Memos

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Memos episodes

  • Memos di giovedì 21/01/2021
    Conversazione sul Pci. Cent’anni fa nasceva il Partito Comunista d’Italia e trent’anni fa il Pci decideva di sciogliersi. Una storia lunga che ha riguardato milioni e milioni di persone in Italia. Una storia che è un pezzo fondamentale della biografia civile e politica di questo paese nel corso di settant’anni. I suoi leader, tutti uomini, sono stati Bordiga e Gramsci, Togliatti e Longo, Berlinguer e Natta fino all’ultimo segretario Occhetto. Il Pci, il partito dell’antifascismo, della Costituzione repubblicana e poi della via italiana al socialismo. Il partito che ha vacillato di fronte ai fatti di Ungheria e Praga. Il partito del compromesso storico e delle lotte per i diritti, il partito della questione morale. Il conflitto con i movimenti e gli intellettuali. Fino al crollo del Muro di Berlino, la Bolognina, la Cosa, lo scioglimento nel congresso del febbraio 1991, a pochi mesi dalla dissoluzione dell’Urss. Una lunga storia che Memos ha cercato di ripercorrere in buona parte con lo storico Angelo D’Orsi, allievo di Norberto Bobbio e biografo di Antonio Gramsci. Quella di oggi è la prima di due puntate. La seconda, domani.
    28 min
  • Memos di gio 21/01/21
    Conversazione sul Pci. Cent’anni fa nasceva il Partito Comunista d’Italia e trent’anni fa il Pci decideva di sciogliersi. Una storia lunga che ha riguardato milioni e milioni di persone in Italia. Una storia che è un pezzo fondamentale della biografia civile e politica di questo paese nel corso di settant’anni. I suoi leader, tutti uomini, sono stati Bordiga e Gramsci, Togliatti e Longo, Berlinguer e Natta fino all’ultimo segretario Occhetto. Il Pci, il partito dell’antifascismo, della Costituzione repubblicana e poi della via italiana al socialismo. Il partito che ha vacillato di fronte ai fatti di Ungheria e Praga. Il partito del compromesso storico e delle lotte per i diritti, il partito della questione morale. Il conflitto con i movimenti e gli intellettuali. Fino al crollo del Muro di Berlino, la Bolognina, la Cosa, lo scioglimento nel congresso del febbraio 1991, a pochi mesi dalla dissoluzione dell’Urss. Una lunga storia che Memos ha cercato di ripercorrere in buona parte con lo storico Angelo D’Orsi, allievo di Norberto Bobbio e biografo di Antonio Gramsci. Quella di oggi è la prima di due puntate. La seconda, domani.
    28 min
  • Memos di mercoledì 20/01/2021
    La Russia di Putin e la rivoluzione di Navalny. Reazioni indignate in Europa e Stati Uniti per l’arresto di Alexei Navalny, il principale oppositore del leader russo. Sbrigativo il ministro degli esteri Lavrov: “l’Occidente cerca un diversivo alla crisi del modello di sviluppo liberale”. Ospiti a Memos la giornalista Anna Zafesova e la politologa Mara Morini dell’università di Genova. “Navalny ha in testa – dice Zafesova – almeno due rivoluzioni: una nelle urne e una nelle piazze, anche se molto difficile perché dominate dai controlli di Putin. Ce n’è poi una terza: spingere l’elite putiniana a staccarsi dal capo del Cremlino”. Anche Mara Morini vede necessario allargare le crepe all’interno del sistema di potere putiniano: “se dovrà esserci una rivoluzione, Navalny dovrà trovare il sostegno di una o più fazioni che stanno sostenendo Putin”.
    30 min
  • Memos di mer 20/01/21
    La Russia di Putin e la rivoluzione di Navalny. Reazioni indignate in Europa e Stati Uniti per l’arresto di Alexei Navalny, il principale oppositore del leader russo. Sbrigativo il ministro degli esteri Lavrov: “l’Occidente cerca un diversivo alla crisi del modello di sviluppo liberale”. Ospiti a Memos la giornalista Anna Zafesova e la politologa Mara Morini dell’università di Genova. “Navalny ha in testa – dice Zafesova – almeno due rivoluzioni: una nelle urne e una nelle piazze, anche se molto difficile perché dominate dai controlli di Putin. Ce n’è poi una terza: spingere l’elite putiniana a staccarsi dal capo del Cremlino”. Anche Mara Morini vede necessario allargare le crepe all’interno del sistema di potere putiniano: “se dovrà esserci una rivoluzione, Navalny dovrà trovare il sostegno di una o più fazioni che stanno sostenendo Putin”.
    30 min
  • Memos di venerdì 15/01/2021
    Freddo intenso in arrivo nel prossimo fine settimana. Non è la prima volta che succede in questo inverno pandemico. I fenomeni di “freddo estremo” sono la conferma della malattia del nostro pianeta: il riscaldamento climatico. Uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista "Nature Climate Change" sostiene che a causare il freddo estremo è l’aumento della temperature dell’oceano Pacifico settentrionale, tra Siberia e Alaska, tra Giappone e California. Lo studio è stato fatto da ricercatori delle università di Milano-Bicocca e di Harvard, negli Stati Uniti.  Memos ha ospitato Claudia Pasquero, professoressa associata di Oceanografia e Fisica Atmosferica alla Bicocca e una degli autori della ricerca. A Memos oggi anche il direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini, per commentare la ricerca e i contenuti del Recovery Plan sulla transizione ecologica.
    27 min
  • Memos di ven 15/01/21
    Freddo intenso in arrivo nel prossimo fine settimana. Non è la prima volta che succede in questo inverno pandemico. I fenomeni di “freddo estremo” sono la conferma della malattia del nostro pianeta: il riscaldamento climatico. Uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista "Nature Climate Change" sostiene che a causare il freddo estremo è l’aumento della temperature dell’oceano Pacifico settentrionale, tra Siberia e Alaska, tra Giappone e California. Lo studio è stato fatto da ricercatori delle università di Milano-Bicocca e di Harvard, negli Stati Uniti.  Memos ha ospitato Claudia Pasquero, professoressa associata di Oceanografia e Fisica Atmosferica alla Bicocca e una degli autori della ricerca. A Memos oggi anche il direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini, per commentare la ricerca e i contenuti del Recovery Plan sulla transizione ecologica.
    27 min
  • Memos di giovedì 14/01/2021
    Vita da giovani. Se hanno tra i 14-18 anni sono lasciati fuori dalle loro scuole per colpa del Covid. Se hanno qualche anno in più, non riescono nemmeno a frequentare le università. Infine, quando arriva l’età dell’impiego una parte di loro, i millennials, finiscono nel “buco nero del mercato del lavoro”, come lo ha chiamato il demografo Alessandro Rosina. “E’ una generazione debole, sia dal punto di vista demografico (un milione in meno rispetto ai loro fratelli maggiori di dieci anni fa) che dei percorsi professionali”, ha spiegato Rosina. Memos ha parlato oggi anche con la sociologa Chiara Saraceno, caustica nel giudizio su giovani e Recovery plan: “per le giovani generazioni – sostiene - non c’è niente di più di qualche trickle-down” (una sorta di mancia che, nell’ideologia reaganiana degli anni ‘80, indicava quella ricchezza che sgocciola dai ricchi nelle tasche dei poveri).
    29 min
  • Memos di gio 14/01/21
    Vita da giovani. Se hanno tra i 14-18 anni sono lasciati fuori dalle loro scuole per colpa del Covid. Se hanno qualche anno in più, non riescono nemmeno a frequentare le università. Infine, quando arriva l’età dell’impiego una parte di loro, i millennials, finiscono nel “buco nero del mercato del lavoro”, come lo ha chiamato il demografo Alessandro Rosina. “E’ una generazione debole, sia dal punto di vista demografico (un milione in meno rispetto ai loro fratelli maggiori di dieci anni fa) che dei percorsi professionali”, ha spiegato Rosina. Memos ha parlato oggi anche con la sociologa Chiara Saraceno, caustica nel giudizio su giovani e Recovery plan: “per le giovani generazioni – sostiene - non c’è niente di più di qualche trickle-down” (una sorta di mancia che, nell’ideologia reaganiana degli anni ‘80, indicava quella ricchezza che sgocciola dai ricchi nelle tasche dei poveri).
    29 min
  • Memos di mercoledì 13/01/2021
    Nella puntata di oggi torniamo sul lavoro e il Covid. “La pandemia ha avuto un impatto drammatico sull’occupazione nei paesi europei”, ha raccontato a Memos Stefano Scarpetta, direttore per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse (organizzazione che raccoglie una trentina di paesi industrializzati). “Nell’anno della pandemia (nov2019-20) – ha aggiunto Scarpetta - sono stati persi 390 mila posti di lavoro. Ad aggravare il dato ci sono gli oltre 479 mila che hanno smesso di cercare un lavoro nello stesso periodo”. Con l’economista Riccardo D’Orsi dell’università di Leeds (GB), invece, abbiamo parlato di declino dell’economia italiana e austerità. Uno studio fatto dall’economista e ricercatore spiega le cause del “baco” del sistema produttivo italiano: e cioè del calo della produttività del lavoro. A partire dalla metà degli anni ‘90 – sostiene D’Orsi - sono state le politiche restrittive (bilanci pubblici in attivo, al netto della spesa per interessi) a causare il declino della produttività.
    29 min
  • Memos di mer 13/01/21
    Nella puntata di oggi torniamo sul lavoro e il Covid. “La pandemia ha avuto un impatto drammatico sull’occupazione nei paesi europei”, ha raccontato a Memos Stefano Scarpetta, direttore per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse (organizzazione che raccoglie una trentina di paesi industrializzati). “Nell’anno della pandemia (nov2019-20) – ha aggiunto Scarpetta - sono stati persi 390 mila posti di lavoro. Ad aggravare il dato ci sono gli oltre 479 mila che hanno smesso di cercare un lavoro nello stesso periodo”. Con l’economista Riccardo D’Orsi dell’università di Leeds (GB), invece, abbiamo parlato di declino dell’economia italiana e austerità. Uno studio fatto dall’economista e ricercatore spiega le cause del “baco” del sistema produttivo italiano: e cioè del calo della produttività del lavoro. A partire dalla metà degli anni ‘90 – sostiene D’Orsi - sono state le politiche restrittive (bilanci pubblici in attivo, al netto della spesa per interessi) a causare il declino della produttività.
    29 min

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