Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 28] Commento: La durezza del cuore e la legge antica.
    È interessante leggere in questi giorni, con la dovuta attenzione, il libro sapienziale del Siracide. È un vero galateo del credente e conserva una sorprendente attualità. Oggi ci istruisce sul valore e sui rischi della vera amicizia. Valori che sono intimamente legati alla fedeltà al Signore, alla sincerità e al grado di fraternità che abbiamo annesso alla nostra religiosità. Sicuramente ora fa parte del comandamento nuovo che Gesù ci ha donato. È sulla stessa scia quanto proclama il vangelo di oggi. Anche la fedeltà coniugale è possibile soltanto quando è sorretta da una viva fede nel Sacramento e da una piena adesione a Cristo, che è il vero garante dell'indissolubilità del matrimonio. Quando mancano questi due elementi qualificanti il matrimonio quasi cessa di essere sacramento e si riduce ad un patto umano con tutte le fragilità e le debolezze che sempre, più o meno, accompagnano le nostre decisioni. C'è una evidente e significativa proporzione: più è basso il livello e la pratica della religiosità più sono frequenti le separazioni, gli allontanamenti, i divorzi e le unioni di fatto. Ne soffre la Chiesa in prima linea, ma ne soffrono anche le istituzioni civili. Quando la famiglia non è più unita una serie ininterrotta di valori vengono a mancare. Ne sono coinvolti intere generazioni. È urgente pregare per la santità delle famiglie cristiane. Raccomandiamo al Signore anche quelle coppie che con dolore, hanno visto fallire le loro promesse di amore e per i loro figli che ne soffrono le conseguenze.
    2 min
  • [Ven 28] Vangelo: Sir 6, 5-17; Sal 118; Mc 10, 1-12.
    In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
    Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
    Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
    A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
    2 min
  • [Gio 27] Vangelo: Sir 5, 1-10; Sal 1; Mc 9, 41-50.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
    Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
    Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
    Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».
    2 min
  • [Gio 27] Commento: Guai agli scandali!
    C'è una triste realtà nella vita di noi esseri umani: non solo siamo capaci di fare il male contro Dio e contro noi stessi, ma spesso, con accresciuta malvagità, coinvolgiamo gli altri nel nostro male, induciamo altri ad essere complici del nostro peccato. Ai nostri giorni assistiamo sgomenti a forme molto subdole di adescamento, che non risparmiano neanche i più piccoli e indifesi. Il Pontefice si è sentito personalmente confuso ed umiliato per gli scandali perpetrati anche da alcuni sacerdoti. Il Signore condanna severamente gli scandali e dice: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare». Se il tuo piede ti scandalizza, tàglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, càvalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue». Vengono citati mani, occhio, piedi a mo' d'esempio, ma tutto il nostro corpo deve essere sempre considerato come tempio sacro dello Spirito in cui inàbita la divinità. San Paolo esortava così i primi cristiani: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale». Troviamo in queste sacrosante verità ulteriori motivi per convincerci della sacralità del nostro corpo, fermo restando il primato indiscutibile della nostra anima, dotata di immortalità. Senza fare del facile e futile moralismo, sarebbe ora che anche i mass-media facessero la dovuta pulizia, se non altro, per non svilire ciò che è dono, vita, corpo, spirito. In buona misura dipende però anche da ciascuno di noi...
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  • [Mer 26] Vangelo: Sir 4, 12-22; Sal 118; Mc 9, 38-40.
    In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
    Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».
    1 min
  • [Mer 26] Commento: Nel nome di Gesù.
    Molto spesso essere credenti può significare essere settari. Capita, con una certa frequenza di creare intorno alla nostra fede, mal compresa e mal vissuta, dei profondi fossati o delle alte mura praticamente invalicabili. Significa interpretare l’ovile come una fortezza da difendere da ogni possibile intromissione. Anche gli apostoli rischiano di restare vittime di tali errori. Hanno visto un tale che scacciava i demoni nel nome di Gesù Cristo e glie lo hanno proibito: «Perché non era dei nostri». Gesù dà una risposta piena di sapienza: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi». Ecco una sana apertura al vero ecumenismo, ecco il compito della Chiesa: non fare proselitismo, ma portare e diffondere ovunque la luce di Cristo. Il bene non si può ne colorare né frantumare; se è autentico, ha un'unica fonte. Tutto quello poi che si fa nel nome del Signore Gesù non può non avere le doti del vero bene: Egli è il nostro avvocato presso il Padre e ci ha solennemente promesso che tutto quello che chiederemo al Padre nel suo nome ci verrà concesso. La Chiesa nella liturgia ha fatto suo questo monito e termina tutte le sue orazioni nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Anche nelle nostre preghiere personali, noi tutti, segnandoci con il segno della croce vogliamo dire che tutto, preghiere ed azioni volgiamo compierle nel suo nome, per la sua gloria. Risuona come logica conclusione la frase seguente: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa».
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  • [Mar 25] Vangelo: Sir 2, 1-13; Sal 36; Mc 9, 30-37.
    In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
    Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
    E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
    2 min
  • [Mar 25] Commento: Per essere i “primi”.
    Per comprendere la bontà infinita di Dio e gli abissi della nostra miseria bisogna porre doverosa attenzione ai violenti contrasti di cui noi, esseri umani, siamo spesso protagonisti: nel vangelo di oggi, mentre Gesù parla della sua prossima passione e morte, gli apostoli s’immergono in un’assurda discussione su chi di loro dovrà essere il primo e il più grande. Sin dal principio sono state proprio le manie di grandezza e la voglia sfrenata di primeggiare a causarci i grandi guai. Per questo ci siamo ribellati a Dio, per la stessa ragione abbiamo perpetrato violenze e sono ancora quelle a creare nel nostro mondo i mali peggiori. Come è diversa la visione che Gesù ci prospetta! Egli dice ai suoi e ripete a ciascuno di noi: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». Poi prende un bambino, lo abbraccia affettuosamente e completa la sua sentenza: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Con quel gesto e con quelle parole vuole ricordare che occorrono purezza e semplicità di cuore per entrare nel regno di Dio e diventare accoglienti e praticanti della sua parola. Dirà in un'altra occasione che solo i piccoli vi trovano accesso. In un altro momento solenne, in una cena di addio, il Maestro e Signore si prostrerà come uno schiavo ai piedi dei suoi discepoli per lavare loro i piedi e concluderà quella cerimonia dicendo: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi». È davvero sconvolgente la proposta di Cristo e se non fosse stata confermata con lo splendido esempio da lui stesso offertoci, potrebbe sembrare assurdo rispetto al giudizio corrente del mondo. È ancora difficile convincerci e convincere che la via della vera grandezza debba necessariamente passare per la via dell’umiltà. Anche il vangelo di oggi si conclude dicendoci: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». Ciò vale per ogni cristiano, ma è un’esigenza inderogabile per tutti i ministri di Cristo.
    3 min
  • [Lun 24] Commento: Aiutami nella mia incredulità.
    "Tutta è possibile per chi crede": i discepoli non riescono a fare il miracolo perché la loro fede è fiacca è incerta, e perché mancano di preghiera, che è il segno della fede, ovvero della comunione con la forza divina. Nella fede è Dio stesso che infallibilmente agisce. La mancanza di fede è impotenza ed è l'unica cosa che va contro Gesù. D'altra parte, è sempre difficile avere fede forte; per questo è bene chiedere l'aiuto di Dio, come fa il padre del ragazzo indemoniato: "credo: aiutami nella mia incredulità". I discepoli del Signore devono affidarsi sempre più alla Sua forza che sola libera da ogni male. La liturgia della Parola di Dio ci porta a paragonare il nostro mondo a questo ragazzo posseduto dallo spirito maligno. La vera risposta della guarigione scaturisca solo dalle parole del nostro Signore Gesù Cristo. E' lui che è l'Autore della creazione e della redenzione. Cristo con la sua parola cura, sana l'umanità incredula e peccatrice. Egli è a tu per tu con la malattia del ragazzo, sta di fronte alla debolezza umana, all'incapacità, l'impotenza dell'uomo. La forza di Cristo è la parola ma anche la preghiera. Il mondo odierno ha bisogno di un grande aiuto, di un grande sostegno spirituale, perché è sempre più immerso nella violenza, nella guerra, nel fuoco. Il Signore ci ha detto che siamo il sale della terra e la luce del mondo, dobbiamo dunque strapparlo dalla follìa, dalle convulsioni. Come? Ci sentiamo così incapaci, così impotenti... Ma Gesù ci ha indicato i mezzi: la fede e la preghiera. Bisogna credere veramente, allora si può fare qualcosa anche nelle circostanze più difficili. E con la fede si può pregare in modo efficace. E' importante sottolineare anche la forza di trasformazione del padre. Nel brano di oggi, in contrapposizione agli scribi di Israele, che appaiono aggrappati alle loro sicurezze religiose e sociali, incontriamo questo padre che impara ad amare - credere ascoltando Gesù e mettendo la sua forza più profonda: fede e dedizione al servizio del figlio disabile. E' grande la fede di questo padre giudeo, che spezza il cerchio delle autorità normative del suo popolo e si prostra ai piedi di Gesù ottenendo così la guarigione del figlio. E la giaculatoria per la giornata di oggi: Credo; aiuta la mia incredulità!
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  • [Dom 23] Commento: Il segreto dell'amore cristiano.
    Siamo esseri viventi con un dono unico: la somiglianza a Dio. Dopo il peccato, Cristo ci ha rinnovati con la redenzione, e lo Spirito Santo ci ha trasformati in creature nuove. Questo nuovo soffio di vita è l’Amore sgorgato dalla croce di Cristo. Grazie a questo, diventiamo figli di Dio, con una nuova dignità e un grande impegno: amare come Dio ci ama. Ecco perché Gesù ci dice: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, pregate per chi vi maltratta”. Umanamente sembra impossibile. Amare chi ci fa del male, perdonare chi ci offende, va contro ogni logica. Ma Gesù premette: “A voi che ascoltate, io dico”. L’ascolto non è passivo, implica accogliere la Parola, viverla e trasformarla in azioni. Come Gesù stesso dice: “Non chi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre”. Anche Pietro aveva dubbi sul perdono. Chiese: “Signore, quante volte dovrò perdonare, fino a sette volte?”. Gesù rispose: “Non fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. Con questo, ci insegna che l’amore e il perdono non hanno limiti, perché nascono dal cuore di Dio, dove non ci sono confini. Gesù stesso ci offre l’esempio più grande. Sulla croce dona la vita per noi e perdona i suoi crocifissori. Lo stesso amore e perdono, che Dio ci offre gratuitamente, siamo chiamati a viverli verso gli altri. È un amore che supera la logica umana, perché è dono puro e gratuito. San Paolo ci ricorda: “Se, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora saremo salvati mediante la sua vita”. Anche noi, un tempo nemici, siamo stati amati e perdonati a prezzo del sangue di Cristo. Amare i nemici significa diventare davvero simili a Cristo. È il segno più alto della nostra somiglianza con Dio. Chiediamo al Signore di darci la forza di amare e perdonare, come Lui ci ha amati.
    3 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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