Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 4] Commento: Tu non disprezzi, o Dio, un cuore contrito...
    Isaia, nella prima lettura, denuncia la falsa autenticità di comportamenti superficiali di preghiera e di astinenze in cui l'esteriorità e la superficialità non esprimono un vero desiderio di Dio e nascondono ingiustizie sociali. Occorre sensibilità nei confronti dei poveri e degli indigenti per essere esauditi dal Padre: "Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli ti dirà: Eccomi, se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio". (Isaia 58, 9). In questa prospettiva si canta il ritornello del salmo 50: "Tu non disprezzi, o Dio, un cuore contrito". Dio è sempre vicino al penitente umile, coraggioso e leale, che invoca: "Signore, sciogli le mie catene inique" (Isaia 58, 6). La Quaresima invita al coraggio della verità degli atti e delle scelte. Il testo di Matteo asserisce indirettamente la presenza del Messia; pertanto i discepoli non possono essere imprigionati dal digiuno giudaico; Cristo infatti ha inaugurato la "nuova giustizia". La comunità ecclesiale capisce il vero significato del digiuno e delle pratiche ascetiche, con un riferimento cristologico e un orientamento di solidarietà. Tale è la prospettiva di una santità evangelica, che si alimenta della Parola di Dio. Il legame con Cristo Salvatore è il punto di partenza per un impegno morale autenticamente evangelico, ispirato dallo Spirito di verità, che nutre anche il comportamento sociale e suscita tanti gesti eroici, per esempio: Teresa di Calcutta, Massimiliano Kolbe, fino ai tanti altri odierni martiri e testimoni che non hanno esitato a scegliere sempre i valori essenziali.
    NOTA BENE!
    Tutti i venerdì di Quaresima vige l'obbligo di astinenza dal magiare la carne.
    3 min
  • [Gio 3] Commento: Salvare o perdere la vita.
    L'apostolo Pietro, a quella domanda di Gesù «voi chi dite che io sia» ha risposto, illuminato dallo Spirito, «il Cristo di Dio». Proprio da questa certezza e dai fatti che ogni giorno cadevano sotto gli occhi di tutti, aveva tratto l'idea, che il suo Maestro dovesse godere di una specie di invulnerabilità. È quindi facilmente immaginabile il suo sgomento, la profonda delusione nel sentir dire dalla sua bocca che dovrà molto soffrire, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno. È indubbiamente un messaggio paradossale. Cominciano ad apparire in tutta la loro drammaticità da una parte la passione di Cristo e dall'altra lo scandalo per l'incapacità di comprendere l'arcano disegno divino. Dobbiamo ammettere che senza il dono della fede il pensiero umano non può mai e poi mai giungere a condividere, secondo la migliore logica, questo progetto, pensato e voluto da Dio stesso. Un progetto che totalmente ci coinvolge, perché lo stesso Cristo, rivolgendosi a tutti coloro che vogliono e vorranno seguirlo, aggiunge: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Quindi, senza mezzi termini ci viene detto che non solo il Figlio di Dio dovrà portare la croce, ma sarà il retaggio di tutti gli uomini. Per nostra fortuna ora sappiamo, nella certezza della fede, dove quella sequela ci conduce. Siamo certi che la nostra non è una atroce ed assurda condanna, ma la via segnata dal divino Redentore, per giungere alla pienezza della vita nella gioia della risurrezione. In questo contesto non ci appare più tanto strana la solenne affermazione con cui si conclude il vangelo odierno: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?». Vengono messi in gioco i grandi e definitivi valori della vita e, nel contempo ci vengono offerti i criteri migliori per operare la scelte migliori alla luce della divina sapienza. Guadagnare la vita significa allora avere il coraggio di perderla in questo mondo, di accettare tanti apparenti sconfitte, fino a quella della morte, pur di conservare il valore supremo della risurrezione e della beatitudine eterna. Questa è la grande rivoluzione che Cristo ha portato nel nostro mondo. Egli è venuto a stravolgere la nostra povera ed inquinata logica umana, per far irrompere il suo spirito nuovo e la vera sapienza. L'immortalità e la pienezza della felicità solo per questa via possiamo raggiungerla e Cristo si è fatto nostro garante affinché nessuno manchi l'obbiettivo e nessuno si perda.
    3 min
  • [Mer 2] Commento: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
    Con il "Ritornate a me con tutto il cuore", che segna l'inizio del periodo quaresimale, siamo avvertiti: la Quaresima è il momento privilegiato per lasciarci guidare dalla Parola di Dio, per vivere intensamente, a livello personale e comunitario, un cammino di rinnovamento spirituale e morale, un itinerario di fede e di prova, un ritorno totale a Dio, attraverso alcuni elementi concreti: digiuno, elemosina, preghiera. "In questi giorni quindi aggiungiamo da parte nostra qualche cosa al consueto onere del nostro servizio, ad esempio, preghiere private, astinenza nel mangiare e nel bere, in maniera che ciascuno di propria iniziativa, possa offrire a Dio, nella gioia dello Spirito Santo qualche cosa oltre il limite assegnatogli" (San Benedetto, Regola, c.49.). Qust anno abbiamo anche un'intenzione speciale, quella di digiunare e pregare per la pace: in Ucraina, in Europa, nel mondo.
    Gioele ci invita di ritornare a Dio con tutto il cuore: il termine "ritornare" esprime la conversione, il cambiamento di mentalità e di comportamento: amare Dio sinceramente, vivere in solidarietà con i poveri, dedicare tempo alla preghiera. Per San Paolo, il cristiano è consapevole di essere collaboratore di Dio, in un tempo che è proclamato momento favorevole: "Ecco ora il giorno della Salvezza". Occorre essere attenti all'annientamento di Cristo: ormai il rapporto tra Dio e l'uomo è cambiato. Matteo insiste sulla lealtà e sull'umiltà del comportamento che, soltanto se autentico, sarà gradito a Dio. La nostra conversione equivale ad un ricentramento su Dio, una rieducazione profonda nutrita di allontanamento dal peccato, di rinunce, di preghiera. Oggi si inizia un gioioso cammino verso la Pasqua.
    Nota bene!
    Il Mercoledì delle Ceneri (come anche il Venerdì santo) è un giorno penitenziale in cui vige l'obbligo di digiuno e di astinenza dalle carni.
    3 min
  • [Mar 1] Commento: Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito...
    Oggi è la festa del Santo Volto. Il commento per la messa lo troverete qui sotto. Quel che segue è invece il commento per la messa del giorno. Così vediamo Pietro, sempre immediato a chiedere chiarimenti, vuol sapere che ne è di loro che hanno già abbandonato tutto e l'hanno seguito, a differenza di quel tale che non ha avuto il coraggio di seguirlo così da vicino. Il discorso del Maestro infatti aveva lasciato lui e i suoi compagni abbastanza disorientati, in considerazione anche a un contesto in cui le ricchezze rappresentavano la benedizione di Dio. La risposta di Gesù ai suoi è solenne e consolante, aldilà del poco o del tanto che abbiano abbandonato. "Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle... a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli... insieme a persecuzioni (è un inciso di Marco, molto significativo per la vita cristiana), e nel futuro la vita eterna". Per quanto l'uomo doni a Dio, Dio non si lascia vincere in generosità e il dono dell'uomo è sempre un dono ridonato. Che casa si ha, che non sia già stato ricevuto dalla bontà del Signore? Per comprendere nel senso più adeguato questa solenne affermazione di Gesù, può essere considerata un'altra, non meno inequivocabile: "Chi ama la madre o il padre più di me non è degno di me". Non parliamo poi delle ricchezze di ogni genere, cercate o possedute in modo sregolato, che appesantiscono l'anima, da cui si leva la voce di Agostino: "Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te". Ciò che Pietro ha chiesto, quale compenso alla loro rinuncia, ha squarciato il cuore di Dio. "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore dell'uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano". Queste sono le vere ricchezze confermate dal detto di Gesù "Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi". Sono stati poveri in questo mondo o hanno condiviso quanto possedevano, ora possiedono Dio.
    3 min
  • [Lun 28] Commento: Una cosa sola ti manca; va', vendi quello che hai.
    Torna in questa pagina del Vangelo il discorso sulle ricchezze. E' da chiedersi: perché l'atteggiamento di Gesù è così severo da esprimerlo perfino con una similitudine assurda? "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio". Il gran male non sta nella ricchezza, ma nel rendersi schiavo della medesima. Gesù non condanna chi ha molte ricchezze, ma chi pone in esse il suo cuore. La cupidigia infatti acceca gli occhi dell'anima, inaridisce il cuore e uccide gli affetti più cari. Chi ha il cuore posseduto dai beni resta insensibile ad ogni invito del Signore. Chi è preso da quello che ha, non può vivere quello che è come figlio di Dio sulla similitudine del suo Maestro, che "non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso". La scena iniziale di questa Vangelo è splendida, ricca di generosità, e lanciata verso un futuro di gloria, sia da parte di Gesù, sia da parte di quel giovane. Così si narra. "Mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio"... verso Gerusalemme, da dove inizialmente era partito, ora vi ritorna per completare il suo atto di consacrazione per l'umanità. Un tale gli corse incontro (anche lui è in viaggio) e, gettandosi in ginocchio gli domandò : "Maestro buono, che cosa debbo fare per avere la vita eterna?" "Osserva i comandamenti di Dio", gli rispose Gesù. Osserva, sii servo per quello che ti ingiunge il Signore che è nei cieli. E alla sincera affermazione che ciò era stata la sua costante premura fin dalla più tenera età, Gesù, dice l'evangelista: "Fissatolo, lo amò". Il volto di Dio si posa sempre sulla sua creatura, e non ritratta mai la sua paternità, ma per quel giovane il viaggio verso Gerusalemme, verso la compartecipazione all'amore con Cristo, si è interrotta. Resta da considerare almeno due cose: la porta del Signore è sempre aperta, e quanto ci è stato proposto in questa pagina del Vangelo, è provocante per ciascuno di noi. Sarà accolto? "Quello che non è possibile agli uomini, è possibile a Dio".
    3 min
  • [Dom 27] Commento: Per essere “Guide”.
    «Io sono la luce del mondo». È una delle affermazioni solenni di Gesù. La sua Luce è la divina sublime sapienza, è la Verità che fuga le tenebre e gli errori del nostri spirito. In questo contesto meditiamo il Vangelo di oggi: «Può forse un cieco guidare un altro cieco»? Proprio a favore di un cieco nato Gesù opera uno dei suoi più portentosi miracoli, siamo però consapevoli che il miracolo per eccellenza che a tutti ridona la vista, riguarda l’Opera della redenzione universale, il perdono, il recupero della “vista” dell’anima. Per la forza di questa divina misericordia siamo passati dalle tenebre alla luce. Senza questo dono dello Spirito nessuno può presumere di essere guida, maestro, luce per il fratello. Bisogna prima rimuovere la trave che ci oscura, che obnubila la vista dell’anima e poi tendere la mano al fratello e ricondurlo a verità. San Paolo ci ricorda questo percorso: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata inghiottita nella vittoria». È tornata la luce di Dio nel mondo e nei nostri cuori: lo Spirito Santo ci ridona la vista. Questo perché dobbiamo, per un esplicito comando di Gesù, andare in tutto il mondo e predicare il vangelo ad ogni creatura; diventare guide, portatori di verità e di luce. Ci esorta a tal fine: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Per questo splendore donato nella Pentecoste, con l’incessante effluvio dello Spirito Santo, i ciechi, i deboli hanno avuto la forza di guidare l’umanità verso la luce di Cristo. Così, l’uomo buono, redento e illuminato, dal buon tesoro del suo cuore, trae fuori e diffonde il bene, diventa testimone di verità e guida sicura, sull’impronta del Pastore buono, Cristo Gesù. Com’è urgente allora attingere incessantemente dai tesori di grazia quella santa energia, quella divina bontà che porta frutti abbondanti e tesori di vita autentica e santa...
    3 min
  • [Sab 26] Vangelo: Gc 5, 13-20; Sal 140; Mc 10, 13-16.
    In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
    Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
    E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.
    1 min
  • [Sab 26] Commento: Il fascino dell'innocenza
    Soltanto attraverso il dono della autorivelazione di Dio, ci è stato concesso di comprendere al meglio la sua inscrutabile grandezza e il significato più profondo della nostra somiglianza a Lui. Il Siracide ci ricorda la primitiva bellezza e il travaglio del male che si è insinuato nella nostra esistenza dopo il peccato. Abbiamo perso l'innocenza e la primordiale innocenza. Bellezza e innocenza che Gesù invece scorge più nitida nei bambini che accorrono a Lui. Egli deve rimproverare lo zelo inopportuno degli Apostoli che cercano di allontanarli nel timore che la loro vivacità potesse essere di disturbo al Maestro. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva. Viene spontaneo ai nostri giorni, invocare con tutta la nostra fede, che Gesù ripeta il suo gesto benedicente su tutti i bambini del mondo. Che siano cancellate per sempre le violenze fisiche e spirituali, che vengono perpetrate nei loro confronti. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!»
    2 min
  • [Ven 24] Vangelo: Gc 5, 9-12; Sal 102; Mc 10, 1-12.
    In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
    Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
    Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
    A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
    2 min
  • [Ven 25] Commento: La fedeltà, dono di Dio.
    È interessante leggere in questi giorni, con la dovuta attenzione, il libro sapienziale del Siracide. È un vero galateo del credente e conserva una sorprendente attualità. Oggi ci istruisce sul valore e sui rischi della vera amicizia. Valori che sono intimamente legati alla fedeltà al Signore, alla sincerità e al grado di fraternità che abbiamo annesso alla nostra religiosità. Sicuramente ora fa parte del comandamento nuovo che Gesù ci ha donato. È sulla stessa scia quanto proclama il vangelo di oggi. Anche la fedeltà coniugale è possibile soltanto quando è sorretta da una viva fede nel Sacramento e da un piena adesione a Cristo, che è il vero garante dell'indissolubilità del matrimonio. Quando mancano questi due elementi qualificanti il matrimonio cessa di essere sacramento e si riduce ad un patto umano con tutte le fragilità e le debolezze che sempre, più o meno, accompagnano le nostre decisioni. C'è una evidente e significativa proporzione: più è basso il livello e la pratica della religiosità più sono frequenti le separazioni, gli allontanamenti, i divorzi e le unioni di fatto. La statistiche ci dicono che in questi ultimi tempi stiamo assistendo ad un crescendo disfacimento della famiglia: ne soffre la Chiesa in prima linea, ma ne soffrono anche le istituzioni civili. Quando la famiglia non è più unita una serie ininterrotta di valori vengono a mancare. Ne sono coinvolti intere generazioni. È urgente pregare per la santità delle famiglie cristiane. Raccomandiamo al Signore anche quelle coppie che, con dolore, hanno visto fallire le loro promesse di amore e per i loro figli che ne soffrono le conseguenze.
    2 min

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