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Memos episodes

  • Lezioni di antimafia: Piercamillo Davigo
    Decimo appuntamento del ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione tenuta da Piercamillo Davigo - magistrato, consigliere della seconda sezione penale presso la Corte di Cassazione, ex pm del pool di Mani Pulite - si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 22 marzo 2016. Titolo: «Corruzione, anticamera della mafia al nord».
    36 min
  • Leader 2.0, pressati dall'inquietudine degli elettori e volatili. Intervista con Donatella Campus e Mauro Calise.
    I leader e l'essere giovani? Può servire, ma non è l'arma vincente. I leader e il culto dell'immagine? Il fisico e le espressioni ginniche non sono l'asset decisivo. I leader e l'antipolitica? Ci arrivano perché sono a corto di risposte. E' il quadro che emerge da alcune riflessioni fatte dai due ospiti di oggi a Memos, due politologi: Donatella Campus dell'Università di Bologna (Lo stile del leader, Laterza, 2016) e Mauro Calise (La democrazia del leader, Il Mulino, 2016).
    28 min
  • Leader 2.0, pressati dall'inquietudine degli elettori e volatili. Intervista con Donatella Campus e Mauro Calise.
    I leader e l'essere giovani? Può servire, ma non è l'arma vincente. I leader e il culto dell'immagine? Il fisico e le espressioni ginniche non sono l'asset decisivo. I leader e l'antipolitica? Ci arrivano perché sono a corto di risposte. E' il quadro che emerge da alcune riflessioni fatte dai due ospiti di oggi a Memos, due politologi: Donatella Campus dell'Università di Bologna (Lo stile del leader, Laterza, 2016) e Mauro Calise (La democrazia del leader, Il Mulino, 2016).
    28 min
  • Leader 2.0, pressati dall'inquietudine degli elettori e volatili. Intervista con Donatella Campus e Mauro Calise.
    I leader e l'essere giovani? Può servire, ma non è l'arma vincente. I leader e il culto dell'immagine? Il fisico e le espressioni ginniche non sono l'asset decisivo. I leader e l'antipolitica? Ci arrivano perché sono a corto di risposte. E' il quadro che emerge da alcune riflessioni fatte dai due ospiti di oggi a Memos, due politologi: Donatella Campus dell'Università di Bologna (Lo stile del leader, Laterza, 2016) e Mauro Calise (La democrazia del leader, Il Mulino, 2016).
    28 min
  • Il dilemma libico tra processo politico e guerra. Intervista con Farid Adly e Alessandro Colombo.
    «L'obiettivo è stabilizzare la Libia». Parola del ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, in un'intervista oggi al Corriere della Sera. Stabilizzare, stabilizzazione. E' una complessa, complicata, rete di operazioni (politiche e diplomatiche) per cercare di dare una forma istituzionale e di governo alla Libia. Il premier designato libico Fayez Al Serraj non si è ancora insediato a Tripoli. A lui si è arrivati dopo una lunga trattativa, durata un anno e mezzo, tra il Congresso Nazionale di Tripoli e il Parlamento di Tobruk. La stabilizzazione della Libia, con l'atteso insediamento del governo di unità nazionale, appare come l'unica alternativa concreta ad una guerra, ad un intervento militare. Perché? E' lo stesso Gentiloni a spiegarlo. «L'Italia, insieme ai partner internazionali e regionali – dice il ministro degli esteri al Corriere - sostiene la determinazione del governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Serraj di installarsi a Tripoli”. L'obiettivo è dunque stabilizzare il paese. «Tutto questo deve avvenire – prosegue Gentiloni - in tempi ragionevoli, altrimenti si rischia di far prevalere l'impostazione di chi sostiene che stabilizzare la Libia è una chimera e quindi bisogna far partire una campagna aerea massiccia contro le postazioni jihadiste». Attenzione, sembra dire Gentiloni, occorre fare in fretta con il governo di unità nazionale altrimenti arriveranno i bombardieri. Della Libia sull'orlo del dilemma tra opzione politica ed opzione bellica Memos ne ha parlato oggi con il nostro Farid Adly e Alessandro Colombo, ordinario di relazioni internazionali all'Università degli Studi di Milano.
    30 min
  • Il dilemma libico tra processo politico e guerra. Intervista con Farid Adly e Alessandro Colombo.
    «L'obiettivo è stabilizzare la Libia». Parola del ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, in un'intervista oggi al Corriere della Sera. Stabilizzare, stabilizzazione. E' una complessa, complicata, rete di operazioni (politiche e diplomatiche) per cercare di dare una forma istituzionale e di governo alla Libia. Il premier designato libico Fayez Al Serraj non si è ancora insediato a Tripoli. A lui si è arrivati dopo una lunga trattativa, durata un anno e mezzo, tra il Congresso Nazionale di Tripoli e il Parlamento di Tobruk. La stabilizzazione della Libia, con l'atteso insediamento del governo di unità nazionale, appare come l'unica alternativa concreta ad una guerra, ad un intervento militare. Perché? E' lo stesso Gentiloni a spiegarlo. «L'Italia, insieme ai partner internazionali e regionali – dice il ministro degli esteri al Corriere - sostiene la determinazione del governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Serraj di installarsi a Tripoli”. L'obiettivo è dunque stabilizzare il paese. «Tutto questo deve avvenire – prosegue Gentiloni - in tempi ragionevoli, altrimenti si rischia di far prevalere l'impostazione di chi sostiene che stabilizzare la Libia è una chimera e quindi bisogna far partire una campagna aerea massiccia contro le postazioni jihadiste». Attenzione, sembra dire Gentiloni, occorre fare in fretta con il governo di unità nazionale altrimenti arriveranno i bombardieri. Della Libia sull'orlo del dilemma tra opzione politica ed opzione bellica Memos ne ha parlato oggi con il nostro Farid Adly e Alessandro Colombo, ordinario di relazioni internazionali all'Università degli Studi di Milano.
    30 min
  • Il dilemma libico tra processo politico e guerra. Intervista con Farid Adly e Alessandro Colombo.
    «L'obiettivo è stabilizzare la Libia». Parola del ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, in un'intervista oggi al Corriere della Sera. Stabilizzare, stabilizzazione. E' una complessa, complicata, rete di operazioni (politiche e diplomatiche) per cercare di dare una forma istituzionale e di governo alla Libia. Il premier designato libico Fayez Al Serraj non si è ancora insediato a Tripoli. A lui si è arrivati dopo una lunga trattativa, durata un anno e mezzo, tra il Congresso Nazionale di Tripoli e il Parlamento di Tobruk. La stabilizzazione della Libia, con l'atteso insediamento del governo di unità nazionale, appare come l'unica alternativa concreta ad una guerra, ad un intervento militare. Perché? E' lo stesso Gentiloni a spiegarlo. «L'Italia, insieme ai partner internazionali e regionali – dice il ministro degli esteri al Corriere - sostiene la determinazione del governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Serraj di installarsi a Tripoli”. L'obiettivo è dunque stabilizzare il paese. «Tutto questo deve avvenire – prosegue Gentiloni - in tempi ragionevoli, altrimenti si rischia di far prevalere l'impostazione di chi sostiene che stabilizzare la Libia è una chimera e quindi bisogna far partire una campagna aerea massiccia contro le postazioni jihadiste». Attenzione, sembra dire Gentiloni, occorre fare in fretta con il governo di unità nazionale altrimenti arriveranno i bombardieri. Della Libia sull'orlo del dilemma tra opzione politica ed opzione bellica Memos ne ha parlato oggi con il nostro Farid Adly e Alessandro Colombo, ordinario di relazioni internazionali all'Università degli Studi di Milano.
    30 min
  • Daesh-Occidente: tra le radici storiche del conflitto
    Una settimana dopo gli attentati di Bruxelles, l'eco della parola guerra è stata la più acoltata. Come dopo il 13 novembre a Parigi: “siamo in guerra”, diceva allora il presidente francese Hollande. E' un atto di guerra l'attentato terroristico nelle città europee? E' guerra il bombardamento delle zone sotto il controllo di Daesh? ..Sono le domande a Germano Dottori e Guido Rampoldi con cui inizia la puntata di oggi di Memos. ..Germano Dottori, insegna Studi strategici alla Luiss di Roma. Guido Rampoldi, giornalista e scrittore, è stato inviato speciale della Stampa e di Repubblica. Oggi collabora con Il Fatto Quotidiano.
    30 min
  • Daesh-Occidente: tra le radici storiche del conflitto
    Una settimana dopo gli attentati di Bruxelles, l'eco della parola guerra è stata la più acoltata. Come dopo il 13 novembre a Parigi: “siamo in guerra”, diceva allora il presidente francese Hollande. E' un atto di guerra l'attentato terroristico nelle città europee? E' guerra il bombardamento delle zone sotto il controllo di Daesh? ..Sono le domande a Germano Dottori e Guido Rampoldi con cui inizia la puntata di oggi di Memos. ..Germano Dottori, insegna Studi strategici alla Luiss di Roma. Guido Rampoldi, giornalista e scrittore, è stato inviato speciale della Stampa e di Repubblica. Oggi collabora con Il Fatto Quotidiano.
    30 min
  • Daesh-Occidente: tra le radici storiche del conflitto
    Una settimana dopo gli attentati di Bruxelles, l'eco della parola guerra è stata la più acoltata. Come dopo il 13 novembre a Parigi: “siamo in guerra”, diceva allora il presidente francese Hollande. E' un atto di guerra l'attentato terroristico nelle città europee? E' guerra il bombardamento delle zone sotto il controllo di Daesh? ..Sono le domande a Germano Dottori e Guido Rampoldi con cui inizia la puntata di oggi di Memos. ..Germano Dottori, insegna Studi strategici alla Luiss di Roma. Guido Rampoldi, giornalista e scrittore, è stato inviato speciale della Stampa e di Repubblica. Oggi collabora con Il Fatto Quotidiano.
    30 min

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