Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 13] Commento: Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo!
    Il celebre racconto delle promesse divine rivolte ad Abramo si era iniziato con una disposizione categorica: “Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò”. Questo ordine di rinunziare ad ogni vincolo sociale e familiare è stato imitato nel corso dei secoli da quanti hanno accettato di dedicarsi totalmente a Dio in una scelta di vita consacrata. Nella narrazione trasmessa dal libro della Genesi, i tre settori di azione di Dio erano stati indicati: la promessa di una posterità innumerevole; quanti accetteranno la storia della salvezza saranno figli della promessa; infine, nella discendenza di Abramo e dei figli della promessa, saranno incluse tutte “le famiglie della terra”. Giunto a destinazione, Abramo offre un sacrificio, che lo mette in una relazione giusta con Dio, con un rito di giuramento: Dio si impegna in modo irrevocabile. La Quaresima ci aiuta ad approfondire le radici della vocazione. Tutto questo perché "il Signore è mia luce e mia salvezza". Poi, nella seconda lettura, il breve estratto della lettera di San Paolo ai Filippèsi, che è un riassunto di una catechesi battesimale in uso agli inizi della Chiesa. Alcuni sono nemici della Croce di Gesù e sono intenti alle cose della terra; altri hanno scelto la patria dei cieli. Per questi, Cristo salvatore trasfigurerà il corpo mortale “in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose”. Il cristiano rivive l'incarnazione, la morte e la risurrezione del Signore: la spiritualità quaresimale è centrata sul ruolo di Cristo nella storia sacra, e ci fa desiderare di raggiungere la mèta: la fedeltà conduce a quell'incontro. Il centro della Quaresima è Gesù Cristo, maestro di vita e redentore. Lo vediamo nell'episodio della trasfigurazione. In quel brano è presente la prima professione di fede di San Pietro e l'annuncio da parte di Gesù della sua passione e della necessità di seguirlo portando la croce. I ricordi delle antiche manifestazioni divine dichiarano implicitamente che Gesù, accompagnato da Mosè ed Elia, realizza la pienezza della Legge e dei Profeti, e pertanto egli è la guida dell'umanità verso una pienezza di fede in Dio. Gesù sale sul monte per pregare in disparte: nel colloquio con il Padre avviene la conferma del suo destino. La nube luminosa, con la voce divina, attesta che Dio è presente per ratificare la missione del “Figlio mio l'eletto; ascoltatelo”. Scendendo dal monte, il cammino si riprende nella fede; ormai ascoltare Cristo significa obbedire alla sua voce. Lo stesso San Benedetto incoraggia: “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro e tendi l'orecchio del tuo cuore, accogli volentieri l'ammonimento del padre affettuoso ed esaudiscilo con impegno” (Regola, Prologo).
    4 min
  • [Sab 12] Commento: Amare i nemici...
    Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perséguitano”. A prima vista ci viene in mente una domanda spontanea, chi mai ci arriverà? Senza dubbio il vangelo di oggi ci mette tutti in crisi. Infatti, quanto è difficile amare davvero, soprattutto chi non ci vuole bene, per non dire il nemico. Ma fa riflettere molto la spiritualità cristiana orientale, per loro la vera maturità la si misura con la compassione: “bisogna imparare ad avere così tanta compassione fino al punto da sentirla anche nei confronti del diavolo”. E quasi inimmaginabile, impossibile, ma è Gesù che ce lo chiede: “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Amare è un impegno serio che non può essere vissuto con superficialità, ma ci deve coinvolgere integralmente cioè amare l’altro come se stesso, anche se a volte ci costa un occhio della testa. L’amore è sempre amore per la verità, ma è anche sempre amore per il volto di chi ho accanto, pur se non la pensa come me. Infatti le parole di Gesù fano molto riflettere quando dice che non si può amare Dio che si vede e odiare il nostro prossimo, che ci sta accanto. Quindi il Vangelo ci invita ad una grande passione. La passione per il dialogo che sta venendo meno purtroppo nelle nostre comunità religiosa, nelle nostre famiglie ma anche nella Chiesa. E inutile elencare qui le conseguenze di questo terribile cancro. La passione per l’altro, per piccoli, per i poveri, per il diverso. “Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?”. Ma noi siamo chiamati ad essere come il Padre: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Ma come ci possiamo arrivare con i nostri limiti? Siamo chiamati alla conversione continua nonostante le nostre cadute e questo cammino quaresimale ci sta aiutando a fare un’analisi seria del nostro essere cristiani. Cadendo e alzandosi si impara a salire.
    3 min
  • [Ven 11] Commento: Formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo.
    “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. In fondo essere giusti significa agire bene, ma basterà essere schiavo delle regole per dire di aver capito l’annuncio di Cristo? Gli scribi e i farisei si limitavano a un’osservanza esteriore, nient’altro. Invece il loro interno, diceva Gesù, era un sepolcro: nell’interno covavano prepotenza, odio, gelosia, rancore che rendono impuro l’uomo. Quindi Gesù punta all’essenziale: il cuore che deve essere sanificato perché tutto nasce lì. Il Vangelo di oggi dice che non basta fare il nostro dovere, ma dobbiamo anche imparare ad amare. Infatti, amare non è solo fare ciò che è giusto, è invece imparare a scegliere di fare ciò che nessuno ti chiede e che può esigere. In concreto, non è così difficile notare la differenza tra un cristiano che compie i propri doveri cristiani e un cristiano che ama. L’amore fa sempre differenza e dà più senso al nostro agire. “Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. Infatti non ha nessun senso voler costruire con Dio un rapporto vero se facciamo fatica a costruire rapporti trasversali con i fratelli che ci stanno pure vicino. “Chiunque si adira con il proprio fratello…” cioè chi persevera nella collera, nel risentimento… Che cos’è l’inferno? Sartre dice che l’inferno è l’altro, invece odio eterno, quando non arriviamo a liberarci da questo peso interiore ecco l’inferno. Quindi andando oltre amando il fratello ecco il paradiso, infatti Gabriele Marcel aveva contradetto Sartre affermando che la salvezza è l’altro. Una vera riconciliazione ci libera dai pregiudizi nei confronti degli altri. Che questo tempo di Quaresima sia per noi un momento per fare esperienza di una vera riconciliazione. Infatti migliorare i nostri rapporti orizzontali fa molto bene alla nostra vita spirituale, e viceversa avere una buona vita spirituale ci dà la forza per avere rapporti orizzontali sani.
    3 min
  • [Gio 10] Commento: La preghiera efficace.
    “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. Nel vangelo di oggi Gesù mette in risalto la perseveranza e la fiducia nella preghiera, che ci legano con Dio. Infatti, alla luce di questo brano, ci accorgiamo che Dio fa attendere l’uomo per educarlo a pregare, ma non lascia mai la domanda senza risposta. Purtroppo il tentatore ogni tanto ci convince a non pregare proprio perché ci demoralizza che, se chiederemo qualcosa, non ci sarà data, se cercheremo ciò che conta, non lo troveremo mai, e che se disperati busseremo alla porta di uno che dice di amarci, in realtà ci accorgeremo che non c’è nessuno dentro. È tutto questo influisce sulla nostra preghiera. Ma Gesù nel Vangelo di oggi ci assicura che se chiederemo, se cercheremo, se busseremo, avremo, troveremo, ci sarà aperto. E, per farcelo capire ancora meglio, usa un esempio molto semplice ma pertinente, di uno qualsiasi padre responsabile: “Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliene domandano!”. Infatti come è possibile credere che Dio è Amore e poi vivere con la paura che questo Amore possa riservarci brutte sorprese? Ecco perché in questo tempo di Quaresima forse dobbiamo ricordarci che se non ci fidiamo di Dio non serve nemmeno pregare. E anche molto interessante l’ultimo versetto del brano di oggi, perché riassume l’insegnamento di Gesù, considerato giustamente la regola d’oro. Infatti, tutto il Vangelo si ricapitola nell’amore di Dio e del prossimo. Diamoci dunque da fare!
    3 min
  • [Gio 26] Vangelo: Est 14, 1. 3-5. 12-14; Sal.137; Mt 7, 7-12.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
    Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
    Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
    1 min
  • [Mer 9] Commento: Cercare i miracoli.
    E molto facile creare assembramenti intorno a sé, come sta succedendo attualmente in diversi paesi Africani, con l’ondata delle sette, o come le chiamano loro: chiese della rinascita (églises de reveil). Hanno un modo specifico per attirare la gente, basta dire ciò che la gente vuole sentirsi dire. E oggi tanti ci stano cascando mentre le sette guadagnano terreno velocemente. Infatti è perché tanti corrono ancora dietro i presunti miracoli. E una grandissima sfida per la Chiesa Africana. Ma a Gesù non stavano a cuore le masse così. Ecco perché voleva fare valutazione, perché si accorgeva del rischio che qualcuno lo seguisse senza capire in fondo chi fosse realmente. Quindi il Vangelo odierno è una prova per fare questa valutazione: “Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona»”. Purtroppo, credere in base ai miracoli, sta divenendo un modo di essere cristiani molto diffuso, ma che non conduce molto lontano. Infatti chi “crede”, affascinato dai miracoli, va sempre alla ricerca del sensazionale, del emotivo, ma dimentica che il miracolo più grande Gesù ce l’ha dato sulla croce. “Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”. Gesù, ormai con la sua incarnazione, non è una anticipazione di ciò che accadrà, ma è adempimento, pienezza di ciò che Dio ha promesso. Quindi desiderare qualcosa di diverso da Lui, è sprecare inutilmente tempo.
    3 min
  • [Mar 8] Commento: Come dobbiamo pregare?
    “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole”. Queste parole di Gesù nel brano di oggi sono sempre di grande attualità. Infatti quante volte sprechiamo parole vuote pensando di pregare? San Benedetto nella sua Regola, parlando della preghiera, dice che deve essere breve. Dio non va convinto con una litania di parole e questo per un motivo fondamentale: Egli è nostro Padre e ci ama. È già convinto. In fondo la preghiera non serve a Dio ma piuttosto a noi. A volte ignoriamo che è alla base della nostra fede, della conversione, della nostra consapevolezza, della semplicità del nostro cuore che la preghiera può portare frutto. Ma il punto più significativo e interessante è: non siamo pagani che vogliono maneggiare la divinità, siamo cristiani convinti dell’amore di Dio. “Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate”. E appunto proprio su questa dichiarazione di Gesù che qualche volta nasce la preoccupazione di tante persone: che senso ha pregare, se Dio sa già tutto? E qui subito viene svelata la costante, anche giusta ma non sufficiente della preghiera… Il nostro pregare non è solo il chiedere… La preghiera invece è fondamentale nella vita di ogni credente perché ci mette in constante relazione con Dio. Quando il Signore dice: “pregate in ogni momento” naturalmente, come dice Benedetto XVI, “non ci chiede di dire continuamente parole di preghiera, ma di non perdere mai il contatto interiore con Dio. Esercitarsi in questo contatto è il senso della preghiera. Perciò è importante che il giorno incominci e si concluda con la preghiera. Con la gratitudine cresce la gioia per il fatto che Dio ci è vicino e possiamo servirlo”. Il Padre nostro è la preghiera per eccellenza, una sintesi perfetta della Bibbia secondo alcuni studiosi, è sempre un modello valido anche per noi perché ha tanto da insegnarci. Par esempio la dimensione comunitaria della preghiera, la fiducia in Dio… La quaresima dunque è anche un momento per ridare voce a questo contato vitale con Dio nella preghiera.
    3 min
  • [Lun 7] Commento: Il giudizio escatologico.
    Invocare gli eventi escatologici nel contesto contemporaneo fa spesso paura e non ne vogliamo sentire parlare. Quante volte, specialmente in questi giorni, ci spaventa il pensiero della morte? Mentre la morte arriva “quando non ci siamo più”, come dicono i filosofi... E una paura fondata perché, dal punto di vista umano, non sappiamo nulla di quel momento, né cosa ci aspetta. Un semplice esempio di uno studente difronte agli esami ci può aiutare perfettamente a cogliere il messaggio di oggi. Perché può capitare che prima dell’esame lo studente accumula più paura che materia. Ma l’esito finale dipende dalla prepazione. Quindi anche per la vita futura tutto si gioca quaggiù! Il Vangelo di oggi affronta esattamente questo mistero e getta luce su quel buio raccontandoci con precisione su cosa dovremmo fare i conti. Madre Teresa di Calcutta diceva che alla sera della nostra vita saremo giudicati secondo l’amore. È infatti nelle parole di questo finale che possiamo riflettere sull’essenziale del nostro cammino terreno: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. L’essenziale è essersi accorti dei piccoli cioè dei poveri e dei bisognosi che ci stanno accanto, perché solo quando ci accorgiamo che esiste qualcosa di diverso da noi stessi allora siamo liberi dall’egoismo. Quindi ogni tanto bisogna alzare lo sguardo perché quando siamo troppo concentrati su di noi stessi non riusciamo mai ad essere felici, perché troppo occupati a riempire le nostre vacuità e quindi non ci accorgiamo che ci sono anche altre realtà. La carità però non consiste soltanto nel fare del bene agli altri, ma questa è la vita veramente umana e cristiana ma anche la chiave della felicità. Ci auguriamo che questo tempo di quaresima sia un momento opportuno per svegliare il nostro senso di carità sia cioè un momento di ritorno all’essenziale.
    3 min
  • [Dom 6] Commento: Le tentazioni di Gesù.
    All'inizio della sua missione pubblica Gesù è tentato dal diavolo. Egli, in preghiera e digiuno nel deserto per quaranta giorni, non cede al diavolo. L'episodio di Gesù, pieno di Spirito Santo, evidenzia la sua opera messianica di vera salvezza, salvezza non legata a prospettive terrene. Nel brano, però, leggiamo un insegnamento universale che va oltre i confini del tempo. E' il messaggio particolare che la Chiesa ci vuol offrire, in questa prima domenica di quaresima. Tutti noi siamo sempre e continuamente tentati dalle attrattive di questo mondo e dagli ideali che poi risultano essere non conformi alla nostra reale natura umana. L'appagamento di desideri volubili non fa altro che sminuire la nostra vera dignità di esseri umani. Dove poniamo il fine della nostra esistenza? Nelle cose materiali? Nel potere? Nei nostri desideri carnali? In questo caso le tentazioni produrranno in noi effetti devastanti di cui ci pentiremo subito. La conversione alla quale c'invita la Chiesa in questo periodo di quaresima deve farci riflettere sui nostri fini ultimi. I beni materiali sono da considerare allora strumenti per fini non solo terreni. Le responsabilità che la vita ci affiderà saranno manifestazione di un servizio di carità verso gli altri. I nostri desideri intimi poi devono essere sempre rispondenti alle nostre reali esigenze umane e da verificare anche nei nostri rapporti interpersonali con il rispetto della dignità altrui. Sappiamo sfruttare, quindi questo periodo di conversione con la preghiera e la mortificazione. Nel doveroso impegno dei nostri impegni familiari e civili cerchiamo di trovare il giusto clima allontanando per un attimo tutto quello che ci può distrarre dalle cose divine. Quello che potrà sembrare un periodo di penitenza potrà essere invece una vera scoperta di valori autenticamente cristiani ed umani, attenti ai bisogni nostri ed altrui da praticare nella carità. Piccole rinunce porteranno, quindi, immensi doni e benefici!
    3 min
  • [Sab 5] Commento: Insegnaci, Signore, le tue vie...
    Il profeta Isaia, nella prima lettura, indica gli ambiti di conversione, che sono la carità fraterna e un vero senso di onestà nei riguardi degli emarginati. "Allora troverai la delizia nel Signore". In questo modo, si vive in comunione con il Signore, perché si elimina l'oppressione, la violenza, la diffamazione, il materialismo che si oppone al rispetto del giorno del Signore. "Ti farò gustare l'eredità di Giacobbe tuo padre". L'unica condizione per vivere felici e prendere parte ai doni dell'Alleanza consiste nello stare in comunione con Dio e, in Dio, con gli altri; più ci avviciniamo a Dio, più saremo felici. Perciò "Insegnaci, Signore, le tue vie". Il brano evangelico, invece, propone la vocazione di Levi, esattore delle tasse. Gesù accetta il suo invito ad un grande banchetto ma per questo viene decisamente rimproverato dai farisei. La risposta del Signore è immediata: "Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori alla conversione". La scelta è categorica; chi ascolta l'invito "Seguimi" trova una liberazione profonda. L'evangelista annota a proposito di Levi: "Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì". Liberato da ogni legame, Levi diviene un uomo "alzato, tirato sù", rinnovato (nel greco biblico, il termine corrispondente a "anastàs" "si alzò" che è usato altrove per indicare la risurrezione di Gesù). La gioia di aver ottenuto una "risurrezione" personale stimola Levi a radunare amici e conoscenti per festeggiare insieme e condividere l'incontro decisivo con la Presenza divina. In questi primi giorni di Quaresima, l'essenziale del messaggio ascetico e spirituale ci è già stato comunicato: la conversione, l'eliminazione di legami negativi, la fraternità in Cristo che ci libera.
    3 min

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