Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 31] Commento: Ricevete lo Spirito Santo.
    Colui che entra in modo improvviso nel Cenacolo in mezzo ai discepoli, è quel Gesù che morì sulla croce, e che i segni sulle mani e sul costato confermano la sua morte violenta. E tutto quello che verrà donato non può che essere il frutto della sua passione e morte. I destinatari naturalmente non sono solo gli Undici, ma l'intera umanità. Il primo dono è la pace, ripetuta due volte, da non confondere con un semplice saluto. Essa porta armonia nella vita dell'uomo e del mondo. Il disegno divino mirava a far sì che da quella morte l'uomo disponesse dello Spirito di Cristo e del Padre. "Alitò su di loro" lo Spirito. Cristo Signore ora appare come il creatore dell'uomo nuovo, libero dal peccato e dal male. Infatti le parole che accompagnano il gesto simbolico del soffio sono chiarificatrici: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi". Attraverso il battesimo e la riconciliazione la Chiesa celebra una continua novità di vita, nata dalla forza dello Spirito che 'è Signore e da la vita' come professiamo nel 'Credo'. "Essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare diverse lingue", diffondevano l'amore di Cristo. Infatti il centro dell'esperienza cristiana non sta nella conoscenza, ma nella potenza dello Spirito di Cristo. Per questo il credente non è assimilabile per sé a un sapiente: è una persona traboccante di Spirito che sa profumare di luce e di gioia ciò che è e ciò che fa. San Paolo direbbe: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me", ancora "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé". Nessuno di noi può aggiungere nulla al dono di Dio, quello che possiamo fare è ridisegnare l'orientamento della nostra vita all'interno del dono dello Spirito in un impegno di ascolto, di umiltà e di conversione. In ciascuno di noi ora è data una particolare manifestazione della grazia, perché nel mondo intero si accenda il fuoco che tutti ci consuma.
    3 min
  • [Dom 24] Vangelo: At 2, 1-11; Sal 103; 1 Cor 12, 3b-7. 12-13; Gv 20, 19-23.
    La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
    Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
    1 min
  • [Sab 30] Commento: La sua testimonianza è vera.
    Oggi leggiamo l'ultimo confronto tra Pietro, simbolo della fede viva, operante e sempre bisognosa di giustificazioni e Giovanni, simbolo dell'amore semplice, intuitivo e appassionato. Dopo aver sentito le parole di Gesù sul proprio compito nella Chiesa e sulla conclusione violenta della propria vita, era comprensibile che Pietro si fosse informato sul destino di quel discepolo, che pure a lui stava a cuore. Questo perché si era diffusa una tradizione secondo la quale Giovanni non sarebbe morto, ma avrebbe incontrato il Signore nel suo ritorno glorioso. L'autore del capitolo 21, (è una aggiunta, considerata autentica), corregge e respinge quella 'voce' diffusa e si limita a ricordare l'esatto tenore delle parole di Gesù. Pietro vuole sapere quale destino viene riservato a Giovanni: la fede vuole conoscere il destino dell'amore. Gesù risponde sul destino di entrambi: la fede continui a testimoniare, l'amore perduri fino al ritorno di Cristo. Dal racconto evangelico sembra che le due figure vengano contrapposte, ma di fatto esse si integrano nella tradizione ecclesiale. I due apostoli rappresentano due aspetti complementari della realtà cristiana: da una parte la disciplina garantita dall'autorità, dall'altra la comunione resa possibile dall'amore. Da una parte l'obbedienza alla parola di Dio, assicurata dal magistero come praticabile, dall'altra l'adesione contemplativa ad una verità intuita ed amata. Infatti "Questi è il discepolo che ha scritto queste cose, e la sua testimonianza è vera". Questo discepolo è quello che dà testimonianza di tutto quello che il Vangelo contiene, perché lo scrisse. Senza dubbio la comunità che si è formata intorno al discepolo che "Gesù amava", assicura che il Vangelo poggia su di lui. Oggi la parola di Dio passa attraverso la nostra testimonianza: è un grande compito e una grave responsabilità.
    3 min
  • [Sab 23] Vangelo: At 28, 16-20. 30-31; Sal.10; Gv 21, 20-25.
    In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
    Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
    2 min
  • [Ven 17] Vangelo: At 25, 13-21; Sal.102; Gv 21, 15-19.
    In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
    Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
    Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?", e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
    Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
    2 min
  • [Ven 29] Commento: Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle.
    Questa manifestazione di Gesù ai discepoli sul mare di Tiberìade è l'ultima che il quarto vangelo ci narra. Anch'essa, oltre ad essere prova del fatto della risurrezione, è anche 'segno' tangibile della presenza e dell'azione permanente di Cristo Risorto nella comunità dei suoi discepoli, nel seno della Chiesa. C'è di più. In questo brano si avverte la necessità di riabilitare l'apostolo Pietro che per tre volte aveva rinnegato il suo Signore, durante la passione. Era già stato perdonato da Gesù e aveva pianto amaramente, ma l'eco di quel triplice rinnegamento lo accompagnava ovunque si annunciasse il Vangelo. "Simone di Giovanni, mi ami più di costoro? Gli rispose Pietro: "Tu sai, Signore, che ti voglio bene". Ecco la condizione di Gesù, una condizione finalizzata: "Pasci i miei agnelli". Per tre volte si ripete questo brevissimo dialogo e all'affermazione di amore di Pietro, Gesù ancora ripete, dicendo: "Pasci le mie pecorelle". Pietro dovrà "pascere" le pecorelle di Gesù. Queste appartengono sempre al Signore, il quale senza rinunciare al suo diritto di proprietà – "le mie pecorelle" – le affida a Pietro, perché le assista fedelmente. L'apostolo forse avrebbe immaginato di dover dire lunghe parole per spiegare a Gesù il suo rinnegamento, e per chiedergliene molte volte perdono. Ebbene nessuna di queste parole gli è chiesta. L'unica maniera per colmare il vuoto formato per un momento di infedeltà, è dedicarsi perdutamente al gregge di Cristo. E' una riflessione che può diventare molto concreta per noi. Lasciamo di piangerci addosso per il nostro peccato. L'insegnamento che ci viene proposto è un programma concreto di come noi possiamo amare Dio e di come Dio si aspetta di essere amato da noi.
    2 min
  • [Gio 28] Commento: Siano perfetti nell'unità.
    Dopo aver pregato per i suoi discepoli, Gesù prega ora per tutte le generazioni dei credenti. I discepoli, e Papa Francesco ce lo ricorda in continuazione, non debbono isolarsi nella loro fede religiosa come in una torre d'avorio. Sono la cellula che si svilupperà in una comunità sempre più vasta di credenti, mediante la fede attinta al Vangelo, predicato dai primi discepoli da qui in poi, sotto la forza dello Spirito Santo. Così attraverso la loro predicazione che i credenti di sempre, anche di oggi, vengono misteriosamente a contatto col verbo, che si è fatto carne per la salvezza di tutti e formano con lui e con il Padre una unità perfetta. Questa unità fra i discepoli non è solo una forte aggregazione, basata su comunanze cultuali e culturali, ma deve avere una connotazione teologale ben precisa. Deve essere una unità come esiste fra il Padre e il Figlio, e una comunione di tutti con il Padre e il Figlio. Tale unità, realizzata nei discepoli, è condizione "perché il mondo creda che il Padre ha inviato Gesù" come suo Figlio, salvatore degli uomini. "Io in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell'unità, e il mondo conosca che tu mi hai mandato, e li hai amati come hai amato me". Questa comunione è possibile solo nell'amore: solo con l'amore una persona può essere nell'altra. L'incarnazione di Dio in Cristo e nei credenti dev'essere un argomento di credibilità per il mondo. Il mondo crederà in Dio solo quando lo vedrà in coloro che lo attestano. Ma si tratta sempre di una comunione di vita da cercare, da realizzare progressivamente fino al compimento. Gesù ha pregato per l'unità dei discepoli ai quali ha trasmesso le parole udite dal Padre, ai quali invia lo Spirito Santo per guidarli alla verità tutta intera e che sono conservati in questa fede dall'amore del Padre e dalla preghiera del Figlio. Noi non troviamo in ciò una risposta ai nostri attuali problemi ecumenici, ma siamo posti nel clima nel quale sperare e operare per l'unità intesa da Gesù.
    3 min
  • [Gio 16] Vangelo: At 22, 30: 23, 6-11; Sal.15; Gv 17, 20-26.
    In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
    «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
    E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
    Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
    Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
    2 min
  • [Mer 27] Vangelo: 1Pt 1,18-25; Sal.147; Mc 10, 32-45.
    In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
    Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
    Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
    Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
    Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
    2 min
  • [Mer 27] Commento: Siano una cosa sola, come noi.
    Ora la preghiera di Gesù per i discepoli prende in considerazione la situazione di questi nel mondo, dopo la sua definitiva partenza. "Padre santo, custodisci nel tuo nome, coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi". Gesù avverte il bisogno di raccomandarli a lui in modo del tutto speciale, perché siano mantenuti in quella sfera divina che è stata loro prospettata da lui stesso. Tale implorazione è indirizzata al "Padre santo", attributo che esprime una vicinanza riconoscente e quindi rassicurante per loro. Gesù ha fatto tutto il possibile per mantenerli in questo clima di amore, tranne "il figlio della perdizione", ai quali poi ha trasmesso la parola del Padre, ma ora li vede minacciati dal mondo che li odia, perché non gli appartengono. Perciò la sua premura nei loro confronti giunge sino ad invocare la sua potenza, affinché "li custodisca dal maligno". Questa elezione dei discepoli, che equivale anche ad una separazione, è in vista della loro "consacrazione nella verità". Sùbito si precisa che tale verità è la parola del Padre, che Gesù ha fatto conoscere ai suoi. Anche Gesù ha "consacrato se stesso", facendosi obbediente al Padre sino a offrire la sua vita in sacrificio. Tale testimonianza sacrificale è ormai norma, e modello anche per la santificazione dei discepoli. Questi, e fra di essi ci siamo noi, ricevono dal Padre l'iniziativa che li santifica, ma a questa santificazione debbono tendere, vedendo in Gesù l'esempio di obbedienza totale e di donazione piena. Come tu mi hai mandato, anch'io ho mandato loro, per questo consacro me stesso, perché siano anch'essi "consacrati nella verità".
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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