La Rus’ del XII secolo vede Kiev perdere la propria centralità, con la nascita di altri principati, come Černigov, Perejaslav, Polotsk, Volinia, Galizia. La conflittualità tra Volinia e Galizia viene risolta dal carisma di Volodymyr Monomaco, l’ultimo personaggio unificatore dei territori Rus’. Dopo la sua morte e quella di suo figlio Mstislav, si ripiomba in una faida familiare. Kiev inizia ad essere governata dai principi di Suzdal’. Uno di loro, Andrea Bogoljubskij, distrugge Kiev e massacra gli abitanti: peraltro Andrea rifiuta Kiev come capitale, preferendo risiedere a Vladimir del Nord. I motivi del declino di Kiev, la sua economia, e le sue istituzioni, sono ampiamente spiegati. Tra i principati autonomi c’è Smolensk, ma la sua potenza dura poco. Emerge il principato di Galizia, ottimamente guidato da Jaroslav Osmomysl: la Galizia viene poi inglobata dalla Volinia, guidata dal potente Roman. La Galizia è fertile e piena di risorse, e spicca per i suoi rapporti con l’Occidente. Infine bisogna ricordare il più nord-orientale tra i principati della Rus’, ovvero Vladimir-Susdal’, situato sull’alto Volga e sulla riva sinistra dell’Oka. Esso viene governato da Jurij Dolgorukij e da Andrea Bogoljubskij, che abbiamo già citato, e dal loro successore Vsévolod, che porta all’apogeo questo territorio. Vsévolod di Vladimir-Susdal’ è potente tanto quanto Jaroslav di Galizia e Roman di Volinia. È importante notare che il principato Vladimir-Suzdal’ sarà l’embrione della Moscovia. Ma esso, a differenza dei territori che formeranno Ucraina e Bielorussia, è politicamente e culturalmente proteso verso Est. Tutte queste entità politiche in ascesa vengono travolte e annientate dalle distruzioni mongole, che tra le altre città rade al suo suolo anche Kiev nel 1240.