Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 22] Commento: La confessione di Pietro e il mandato di Cristo.
    La liturgia della festa di oggi ci invita a riflettere su diversi aspetti. Celebriamo la fede di Pietro e la sua confessione della divinità di Cristo. Ricordiamo anche il mandato affidatogli da Gesù: essere il nocchiero della Chiesa. Questo mandato continua oggi nei suoi successori. È una festa che coinvolge tutta la Chiesa. Cristo, il capo, è al centro. Il romano pontefice, suo rappresentante in terra, guida le membra della Chiesa. Le chiavi del Regno, affidate a Pietro, sono ora segno universale di salvezza per tutti. Il Vangelo ci riporta le parole di Gesù. Alla confessione di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», Gesù risponde: «Beato te, Simone figlio di Giona. Non la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli. Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Con queste parole, Cristo affida a Pietro un ruolo unico. Pietro, l’umile pescatore, diventa il principe degli apostoli. La sua fede, il suo amore dichiarato tre volte al Signore, lo rendono la pietra su cui Cristo costruisce la Chiesa. Gesù assicura anche la vittoria della Chiesa sul male e sui suoi nemici: «Le porte degli inferi non prevarranno». Questa garanzia ci dona speranza e fiducia. Da quella Cattedra, segno episcopale, il Vicario di Cristo ci insegna la verità della dottrina. È anche guida sicura per il cammino della fede. Per lui, oggi, preghiamo con cuore sincero.
    3 min
  • [Ven 21] Commento: Se qualcuno vuol venire dietro di me.
    Nel Vangelo di oggi, Gesù spiega chiaramente le condizioni per essere suoi discepoli. Tre sono le richieste: rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguire il Maestro. Solo così possiamo considerarci autentici seguaci di Cristo. Rinnegare se stessi significa mettere Dio al primo posto. Significa riconoscerlo come guida della nostra vita, evitando di affidarci solo in noi stessi. Senza questo, rischiamo di allontanarci da Lui e andare verso la rovina. Prendere la propria croce vuol dire accettare con fede la condizione umana. Questa comprende l'esperienza del dolore, i limiti e le difficoltà della vita su questa terra. È un invito ad affrontare tutto con fiducia, sapendo che Cristo ci sostiene. Seguire Gesù significa camminare dietro di Lui, imitandolo con umiltà e obbedienza. Fidarsi di Lui in ogni circostanza, anche nelle prove più difficili, è segno di vera sequela. Tre virtù ci aiutano in questo cammino: l’umiltà, la fiducia e l’amore per Cristo. Queste virtù crescono con la preghiera quotidiana e con le buone opere. È nella nostra vita di ogni giorno che possiamo mettere in pratica la sequela del Signore. Chiediamo a Dio la forza di seguire Gesù con cuore sincero, accettando la nostra croce e camminando con fede dietro di Lui.
    2 min
  • [Gio 20] Commento: Tu sei il Cristo.
    Pietro è il discepolo che risponde in modo pieno alla domanda di Gesù, proclamando: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Ma, poco dopo, diventa anche il destinatario di uno dei rimproveri più duri del Maestro: «Allontanati da me, satana!». Questo accade perché Pietro, opponendosi all’annuncio della passione e morte di Gesù, si mette contro i disegni di Dio. Non riesce a comprendere che la croce è parte del piano divino, che conduce alla gloriosa risurrezione. Questo errore richiama la tentazione di Gesù nel deserto, quando Satana cercò di convincerlo a scegliere un "messianismo" solo terreno, fatto di gloria e potere, senza passare attraverso la croce. Come Pietro, anche noi spesso ci ribelliamo ai piani di Dio. Non accettiamo le sue vie, perché ci sembrano incomprensibili o troppo difficili. Tuttavia, la fede e l’amore ci insegnano a fidarci di Dio anche quando il suo progetto ci appare complicato e misterioso. Solo con questa fiducia possiamo accogliere la sua volontà e riconoscere che la croce è sempre seguita dalla risurrezione.
    2 min
  • [Mer 19] Commento: Beati i vostri occhi perché vedono.
    Gesù compie un miracolo unico nel suo genere: è l’unica volta in cui lo realizza gradualmente. Possiamo chiederci il perché di questa particolarità. La risposta si trova nel fatto che Gesù voleva dimostrare di essere libero di elargire i suoi doni come meglio crede. Inoltre, la guarigione avviene in più fasi perché la potenza di Gesù agisce man mano che cresce la fede del cieco, fino a renderla piena e perfetta. Anche oggi, Dio spesso opera così nelle nostre vite spirituali. La guarigione del cuore e dell’anima avviene poco alla volta. Questo metodo nutre la nostra fede e ci porta a una salute piena quando ci abbandoniamo completamente a Lui, riconoscendolo come il nostro unico Salvatore. Tuttavia, questo processo richiede la nostra fede e la nostra collaborazione. Dio attende la nostra richiesta: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» E la risposta non può che essere: «Signore, che io veda». Facciamo nostra questa preghiera oggi, magari ripetiamola come giaculatoria: «Signore, fa’ che io veda».
    2 min
  • [Mar 18] Commento: I segni di Dio.
    Oggi leggiamo di come i discepoli di Gesù siano ancora legati a ciò che è terreno. Nonostante la presenza del Maestro tra loro, i loro cuori sono induriti. Non ricordano il grande segno compiuto da Gesù, quando moltiplicò i pani e i pesci per sfamare una folla. Sono incapaci di affidarsi pienamente a Cristo. Purtroppo anche noi, come loro, spesso ci affidiamo a ciò che conduce alla corruzione, all’ipocrisia e all’incredulità. Le parole di Gesù ai suoi discepoli risuonano ancora oggi, nella nostra esperienza quotidiana. Viviamo in un mondo dove il progresso ci spinge verso concezioni che alimentano l’incredulità. L’uomo, in molti casi, pretende di sostituirsi a Dio, cercando di dominare la vita e la morte. Questo non avviene solo attraverso la manipolazione genetica, ma in molti altri aspetti della nostra società. Ma abbiamo un solo Maestro: Gesù Cristo. Ascoltiamolo. Lui ci offre il vero pane di vita e la certezza della sua Parola. Sia per noi il nostro “pane quotidiano”, capace di nutrire non solo il corpo, ma anche lo spirito.
    2 min
  • [Mar 18] Vangelo: Gn 6,5-8; 7,1-5.10; Sal.28; Mc 8, 14-21.
    In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: "Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!". Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
    Si accorse di questo e disse loro: "Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?". Gli dissero: "Dodici". "E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?". Gli dissero: "Sette". E disse loro: "Non comprendete ancora?".
    2 min
  • [Lun 17] Commento: Il regno dei cielo è vicino.
    Chi tradisce il patto d’amore matrimoniale si rende colpevole di adulterio. Per questo Gesù definisce “generazione adultera” gli ebrei suoi contemporanei, che persistevano nell’infedeltà all’alleanza, paragonabile a un matrimonio, stipulata con Dio. Non avevano quindi il diritto di pretendere segni particolari, oltre a quelli già offerti per credere in Lui. Tuttavia, un segno verrà dato: il Messia, crocifisso e ingiustamente condannato, rimarrà per breve tempo nel sepolcro. Ma, come Giona che trascorse tre giorni nell’abisso, risorgerà glorioso. Sarà questo il segno definitivo, più chiaro di tutti, a testimoniare chi è veramente Gesù. Questo episodio richiama la necessità di essere fedeli al Signore: fedeltà alle promesse del Battesimo, agli impegni presi con Lui e al nostro prossimo. La fede e la certezza della risurrezione ci sostengono nel superare le difficoltà della vita presente, orientandoci verso la vita futura. Non mancano i segni della presenza di Dio: è la nostra fede a essere spesso troppo debole per riconoscerli. Per questo preghiamo con fiducia: “Signore, aumenta in noi la fede”.
    2 min
  • [Dom 16] Commento: Beati voi!
    Il desiderio di felicità è innato nel cuore umano, anche se spesso ripetiamo, come un proverbio, che “la felicità non è di questo mondo”. Il Vangelo di oggi ci parla delle beatitudini, portandoci oltre la sfera puramente umana. Gesù, dal monte, proclama la “carta magna” del cristianesimo, ma le sue parole ci sconvolgono. I criteri che propone per raggiungere la beatitudine sono radicalmente opposti alla nostra mentalità mondana. Gesù inizia proclamando beati i poveri. Eppure, noi spesso siamo attratti dalla ricchezza, non solo economica, ma anche da ciò che promette, dai vantaggi materiali. Poi dice che saremo beati se abbiamo fame, se piangiamo, se siamo odiati e respinti. Ma noi cerchiamo benessere, tranquillità, gioia, prestigio e onori. Li consideriamo i segni della felicità e li vogliamo subito, in pienezza. Gesù, invece, parla di una ricompensa futura, che si realizzerà in una condizione di vita molto diversa da quella terrena. Solo la fede e la luce della croce possono aiutarci a comprendere e vivere queste beatitudini. Gesù ci spinge a scelte difficili e rischiose, ma che conducono a una felicità sicura ed eterna. Ci invita a confrontare due tipi di valori: quelli visibili e immediati, come il tempo, il denaro e le sicurezze umane, e quelli invisibili agli occhi, ma splendenti per chi ha fede, come l’eternità, la gioia senza fine e le ricchezze che non si consumano mai. Per orientarci con saggezza, abbiamo bisogno di una luce speciale nell’anima. I Santi sono il nostro esempio. Loro hanno scelto, senza esitazioni, la via della croce, certi di raggiungere la vera Vita. Per questo la Chiesa ce li propone come modelli sempre più frequentemente. Seguiamoli non solo venerandoli nei santuari o tenendo le loro immagini nei portafogli. Seguiamo il loro esempio concreto, nella vita di ogni giorno.
    3 min
  • [Sab 15] Commento: Sento compassione per questa folla...
    Gesù ci mostra un sentimento nobile, profondamente umano, che si traduce in prontezza a servire e donarsi. È la volontà di guardare l’altro come se stessi, rinunciando alla superiorità, per mettersi al servizio. Nel Vangelo di oggi, Gesù manifesta questa umanità con un gesto che lo rende vicino ai nostri dolori e alle nostre sofferenze. È umano nel senso più profondo: riconosce chi ha davanti come un soggetto d’amore, non un oggetto da sfruttare. È umano perché crea un nuovo legame di solidarietà tra gli uomini. Ma è anche divino. Divino perché questo sentimento viene da Dio. Divino perché Gesù rende grazie sui sette pani e pochi pesci, opera il miracolo della moltiplicazione e ci invita a contemplare più profondamente il Mistero di Cristo. La compassione di Gesù è il preludio della sua Passione. Dio sente le nostre sofferenze e ci dona la sua Passione. La compassione di Cristo ha un duplice movimento: da Dio all’uomo, assumendo tutte le passioni umane, e dall’uomo a Dio, per partecipare alla sua Passione. È qui, nella compassione umana e divina, che troviamo il senso delle nostre celebrazioni eucaristiche. L’Eucaristia è l’incontro tra Dio e l’uomo: un incontro di amore, salvezza e redenzione. Offriamo sull’altare la nostra vita. Affidiamola a Gesù, perché la benedica e la inserisca nel suo progetto d’amore.
    2 min
  • [Ven 14] Commento: Andate... ci penso io a parlare.
    Il Signore scelse altri settantadue discepoli e li inviò a due a due, in ogni città e luogo dove stava per andare. Disse loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: vi mando come agnelli in mezzo a lupi. Non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti tornerà a voi».
    Oggi ricordiamo due inviati speciali, santi Cirillo e Metodio, mandati con la stessa missione: annunciare il Vangelo di Gesù Cristo e portare la sua pace. Sono parte di una grande schiera di missionari e apostoli della fede cristiana. La loro santità, però, è unica e legata alla sapienza divina e umana con cui hanno svolto il loro ministero. Cirillo e Metodio hanno capito che la fede cristiana deve intrecciarsi con i valori della civiltà e della crescita umana. Questi valori elevano l’uomo verso Dio e migliorano la qualità della vita. La sapienza cristiana, dono dello Spirito Santo, messa al servizio dell’uomo e delle popolazioni, diventa strumento di crescita spirituale e culturale. Così, come loro, possiamo anche noi essere annunciatori della verità di Dio, costruttori di pace e promotori di un sano progresso. Gli strumenti del Vangelo non cambiano, ma il modo di utilizzarli sì. Cirillo e Metodio hanno saputo adattarsi alla storia, confrontandosi con culture, tradizioni e lingue diverse. Hanno portato il Vangelo ai popoli slavi, che ancora oggi beneficiano della loro santità. Ma l’Europa intera li ricorda con gratitudine. Per questo, nel 1980, San Giovanni Paolo II li ha proclamati patroni d’Europa, esempio per chi lavora per la crescita umana, religiosa e civile.
    Purtroppo, l’Europa di oggi sembra aver dimenticato questa eredità. Sempre più si vuole "in Europa" cancellare le radici cristiane. Non lasciamoli cancellare dalle nostre coscienze. Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, non sono più riconosciuti, simbolicamente “espulsi”. E con loro, anche altri valori fondanti della nostra identità. Preghiamo per l’Europa e per i nostri parlamentari. Possano difendere e mantenere viva l’anima del nostro continente, resistendo a chi vuole distruggerla.
    3 min

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