Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 4] Vangelo: Tb 11, 5-17; Sal.145; Mc 12, 35-37.
    In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
    “Disse il Signore al mio Signore:
    Siedi alla mia destra,
    finché io ponga i tuoi nemici
    sotto i tuoi piedi”.
    Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
    E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
    1 min
  • [Ven 4] Commento: La festa in casa di Tobi.
    Torniamo oggi alla prima lettura. Nella famiglia di Tobi con il ritorno del figlio Tobìa e della moglie Sara torna a brillare il sole della gioia. Anna corre per prima incontro al figlio, poi anche il padre, incespicando... Dopo giorni di ansia comprensibile, a causa del viaggio sempre rischioso... finalmente ritorna il figlio, già unito in matrimonio con Sara. Ha recuperato il danaro depositato, ma anche la medicina, il fiele del pesce, che, spalmato sugli occhi di Tobi, gli ridona la vista. Egli esclama commosso: "Ti vedo, figlio mio, luce dei miei occhi": Sgorga dal cuore e dalle sue labbra un inno di benedizione al Signore... In quel giorno fu una grande festa per tutti i Giudei di Nìnive. Forse anche Anna avrà capito il proprio errore quando rinfacciava al marito le sue opere buone... Il bene fatto per amore del Signore non è mai perduto... Nel brano evangelico abbiamo un insegnamento dalle labbra stesse di Gesù nella interpretazione della Bibbia. La domanda è questa: Il Messia è figlio di David? Citando il salmo 109(110) Gesù dimostra che lo stesso David lo chiama Signore. Allora non può essere suo figlio. Gesù è il Messia, discendente, secondo la carne, da David, ma è anche figlio di Dio e in questo senso re Davide, profeticamente, lo chiama Signore. Gesù ci introduce nel mistero della sua persona, vero uomo, figlio di Maria (discendente di Davide) ma anche vero Dio, seconda persona della Santissima Trinità e quindi Signore del cielo e della terra.
    2 min
  • [Mer 3] Vangelo: 2 Tm 1, 1-3.6-12; Sal 122; Mc 12, 18-27.
    In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
    Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe"? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
    2 min
  • [Gio 3] Commento: Ascolta!
    Quando un groviglio di leggi e di leggine ci opprimono e ci confondono, la ricerca dell'essenziale è un desiderio autentico e l'auspicata chiarificazione, quando arriva convincente, risuona come una autentica liberazione. Dobbiamo perciò ringraziare lo scriba, che rivolgendosi a Gesù, gli chiede qual è il primo dei comandamenti. Gesù, in ordine e in successione, traccia una gerarchia di valori essenziali per l'uomo ed indica poi la via per comprenderli e metterli in pratica. Si parte dall'ascolto perché è la condizione essenziale per maturare nella fede e attingere da Dio stesso le verità che lo riguardano e ci riguardano; dalla conoscenza scaturisce la fede nell'unico Signore e questa meravigliosa interiore convinzione ci spingerà di conseguenza ad amarlo "con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze". Così un credente entra a pieno titolo nel regno di Dio. Le difficoltà maggiori, noi del terzo millennio, la sperimentiamo proprio nell'ascolto: siamo letteralmente bombardati da ogni parte da assertori di presunte verità e nel frastuono delle voci esteriori ed interiori ci è assai difficile rintracciare la voce autentica di Dio. Anche quando cerchiamo e troviamo momenti di silenzio, le frenetiche accelerazioni della vita ci riportano spesso in uno stato confusionale e di disorientamento spirituale. Il recupero di un'autentica religiosità passa inevitabilmente attraverso un recupero di silenzio e d'ascolto di Dio, che ci parla nel segreto dell'anima. Forse proprio per questo i monasteri e i conventi da tempo ormai stanno svolgendo un compito nuovo ed urgente nei confronti del mondo: accogliere ed offrire proprio il silenzio e la pace.
    2 min
  • [Mer 2] Commento: La vita oltre la vita.
    La nostra visione dell'aldilà, per quanto illuminata dalla fede e dalla rivelazione, è ancora incerta e parziale: "Vediamo come attraverso un velo", più o meno spesso e siamo sempre tentati di ridurre le categorie soprannaturali a quelle terrene. I sadducei, che negavano la risurrezione, facendo riferimento alla legge antica, che stabiliva per i fratelli di un eventuale defunto di sposare la vedeva senza figli per garantire una discendenza, prospettano a Gesù il caso quasi assurdo di sette fratelli che avevano sposato successivamente la stessa vedova senza lasciare una discendenza. Pongono poi la domanda finale: "Quando risorgeranno (i sette fratelli), a chi di loro apparterà la donna?" Gesù rifiuta questa visione gretta della vita futura e denuncia "l'ignoranza delle scritture" e l'incomprensione "della potenza di Dio" da parte dei suoi interlocutori. Nell'altra vita saremo come gli angeli di Dio e Dio stesso sarà la fonte inesauribile ed eterna della nostra felicità. Il desiderio d'immortalità è innato in noi, conseguire l'obiettivo finale è il nostro primo scopo di vita. Dobbiamo quotidianamente alimentare la nostra fede sino a raggiungere la certezza di una vita immortale da vivere per sempre nella perfetta unione con Dio e nella pienezza della felicità.
    2 min
  • [Mar 2] Vangelo: 2 Pt 3, 12-15. 17-18; Sal 89; Mc 12, 13-17.
    In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
    Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
    Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
    Allora disse loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
    E rimasero ammirati di lui.
    1 min
  • [Mar 1] Commento: E' lecito o no pagare il tributo?
    La prima lettura ci presenta la storia di Tobi. Egli vive nella sua cecità che accetta con animo forte e fiducioso. Questo non gli impedisce di mostrarsi a volte inopportuno con la moglie Anna che deve andare a lavorare fuori casa per tirare avanti la famiglia. Le è stato regalato un capretto. Tobi rimane sospettoso: pensa che sia stato rubato. Chiede insistentemente alla moglie di restituirlo al padrone... Lei indispettita dai sospetti infondati del marito lo rimprovera aspramente rinfacciandogli l'inutilità delle sue opere buone, dal momento che il Signore ha permesso che fosse ridotto alla cecità. Sospetti, indelicatezze, non primi né ultimi nella vita coniugale... Maggior fiducia e comprensione nelle relazioni reciproche non nocerebbero per la concordia dei coniugi di ieri, di oggi e di domani. Sia questo l'insegnamento, oltre a quello di non servirsi mai delle cose altrui. Il Vangelo invece ci presenta ancora una volta il contegno astuto dei nemici del Signore: E' lecito o no pagare il tributo a Cesare? Gesù comprende l'inganno e si fa mostrare una moneta. "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?", domanda. "Di Cesare" rispondono. E Gesù pronuncia quella sentenza diventata proverbiale: "Rendete a Cesare ciò che di Cesare e a Dio ciò che è di Dio". Egli ci insegna così a contribuire allo sviluppo della società civile con il nostro apporto personale senza pretendere che altri paghino per noi, d'altra parte però di riconoscerci creature di Dio e quindi debitrici a lui del dono della vita e della grazia, di riservare a Lui e Lui solo l'adorazione, la lode, il ringraziamento per quello che siamo e abbiamo.
    2 min
  • [Lun 1] Vangelo: 2 Pt 1, 1-7; Sal 90; Mc 12, 1-12.
    In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
    «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
    Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
    Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". Ma quei contadini dissero tra loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra". Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
    Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi"?».
    E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.
    2 min
  • [Lun 31] Commento: Il Magnificat della vita...
    La festa della Visitazione è la festa del Magnificat, celebrata dai Francescani fin dal XIII secolo. Papa Bonifacio IX la introdusse nel calendario universale della Chiesa e papa Clemente VIII ne compose i testi liturgici. Con la riforma liturgica in seguito al Concilio Vaticano II, la festa che veniva celebrata il 2 luglio, è stata anticipata al 31 maggio, a conclusione del mese di maggio, dedicato alla Madonna, anche per armonizzarla con la memoria degli avvenimenti del Vangelo lungo l'anno liturgico, collocandola tra l'Annunciazione del Signore (25 marzo) e la nascita di San Giovanni Battista (24 giugno). I testi liturgici offerti alla nostra riflessione ci portano ad ammirare lo spirito di carità di Maria verso la sua parente in attesa di un bambino, ma anche il desiderio di diventare missionaria del suo Signore. La sua presenza nella casa di Elisabetta rende vera la profezia di Sofonìa: "Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente". L'incontro tra Maria e Elisabetta ha tutto il clima di un gioioso incontro profetico, dove lo Spirito del Signore opera e annuncia il grande evento, la lieta notizia: Elisabetta è piena di Spirito Santo e saluta in Maria la Madre del Salvatore: "Beata te che hai creduto...". Giovanni Battista nel grembo esulta per questo incontro e Maria, confusa dinanzi a un saluto così eccelso e vero, nella sua umiltà non può che rivolgere lodi all'onnipotente Dio, intonando il suo "Magnificat" in cui afferma il proprio nulla, loda la misericordia di Dio che l'ha voluta scegliere come madre del suo Cristo "per la sua umiltà", proclama le sue grandi opere, in pieno adempimento con le promesse fatte ai Padri. In ognuno di noi Dio fa opere grandi. Riconoscerle, significa lodare il Padre della misericordia che non cessa di chiamarci a collaborare alla nostra e altrui salvezza.
    3 min
  • [Dom 30] Commento: ...noi prenderemo dimora presso di lui...
    Vestigia della Santissima Trinità: Nell'uomo: intelletto, memoria, volontà; l'uomo normalmente è: Figlio, sposo, padre oppure figlia, sposa, madre, bambino, giovane, anziano. Il tempo è: presente - passato - futuro. Il triangolo: Tre angoli, una sola figura geometrica; Il trifoglio di San Patrizio: un pianta con tre foglioline... Il mistero della Santissima Trinità ci porta a scrutare la vita segreta di Dio, dove scorgiamo non una unità assoluta, quasi fredda e incomunicabile, ma Tre Persone unite dall'ineffabile vincolo dell'amore, generatrici di vita e di gaudio... Non possiamo pretendere certamente di entrare nei segreti di Dio, però è anche vero che nella professione della fede ci attendiamo il rispetto della razionalità. La Rivelazione ci insegna che Dio è "Uno" nella sostanza, ma "Tre" nelle persone: Padre e Figlio e Spirito Santo. Abbiamo bisogno di fermarci a meditare. Chiudere gli occhi per estraniarci da tutto ciò che ci distrae per fissare la mente del nostro spirito in questo consolatissimo e profondissimo mistero. E' nel nome della Santissima Trinità che siamo battezzati, assolti dai nostri peccati, guidati alla conoscenza di Dio dal Signore nostro Gesù che parla del Padre, di se stesso, Figlio, e dello Spirito Santo che egli invia non appena avrà consumato il suo sacrificio a lode del Padre e a salvezza dell'umanità. E' il mistero principale della Fede: "Unità e trinità di Dio"; ad esso si aggiunge il secondo: "Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo". Ricordiamo questo mistero tante volte durante il giorno con il segno della Croce. Tornerebbe tutto a nostro vantaggio se imparassimo a farlo bene, pronunciando le parole mentre ci segniamo con gesti dignitosi. Non è raro purtroppo vedere anche uomini devoti segnarsi con superficialità, indizio di abitudine più che di riflessione. Eppure il segno di croce fatto bene, adagio, costituisce un atto di fede e una testimonianza per quanti sono in dubbio. Il giorno festivo in onore della Santissima Trinità ci induca a rendere occasioni di apostolato anche coi piccoli segni esterni. L'inabitazione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo nell'anima infonde una dolcezza ineffabile. "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi prenderemo dimora presso di lui" (Gv.14,23). Siamo tempio di Dio, suoi familiari: Quale degnazione! Quale gioia! Amore, adorazione, lode, benedizione... a Te, Santissima Trinità, nei secoli dei secoli, Amen.
    4 min

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