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La puntata si propone di approfondire il tema dell’abuso emotivo, una forma di violenza psicologica spesso sottovalutata ma profondamente lesiva. Verranno analizzati i meccanismi attraverso cui si manifesta — come la svalutazione, il controllo, l’umiliazione o la manipolazione affettiva — e le conseguenze a lungo termine che può generare, in particolare nei giovani. L’abuso emotivo nasce spesso in contesti familiari o relazionali disfunzionali, dove mancano affetto stabile, ascolto empatico e rispetto dei confini individuali. Le radici possono risalire a modelli educativi rigidi, a esperienze di trascuratezza affettiva o a dinamiche di potere e dipendenza affettiva non risolte. Attraverso il coinvolgimento diretto dei giovani e la condivisione delle loro esperienze e testimonianze, la puntata si propone di indagare in profondità un fenomeno tanto diffuso quanto spesso invisibile. L’obiettivo è offrire uno spazio di ascolto e riflessione, facendo emergere il legame tra vissuti affettivi disfunzionali e le fragilità emotive che si manifestano sin dall’infanzia. La puntata intende promuovere una maggiore consapevolezza collettiva, favorire l’individuazione precoce delle dinamiche relazionali dannose e diffondere strumenti utili alla prevenzione, con l’intento di contribuire alla costruzione di una cultura basata sul rispetto, sulla cura e sulla salute emotiva delle nuove generazioni.
Nel contesto attuale, segnato da trasformazioni sociali rapide e spesso disorientanti, si impone una riflessione profonda su come viene percepito e affrontato il disagio psicologico adolescenziale. Quanto incide lo sguardo dell’adulto nella lettura di questi disagi? E quanto, invece, è fondamentale restituire centralità e legittimità alla voce di chi quel malessere lo vive in prima persona? In questa puntata, ci interrogheremo su chi sia davvero autorizzato a parlare del dolore giovanile: è sufficiente l’interpretazione dell’adulto o è necessario, oggi più che mai, creare spazi in cui siano i giovani stessi a raccontarsi, a dare nome e forma alla propria sofferenza? Approfondiremo quali luoghi – fisici, virtuali, relazionali – siano oggi disponibili per esprimere il disagio e quali modalità siano più efficaci per affrontarlo. Rifletteremo inoltre sul ruolo dell’adulto: quanto è utile o necessario il suo sostegno e quando, invece, può risultare più funzionale un confronto tra pari, tra coetanei che condividono esperienze simili? Un dialogo tra generazioni è possibile e auspicabile, ma può essere realmente efficace solo se si parte dal riconoscimento autentico del vissuto giovanile. Attraverso testimonianze, contributi di esperti e spazi di confronto, cercheremo di dare voce a queste domande, con l’intento di comprendere meglio i bisogni dei ragazzi e promuovere una cultura dell’ascolto, dell’empatia e della cura condivisa.
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NETTUNE è il network di radiofonia studentesca del Canton Ticino. Dal 2017 ha costituito una sua associazione indipendente, coadiuvata da Radio Gwendalyn.
“DISCONNESSIONI…
Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso le forme di sofferenza psicologica che colpiscono, in particolare, adolescenti e giovani adulti. Tra queste, l’abuso emotivo e la dipendenza affettiva rappresentano una realtà spesso invisibile ma profondamente invalidante, capace di generare traumi silenziosi che condizionano lo sviluppo affettivo, cognitivo e relazionale della persona. Laddove i bisogni emotivi primari vengono ignorati, svalutati o manipolati, possono insediarsi fragilità profonde e durature, che si esprimono nel tempo attraverso forme complesse di disagio. Anoressia, disturbi del comportamento alimentare, dipendenza affettiva, ritiro sociale, ansia, pensieri ossessivi, rabbia repressa, gelosia patologica e sensazioni di vuoto interiore sono solo alcune delle manifestazioni sintomatiche di un malessere che affonda le radici in esperienze precoci di trascuratezza affettiva e invalidazione emotiva. A queste si associano spesso una percezione distorta della realtà, bassa autostima, solitudine, intolleranza verso sé stessi e gli altri, fino a un progressivo isolamento. In un contesto sociale ancora segnato da stereotipi di genere, sessismo e ideali di perfezione irraggiungibili, diventa fondamentale offrire spazi di ascolto e riconoscimento, in cui i giovani possano esprimere il proprio disagio senza paura di giudizio o esclusione.
A cura dell’Associazione Analfabeti
Responsabile Associazione: Yessenia Baratella (Liceo di Lugano 1)
Coordinato da Pacton Herbert (Radio Gwendalyn)
Coordinamento logistico e tecnico: Charlotte Ferry (Liceo di Lugano 1)
Supervisione finanziaria: Fabrizio Ceppi (Radio Gwendalyn)