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Memos episodes

  • “Je suis Charlie”. Violenza e libertà, dogma e laicità. Intervista con il filosofo Salvatore Natoli.
    Ventiquattro ore fa la strage di Parigi, l'assalto alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo con le sue 12 vittime (il gotha della satira francese, giornalisti, ospiti, agenti di polizia). Nessuna rivendicazione scritta, finora. L'unica firma della strage sta, per ora, nelle grida dei terroristi armati inneggianti alla vendetta compiuta in nome del profeta Maometto. Memos oggi ha ospitato il filosofo Salvatore Natoli e a lui ha proposto alcuni temi di riflessione sull'attentato di ieri: la violenza che uccide le parole, simbolo di libertà; le parole che possono essere anche carnefici quando istigano all'odio; i dogmi imposti come verità contro la laicità della cultura e delle istituzioni; la religione brandita come un'arma e, infine, la richiesta di abiura “religiosa” fatta ai musulmani al posto di una condanna “civile” e “repubblicana”.
    26 min
  • “Je suis Charlie”. Violenza e libertà, dogma e laicità. Intervista con il filosofo Salvatore Natoli.
    Ventiquattro ore fa la strage di Parigi, l'assalto alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo con le sue 12 vittime (il gotha della satira francese, giornalisti, ospiti, agenti di polizia). Nessuna rivendicazione scritta, finora. L'unica firma della strage sta, per ora, nelle grida dei terroristi armati inneggianti alla vendetta compiuta in nome del profeta Maometto. Memos oggi ha ospitato il filosofo Salvatore Natoli e a lui ha proposto alcuni temi di riflessione sull'attentato di ieri: la violenza che uccide le parole, simbolo di libertà; le parole che possono essere anche carnefici quando istigano all'odio; i dogmi imposti come verità contro la laicità della cultura e delle istituzioni; la religione brandita come un'arma e, infine, la richiesta di abiura “religiosa” fatta ai musulmani al posto di una condanna “civile” e “repubblicana”.
    26 min
  • La sinistra e il vento della storia. Intervista a Franco Cassano
    L'intervista che ascolterete doveva essere trasmessa alle 13 del 7 gennaio ed è stata registrata intorno alle 10 dello stesso giorno...Ma quella mattina del 7.1 intorno alle 12 le notizie da Parigi sulla strage nella sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo” hanno sconvolto il nostro palinsesto. Per lasciare spazio ad una doverosa diretta sulle notizie dalla capitale francese l'intervista a Cassano non è mai andata in onda sulle frequenze di Rp. Ve la propongo ora nel formato di un podcast. Qui di seguito il testo di presentazione. ..Franco Cassano è un sociologo all'Università di Bari. Conosciuto per il suo “pensiero meridiano”, un'espressione con la quale quasi vent'anni fa sintetizzò – in un libro – il suo tentativo di reinterpretare la questione meridionale su scala globale, Cassano oggi è anche deputato del Pd. A Memos dice la sua sulle ultime vicende della politica. La norma salva-Berlusconi: «è stata una manna – dice Cassano - per chi vuole creare problemi per l'elezione del prossimo presidente della repubblica. Renzi voleva un partito unito per il Quirinale, ora questa vicenda lo sta ridividendo». Cassano ha pubblicato di recente un libro (“Il Vento della Storia. La Sinistra nell'Era del Cambiamento”, Laterza) che lancia un appello alla sinistra, con un approccio riformista: «la sinistra guardi il mondo – dice a Memos – e osservi come sta cambiando. Le disuguaglianze si sono accresciute a seguito di quest'ultima fase neoliberista del capitalismo, ma il capitale è anche andato ad investire nei paesi arretrati: grandi soggetti come Cina, India e parte dell'America Latina si sono messi in movimento. Bisogna fare attenzione – aggiunge Cassano – a non mantenere una distanza abissale da questi processi. Non basta dire dei “no”, occorrono anche dei “si” se si vogliono affrontare i problemi, come ad esempio quello della disuguaglianza».
    28 min
  • La sinistra e il vento della storia. Intervista a Franco Cassano
    L'intervista che ascolterete doveva essere trasmessa alle 13 del 7 gennaio ed è stata registrata intorno alle 10 dello stesso giorno...Ma quella mattina del 7.1 intorno alle 12 le notizie da Parigi sulla strage nella sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo” hanno sconvolto il nostro palinsesto. Per lasciare spazio ad una doverosa diretta sulle notizie dalla capitale francese l'intervista a Cassano non è mai andata in onda sulle frequenze di Rp. Ve la propongo ora nel formato di un podcast. Qui di seguito il testo di presentazione. ..Franco Cassano è un sociologo all'Università di Bari. Conosciuto per il suo “pensiero meridiano”, un'espressione con la quale quasi vent'anni fa sintetizzò – in un libro – il suo tentativo di reinterpretare la questione meridionale su scala globale, Cassano oggi è anche deputato del Pd. A Memos dice la sua sulle ultime vicende della politica. La norma salva-Berlusconi: «è stata una manna – dice Cassano - per chi vuole creare problemi per l'elezione del prossimo presidente della repubblica. Renzi voleva un partito unito per il Quirinale, ora questa vicenda lo sta ridividendo». Cassano ha pubblicato di recente un libro (“Il Vento della Storia. La Sinistra nell'Era del Cambiamento”, Laterza) che lancia un appello alla sinistra, con un approccio riformista: «la sinistra guardi il mondo – dice a Memos – e osservi come sta cambiando. Le disuguaglianze si sono accresciute a seguito di quest'ultima fase neoliberista del capitalismo, ma il capitale è anche andato ad investire nei paesi arretrati: grandi soggetti come Cina, India e parte dell'America Latina si sono messi in movimento. Bisogna fare attenzione – aggiunge Cassano – a non mantenere una distanza abissale da questi processi. Non basta dire dei “no”, occorrono anche dei “si” se si vogliono affrontare i problemi, come ad esempio quello della disuguaglianza».
    28 min
  • La sinistra e il vento della storia. Intervista a Franco Cassano
    L'intervista che ascolterete doveva essere trasmessa alle 13 del 7 gennaio ed è stata registrata intorno alle 10 dello stesso giorno...Ma quella mattina del 7.1 intorno alle 12 le notizie da Parigi sulla strage nella sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo” hanno sconvolto il nostro palinsesto. Per lasciare spazio ad una doverosa diretta sulle notizie dalla capitale francese l'intervista a Cassano non è mai andata in onda sulle frequenze di Rp. Ve la propongo ora nel formato di un podcast. Qui di seguito il testo di presentazione. ..Franco Cassano è un sociologo all'Università di Bari. Conosciuto per il suo “pensiero meridiano”, un'espressione con la quale quasi vent'anni fa sintetizzò – in un libro – il suo tentativo di reinterpretare la questione meridionale su scala globale, Cassano oggi è anche deputato del Pd. A Memos dice la sua sulle ultime vicende della politica. La norma salva-Berlusconi: «è stata una manna – dice Cassano - per chi vuole creare problemi per l'elezione del prossimo presidente della repubblica. Renzi voleva un partito unito per il Quirinale, ora questa vicenda lo sta ridividendo». Cassano ha pubblicato di recente un libro (“Il Vento della Storia. La Sinistra nell'Era del Cambiamento”, Laterza) che lancia un appello alla sinistra, con un approccio riformista: «la sinistra guardi il mondo – dice a Memos – e osservi come sta cambiando. Le disuguaglianze si sono accresciute a seguito di quest'ultima fase neoliberista del capitalismo, ma il capitale è anche andato ad investire nei paesi arretrati: grandi soggetti come Cina, India e parte dell'America Latina si sono messi in movimento. Bisogna fare attenzione – aggiunge Cassano – a non mantenere una distanza abissale da questi processi. Non basta dire dei “no”, occorrono anche dei “si” se si vogliono affrontare i problemi, come ad esempio quello della disuguaglianza».
    28 min
  • Gramsci e la questione meridionale, rovesciata. Intervista a Nando Dalla Chiesa.
    Il Nord colonizzatore del Sud, l'industria settentrionale che impone i suoi diktat al meridione agricolo. E' la vecchia “questione meridionale” rappresentata e descritta in decenni di storiografia italiana. Ma i fatti di questi ultimi anni raccontano una storia rovesciata: «il peggio del Sud che va alla conquista del Nord con il consenso delle classi dirigenti del Nord». Sono le parole con cui Nando Dalla Chiesa sintetizza la nuova questione meridionale. “Il peggio del Sud” sono i poteri criminali della 'ndrangheta che si sono insediati in modo stabile in diverse aree del Nord. Nando Dalla Chiesa insegna Sociologia della criminalità organizzata all'Università di Milano. Ha appena pubblicato un libro: “Antonio Gramsci. La questione meridionale” (Melampo Editore). E' un libro che raccoglie gli scritti di Gramsci sulla questione meridionale insieme ad altri testi – sempre di Gramsci – sul Risorgimento italiano e sul ruolo degli intellettuali. E' un tentativo di rispondere a molte domande di oggi (il rapporto tra legalità e illegalità, tra stato di diritto e poteri criminali) andando a cercare delle risposte in alcune pagine di Gramsci. A Memos Dalla Chiesa racconta anche la novità del suo approccio ai testi gramsciani: l'aiuto maggiore alla comprensione delle radici del fenomeno criminale di oggi arriva più dai testi sul Risorgimento e sugli intellettuali che non da quelli propriamente conosciuti come gli scritti su “la questione meridionale”. «Sono convinto – dice Dalla Chiesa a Memos – che nella produzione di Gramsci sulla storia della cultura italiana, degli intellettuali, ci sia molto materiale importante per capire cosa sta accadendo oggi. Ci sono fenomeni che possono essere interpretati soltanto con uno sguardo profondo sulla storia del paese. Serve ad avere una maggiore coscienza delle cose che bisogna fare. Continuiamo a dire che non basta la risposta giudiziaria e repressiva, ma se non andiamo a fondo nelle cose allora anche la risposta culturale rischia di rimanere inadeguata».
    27 min
  • Gramsci e la questione meridionale, rovesciata. Intervista a Nando Dalla Chiesa.
    Il Nord colonizzatore del Sud, l'industria settentrionale che impone i suoi diktat al meridione agricolo. E' la vecchia “questione meridionale” rappresentata e descritta in decenni di storiografia italiana. Ma i fatti di questi ultimi anni raccontano una storia rovesciata: «il peggio del Sud che va alla conquista del Nord con il consenso delle classi dirigenti del Nord». Sono le parole con cui Nando Dalla Chiesa sintetizza la nuova questione meridionale. “Il peggio del Sud” sono i poteri criminali della 'ndrangheta che si sono insediati in modo stabile in diverse aree del Nord. Nando Dalla Chiesa insegna Sociologia della criminalità organizzata all'Università di Milano. Ha appena pubblicato un libro: “Antonio Gramsci. La questione meridionale” (Melampo Editore). E' un libro che raccoglie gli scritti di Gramsci sulla questione meridionale insieme ad altri testi – sempre di Gramsci – sul Risorgimento italiano e sul ruolo degli intellettuali. E' un tentativo di rispondere a molte domande di oggi (il rapporto tra legalità e illegalità, tra stato di diritto e poteri criminali) andando a cercare delle risposte in alcune pagine di Gramsci. A Memos Dalla Chiesa racconta anche la novità del suo approccio ai testi gramsciani: l'aiuto maggiore alla comprensione delle radici del fenomeno criminale di oggi arriva più dai testi sul Risorgimento e sugli intellettuali che non da quelli propriamente conosciuti come gli scritti su “la questione meridionale”. «Sono convinto – dice Dalla Chiesa a Memos – che nella produzione di Gramsci sulla storia della cultura italiana, degli intellettuali, ci sia molto materiale importante per capire cosa sta accadendo oggi. Ci sono fenomeni che possono essere interpretati soltanto con uno sguardo profondo sulla storia del paese. Serve ad avere una maggiore coscienza delle cose che bisogna fare. Continuiamo a dire che non basta la risposta giudiziaria e repressiva, ma se non andiamo a fondo nelle cose allora anche la risposta culturale rischia di rimanere inadeguata».
    27 min
  • Gramsci e la questione meridionale, rovesciata. Intervista a Nando Dalla Chiesa.
    Il Nord colonizzatore del Sud, l'industria settentrionale che impone i suoi diktat al meridione agricolo. E' la vecchia “questione meridionale” rappresentata e descritta in decenni di storiografia italiana. Ma i fatti di questi ultimi anni raccontano una storia rovesciata: «il peggio del Sud che va alla conquista del Nord con il consenso delle classi dirigenti del Nord». Sono le parole con cui Nando Dalla Chiesa sintetizza la nuova questione meridionale. “Il peggio del Sud” sono i poteri criminali della 'ndrangheta che si sono insediati in modo stabile in diverse aree del Nord. Nando Dalla Chiesa insegna Sociologia della criminalità organizzata all'Università di Milano. Ha appena pubblicato un libro: “Antonio Gramsci. La questione meridionale” (Melampo Editore). E' un libro che raccoglie gli scritti di Gramsci sulla questione meridionale insieme ad altri testi – sempre di Gramsci – sul Risorgimento italiano e sul ruolo degli intellettuali. E' un tentativo di rispondere a molte domande di oggi (il rapporto tra legalità e illegalità, tra stato di diritto e poteri criminali) andando a cercare delle risposte in alcune pagine di Gramsci. A Memos Dalla Chiesa racconta anche la novità del suo approccio ai testi gramsciani: l'aiuto maggiore alla comprensione delle radici del fenomeno criminale di oggi arriva più dai testi sul Risorgimento e sugli intellettuali che non da quelli propriamente conosciuti come gli scritti su “la questione meridionale”. «Sono convinto – dice Dalla Chiesa a Memos – che nella produzione di Gramsci sulla storia della cultura italiana, degli intellettuali, ci sia molto materiale importante per capire cosa sta accadendo oggi. Ci sono fenomeni che possono essere interpretati soltanto con uno sguardo profondo sulla storia del paese. Serve ad avere una maggiore coscienza delle cose che bisogna fare. Continuiamo a dire che non basta la risposta giudiziaria e repressiva, ma se non andiamo a fondo nelle cose allora anche la risposta culturale rischia di rimanere inadeguata».
    27 min
  • Europa, democrazia e lo “spettro” Tsipras. Intervista con Miguel Gotor e Luca Fantacci.
    Lo spettro Tsipras inquieta i mercati finanziari. Due giorni fa l'ipotesi di elezioni anticipate in Grecia si è fatta più probabile, e con essa quella di una vittoria della sinistra di Alexis Tsipras. Tanto è bastato per far cadere tutte le borse europee. Non un crollo epocale, ma un tonfo comunque rumoroso, un segnale importante. Dunque, i mercati non vogliono Tsipras al governo ad Atene. E' un po' come prendere in ostaggio la democrazia? «E' il compimento di un processo di lungo periodo – risponde a Memos Miguel Gotor, senatore del Pd e storico - Un lungo periodo di predominio e di presa del potere dei grandi capitali finanziari che aspirano – e a volte ci riescono – a controllare, influenzare il gioco politico». Il senatore del Pd parla anche delle responsabilità storiche che a sinistra, nel campo riformista, ci sono state nella cessione ai mercati finanziari di un pezzo della sovranità politica. Quanto a Tsipras, Gotor dice di sperare che la sinistra riformista in Europa sappia cogliere lo spazio politico contro l'austerità che dovesse aprirsi con l'eventuale vittoria di Syriza in Grecia. Ospite a Memos oggi anche Luca Fantacci, economista all'Università Bocconi. Perchè i mercati finanziari temono di più Tsipras al governo ad Atene che non la mafia a Roma, viste le reazioni di questi giorni? «I mercati finanziari sono miopi – dice Fantacci -. La mafia fa PIL nel breve periodo e danni nel lungo; le politiche di Tsipras, invece, farebbero male (soprattutto agli investitori) nel breve, ma farebbero bene (anche agli investitori) nel lungo periodo». L'economista spiega cosa significa la ristrutturazione del debito greco proposta da Tsipras, quali interessi colpirebbe. Luca Fantacci è autore di un libro, tra gli altri, scritto insieme a Massimo Amato: “Come salvare il mercato dal capitalismo. Idee per un'altra finanza” (Donzelli). Il blog di Luca Fantacci e Massimo Amato: http://bit.ly/1upiB4b
    28 min
  • Europa, democrazia e lo “spettro” Tsipras. Intervista con Miguel Gotor e Luca Fantacci.
    Lo spettro Tsipras inquieta i mercati finanziari. Due giorni fa l'ipotesi di elezioni anticipate in Grecia si è fatta più probabile, e con essa quella di una vittoria della sinistra di Alexis Tsipras. Tanto è bastato per far cadere tutte le borse europee. Non un crollo epocale, ma un tonfo comunque rumoroso, un segnale importante. Dunque, i mercati non vogliono Tsipras al governo ad Atene. E' un po' come prendere in ostaggio la democrazia? «E' il compimento di un processo di lungo periodo – risponde a Memos Miguel Gotor, senatore del Pd e storico - Un lungo periodo di predominio e di presa del potere dei grandi capitali finanziari che aspirano – e a volte ci riescono – a controllare, influenzare il gioco politico». Il senatore del Pd parla anche delle responsabilità storiche che a sinistra, nel campo riformista, ci sono state nella cessione ai mercati finanziari di un pezzo della sovranità politica. Quanto a Tsipras, Gotor dice di sperare che la sinistra riformista in Europa sappia cogliere lo spazio politico contro l'austerità che dovesse aprirsi con l'eventuale vittoria di Syriza in Grecia. Ospite a Memos oggi anche Luca Fantacci, economista all'Università Bocconi. Perchè i mercati finanziari temono di più Tsipras al governo ad Atene che non la mafia a Roma, viste le reazioni di questi giorni? «I mercati finanziari sono miopi – dice Fantacci -. La mafia fa PIL nel breve periodo e danni nel lungo; le politiche di Tsipras, invece, farebbero male (soprattutto agli investitori) nel breve, ma farebbero bene (anche agli investitori) nel lungo periodo». L'economista spiega cosa significa la ristrutturazione del debito greco proposta da Tsipras, quali interessi colpirebbe. Luca Fantacci è autore di un libro, tra gli altri, scritto insieme a Massimo Amato: “Come salvare il mercato dal capitalismo. Idee per un'altra finanza” (Donzelli). Il blog di Luca Fantacci e Massimo Amato: http://bit.ly/1upiB4b
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