Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 10] Commento: ...ma io vi dico.
    Il modo di essere giusti o di ritenersi tali come veniva praticato dagli scribi e dai farisei, vittime di un formalismo esteriore e sterile, non è più quello che Gesù richiede dai suoi. Egli è il perfezionatore della Legge antica e lo ha dimostrato con la proposta e l'adempimento del comandamento dell'amore. Il cristiano quindi, non solo non si limita ad un'osservanza esteriore e formale, ma, sentendosi sorretto dalla grazia divina riversata abbondantemente nei nostri cuori, cerca la perfezione in tutti i suoi comportamenti. I comandamenti, dati a Mosè sul Sinai, assumono una dimensione diversa sul Gòlgota. Colui che viene ucciso crudelmente e inchiodato ad una croce, ora può dire al mondo che anche chi si rende responsabile di un gesto di ira o di un insulto nei confronti di un fratello sarà sottoposto a giudizio. Sono ancora gli effetti dell'amore a far dire a Gesù che se stiamo per andare a portare la nostra offerta all'altare per vivere con lui un'esperienza di comunione, dobbiamo prima ristabilire la comunione anche con i nostri fratelli che ci hanno offeso o che sono stati offesi da noi. Chi sa quante Messe dovrebbero essere interrotte per dare ai fedeli tempo e modo di realizzare questa riconciliazione!
    2 min
  • [Mer 9] Commento: La vera fedeltà.
    I primi discepoli, seguaci di Gesù, agli occhi degli Ebrei, apparivano evidentemente e frequentemente infedeli alla antica tradizione, ma l'accusa scaturiva da una loro colpevole incomprensione della novità di Cristo. Egli ha promulgato un comandamento nuovo, ha dettato e testimoniato l'amore fino al sacrificio della vita, ha stabilito una nuova e definitiva alleanza con il suo popolo, ha detto a tutti che per essere discepoli non basta dare un'ideale adesione alla sua dottrina, ma occorre metterla in pratica, anche quando ciò comporta l'interiore rinnegamento di sé. In questo si realizza il compimento della legge, così si realizza l'interiore liberazione dalla schiavitù della lettera per approdare alla giovinezza dello Spirito, così infine la religiosità diventa autentica e credibile. Gesù ribadisce ancora una volta che il compito del discepolo è quello di insegnare e mettere in pratica affinché la legge diventi per tutti un codice di vita, gioiosamente abbracciato nella certezza del conseguimento del vero bene. Egli non vuole che anche per i suoi si debba dire quello che ha dovuto affermare nei confronti dei capi religiosi del suo tempo: "mettete in pratica quello che dicono e non fate quello che fanno". Gli esempi negativi li abbiamo sempre. Cerchiamo quelli positivi e seguiamoli.
    2 min
  • [Mar 9] Vangelo: 1 Re 17, 7-16; Sal 4; Mt 5, 13-16.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
    1 min
  • [Mar 8] Commento: "Voi siete la luce del mondo".
    E' rimasta famosa la frase di San Giovanni Paolo II rivolta ai giovani, che i cristiani di oggi sono "sciapi", non danno sapore al mondo di oggi... L'immagine alquanto evangelica che la liturgia di oggi ci propone. Ecco la nostra missione, grandissima missione!, essere uomini e donne che danno sapore e senso alla vita, che danno luce e convinzioni agli altri. Perché è forte il rischio di essere insìpidi, di perdere quella novità a cui tutti dovrebbero poter guardare, per imparare a sperare in Dio. Se i discepoli venissero meno al loro compito rispetto al mondo, non servirebbero più a nulla, anzi, rischiano di essere "gettati via e calpestati...". Nella frase "voi siete" il Signore esprime una grande fiduccia nei nostri confronti! Ma anche grande responsabilità per i discepoli nei confronti di coloro a cui sono mandati! Il "voi siete", costituisce già un'entità, data certo come dono, in unione con Gesù, vera "luce degli uomini". La luce, che non può essere nascosta come una città elevata e che sarebbe assurdo metterla sotto il letto come la lucerna in casa che sono le "buone opere" dei discepoli. Si tratta di quelle opere che rendono visibili la giustizia, la misericordia, la pace, l'impegno sociale dei discepoli per mezzo delle quali si rivelano autentici figli di Dio. Infatti questo dovere, coerente e pratico dei discepoli è un irraggiamento di quella luce che deve condurre gli uomini a riconoscere la fonte luminosa e sapienziale: il Padre che è nei cieli.
    2 min
  • [Mar 10] Vangelo: 2 Cor 1,18-22; Sal.118; Mt 5, 13-16.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
    1 min
  • [Lun 7] Commento: "Beati... beati... beati".
    Il Vangelo di oggi riporta la straordinaria pagina delle beatitudini. Questo seguito di annunci che cominciano tutti con la stessa parola: "beati" o meglio "felici", ha avuto sempre il potere di toccare nel profondo il cuore dell'uomo, proprio perché la felicità rimane la nostra aspirazione più profonda e la nostra delusione più amara, non potendola completamente raggiungere la desidera ardentemente. Ma proprio con le beatitudini Gesù ci fa comprendere che questa felicità comincia quaggiù. Dio non attende lo stato celeste per donarsi all'uomo. Offre già il suo amore a coloro che vivono sulla terra. La prima verità che bisogna cogliere dalle beatitudini è che la felicità discende da Dio; non vi è altra sorgente di felicità. Noi non avremmo certo sottoscritto nessuna delle beatitudini così come ci sono state proposte. Semmai avremmo suggerito, con un po' di presunzione, che, per essere felici, occorrono diverse cose e subito. Altro che povertà. Afflizioni, persecuzioni, misericordia, mitezza in un mondo di violenza! Eppure le beatitudini sono un'autobiografia di Gesù, l'uomo della pace. Chi lo segue su questa strada, pone i segni del mondo nuovo che egli è venuto a inaugurare, e il Papa, Vicario di Cristo celo ricorda continuamente. Ma non è una nuova legge. E' il cuore nuovo, promesso dai profeti. Proclamando le vere beatitudini, egli attira l'attenzione sulla vanità delle false beatitudini e invita l'umanità a riflettere sul genere di felicità che persegue. La felicità che infonde Gesù non danneggia nessuno, tutt'altro. E' una forza dall'alto che carica di significato e di luce la già angustiata vita umana. Nella misura in cui ci apriamo alla grazia, possiamo comprendere il senso delle beatitudini enunciate da Gesù e viverle in unione con lui.
    3 min
  • [Lun 12] Vangelo: 2 Cor 1, 1-7; Sal.33; Mt 5, 1-12.
    In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
    «Beati i poveri in spirito,
    perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati quelli che sono nel pianto,
    perché saranno consolati.
    Beati i miti,
    perché avranno in eredità la terra.
    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
    perché saranno saziati.
    Beati i misericordiosi,
    perché troveranno misericordia.
    Beati i puri di cuore,
    perché vedranno Dio.
    Beati gli operatori di pace,
    perché saranno chiamati figli di Dio.
    Beati i perseguitati per la giustizia,
    perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
    2 min
  • [Dom 6] Commento: Il pane di vita.
    Gesù eucaristia oggi, a causa della PANDEMIA, non potrà uscire dai tabernacoli e dalle chiese per essere portato in processione per le strade del mondo. La Chiesa, mossa dalla fede e dalla devozione dei fedeli, per secoli voleva percepire ancora più intensamente, viva e pulsante la presenza del Cristo, come quando percorreva duemila anni fa le strade della Palestina. E anche se fisicamente non potremo seguire il Cristo sulle nostre strade, ci piace sapere e percepire anche con i nostri sensi, che Egli cammina ancora con noi. Il Signore sta concretamente attuando la solenne promesso di restare vivo ed operante con noi sino alla fine dei tempi. Oggi vogliamo farlo spiritualmente, immergere di nuovo nel cuore del mondo per fargli sentire da vicino l'urgenza della sua rinnovata presenza tra noi. E' sicuramente anche il canto della gratitudine e della lode della Chiesa militante, dei pellegrini della terra, che lo seguono imploranti e devoti. E' anche una presa di coscienza di tutto il cammino che ci ha fatto percorrere dal deserto delle nostre povertà, dalla condizione servile, nutrendoci di Pane e d'amore e riscattandoci a prezzo del suo sangue. Da quell'ostia consacrata, da quella prima misteriosa cena, sgorga come un memoriale, la nostra comunione con Cristo e la vera fraternità tra gli uomini. Quel pane di vita spezzato e moltiplicato sugli altari del mondo, sfama ancora la fame più acuta dell'umanità. È garanzia d'immortalità, è recupero pieno della dignità filiale, è fonte inesauribile d'amore divino che si riversa nel cuore dell'uomo. Non bisognerebbe attendere la solennità annuale per ricordarci di queste verità: per troppo tempo Gesù rimane forzatamente recluso negli angusti tabernacoli delle nostre chiese. Egli chiede di abitare tra gli uomini, di vivere in comunione con ciascuno di noi, di condividere la nostra esistenza per rinvigorirla, per nobilitarla, per condurla all'approdo finale, alla mensa di Dio. Possa essere sempre più il Pane nostro quotidiano, farmaco per la vita eterna.
    3 min
  • [Dom 2] Vangelo: Es 24, 3-8; Sal.115; Eb 9, 11-15; Mc 14, 12-16. 22-26.
    Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
    Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
    I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
    Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
    Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
    2 min
  • [Sab 5] Commento: I primi posti e la vera generosità.
    Avere i primi posti, indossare abiti sontuosi, sentirsi ammirati, riveriti e salutati da tutti, conferisce sempre una sensazione di grandezza, di potere e di superiorità. Per molti sono questi gli stalli e i troni su cui amano sedersi e sguazzare. Guardare dall'alto il mondo che ci circonda ci fa credere di essere superiori agli altri e anche migliori degli altri. Quando poniamo il nostro òbolo e siamo in grado di sventolare dinanzi a tutti l'entità della nostra cospicua offerta, affermiamo ancora il nostro censo e siamo certi di strappare l'ammirazione degli astanti, sperando che nessuno sappia dell'onesta o disonesta provenienza della nostra offerta. Gli scribi ad esempio spesso divoravano le case dei poveri e delle vedove per così soddisfare l'obbligo delle suonanti offerte. Ma anche noi nella preghiera... quando ci esprimiamo nelle nostre devozioni e crediamo di dare il nostro culto a Dio, possiamo illuderci di avere il plauso dei nostri ammiratori. Ritorna alla nostra memoria la parabola del Fariseo e del pubblicano. Tornano in mente le parole di Gesù: "Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà". Anche in merito alla preghiera egli ci da un sapiente insegnamento: "Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa". Ecco allora che «questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
    2 min

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