Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 6] Commento: Una religiosità senza pompa.
    Ci colpisce nel vangelo di oggi la povera vedova che getta nel tesoro del tempio soltanto un quattrino, mentre molti ricchi facevano risuonare il contenitore metallico con ben più pesanti monete. Gesù che sta osservando la scena, posa il suo sguardo compiaciuto proprio su quella donna e ne trae motivo per impartire una lezione ai discepoli ed oggi a noi. “Questa vedova ha gettato nel tempio più di tutti” perché “nella sua povertà vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”, afferma Gesù. La misura della generosità non è quindi da calcolare con il tanto o con il poco, ma da quanto ci costa realmente il dono che offriamo: è troppo facile dare il superfluo come fanno i ricchi. Dare tutto è veramente difficile ma è anche segno dell’amore vero, della fede nella provvidenza. Non meno importante è la prima parte del brano evangelico dove Gesù mette in guardia dagli atteggiamenti pomposi degli scribi, i quali sia nell’abbigliamento che nei comportamenti ostentano prestigio e santità per ingannare e soggiogare gli altri specie i più deboli, come le vedove. Stride a questo punto la generosità della povera vedova con la doppiezza e ambiguità dei capi religiosi del tempo. Ma forse, quanto mai, ci mette in guardia anche a noi, nei giorni nostri.
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  • [Ven 5] Commento: La vera identità del Cristo.
    Un giorno Gesù chiese ai suoi apostoli: “chi dice la gente che io sia?” Prima della risposta illuminata di Pietro: “Tu sei il Cristo il figlio del Dio vivente”, vengono riferite le diverse dicerìe della gente, vaghe ed insicure. Alcuni cercano una identificazione di Gesù ricorrendo alla sua parentela e alle sue apparenti origini umane e concludono che è “il figlio del falegname”. Gli scribi, come sempre e come è loro stile, poggiano i loro ragionamenti sulle scritture, interpretandole però a modo loro, da incalliti e miopi conservatori. Per loro il messia è figlio di Davide, ma non vogliono comprendere che lo stesso Davide lo chiama “Signore” e si china riverente verso il suo lontano successore. Ancora una volta coloro che attendevano il Messia, alla sua venuta non vogliono riconoscerlo perché scorgono in lui uno che viene a turbare il loro mondo religioso gretto e pieno di formalismi esteriori. L’invito di Gesù è di volgersi verso il futuro, di guardarlo con l’occhio della fede e di giudicarlo da quanto dice e fa nello svolgersi della sua missione. Non sono finiti i tentativi di ridurre la persona di Cristo entro i limiti angusti di una visione umana; è una tentazione ricorrente, frutto di un esasperato razionalismo e di mancanza di fede. Ripetiamo invece noi, proprio nel segno della fede e in preparazione della festa della Santissima Trinità domenica prossima: "Disse il Signore al mio Signore, siedi alla mia destra", come era in principio, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
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  • [Gio 4] Commento: Ascolta!
    La ricerca dell’essenziale, quando un groviglio di leggi e di leggine ci opprimono e ci confondono, è un desiderio autentico di tutti. Ringraziamo lo scriba, che rivolgendosi a Gesù, gli chiede qual è il primo dei comandamenti. Gesù, in ordine e in successione, traccia una gerarchia di valori essenziali per l’uomo ed indica poi la via per comprenderli e metterli in pratica. Si parte dall’ascolto perché è la condizione essenziale per maturare nella fede e attingere da Dio stesso le verità che lo riguardano e ci riguardano; dalla conoscenza scaturisce la fede nell’unico Signore e questa meravigliosa interiore convinzione ci spingerà di conseguenza ad amarlo “con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze”. Così un credente entra a pieno titolo nel regno di Dio. La difficoltà maggiore, noi del terzo millennio, la sperimentiamo proprio nell’ascolto: siamo letteralmente bombardati da ogni parte da assertori di presunte verità e, nel frastuono delle voci esteriori ed interiori, ci risulta assai difficile rintracciare la voce autentica di Dio. Anche quando cerchiamo e troviamo momenti di silenzio, le frenetiche accelerazioni della vita ci riportano spesso in uno stato confusionale e di disorientamento spirituale. Il recupero di un’autentica religiosità passa inevitabilmente attraverso un recupero di silenzio e di ascolto di Dio, che ci parla nel segreto dell’anima e non nel chiasso del mondo.
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  • [Gio 4] Vangelo: 2 Tm 2, 8-15; Sal 24; Mc 12, 28-34.
    In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
    Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».
    Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
    Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
    E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
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  • [Mer 3] Commento: La vita oltre la vita.
    La nostra visione dell’aldilà, per quanto illuminata dalla fede e dalla rivelazione, è ancora incerta e parziale: “Vediamo come attraverso un velo”, più o meno spesso e siamo sempre tentati di ridurre le categorie soprannaturali a quelle terrene. I sadducei, che negavano la risurrezione, facendo riferimento alla legge antica, che stabiliva per i fratelli di un eventuale defunto di sposare la vedeva senza figli per garantire una discendenza, prospettano a Gesù il caso di sette fratelli che avevano sposato successivamente la stessa vedova. Pongono poi la domanda finale: “quando risorgeranno (i sette fratelli) a chi di loro apparterà la donna?” Gesù rifiuta questa visione gretta della vita futura e denuncia “l’ignoranza delle scritture” e l’incomprensione “della potenza di Dio” da parte dei suoi interlocutori. Nell’altra vita saremo come gli angeli di Dio e Dio stesso sarà la fonte inesauribile ed eterna della nostra felicità. Il desiderio d’immortalità è innato in noi, conseguire l’obiettivo finale della vita è il nostro primo obiettivo. Ricordiamoci spesso di pregare per la buna morte. Certo... quando il buon Dio vorrà...
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  • [Mar 2] Commento: Il tributo a Cesare.
    Gesù parla come uno che ha autorità e le sue parole scuotono e inquietano le coscienze, soprattutto quelle dei capi religiosi del tempo, che vedono insidiato il loro “potere” e il loro prestigio. Davvero la parola di Dio penetra come una spada a doppio taglio e ferisce se non è accolta con docilità e accolta con amore. Ecco la ragione delle trame che i nemici del Cristo ordiscono contro di lui obbligandolo a prendere posizione su delicate e controverse problematiche politiche che si agitavano in quell’epoca. Gesù invita alla coerenza i suoi interlocutori ricordando loro che la sudditanza a Cesare è un dato di fatto, dato che accettano la sua moneta. La sentenza finale è di quelle che scultoreamente si sono impresse nella mente di tutti ed è diventata la regola d’oro che armonizza i rapporti tra stato e chiesa: “rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. Rimane comunque sempre vero che bisogna obbedire prima a Dio che agli uomini. Nessun autorità o scienza umana può, infatti, prevalere su Dio a cui spetta il primato assoluto. I conflitti dei nostri giorni riguardano ancora sostanzialmente gli stessi problemi di sempre: o il confronto con quanto Dio ci ha rivelato o il cammino solitario e pericoloso dei poteri umani che reclamano un’autonomia ed un’indipendenza totale, non tanto dalla Chiesa, ma da Dio stesso. E forse gli avvenimenti dei nostri giorni ce lo mostrano in modo chiaro.
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  • [Lun 1] Commento: I custodi della “vigna”.
    Inizia oggi il così detto “tempo ordinario”, il lungo periodo che va dalla pentecoste all’avvento. L’aggettivo “ordinario” potrebbe indurre a pensare ad un tempo di minore importanza, ma non è e non deve essere così: la liturgia conserva tutta la sua intensità e noi dobbiamo mantenere integro il nostro impegno di credenti. Iniziamo anche il mese di Giugno, il mese in cui in modo particolare veneriamo il Sacro cuore di Gesù. Oggi poi cade anche la memoria della Beata Vergine Maria , Madre della Chiesa... San Giustino poi... Molte ricorrenze, molti spunti. Noi per la nostra meditazione scegliamo le letture del giorno. Nella parabola raccontata da Marco, appare con evidenza la cura paterna che Dio riserva per ognuno di noi e ciò anche quando Egli, pare, se ne vada lontano da noi, affidandoci ad altri. Occorre una fede viva per credere a coloro a cui lo stesso Signore ci affida: “i vignaioli” sono i pastori, gli apostoli e i loro successori. Spetta a loro far fruttificare la vigna e proteggerla da ogni insidia; è loro compito far sì che linfa vitale fluisca libera ed abbondante dal tronco ai tralci. E’ la missione che Cristo stesso ha loro affidato, dopo averli fortificati ed illuminati con lo Spirito Santo. Quante defezioni, però! Quanti non accolgono o rifiutano l’annuncio di salvezza! Quanti credono di dare gloria a Dio uccidendo i suoi immissari come hanno fatto con lo stesso Cristo! Ciò però che viene scartato dagli uomini, Dio lo pone come tastata d’angolo per la costruzione del suo Regno. I martiri, e proprio San Giustino oggi, ne sono l’esempio più evidente.
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  • [Lun 25] Vangelo: Gen 3, 9-15.20; Sal. 86; Gv 19,25-34.
    In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
    Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
    Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
    Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato • era infatti un giorno solenne quel sabato •, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
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  • [Dom 31] Commento: Ricevete lo Spirito Santo.
    Colui che entra in modo improvviso nel Cenacolo in mezzo ai discepoli, è quel Gesù che morì sulla croce, e che i segni sulle mani e sul costato confermano la sua morte violenta. E tutto quello che verrà donato non può che essere il frutto della sua passione e morte. I destinatari naturalmente non sono solo gli Undici, ma l'intera umanità. Il primo dono è la pace, ripetuta due volte, da non confondere con un semplice saluto. Essa porta armonia nella vita dell'uomo e del mondo. Il disegno divino mirava a far sì che da quella morte l'uomo disponesse dello Spirito di Cristo e del Padre. "Alitò su di loro" lo Spirito. Cristo Signore ora appare come il creatore dell'uomo nuovo, libero dal peccato e dal male. Infatti le parole che accompagnano il gesto simbolico del soffio sono chiarificatrici: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi". Attraverso il battesimo e la riconciliazione la Chiesa celebra una continua novità di vita, nata dalla forza dello Spirito che 'è Signore e da la vita' come professiamo nel 'Credo'. "Essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare diverse lingue", diffondevano l'amore di Cristo. Infatti il centro dell'esperienza cristiana non sta nella conoscenza, ma nella potenza dello Spirito di Cristo. Per questo il credente non è assimilabile per sé a un sapiente: è una persona traboccante di Spirito che sa profumare di luce e di gioia ciò che è e ciò che fa. San Paolo direbbe: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me", ancora "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé". Nessuno di noi può aggiungere nulla al dono di Dio, quello che possiamo fare è ridisegnare l'orientamento della nostra vita all'interno del dono dello Spirito in un impegno di ascolto, di umiltà e di conversione. In ciascuno di noi ora è data una particolare manifestazione della grazia, perché nel mondo intero si accenda il fuoco che tutti ci consuma.
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  • [Dom 24] Vangelo: At 2, 1-11; Sal 103; 1 Cor 12, 3b-7. 12-13; Gv 20, 19-23.
    La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
    Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
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