono: aver misericordia di un povero infelice; Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia. La misericordia è consenquenza dell’amore, solo chi sa amare senza condizione sa anche perdonare. Infatti, siamo tutti bravi ad amare la parte migliore di qualcuno, ma la grande sfida dell’amore è sapere accettare l’altra faccia della medaglia dell’altro, le sue fatiche, i suoi limiti, le sue debolezze. In fondo questa è la logica di Dio chi ci perdona sempre perché ci ama come siamo. Alla luce del vangelo di oggi possiamo dire che facciamo fatica ad usare misericordia perché amiamo poco. Purtroppo, spesso, invece di usare misericordia, giudichiamo e Gesù ci dice: “Non giudicate e non sarete giudicati”. Difatti, l’antitetico dello sguardo di misericordia, è quello del giudizio, e senza giri di parole possiamo dire che ciò che blocca la vita di tante persone è che si sentono giudicati invece di essere amati. Quindi, finché guarderò l’altro con l’occhio del giudizio, non riuscirò mai ad amarlo, ma solo se smetto di guardarlo con giudizio, riuscirò anche a guarire dal sentimento di giudizio che mi acceca. Il giudizio mette sempre nella posizione della debolezza che viene dalla prepotenza, dalla condanna: “non condannate e non sarete condannati”. Sarebbe sempre meglio, prima di giudicare, che mettessimo prima di tutto la mano sulla coscienza. A quanti guai stiamo assistendo nelle nostre comunità, nelle famiglie, perché ormai sta prevalendo lo sguardo del giudizio? L’unica via d’uscita da questo modo di valutare è solo l’amore, che si concretizza nel perdono: “perdonate e vi sarà perdonato”. Fa riflettere quello che ci diceva il nostro professore di Etica: Dio perdona ma l’uomo no. Nella sua lettera circolare il nostro Abbate ci ha ricordato che: la quaresima è il tempo di vedere quanto abbiamo da perdonare e quanto di cui essere perdonati, un tempo di chiedere perdono e di offrirlo agli altri.
    3 min

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