C’è poi la Palestina, alle prese con le nuove minacce di invasione via terra israeliana – la data indicata dai militari occupanti sarebbe marzo – e le faticose trattative relative alla presunta fase 2 vagheggiata da Trump. Steve Witkoff ha annunciato oggi sui social l’avvio di questa fase due, con l’istituzione di un’amministrazione palestinese tecnocratica transitoria a Gaza a patto che tutti gli obblighi di Hamas vengano rispettati, queste le sue parole. Senza alcuna vergogna, Witkoff ha dichiarato che “la Fase Uno ha fornito aiuti umanitari di portata storica, ha mantenuto il cessate il fuoco e ha restituito tutti gli ostaggi ancora in vita e le spoglie di ventisette dei ventotto ostaggi deceduti”, quando l’evidenza mostra che sono oltre 450 i palestinesi uccisi, non solo gli aiuti umanitari sono insufficienti ma addirittura le organizzazioni umanitarie sono tenute fuori dalla striscia di Gaza.
Per quanto riguarda invece i nomi palestinesi del comitato del comitato tecnico palestinese per la Striscia di Gaza, le anticipazioni che devono essere ancora confermate ufficialmente dicono che alla guida ci sarà Ali Shaath, ex vice ministro per i Trasporti dell’Autorità palestinese. L’ingegnere Ayed Abu Ramadan, presidente della Camera di Commercio di Gaza, sarà responsabile per il Commercio e l’Economia. L’ingegnere Omar Shamali, sarà responsabile del Portafoglio Telecomunicazioni, mentre l’attivista e direttore di Agricultural Relief, Abdul Karim Ashour, si occuperà di Agricoltura. Il direttore della Palestinian Medical Relief Society, Aed Yaghi, si occuperà della Sanità, mentre il Presidente dell’Università della Palestina, Jaber Al-Daour, sarà responsabile dell’Istruzione. Approvano il meccanismo per il funzionamento del valico di Rafah con la partecipazione della Missione dell’Unione Europea e di circa 200 dipendenti dell’Autorità Palestinese.
Nel frattempo, la Società dei Prigionieri Palestinesi (PPS), ha affermato che la decisione delle autorità di occupazione israeliane di rinnovare lo stato di emergenza nelle carceri “costituisce una copertura ufficiale per la continuazione dello sterminio sistematico dei detenuti palestinesi”. Il periodo successivo all’annuncio dell’accordo di cessate il fuoco ha visto un’escalation senza precedenti della repressione e l’uso di armi proibite per torturare i prigionieri, compresi i dispositivi per l’elettroshock.
In Cisgiordania invece vasto raid su Qabatiya, a sud di Jenin. Perquisite decine di abitazioni di palestinesi, costretti ad abbandonare le proprie case e trattenuti dai militari di Tel Aviv per ore. Sempre in West Bank tiene banco la vicenda di Aida Camp, Betlemme, addossato al muro dell’apartheid di Israele, che ha ordinato la demolizione del centro sportivo di Aida, divenuto negli ultimi un simbolo della resistenza culturale, sociale e anche sportiva dei palestinesi. Tel Aviv, di fronte alle pressioni dal basso, ha posticipato a settimana prossima l’abbattimento.
Oggi pomeriggio alle 18,50 Giovani Palestinesi di Milano e realta’ solidali hanno convocato un presidio per la libertà dei prigionieri poilitici palestinesi nel Regno Unito, fuori dal consolato britannico di Milano. In particolare per gli attivisti di Palestine Action e i Filton24. Otto attivisti sono detenuti preventivamente da oltre un anno, tre di loro in sciopero della fame e in pericolo di vita imminente: Heba Muraisi, 73 giorno di sciopero della fame. Kamran Ahmed, 66. Lewie Chiaramello, 52esimo.
In diretta dal presidio il nostro collaboratore Andrea De Lotto.Ascolta o scarica