Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 23] Commento: L'obolo della vedeva.
    Davvero i pensieri di Dio non sono come i nostri, i suoi calcoli sono molto, molto diversi. La ragione principale sta nel fatto che egli vede con gli occhi della sapienza infinita che scruta i cuori e l'intimità dei nostri sentimenti. I nostri calcoli invece sono spesso fatti di numeri e di visioni superficiali o ancor peggio con giudizi temerari. Gesù osserva i ricchi che fanno cadere le loro pesanti monete, facendole risuonare nel grande contenitore di rame posto all'ingresso del tempio. Il suono ne indicava anche l'entità. I due spiccioli della povera vedova erano caduti quasi muti e neanche gli uditi più sensibili avrebbero potuto percepirne l'eco. Lo sguardo di Gesù su quella vedova si posa con compiacenza. «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti». Egli non ha ascoltato e valutato il tintinnio delle monete, ma ha visto le generosità del cuore: «Questa nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». Ecco le generosità vera, senza calcolo, offerta con amore. È facile per i ricchi dare ciò di cui sovrabbondano. Il povero invece avrebbe mille motivi per trattenersi qualcosa. Dare tutto è da eroi!
    2 min
  • [Dom 22] Commento: Pastore e Giudice.
    A conclusione dell'anno liturgico (oggi è l'ultima domenica), Cristo, nella sua maestà regale, fa una grande universale convocazione. La previde con il suo occhio penetrante San Giovanni nell'Apocalisse: "Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati". Dopo aver ripercorso con Cristo i grandi eventi della salvezza, dopo un anno di grazie e di prove, arriva il momento solenne dell'incontro con lo sposo. Egli siede su un trono di gloria insieme ai suoi angeli. Noi siamo dinanzi alla corte celeste, al re dei re e al Signore dei signori. Il primo atto è una doverosa separazione tra pecore e capri, tra eletti e reietti. Subito dopo si aprono le porte dell'amore divino per gli eletti, "Venite benedetti dal Padre mio", ma la motivazione del premio contiene una grande inattesa sorpresa. "Perché Io ho avuto fame e tu mi hai dato da mangiare...". "Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?". Come avremmo potuto immaginare che soccorrendo gli ultimi della terra avremmo incoronato Re, il nostro Signore Gesù Cristo e meritato tanta ricompensa, tanta "eredità"? Egli ci aveva detto che il suo Regno non è di questo mondo e aveva ulteriormente precisato che chi vuole essere il primo deve farsi servo e ultimo di tutti, ma non potevamo supporre che Egli, il Figlio di Dio, avesse bisogno del nostro cibo, della nostra bevanda, delle nostre cure e ancor meno, potevamo credere che gli dopo aver celato la sua presenza nel pane di Vita, andasse a nascondersi anche sotto le spoglie dei poveri e dei disgraziati del mondo. Il nostro Re e Signore, tutto si dona nell'assoluta gratuità fino all'annientamento di sé, ma non ha voluto negarci la gioia di contraccambiarlo con le nostre piccole cortesie, rese a coloro con i quali egli si identifica. Ha voluto poi che la nostra fede nella sua regalità e nella sua divina presenza si espandesse, con lo stesso impegno, dal Pane di vita ai poveri del mondo affinché il suo memoriale trovasse la piena attuazione sugli altari delle nostre chiese e nel cuore dei suoi fedeli, nelle concrete espressioni di solidarietà e amore. Ci vengono offerti così i modi concreti per affermare l'assoluta signorìa e la suprema regalità del nostro Salvatore e Re. Scopriamo con maggiore evidenza che il suo Regno non è di questo mondo e non è paragonabile ai regni umani anche se tutti noi ci sentiamo personalmente e comunitariamente impegnati ad affermare già quaggiù il suo primato assoluto, memori della bella espressione di San Giovanni: "Dio è amore" e di conseguenza, dov'è carità e amore lì c'è Dio, lì egli stabilisce la sua dimora, instaura il suo Regno e innalza il suo trono regale. Siamo ancora in attesa che questo si compia, ma viviamo l'attesa nella speranza cristiana, anche quando gli eventi del nostro povero mondo ci vorrebbero indurre al più nero pessimismo.
    4 min
  • [Sab 21] Commento: Chi è la Madre...?
    Vari elementi hanno concorso alla istituzione della festa odierna della Vergine. Il Protovengelo di Giacomo, uno scritto apocrifo, non riconosciuto come testo ispirato e perciò non annoverato tra i libri della sacra Bibbia, ci narra della nascita di Maria SS.ma da Gioacchino ed Anna a Gerusalemme, in una casa non lontana dal tempio. Aldilà della verità storica di questa notizia è emersa una bella considerazione teologica: Maria è la figlia di Sion, associata al tempio. Altri apocrifi ci offrono quadri di vita domestica della Madre di Gesù, tutta intenta ad adempiere in lei la promessa fatta all'Angelo di essere la serva del Signore. Alcuni autori sacri ne hanno tratto motivo per presentare la vergine Madre come modello di vita consacrata. La presentazione al tempio, questo mistero gioioso che oggi ricordiamo, ci appare quindi come una vera e propria consacrazione al Signore. Maria viene offerta a Dio e Dio ce la ridona come madre di tutti i credenti. Il vangelo di oggi esaltando Maria come la donna dell'"ascolto", di colei che per tutta la vita si è impegnata a compiere solo la volontà di Dio, "eccomi –aveva detto all'Angelo – sono la serva del Signore. Si compia in me secondo la tua parola", ci esorta a diventare a nostra volta umile e docili ascoltatori ed esecutori della stessa parola di Dio. Ciò ci consentirà di realizzare in noi una intimità di comunione con Cristo simile a quella che Maria ha goduto dando alla luce il Salvatore del Mondo. "Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre". Lei, la Madre, il tempio di Dio, accoglie il Verbo che si fa carne, noi incarniamo la Parola nella nostra vita.
    2 min
  • [Ven 20] Commento: Avete trasformato la casa del Padre in una spelonca di ladri...
    Nell'area sacra del tempio di Gerusalemme era invalso l'uso di un vergognoso commercio. Si facevano compre e vendite circa la materia delle offerte e dei sacrifici. E' da supporre che si verificassero scandalosi abusi. Dopo il lamento sulla città, Gesù entra in Gerusalemme, sale al tempio e “comincia a scacciare i venditori, dicendo: sta scritto: la mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!” E' bene che non ci facciamo illusione: il tempio deve essere conservato puro. La vicenda di Dio nel mondo rimane santa; e poiché il tempio non è soltanto il tempio di pietre - noi stessi siamo il tempio di Dio - il gesto di Gesù ci riguarda personalmente circa la santità con cui dobbiamo circondarlo e custodirlo. Pur non togliendo nulla a quanto Gesù ha compiuto, è doveroso fare un'altra considerazione. Il gesto di scacciare i venditori dal tempio non è giustificato da nessuna disposizione della legge che sarebbe stata violata, essendo pienamente legittime le attività commerciali e finanziarie che si svolgevano nel cortile esterno. Per questo diventa un segno profetico che annuncia la fine del luogo prestigioso dell'antica alleanza. Il velo del tempio si squarcerà da cima a fondo nel momento in cui Gesù morirà sul Golgota. Gesù stesso sarà il tempio della nuova alleanza, consacrata nel suo sangue. La casa di Dio può e deve avere un'altra destinazione. E' ciò che il Maestro comincia a fare: “Ogni giorno insegnava nel tempio”. Vi troviamo in ciò un richiamo di una antecedente profezia: “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate”. Il brano evangelico si chiude con questa annotazione: “I sommi sacerdoti cercavano di ucciderlo. Tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo”. L'inimicizia che sta suscitando, costruirà il tempio, dove il Padre ci attende. Sono le meraviglie del Signore, che cambia in bene il male che l'uomo si procura con le sue stesse mani.
    3 min
  • [Ven 20] Vangelo: Ap 10, 8-11; Sal 118; Lc 19, 45-48.
    In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera". Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
    Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo.
    1 min
  • [Gio 19] Commento: La pace nascosta ai nostri occhi.
    Gesù piange su una duplice immane sciagura che sta per colpire la città santa. Gerusalemme non ha compreso la via della pace, ormai nascosta ai suoi occhi e per questa ragione è ormai già votata alla distruzione. Gli abitanti di quella città non hanno riconosciuto il tempo in cui sono stati visitati. Sant'Agostino soleva ripetere: "ho paura del Signore che passa!" Gesù sta percorrendo da anni le vie della Palestina predicando un Vangelo di conversione; egli si è presentato come il Messia, l'Inviato del Padre, la via della riconciliazione e della pace. Non è stato però compreso e proprio gli abitanti di Gerusalemme, della città prediletta da Dio, saranno gli esecutori di un assurdo giudizio e di una crudele condanna nei confronti del Cristo. Non hanno compreso la via della pace! Sollecitati alla fede con i segni e i prodigi sono rimasti colpevolmente nella loro ottusa cecità. Non ha più senso esistere quando si perde lo scopo per cui si è stati fatti; non avrà più senso quella città e neanche il suo tempio, luogo della dimora di Dio. Non vi resterà che pietra su pietra. Una Chiesa senza Cristo e senza fedeli è solo pietra. È una gravissima responsabilità non riconoscere il tempo della visita del Signore. È venuto, ha bussato alla porta del tempio, dove sembrava tutti l'attendessero, ma nessuno gli ha aperto. Si è rifugiato in una grotta e di lì, in tre giorni, su quella roccia ha edificato la sua Chiesa.
    2 min
  • [Mer 19] Vangelo: 2 Mac 7, 1. 20-31; Sal.16; Lc 19, 11-28.
    In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro.
    Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d'oro, dicendo: "Fatele fruttare fino al mio ritorno". Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: "Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi". Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
    Si presentò il primo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate dieci". Gli disse: "Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città".
    Poi si presentò il secondo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate cinque". Anche a questo disse: "Tu pure sarai a capo di cinque città".
    Venne poi anche un altro e disse: "Signore, ecco la tua moneta d'oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato". Gli rispose: "Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi". Disse poi ai presenti: "Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui che ne ha dieci". Gli risposero: "Signore, ne ha già dieci!". "Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me"».
    Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
    3 min
  • [Mer 18] Commento: Non volgiamo che costui regni su di noi.
    La parabola biblica che leggiamo oggi è molto simile a quella dei talenti, raccontata da Matteo e Marco. Qui i talenti diventano monete, ma stanno a significare sempre i doni di Dio da mettere laboriosamente a frutto. Come non è lecito mettere sotterra l'unico talento ricevuto, è sbagliato e peccaminoso nascondere la moneta d'oro nel fazzoletto. Un'altra nota comune la rileviamo nel fatto che sia il servo del talento che quello della moneta, non sono capaci di amore, vivono nella paura e ciò li induce a nascondere il dono ricevuto e poi a incolpare il padrone per il mancato profitto. Anche i nostri progenitori, dopo il primo peccato, furono presi dalla paura e si nascosero allo sguardo di Dio: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Noi, pur dovendoci definire servi inutili, dobbiamo entrare in intima comunione di amore con il nostro Dio, per far sì che il nostro servizio diventi espressione di lode e di gratitudine. Talvolta ci abbaglia la falsa modèstia, che oscura i valori delle grazie ricevute e ci induce alla pigrizia. Non ci dovrebbe impressionare negativamente neanche il fatto che il padrone che ci affida le mine debba ricevere un titolo regale e voglia regnare su di noi perché il suo regno è regno di amore, di giustizia e di pace. Speriamo poi di non far parte mai e poi mai del coro blasfemo che, rivolto a Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo, grida: "Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi". Dovremmo chiederci: "Se non regna il Signore, chi regnerà su di noi". Se non operiamo per la vita eterna vale la pena affannarci tanto per il breve tempo che ci è dato di vivere in questo mondo? Quando perdiamo di vista l'eternità tutto ci diventa angusto e povero, tutto diventa difficile da vivere e da sopportare. Gli spazzi dello spirito davvero non hanno confini se non siamo noi a limitarli. Se alle nostre azioni quotidiane non diamo delle finalità che trascendano quelle più immediate, è facile che ci possa capitare di mettere sotto terra il nostro prezioso talento o nascondere nel fazzoletto la nostra unica mina. Come è facile ed assurdo cadere nella tentazione di pensare di arricchirci di cose e poi perdere la vera ricchezza che impreziosisce tutta la nostra esistenza...
    3 min
  • [Mar 17] Commento: La salita per vedere Gesù.
    Ci affascina e ci coinvolge la figura di Zaccheo. Uomo ricco ma piccolo di statura. Con una carica ed un mestiere antipatici e capo dei pubblicani, ma alla ricerca del Cristo. Supera abilmente i suoi limiti di statura, staccandosi prima dalla folla e poi arrampicandosi su un albero frondoso, un sicomòro, da dove può vedere comodamente senza essere visto. Gesù con il suo sguardo penetrante, scruta anche le fronde di un albero, perché sotto quel fogliame c'è qualcuno che vuole vederlo e lo sta cercando. Non è difficile vedere il piccoletto trasalire di gioia, quando, dopo aver già soddisfatto il suo desiderio di vedere il Signore, lo vede accostarsi al suo albero e poi sentirsi dire: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Ancora una volta costatiamo che il Signore ci da molto di più di quanto osiamo sperare. Zaccheo deve solo scendere in fretta e non solo dall'albero; così troverà i motivi ancora insperati di una gioia completa. Sceso dall'albero ora si alza dinanzi al Signore: l'ex capo dei pubblicani deve fare la sua solenne confessione, del tutto incurante delle critiche dei presenti. «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». La formula assolutoria di Cristo è semplice ed essenziale, come era stata l'umile confessione del penitente: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Un bell'esempio di conversione sincera, di confessione completa che ci fa pensare che anche il banchetto abbia assunto un valore sacro, quasi di una celebrazione. Gesù conclude la sua opera allargando a tutti la sua missione, particolarmente a tutti coloro che, come Zaccheo, prima lontani dal Signore, poi si pongono coraggiosamente alla sua ricerca. Gesù dice che il vero cercatore e salvatore è Lui perché egli è venuto e cercare e salvare ciò che era perduto.
    3 min
  • [Lun 16] Commento: Passa Gesù...
    "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me". Il Signore ci passa accanto, bussa alla porta del nostro cuore, rischiamo di non accorgerci di Lui e di perdere l'occasione di un incontro che potrebbe anche risultare definitivo. Non manca mai qualcuno che, se ci trova interessati, ci avverte della sua presenza, anche se siamo ciechi. Il Signore si fa trovare da chi lo cerca. Il cieco del Vangelo, era tutt'altro che rassegnato alla sua condizione. Infatti, informato del passaggio del Signore, fa esplodere la sua accorata preghiera: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me". È troppo urgente la sua richiesta e davvero unica l'occasione che gli si presentava, per cui, benché invitato a tacere da alcuni zelanti del seguito, egli grida con maggiore intensità e ripete ancora la sua ardente preghiera. Quel Gesù che passa, si arresta quando sente il grido della nostra preghiera e anche se ci trova non vedenti, chiede che qualcuno ci conduca da Lui. Ora il cieco non ha più bisogno di gridare, il Signore è lì, ne avverte la presenza e la forza e può finalmente esplicitare la sua richiesta. "Signore, che io riabbia la vista". Chiede di riavere qualcosa di prezioso che ha perso. La risposta di Gesù non si fa attendere: "Abbi di nuovo la vista. La tua fede ti ha salvato". Ora il suo non è più un vagare incerto, un procedere a tentoni. La sua preghiera assume la caratteristica della gratitudine e della lode, si pone quindi alla sequela di Cristo e già adempie lodevolmente la sua missione, coinvolgendo nella lode a Dio tutti gli astanti. È avvenuto un doppio miracolo: un cieco ha recuperato la vista degli occhi, la sua anima si è illuminata nella fede. Accade sempre così quando incontriamo Cristo e l'invochiamo con fervore. Invochiamolo con coraggio! Non smettiamo di gridare, se ce ne bisogno. Signore, salvami!
    3 min

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