Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 26] Vangelo: Dt 4, 1. 5-9; Sal.147; Mt 5, 17-19.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
    Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
    1 min
  • [Mer 26] Commento: “Ma io vi dico…”
    Dall’osservanza e dalla pratica dei precetti del Signore nascono la saggezza e la vera intelligenza, tanto che già in passato i pagani esclamavano con stupore: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. I primi cristiani venivano chiamati “illuminati” perché irrorati dallo Spirito Santo. Riguardo all’osservanza, Gesù ci ammonisce: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. E nel Vangelo di oggi afferma: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento”. Egli conferma questa novità ripetendo più volte: “Avete inteso che fu detto agli antichi: ‘Occhio per occhio e dente per dente. Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico’; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”. Dobbiamo quindi prendere coscienza del fatto che il disegno di Dio si sta compiendo in continuità con quanto Egli ha rivelato e stabilito per noi, fino al suo pieno compimento. La vera novità è Cristo stesso, la sua persona e il suo messaggio, che segnano il passaggio dalla legge all’amore. Quando gli chiesero: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?», Egli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Consapevoli che l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, siamo chiamati a vivere e insegnare i precetti divini, anche i più piccoli, riconoscendone il loro valore profondo. Anelare al meglio costantemente.
    2 min
  • [Mar 25] Commento: Il ritorno con Maria, la Madre.
    «Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua discendenza e la sua; questa ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno». Questa è la solenne promessa del nostro Padre e Creatore dopo il peccato originale, quando abbiamo perso l’albero della vita e il nostro paradiso. Ma in cielo risuona una voce in perfetta sintonia con la volontà divina: «Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà». È la risposta dell’Unigenito, Gesù Cristo, che accoglie il piano del Padre celeste. Nella pienezza del tempo, ecco l’annuncio dell’arcangelo Gabriele alla Vergine di Nazareth: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». È l’annuncio dell’Incarnazione. E Maria risponde con totale adesione alla volontà divina: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Con questa risposta, in perfetta armonia tra cielo e terra, la Madonna diventa Madre di Dio e dell’umanità intera. Gesù, unito allo Spirito Santo, entra nel grembo materno. Qui lo Spirito fonde agli elementi naturali di Maria la sua anima divina, e così inizia la formazione del suo corpo, spiritualizzato e divino. Maria, offrendo il suo grembo al Signore, diventa grembo dell’umanità. Con il suo consenso, dà inizio a una nuova creazione con la nascita del Redentore. Il Padre celeste ha scelto un mezzo semplice per realizzare l’Incarnazione: mentre gli uomini cercano segni straordinari, Dio sceglie una giovane donna, purissima e immacolata, ma pur sempre una fanciulla. Con il suo sì, Maria porta nel mondo il Salvatore e si fa Madre di tutti noi. Comprendiamo così il ruolo unico di Maria e quanto sia importante accoglierla nella nostra vita! Riprendiamo la preghiera del Santo Rosario in famiglia, lasciando per un po’ il cellulare e dedicando tempo al Signore.
    3 min
  • [Lun 24] Commento: Nessun profeta in patria.
    L’autore della Lettera agli Ebrei, parlando della forza e dell’efficacia della Parola di Dio, afferma: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non c’è creatura che possa nascondersi davanti a lui: tutto è nudo e scoperto ai suoi occhi, e a lui dobbiamo rendere conto.” Quando i doni di Dio ci vengono offerti come strumenti di salvezza, possiamo accoglierli con gratitudine e viverli nella fede, oppure rifiutarli, trasformandoli in un tormento interiore. Non si può resistere impunemente alla Luce: essa mette a nudo le nostre incoerenze, scruta nel profondo, svela i segreti dell’anima, il bene che ci arricchisce e il male che ci opprime. Per questo scribi, farisei e persino i compaesani di Gesù non riescono a sopportare le sue parole. Pieni di sdegno, arrivano persino a minacciare di gettarlo da un precipizio. L’orgoglio ferito si trasforma in desiderio di vendetta: chi proclama la verità deve essere ridotto al silenzio, chi smaschera ipocrisie ben costruite deve scomparire. Falsità, meschinità e ipocrisia si radicano con fatica nell’animo umano: è un lavoro continuo, con cui le verità, anche quelle di Dio, vengono smontate pezzo dopo pezzo e sostituite da illusioni personali. La voce di Cristo si scontra con questa realtà senza possibilità di compromesso. La verità è una sola, non può essere frammentata. È un dono gratuito, fonte di beatitudine, grazia e salvezza: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!” Il Signore è ancora vivo in mezzo a noi, la sua Parola palpita nel cuore della Chiesa e dei suoi fedeli. Eppure, ancora oggi, molti si sentono disturbati da Cristo e dai suoi messaggeri. C’è ancora chi vorrebbe farli tacere e spingerli nel vuoto. Che il Signore non debba ripetere anche a noi, distratti, superficiali o addirittura ostili, le stesse parole amare di allora: “Nessun profeta è ben accolto in patria.”
    3 min
  • [Lun 24] Vangelo: 2 Re 5, 1-15; Sal.41 e 4; Lc 4, 24-30.
    In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
    All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
    1 min
  • [Dom 23] Vangelo: Es 3, 1-8. 13-15; Sal 102; 1 Cor 10, 1-6. 10-12; Lc 13, 1-9.
    In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
    Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?". Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».
    2 min
  • [Dom 23] Commento: Il riscatto e la conversione
    Non ci conviene rassegnarci a un penoso e interminabile esilio. Non ci conviene restare schiavi del peccato, autocondannandoci a una vita sterile e priva di frutti, dopo aver ricevuto in dono tanti preziosi talenti. L’infelicità non ci appartiene e avvelena la nostra esistenza. L’albero che non produce frutti non deve occupare inutilmente il terreno: “Taglialo!” ci sentiremo dire autorevolmente. Ma la Santa Quaresima, che stiamo vivendo, ci invita a una scelta diversa: alla conquista di una libertà piena e gioiosa, la libertà dei risorti, la libertà della Pasqua. Questa libertà è un dono gratuito, nato dall’infinito Amore di Dio, da Colui che si rivelò a Mosè in un roveto ardente di fuoco, che non si consuma. È Lui che, con amore instancabile, guarda la nostra miseria e scende per liberarci dal potere del male, per condurci dalla terra dell’esilio a una terra bella e spaziosa, dove scorrono latte e miele, dove la vita si compie nella comunione con Dio, nostro Creatore e Padre. Così si realizza in pienezza il progetto divino di salvezza: siamo riscattati e redenti. Dalla caduta nel peccato nel paradiso terrestre all’incarnazione del Verbo, fino alla sua passione, morte e risurrezione, la storia della salvezza risuona oggi con la stessa forza di sempre: “IO SONO mi ha mandato a voi” - dice Dio a Mosè. Gesù fa eco: “Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà del Padre mio che mi ha mandato”. Il profeta risponde: “Eccomi, manda me!” E Maria, la Madre, si abbandona alla volontà divina: “Eccomi, sono la serva del Signore”. Ecco i segni della misericordia, le vie della nostra liberazione, la certezza che il Signore: “Perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia” (Sal 103,3-4).
    Proposito del giorno: L’esame di coscienza quotidiano è un’ottima pratica per la nostra conversione.
    3 min
  • [Sab 22] Commento: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro".
    Da questa accusa dei farisei e degli scribi, Gesù fa sgorgare una delle pagine più belle e dense del Vangelo. Ci illumina sulle realtà più profonde del nostro essere e del nostro vivere: coniuga la nostra fragilità e il nostro peccato con l’amore misericordioso del Padre. Un figlio - uno di noi - chiede la parte di eredità che gli spetta. Vuole una libertà senza limiti, la stessa che reclamarono i nostri progenitori mangiando il frutto proibito, la stessa che cerchiamo noi ogni volta che pecchiamo. Eppure, Dio, che ci ha creati liberi, non ci nega mai la nostra libertà, anche quando la usiamo per allontanarci da Lui, per fuggire dall’amore, fino a ritrovarci nudi, soli e impauriti. Così avviene un’umiliante trasformazione: da figli amati dal Padre, ci ritroviamo a fare i mandriani dei porci! Ma proprio nel fondo del male nasce spesso un’irrefrenabile nostalgia del Bene perduto, della Casa paterna, del Padre buono. Si passa dalla fame e dal ricordo dell’abbondanza dei veri beni perduti al primo accenno di pentimento: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Dopo tanto sperpero, il figlio prodigo spera almeno di essere accolto come un servo: sa che i salariati del Padre hanno pane in abbondanza, mentre lui sta morendo di fame. Il peccato non sazia mai! È una rovinosa perdita del bene. Ma il Padre celeste è sempre in ascolto e in trepida attesa del ritorno del figlio. Egli ascolta il gemito del povero e manda suo Figlio a cercare la pecora smarrita. Sarà proprio Cristo, la Via, a indicare il cammino del ritorno; sarà Lui, il Buon Pastore, a farsi carico del peccatore; sarà Lui, Luce del mondo, ad aprire gli occhi e il cuore del figlio per riconoscere l’amore del Padre. “Quando era ancora lontano, il padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”. Il fuggitivo ritrova il Padre, la Casa, il fratello, la mensa, la festa, la risurrezione: ritrova la Pasqua. Questa scena non è solo un’immagine poetica, ma una realtà che ciascuno di noi può vivere ogni volta che, dopo il peccato, sperimenta l’abbraccio del perdono. Meditando questa misericordia, soprattutto in Quaresima, siamo chiamati alla più intensa gratitudine. Il perdono scaturisce dalla croce, dal sangue di Cristo, dalla sua passione, dalla sua Pasqua.
    Proposito del giorno: La confessione sacramentale è la tua Pasqua; vai, Gesù ti attende!
    3 min
  • [Sab 22] Vangelo: Mic 7, 14-15. 18-20; Sal.102; Lc 15, 1-3. 11-32.
    In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
    «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre.
    Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa.
    Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».
    3 min
  • [Ven 21] Commento: La fecondità dei Santi
    Oggi nell'Ordine benedettino festeggiamo il beato transito, il giorno della morte del grande patriarca dell'Occidente San Benedetto. Per i monaci, e specialmente per l'abbazia di Montecassino, dove si trovano i resti mortali di San Benedetto, è una grande festa. Noi, per la vostra comodità, inseriamo il commento per le letture del giorno. Ma siate con noi oggi in questo giorno di festa.
    A una gratuita predilezione divina, alle affettuose e incessanti cure paterne, a una “vigna” accuratamente preparata per portare frutto al tempo del raccolto, corrisponde un’assurda e feroce ingratitudine. È la storia del popolo d’Israele, e i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che Gesù parlava di loro. Scatta la violenza, la vendetta: “Cercavano di catturarlo”. Ma questa parabola riguarda anche ciascuno di noi. Ognuno è una “vigna” amata e curata dal Signore! Fin dal concepimento siamo stati dotati di doni e talenti, chiamati a essere fecondi e a portare frutto, moltiplicando ciò che abbiamo ricevuto. La nostra meta non è un traguardo terreno, ma l’approdo definitivo al Regno di Dio, dove i frutti maturano per l’eternità. L’ingratitudine e la mancata corrispondenza alla divina predilezione portano invece alla perdita inevitabile dei doni, che vengono trasferiti a chi ne sa trarre frutto. Gesù ammonisce: “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”. È quanto accadde al popolo d’Israele: dopo aver atteso il Messia, ora che Egli è in mezzo a loro, lo rigettano e lo perseguitano. E questo accade ancora oggi, ogni volta che non sappiamo riconoscere e valorizzare i doni di Dio, quando alla gratuità della sua grazia rispondiamo con ingratitudine, rifiuto, indifferenza o addirittura disprezzo. Grande è la nostra responsabilità davanti a Dio! A noi, che abbiamo ricevuto tanto - la fede, i sacramenti, le innumerevoli grazie - sarà chiesto di più nel giudizio finale. Gesù ci ricorda che i talenti devono crescere e moltiplicarsi, per la gloria di Dio e per la nostra santificazione. E ci mette in guardia: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci”. Anche la Quaresima è una perla preziosa da coltivare, un tempo sacro donato per camminare verso la Pasqua.
    Proposito del giorno: Ricorda i doni di Dio! Ripeti più spesso il tuo grazie.
    3 min

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