La mattina del 20 gennaio 1964 nell'ufficio della società Tricotex in un palazzo in una strada laterale di via Veneto, una segretaria, arrivando al lavoro rinvenne il cadavere del proprietario della ditta, Farouk Chourbagi, ucciso con quattro colpi di pistola e con il viso sfigurato dal vetriolo.
Venne ipotizzato che il delitto fosse stato commesso nel tardo pomeriggio di sabato 18 gennaio perché alle 17 la vittima era ancora viva in quanto a quell'ora il portiere la vide uscire; la coppia di coniugi a quell'ora era in albergo dopo essere appena arrivati a Roma dalla Svizzera e ripartì alle 19:30 per Napoli e, in questo intervallo di tempo, si ipotizzò fosse possibile compiere l'omicidio. Si scoprì che in Svizzera la signora aveva acquistato un flacone di vetriolo. Durante l'interrogatorio il marito affermò che sabato pomeriggio, dopo essere usciti dall'albergo, accompagnò la moglie fino al portone del palazzo ove si trovava l’ufficio della vittima per avere un incontro risolutivo con l'amante; poco dopo la moglie tornò raccontando al marito di aver sparato all'ex amante e inoltre lui aveva anche intravisto la pistola e il flacone vuoto del vetriolo. La moglie, per contro, negò ogni addebito e anzi accusò il marito confermando di essere salita nell'ufficio ma mentre stava discutendo con Farouk, arrivò il marito con in pugno una pistola e dopo una breve colluttazione sparò contro Farouk uccidendolo e gettando il vetriolo in faccia al cadavere.