Le proteste che dalla fine del 2025 scuotono l’Iran aprendo un nuovo ciclo di rivolte politiche nel Paese non accennano a fermarsi.
L’ondata di manifestazioni è scoppiata il 27 dicembre 2025 dal Bazar di Teheran, in seguito al crollo della valuta locale, che ha aggravato la situazione economica tra carovita e inflazione, ma si è rapidamente trasformata in un movimento di protesta politico su scala nazionale. Alle mobilitazioni hanno preso parte classi sociali e generazioni diverse, segno di un malcontento diffuso.
Nel tentativo di isolare il Paese e interrompere le comunicazioni interne ed esterne, Teheran ha imposto la chiusura di Internet a partire da giovedì 8 gennaio; il blackout informativo ha quasi azzerato il flusso di notizie indipendenti dall’interno dell’Iran, rendendo difficile valutare l’effettiva portata delle proteste e della repressione. Prima del blocco, le manifestazioni avevano interessato quasi tutte le province e almeno 70 città.
Fonti internazionali parlano di 545 vittime, con altre 580 ancora da verificare, mentre gli arresti ammonterebbero a 10.700. Alcuni video diffusi online nonostante il blackout governativo mostrano cadaveri ammassati nelle strade e negli ospedali, ma al momento non è possibile una verifica indipendente dei dati a causa dell’estensione del Paese e delle restrizioni web.
In questo contesto, il regime degli Ayatollah ha esortato i propri sostenitori a scendere in piazza oggi, lunedì 12 gennaio, per manifestazioni di sostegno alla leadership del Paese, accusando nel contempo Stati Uniti e Israele di fomentare le proteste.
Sul piano internazionale, Trump ha dichiarato prima di valutare “opzioni molto concrete” di intervento, salvo poi affermare il contrario – come suo costume -: “L’Iran vuole negoziare, penso siano stanchi di essere maltrattati dagli Usa” ha detto, aggiungendo di essere “in trattativa per organizzare un incontro con Teheran”.
Da parte iraniana, il ministro degli Esteri Araghchi ha sostenuto che le proteste in Iran “sono diventate violente e sanguinose per fornire una scusa” a Trump per intervenire, ma che adesso la situazione sarebbe “sotto totale controllo” e che “internet tornerà presto”. Teheran conferma di essere pronta al “dialogo, ma anche di non sottrarsi ad una eventuale guerra: sempre il ministero degli Esteri iraniano conferma che i canali di comunicazione con un emissario americano sono aperti”.
Sulla situazione in Iran abbiamo ascoltato Paola Rivetti, ricercatrice e docente di Relazioni internazionali presso la Dublin City University e autrice di diversi testi sull’Iran, a partire dal recente “Storia dell’Iran”, uscito per Laterza nel gennaio 2026. Ascolta o scarica.