Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 10] Commento: Sale e luce del mondo.
    I sapori e la luminosità della vita dipendono dalla ricchezza o dalla povertà dei nostri ideali e delle nostre azioni. Càpita di frequente di sperimentare in prima persona, o di sentir parlare, di una vita insipida, di un cammino al buio, di disorientamenti e di smarrimenti. Gesù cala la missione dei suoi discepoli in questa difficile situazione umana e affida loro il compito di essere sale e luce del mondo. La testimonianza della fede nei valori umani e trascendenti, la gioiosa scoperta della Verità, che s'identifica con la conoscenza del Cristo e del suo Vangelo, l'orientamento sicuro verso una mèta finale possono far riscoprire all'uomo le realtà e i valori essenziali della vita e far recuperare quell'interiore libertà che è già inizio di salvezza. Tutto ciò non può avvenire con un semplice annuncio verbale: occorre che ci sia la forza dell'esempio e uno stile di vita informato sul Vangelo. È così che il cristiano diventa sale e luce, è così che la Chiesa adempie concretamente la sua missione salvifica, che è opera di Cristo, ma che è affidata ai suoi seguaci e discepoli.
    2 min
  • [Lun 9] Commento: I veri “beati”!
    Oggi la liturgia ci ricorda la Madonna Santissima, Madre della Chiesa. Per l’occorrenza si possono usare anche le letture proprie. Noi, per comodità, preferiamo la “lectio continua”, così scegliamo per la meditazione le letture del giorno. Essere “beati”, felici di una felicità piena e duratura, è la naturale aspirazione dell’uomo già durante la sua esperienza terrena. Fu illuso l’uomo da Satana quando, con la disobbedienza, ebbe a credere di poter diventare come Dio. Si illude ancora quando ritiene di poter ottenere piacere e gioia andando contro la volontà divina, realizzando progetti propri. Rischia ancora le più amare delusioni quando spera di poter conseguire la piena beatitudine in questo mondo. Ecco perché Gesù oggi ci proietta verso una dimensione ultraterrena, verso la mèta ultima e finale, verso il Regno a cui siamo chiamati dalla bontà del Signore. La vita nel tempo ci serve per allenare il nostro spirito ai valori autentici che Cristo ci propone. Le beatitudini, accolte nella fede, ci risuonano nel cuore come la via sicura per raggiungere la patria celeste. I poveri in spirito, gli afflitti, i miti sono coloro che, nella semplicità e nella purezza della vita, sanno accogliere e gustare i veri beni di Dio, ponendoli al di sopra di ogni altra aspirazione. Essi anelano alla giustizia e la testimoniano con la vita, sperimentano la misericordia divina nella gratuità e, allo stesso modo, la donano ai fratelli, diventando così operatori di pace. Sono puri nel cuore e l’occhio della loro anima è aperto alla visione di Dio, che inàbita e dimora in essi. Anche se perseguitati, anzi proprio perché perseguitati, hanno la certezza di essere accolti con Cristo nel suo Regno di amore e di pace. L’immedesimazione con Cristo, martire e vittima di espiazione per noi, li riempie del migliore gaudio nella certezza di poter essere partecipi della sua stessa gloria. Vengono così descritte le sublimi virtù dei santi e dei martiri della Chiesa, vengono enumerati i migliori ideali di cui Cristo ha adornato la sua Sposa, ci viene indicata la via aurea alla santità e i percorsi del Regno. Il nostro mondo fa molta fatica a comprendere le beatitudini del Vangelo: esse risuonano perfino assurde rispetto ai canoni di cui l’uomo si è dotato. Se provassimo a scrivere le beatitudini del mondo di oggi, ci troveremmo a invertire letteralmente quelle proclamate da Cristo; e ciò, nonostante appaia evidente che, mentre quelle evangeliche conducono davvero alla pienezza della gioia, quelle del mondo inesorabilmente deludono e ingannano. Entrano in gioco il tempo e l’eternità, il “tutto e subito” e l’attesa nella fede di un mondo diverso e migliore; s’intrecciano ancora la visione umana della gioia e la proposta divina della felicità senza fine, e ancora il calcolo umano e la visione dei valori visti con l’occhio della fede. Fin quando restiamo proni sulla terra e non alziamo gli occhi verso l’alto, ogni nostra ricerca di benessere e di gioia è purtroppo destinata a naufragare sul nascere. È triste poi constatare che l’ansia non si smorza, le brame crescono a dismisura, la morsa dell’angoscia ci opprime, e tutto ciò mentre Cristo seguita a ripeterci la via del vero bene.
    4 min
  • [Dom 8] Commento: Ricevete lo Spirito Santo!
    Gli apostoli sono adunati con Maria nel cenacolo. Tutta la Chiesa, in modi e momenti diversi, è adunata oggi nei cenacoli sparsi per il mondo, nella fiduciosa attesa che lo Spirito scenda ancora in una rinnovata Pentecoste. La Chiesa, dopo aver reso grazie a Cristo, redentore del mondo, sente urgente il bisogno di rinnovarsi interiormente, di trovare nuove energie • che solo dall'Alto può sperare • per spingere ancora a largo le sue vele e per calare in modo efficace e convincente il messaggio di Cristo nel cuore degli uomini. È l'auspicio del nostro Papa, che diventa anelito di noi credenti. Bisogna che ognuno torni a respirare abbondantemente l'alito di Dio; abbiamo bisogno di nutrirci d'amore vero per poi poterlo spargere come balsamo dentro le frenesie e le paure degli uomini. Quelle lingue di fuoco che scendono sugli apostoli e li trasformano da pavidi e insicuri in intrepidi annunciatori del Vangelo, tornano a calarsi sulla Chiesa e su ciascuno di noi. Per quello Spirito diventiamo creature nuove, diventiamo convinti della verità e assertori e fattori di verità, riscopriamo la forza per praticare e proporre il comandamento dell'amore e per vivere integralmente il Vangelo di Cristo. "Vieni, Spirito Santo, vieni a rinnovare la faccia della terra, rinnova il volto di ogni uomo, rinnova i nostri cuori, riscaldaci con l'Amore del Padre e del Figlio che per l'eternità vivono uniti dal tuo vincolo per i secoli senza fine". Amen.
    2 min
  • [Dom 8] Vangelo: At 2, 1-11; Sal 103; Rm 8, 8-17; Gv 14, 15-16. 23-26.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
    Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
    Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
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  • [Sab 7] Commento: Il Vangelo, un libro aperto.
    Il brano di oggi conclude la narrazione dell’evangelista Giovanni, il discepolo che Gesù particolarmente amava e al quale ha concesso, nell’Ultima Cena, di posare il capo sul suo petto. Egli si definisce giustamente un testimone fedele e veritiero, ma lascia comprendere che la sua opera non è completa. Ci sarebbero volute ancora pagine e pagine da scrivere; occorrerebbe poter penetrare negli stessi misteri di Dio e scrutare nell’intimo del Cristo, uomo-Dio, salvatore del mondo. L’apparente incompletezza, però, contiene un implicito ammonimento per tutti noi: san Giovanni vuole dirci che ciò che né i libri né il mondo possono contenere deve completarsi nella fede e nella pratica della vita di ogni credente. Dobbiamo essere noi, uniti nella stessa fede e membra vive della stessa Chiesa, a completare ciò che, nel nostro corpo, manca ai patimenti di Cristo: quello che Giovanni non poteva assolutamente scrivere nelle pagine del suo Vangelo, perché appartenente all’esperienza viva da consumare nel tempo. Animati e sorretti dallo Spirito, il Vangelo vissuto diventa la nostra storia, la nostra storia sacra, la storia della nostra salvezza.
    2 min
  • [Sab 7] Vangelo: At 28, 16-20. 30-31; Sal.10; Gv 21, 20-25.
    In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
    Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
    2 min
  • [Ven 6] Commento: Il primato dell'amore.
    Il Vangelo ci narra del riscatto e della riabilitazione di Pietro. Alla triplice negazione, l’apostolo, su esplicita richiesta del Signore • “Mi ami tu più di costoro?” • fa seguire una triplice e umile affermazione di fede e di amore. Gesù aveva detto che chi vuole essere il primo deve essere l’ultimo di tutti e il servo di tutti. Lui stesso si era prostrato, come l’infimo dei servitori, a lavare loro i piedi. Ora è la volta del principe degli apostoli: tocca a lui sperimentare l’umiltà e dichiarare senza esitazioni il suo amore e la sua fedeltà al Maestro. “Tu sai che ti amo”, afferma Pietro. “Pasci le mie pecore”, ribadisce il Signore. È così che è riaffermato e conferito in pienezza a Pietro, e ai suoi successori, il primato nella Chiesa. È così che quel dono, senza perdere il suo aspetto giuridico, si adorna delle doti migliori, quelle dell’incondizionata fedeltà e dell’amore profondo a Cristo. È su questa scia che si stanno muovendo i Pontefici, i successori di Pietro. Questa è la via che potrà fare della Chiesa un solo ovile sotto un solo pastore, nella perfetta unità per cui lo stesso Gesù ha pregato.
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  • [Gio 5] Commento: Prego anche per quelli che nella loro parola crederanno.
    Seguiamo Gesù che prega per “i suoi”. Ora la preghiera di Gesù abbraccia tutti i credenti, tutti coloro che accoglieranno la testimonianza degli apostoli e formeranno la sua Chiesa. La stessa unità, richiesta ai suoi prediletti, ora egli la implora per tutti. Questa sarà motivo di adesione alla fede per molti e di gloria per il Signore. L’esclamazione dei pagani di Roma che, pur perseguitando i primi cristiani, non potevano trattenere la meraviglia vedendo e constatando l’amore che li univa, sarà l’annuncio da dare nei secoli futuri da tutti i suoi seguaci. La perfezione dell’unità sarà raggiungibile soltanto nell’unione intima con Cristo: in lui e con lui saremo una cosa sola. È impossibile immaginare una Chiesa senza Cristo e cristiani frantumati da discordie e divisioni. L’annuncio cristiano, per volontà dello stesso Signore, deve necessariamente passare attraverso la via della testimonianza dell’amore fraterno nella perfezione dell’unità: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Possiamo così cogliere non solo il nostro primario impegno di credenti, ma anche l’inevitabile responsabilità che incombe su ciascuno di noi. Siamo ornati di gloria per questo: “la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola”. La nostra gloria consiste nell’essere, perché redenti, figli di Dio, “abbeverati ad un solo Spirito”, resi quindi capaci di amore autentico verso Dio e verso il nostro prossimo, con la perfezione che egli stesso ci dona. Questa è la via per testimoniare l’amore del Padre per il Figlio e l’amore che Cristo ci ha donato. Il mondo è rimasto ignaro di questa meravigliosa esperienza, ma gli apostoli e tutti coloro che per mezzo loro aderiranno al Vangelo hanno il compito di farla conoscere nel corso dei secoli. È un compito arduo da cui però non possiamo esimerci, ma anche un compito che dà tanta soddisfazione interiore e tanta gioia.
    3 min
  • [Gio 5] Vangelo: At 22, 30: 23, 6-11; Sal.15; Gv 17, 20-26.
    In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
    «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
    E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
    Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
    Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
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  • [Mer 4] Commento: Per essere consacrati nella verità.
    Gesù continua la sua preghiera per noi: implora l’unità perfetta tra i suoi seguaci, ci affida al Padre perché nessuno vada perduto; prega perché tutti abbiamo “la pienezza” della sua gioia, nonostante la minaccia dell’odio del mondo. Poi la richiesta di Gesù per noi raggiunge il culmine: egli implora che tutti noi siamo “consacrati nella verità”. Egli vuole ottenerci questo dono, questa consacrazione, per renderci concretamente capaci di mettere tutta la nostra vita a servizio esclusivo della verità: questo significa essere consacrati, questo è l’impegno del cristiano, quello appunto di fare della propria esistenza una testimonianza viva di Cristo. In questo ci accompagna lo Spirito Santo, come guida e interiore energia dell’anima, ma si fa garante per noi lo stesso Cristo: “Per loro io consacro me stesso perché siano anch’essi consacrati nella verità”. Sarà proprio questa consacrazione a renderci pienamente consapevoli della riconquistata libertà; ce lo predice e assicura lo stesso Gesù: “La verità vi farà liberi”. La nostra riflessione diventi preghiera da unire a quella di Cristo: “Fa che la Chiesa, riunita dallo Spirito Santo, ti serva con piena dedizione e formi in te un cuore solo e un’anima sola”. Amen.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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