Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 13] Commento: Un perdono senza limiti.
    «Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette». La proposta che Pietro fa a Gesù sembrerebbe già ottima; «quel sette volte» vuole significare tante e tante volte, fino agli estremi limiti della sopportazione, ma non sempre. Gesù deve correggere Pietro e tutti noi. Egli afferma che il perdono non può e non deve essere mai negato ad alcuno. La parabola che segue è illuminante. Suscita sdegno e riprovazione il comportamento di quel servo che viene pure chiamato malvagio. Gli viene condonato un debito enorme e poi egli infierisce contro un suo conservo che gli deve soltanto pochi spiccioli. Che ingrato!, ci viene da dire con rabbia. Solo ad una attenta riflessione possiamo giungere alla conclusione che noi stessi assumiamo delle volte lo stesso comportamento quando otteniamo gratuitamente e con infinita misericordia il perdono dei nostri grandi debiti contratti con il buon Dio e poi osiamo negare il perdono al nostro prossimo per offese vere o presunte, ma sicuramente sempre di gran lunga inferiori a quelle nostre. Quando si nega l'amore si crea l'inferno già in questo mondo. Senza la legge del perdono allontaniamo Dio dal nostro mondo e facciamo spazio al prìncipe del male, che vuole instaurare il suo regno di odio, di divisioni e di violenze. Diventiamo indegni dell'altare e sacrìleghi con Cristo, se prima di accedere al sacrificio non premettiamo la piena riconciliazione. Dobbiamo giungere con la forza dell'esperienza e della grazia a gustare la gioia del perdono, a vivere le nostre feste come riconciliazione con Dio e con i fratelli per stabilire tra noi stabilmente la civiltà dell'amore. Non sempre ci andrà bene. Ma sempre possiamo contare alla misericordia di Dio e del Suo perdono. Facciamone tanta esperienza!
    3 min
  • [Mer 12] Commento: La correzione fraterna.
    Nel nostro paese di Bassano Romano celebriamo oggi la festa patronale di un santo molto notano, un giovane del terzo secolo, martire della Tuscia di nome Gratiliano. Rimandiamo alla sezione dei santi per approfondimento su questo araldo del vangelo che, a causa della pandemia, potremo celebrare solo nelle nostre chiese. La Parola di Dio di oggi invece ci presenta il discorso sul Regno dei cieli che non poteva non prevedere una spiegazione di come comportarsi in ambito ecclesiale con i peccatori. È sintomatico che nel capitolo diciottesimo si parli di bambini, di piccoli e di peccatori, e questo per evidenziare che nessuna realtà, nemmeno quella della Chiesa è esente dalle miserie della condizione umana che purtroppo, ogni tanto, sono fonte di scandali. Già le lettere di Paolo ci fanno capire che nella comunità cristiana non vi sono perfetti, ma essa è costituita da realtà variegate e differenti, in cui il peccato è "di casa", tutti siamo affetti dal peccato originale. E allora, come comportarsi nei confronti dei peccatori? Ci verrebbe da dire: sùbito alla gogna e fuori dalla comunità. Ma, questo non sarebbe né evangelico, né onesto. Infatti, il vangelo ci dà delle indicazioni preziose dicendoci che si deve avere pazienza e che i richiami vanno fatti fraternamente, gradualmente e in un clima di misericordia. Occorre, però, anche tanta onestà per ammettere che ciò che ci scandalizza nel fratello come peccato pubblico, noi spesso e volentieri lo abbiamo come colpa nascosta. Ciò che si vuole cancellare nell'altro, sovente alberga in noi e la stigmatizzazione della colpa si riduce a rimozione di quanto non sopportiamo di vedere in noi stessi. Quello della correzione fraterna è un percorso difficile e irto di contraddizioni, che può essere avviato da chi è già avanti nel cammino di fede ed ha fatto esperienza della misericordia di Dio, che "è più grande del nostro cuore". E anche se è difficile va fatto. Non dobbiamo tacere. Sia per noi anche il motivo della nostra conversione, se nel cuore ritroviamo qualche ritroverò nascosto. Il Signore ci aiuti.
    3 min
  • [Mar 11] Commento: L'ignominia della croce.
    La liturgia ci presenta oggi santa Chiara, tanto amata dal nostro popolo assieme a san Francesco. Ma noi rimaniamo con le letture del giorno. La settimana scorsa, se vi ricordate, abbiamo trovato nel medesimo vangelo questa espressione: "Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini" (Mt 14, 21). Questo era senz'altro un segno della scarsa considerazione in cui venivano messe non solo le donne, ma anche i bambini nell'antichità, e forse nemmeno tanto lontana. Erano categorie senza diritti e senza dignità, tanto da non doverli contare nemmeno quando si mangia. Nel brano di oggi, c'è quasi un'inversione di tendenza, almeno così sembrerebbe: Gesù mette al centro del Regno dei cieli proprio un bambino. Ma, non è un cambio di rotta, siamo sulla medesima scia! Infatti, non si vuole esaltare i bambini per la loro ingenuità o perché sono ammantati da un'aura di purezza. Il motivo del porre in evidenza tale figura potrebbe essere un altro: chi vuole entrare nel Regno dei cieli deve affrontare il disprezzo e mettersi all'ultimo posto. Ritorna, quindi, prepotentemente la logica della croce, che si staglia sì come simbolo di ignominia, ma altresì come rotta obbligata per arrivare alla piena realizzazione dell'essere cristiano maturo e consapevole della scelta di fede fatta. E allora, come ci suggerisce il versetto dell'Alleluia: Prendiamo il Suo giogo sopra di noi, e impariamo cosa significa essere miti e umili di cuore.
    2 min
  • [Lun 10] Commento: Se il chicco di grano caduto in terra non muore...
    La figura di un martire così lontano da noi crea non pochi problemi. Alle già scarse notizie si aggiunga che il suo ricordo si è sedimentato in tradizioni che ne offuscano la veridicità storica. È come se celebrassimo un personaggio mitologico che poco o niente ha a che fare con la fede. È solo la Parola di Dio che può dare spessore a questi santi, ormai messi nel dimenticatoio se non fosse per i vari onomastici che vi si celebrano. Il servizio e il martirio sono due componenti basilari del dinamismo cristiano, attraverso di essi la fede trova la sua pienezza e la sua ragion d'essere. Sarebbe interessante sapere quale risonanza aveva nella vita di questi santi la parola che abbiamo letta e come percepivano il "dare testimonianza", qual era la loro relazione con la morte che essi affrontavano coerentemente con la loro scelta di servizio. Ma ciò che si chiede ad un tempo così lontano, non si può fare a meno di vederlo intorno a noi in molte persone che vivono il loro cristianesimo con slancio e semplicità. Il celebrare i martiri ha senso in quanto in essi celebriamo tutti quei cristiani che nella vita testimoniano Cristo attraverso i piccoli, ma altrettanto dolorosi, martirii quotidiani. Insieme a san Lorenzo ricordiamo i genitori che soffrono per i loro figli senza perdere la speranza in Dio, coloro che sono oppressi dalla malattia e sanno fare del loro dolore una fonte positiva di bene, tutti coloro che pur vivendo situazioni disagiate economiche, fisiche e morali sanno mantenere viva la loro fede. Non è forse anche questo martirio? E se vissuto in unione alle sofferenze di Cristo non diventa servizio a favore di tutti i fratelli? "Se il chicco di grano caduto in terra non muore...".
    2 min
  • [Lun 10] Vangelo: 2 Cor 9, 6-10; Sal 111; Gv 12, 24-26.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
    Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
    Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
    1 min
  • [Dom 9] Commento: Signore, salvami!
    Gesù è solo sul monte a pregare. Bisogna ogni tanto cercare solitudine e silenzio per entrare in comunione vera con Dio e sperimentare la profondità della preghiera. Quando poi Egli scende dai suoi, non soffre più i condizionamenti della natura: cammina sulle acque e non è un fantasma. Pietro invece, che è ancora legato alla pesantezza della sua umanità ed è forse appesantito anche da una dose di presunzione, al soffiare del vento, rischia di affondare nelle acque del mare. Anch'egli allora deve pregare, deve lanciare il suo grido di aiuto: "Signore, salvami". È confortante il gesto immediato di Gesù in risposta alla preghiera di Pietro: "E subito Gesù tese la mano...". Questa mano tesa verso di noi è ormai il segno visibile della sua redenzione, della sua misericordia, del suo aiuto continuo. Occorre la luce speciale della fede, quella di cui Pietro fa difetto, per comprendere che la mano di Gesù è infinitamente più forte del vento che àgita le onde, di tutte le difficoltà o tentazioni che possono affliggerci. La stessa fede che può convincerci che Dio non è nel vento impetuoso, non è nel terremoto, ma nel mormorìo di un vento leggero: Egli si rivela essenzialmente nella pace profonda del suo amore infinito. Lo stesso amore che spinge l'apostolo Paolo a desiderare le pene peggiori pur di essere di giovamento per il suo popolo. Ancora una volta è la fede che interviene ed opera sapientemente nell'apostolo: "Passa la scena di questo mondo". Resta l'inestimabile dono della divina adozione a figli come caparra di vittoria e di risurrezione finale. Quanto è urgente per tutti noi riscoprire l'inestimabile valore della preghiera, alimento indispensabile alla nostra fede, luce e lampada ai nostri passi verso la meta finale, capacità di discernere i valori per i quali dobbiamo spendere le energie migliori!
    3 min
  • [Dom 9] Vangelo: 1 Re 19,9.11-13; Sal.84; Rm 9, 1-5; Mt 14, 22-33.
    [Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
    La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: "È un fantasma!" e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!".
    Pietro allora gli rispose: "Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque". Ed egli disse: "Vieni!". Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?".
    Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: "Davvero tu sei Figlio di Dio!".
    2 min
  • [Sab 8] Commento: Pregare... ma non solo in neccessità...
    Continuiamo nella prima lettura l'incontro con cosiddetti profeti minori. Oggi Abacuc. Egli viveva nel tempo della dominazione caldea: una volta di più la situazione per gli Israeliti era angosciosa. Lo sguardo del profeta va dagli eventi a Dio e da Dio agli eventi. L'inizio è la proclamazione della santità di Dio: «Non sei tu fin da principio il mio Dio, il mio Santo?»; quindi la dominazione caldea è un flagello che egli usa per castigare i peccatori, per fare giustizia: «Tu hai scelto un popolo per fare giustizia, l'hai reso forte, o roccia, per castigare». Però la dominazione nemica va agli eccessi, impone una oppressione intollerabile; il profeta la considera e di nuovo volge lo sguardo a Dio: «Tu dagli occhi così puri, che non puoi vedere il male e non puoi guardare l'iniquità, perché, vedendo i malvagi, taci mentre l'empio ingoia il giusto?». Questa domanda: «Perché Dio tace, perché Dio non si muove, non pone limiti alla prepotenza degli invasori?» quante volte ci viene sulle labbra! E una pena che stringe il cuore vedere l'ingiustizia, la violenza che si diffondono nel mondo. Abacuc guarda come si comportano i Caldei e li paragona a dei pescatori: «Tu tratti gli uomini come pesci del mare, come un verme che non ha padrone. Egli (cioè il Caldeo) li prende tutti all'amo, li tira su con il giacchio, li raccoglie nella rete, e contento ne gode». E questo pescatore è idolatra: «Offre sacrifici alla sua rete e brucia incenso al suo giacchio, perché fanno grassa la sua parte e succulente le sue vivande». Però questa pesca in realtà è una strage: «Continuerà dunque a vuotare il giacchio e a massacrare le genti senza pietà?». Le situazioni di estrema necessità richiedono uno sforzo di riflessione e di preghiera. Così fa Abacuc: «Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere che cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti». La risposta del Signore viene ed è introdotta con una speciale insistenza. Dio chiede che sia messa per iscritto, il che indica che si tratta di una cosa non immediata, che avrà però valore duraturo: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. E una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce». Bisogna avere pazienza e anche speranza: ciò che Dio dice - avverrà. «Se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà». E qual è il messaggio? E questo: «Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede». Nelle situazioni di gravi difficoltà è il momento di insistere sulla relazione con il Signore, di tener bene la sua mano, per poter resistere alla tempesta senza essere travolti verso l'abisso. «Il giusto vivrà per la sua fede». La fede è adesione al Signore, ferma, salda. Soltanto con la fede si è vincitori. «Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo», dice san Giovanni. «Questa è la vittoria che sconfigge il mondo, la nostra fede». Nel Vangelo di oggi Gesù ci dice: «Se avrete fede pari a un granellino di senapa, niente vi sarà impossibile». Nelle difficoltà quindi manteniamo la fede, manteniamoci uniti al Signore. E le difficoltà, invece di nuocerci, saranno occasioni di grazie preziose. Il Signore ce lo conceda.
    4 min
  • [Sab 8] Vangelo: Ab 1, 12 - 2, 4; Sal 9; Mt 17, 14-19.
    In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
    E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
    Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
    2 min
  • [Ven 7] Commento: Morire per vivere.
    Il seguire Cristo è un morire per vivere. Qui vi è una delle contraddizioni più forti del vangelo: laddove morire e vivere sono concetti che si giocano lungo dinamiche che non sono solitamente date. Nessuno, infatti, si sognerebbe di mettere questi due verbi sullo stesso piano, anzi il morire in questo caso è su un livello decisamente superiore perché è passaggio obbligato per vivere. Ma, chiunque abbia fatto esperienza di Cristo sa che questa è una realtà che si trova continuamente lungo le strade del credere. È, però, un morire dell'uomo vecchio, cioè di quella persona che si credeva di essere e che invece, l'incontro con il Cristo trasforma e rende nuova, fa "rinascere". Perché il simbolo battesimale diventi realtà di vita occorre l'impegno costante alla sequela di Cristo. Seguire Lui è decidersi a mettere da parte le nostre meschinerìe per "gettarsi" nell'avventura cristiana, la quale solo così non sarà più costituita da formule vuote e sterili, ma da impegno diuturno, per la costruzione di un mondo nuovo. Facciamo allora pian piano quell'uomo vecchio e mondano in noi... per far crescere l'uomo celeste e vivere la vita eterna con Cristo.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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