Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 29] Vangelo: Ger 1, 17-19; Sal 70; Mc 6, 17-29.
    In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
    Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
    E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
    2 min
  • [Ven 28] Commento: Ecco lo Sposo, andategli incontro.
    L'immagine dello Sposo del vangelo di oggi ci richiama il banchetto eterno al quale tutti noi siamo chiamati. Con il richiamo alla festa nuziale Gesù vuol farci pregustare i beni eterni, ai quali tutti noi siamo chiamati. Il tema nuziale, nella proiezione delle realtà ultime è presente in molti brani del Vangelo: oggi con le parabole delle vergini stolte e saggi siamo ancora chiamati alla vigilanza. Due cose colpiscono, in questo brano. La prima l'abbiamo già accennata ed è proprio la finalità della vigilanza che coincide con il fine della vita cristiana che è l'attuazione in noi del progetto d'amore di Cristo. La seconda è la differenza tra il comportamento tra le vergini sagge e le stolte. Esteriormente la differenza è piccola; le une recano con sé un piccolo vaso e le altre no, ma corrisponde a due atteggiamenti interiori completamente diversi ed opposte. Chi sa provvedere a sé e chi invece si aspetta sempre qualcosa dagli altri. La salvezza per noi, quindi deriva dalla nostra quotidianità che si risolve anche nelle piccole decisioni quotidiane. La vigilanza allora è anche l'attenzione ai piccoli gesti; a quel proverbiale "bicchiere d'acqua fresca" che per noi sembra una piccola cosa ma per chi lo riceve può essere un grande dono che vale la vita.
    2 min
  • [Ven 28] Vangelo: 1 Cor 1, 17-25; Sal 32; Mt 25, 1-13.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
    «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
    A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
    Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
    Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».
    2 min
  • [Gio 27] Commento: La vigilanza.
    Oggi siamo invitati a meditare sulla vigilanza, una delle virtù della vita cristiana. La vigilanza, alla quale ci chiama Gesù, nasce da un ben preciso atteggiamento interiore che è formato dalla volontà di seguire sempre gli insegnamenti proposti da Gesù. Da qui sorge la docilità del cuore e la prontezza delle nostre azioni. Non è mai troppo presto per compiere le buone azioni! La nostra fede in Gesù Cristo ci assicura della sua infinita misericordia, pronta sempre ad accogliere chi si dimostra disponibile ad accettare il suo amore ma noi non possiamo abusare di ciò. Vediamo allora che la vigilanza non è solo una virtù che influisce sulle nostre opere ma attiene direttamente alla vita spirituale in Cristo: è la testimonianza del nostro amore per Cristo e per i fratelli, perché è il nostro desiderio di operare sempre per il bene e nel bene. Da un atteggiamento interiore di amore nasce quindi la nostra azione di amore: è l'applicazione del comandamento dell'amore che lo stesso Gesù ci ha ricordato.
    2 min
  • [Gio 27] Vangelo: 1 Cor 1, 1-9; Sal 144; Mt 24, 42-51.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo.
    Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
    Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda", e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
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  • [Mer 26] Commento: I sepolcri imbiancati.
    E' questa la potente immagine che usa Gesù per raffigurare gli scribi e i farisei. La loro religiosità, così bigotta, non è in grado di dare loro la Vita Eterna. L'aspetto esteriore, così curato da questi ipocriti, può ingannare facilmente. Il bianco pulito che riveste le pareti dei sepolcri nasconde una realtà diversa. Gesù non vede il bianco che indica candore e innocenza ma solo una vernice che ricopre malvagità d'animo. Non possiamo non riconoscere l'attualità di questo insegnamento, soprattutto in una società che del corpo ha fatto un vero culto, in nome dell'apparire. Cosa si nasconde dietro a questo desiderio di offuscare sempre di più la nostra essenza? Perché affannarsi e preoccuparsi troppo della propria immagine sociale? Quel che importa veramente, e nel profondo lo sentiamo bene, è ciò che siamo siamo veramente, e non l'apparire...
    2 min
  • [Mer 26] Vangelo: 2 Ts 3, 6-10. 16-18; Sal 127; Mt 23, 27-32.
    In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all'esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all'esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: "Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti". Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
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  • [Mar 25] Commento: Guai a voi!
    Nel Vangelo di oggi ancora Gesù rivolge dei "guai"; rivolti ai farisei ipocriti, agli scribi ed alle alte personalità religiose del tempo. Vediamo il vecchio problema che specifica meglio il rapporto tra l'osservanza formale dei precetti e la trascuratezza della vera giustizia. Gesù lo aveva già detto: la legge fondamentale è quella dell'amore e tutti gli altri comandamenti della legge mosaica a questa riportano. Gesù ha insegnato, nei Vangeli la libertà di cuore per rispondere meglio alla legge dell'amore. Una certa mentalità moderna, però male interpreta questa libertà come il poter agire senza responsabilità e senza leggi. La libertà che ci chiede Cristo è sempre vigilie ed attenta per i bisogni degli altri; quello che può sembrare una giusta rivendicazione di libertà risulta poi essere una semplice affermazione egoistica. La Chiesa voluta da Cristo, è una realtà complessa, umana e divina, ma guidata dall'azione dello Spirito Santo, ci mostra quello che Gesù ci chiede in un atteggiamento che sia sempre fondamentalmente coerente. E' il nostro atteggiamento di fondo che è importante perché deve essere rivolto sempre alla vera giustizia, nella verità insegnataci da Cristo. Dovremmo, quindi analizzare, in tute le situazioni la nostra vita, i nostri comportamenti. A noi non è richiesto di cambiare il mondo; la testimonianza della nostra vita e la carità operosa potranno però senz'altro renderlo migliore, ed è quello che ci è chiesto!
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  • [Lun 24] Commento: Un vero Israelita in cui non c'è falsità.
    Gesù, proclamando le beatitudini, aveva annoverato tra i beati i puri di cuore, motivando: perché vedranno Dio. Natanaèle, l'apostolo che oggi festeggiamo, viene definito dal Signore un vero israelita in cui non c'è falsità. Dove non c'è falsità c'è purezza di cuore, la virtù che consentirà all'apostolo di incontrare il Signore e lo induce a fare la sua bella confessione di fede: "Rabbì, tu sei il figlio di Dio, tu sei il re d'Israele". Ecco come Bartolomeo ha trovato il suo Dio e il suo re nella persona del Cristo. Gesù in premio della sua fede gli predice la risurrezione: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo». Ci viene così offerto uno splendido esempio di come incontrare il Signore e poi seguirlo in piena fedeltà. Occorre alimentare la fede, accettare la mediazione di chi può condurci verso Cristo (è Filippo ad indicare il Messia a Natanaèle), lasciarsi guardare e riconoscere da lui, vedere in fine in Lui la risposta ultima a tutti i nostri interrogativi. Natanaèle, che era un intellettuale onesto, un vero israelita, comprende la novità di Cristo e ne professa esplicitamente la superiorità, riconoscendolo figlio di Dio. Ricerchiamo anche noi la verità. Perché "chi cerca, trova" e perché solo "la verità ci fa liberi".
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  • [Dom 23] Commento: Chi è per te Cristo?
    Sono innumerevoli gli autori di immagini, di icone e di scritti che nei secoli hanno tentato di raffigurare Gesù, nel suo volto umano e nei momenti diversi della sua vita tra noi. Tutti sono stati animati da un unico desiderio, quello di far conoscere il vero volto di Gesù, di rispondere all'urgente interrogativo: "Chi è Cristo?". E' però proprio questa la domanda che Matteo in queste ultime domeniche ci ripropone con forza. Chi è allora: un'impresa ardua soprattutto tenendo conto che il Signore racchiude in sé la natura umana, che lo rende simile ad uno di noi e la natura divina che lo qualifica come Figlio di Dio. Oggi lo stesso Gesù ci interpella personalmente rivolgendoci una precisa domanda: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". Noi rendiamo più pressante e personalizzata la domanda: "Chi è per Cristo?". Potremmo immaginare una intervista allargata con la schiera dei credenti e no di oggi. Sicuramente avremmo una varietà di risposte e di immagini tutte diverse tra loro, più o meno fedeli alla vera icona di Cristo. È chiaro che la risposta non dovrebbe tendere ad una semplice descrizione dei tratti somatici del Signore Gesù, ma dovrebbe poter dire come egli è presente in noi nella sua realtà divina e umana. Dovremmo saper dire come egli ci abbia coinvolto nella vita e come lo possediamo nella fede. Pietro, con la sua confessione, sicuramente ci è di aiuto. Egli ha potuto affermare «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» per una speciale illuminazione dello Spirito: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli». Così il Signore ci dice chiaramente che la sua persona non può essere compresa con il semplice sguardo umano, ma solo con la stessa luce divina. Viene così anche frenata ogni umana presunzione, vengono ammoniti tutti coloro che hanno voluto leggere il Cristo come uno dei tanti personaggi della storia. Egli è essenzialmente il Figlio di Dio, il Verbo fatto carne, il redentore del mondo. È poi significativo che Gesù voglia fondare la sua Chiesa sulla fede di Pietro, che deve diventare la fede di tutti coloro che vogliono seguirlo sulla via della salvezza: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». La roccia su cui poggia la Chiesa e per cui sin dal suo nascere viene definita incrollabile è Cristo stesso, egli però l'affida al suo apostolo e ai successori. Possiamo così scoprire che per la vera immagine del Cristo, dobbiamo avere la stessa fede di Pietro, dobbiamo poter affermare con lui che Cristo è il Figlio del Dio vivente.
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