News – Radio Onda d`Urto

News – Radio Onda d`Urto

By
Download on the App Store

News – Radio Onda d`Urto episodes

  • ONDA ANOMALA: COLLEGAMENTO DA BELEM (BRASILE) DOVE E’ IN CORSO LA COP 30 CON VINCENZO GHIRARDI DELLA ONG BRESCIANA “NO ONE OUT”

    “Onda Anomala”- Notizie eventi movimenti dal clima che cambia, la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto all’interno della casetta degli attrezzi del martedi pomeriggio alle 18.45 in replica il mercoledi in apertura di trasmissioni alle 6.30.

    Al via a Belem, in Brasile, i lavori della trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Una conferenza importante, almeno sul piano simbolico dopo le ultime tre conferenze che si erano tenute in paesi petroliferi. Voluta dal presidente Lula cade a 10 anni dall’Accordo di Parigi , a ridosso del 2024 anno piu’ caldo di sempre e in pieno negazionismo climatico degli Usa di Trump.

    Le considerazioni di Francesco Bilotta giornalista del Manifesto e dell’insero ecologico del giovedi l’Extraterrestre Ascolta o scarica 

    A che punto sono gli impegni nazionali sul taglio delle emissioni climatiche (NDC) e i piani di adattamento dei singoli paesi). Come arriva l’Italia a questo appuntamento? Giovanni Mori divulgatore scientifico e storico attivista del clima Ascolta o scarica 

    Le comunita’ indigene brasiliane che lottano per difendere la foresta amazzonica e la loro vita , vogliono avere un ruolo attivo in questa conferenza: “Non esistono soluzioni climatiche senza i popoli e i territori indigeni”. Da qui nasce una proposta che dovrebbe essere presentata per la prima volta con il sostegno del Brasile, vale a dire l’istituzione di un “Fondo per le foreste tropicali per sempre” da 125 miliardi di dollari per salvaguardare il patrimonio forestale.

    Ma le comunita’ indigene denunciano lo sfruttamento delle risorse e delle materie prime che causa deforestazione e inquinamento ambientale come ci racconta da Santa Lucia do para’ Vincenzo Ghirardi cooperante italiano da 27 anni in Brasile per conto della ong bresciana No One Out. Ascolta o scarica  

    Qui la trasmissione intera Ascolta o scarica 

    0 min
  • MILANO: IL MOVIMENTO “BLOCCHIAMO TUTTO” ESONDA IN PERIFERIA

    A Milano il 22 settembre scorso nel corso della giornata dello sciopero generale e del blocchiamo tutto si sono viste in piazza oltre centomila persone rimaste in strada dalla mattina alla sera, una mobilitazione durata 14 ore che ha praticato una disobbedienza civile di massa come da tempo non si vedeva.

    La composizione eterogenea è stata certamente la cifra dominante di questa mobilitazione: militanti di lungo corso accanto a persone alla loro prima esperienza politica. Una composizione sociale larga e plurale, una partecipazione di massa andata ben oltre alle singole componenti organizzate, sindacali e di movimento, che pure lo hanno alimentato.

    Ma da dove provenivano queste persone? Dove sono ora? Come hanno proseguito la mobilitazione? Dopo lo sciopero generale la sfida è dare continuità e forma a una mobilitazione che cresce, si rinnova e che ha raggiunto le periferie quartiere dopo quartiere.

    Il nostro viaggio inizia a Dergano con Elena Castellani di Assopace Palestina Ascolta o scarica 

    Andiamo a Villapizzone in compagnia di Fabrizio Ascolta o scarica 

    A Baggio dove abbiamo sentito Fatima che ci ricorda la manifestazione del prossimo 15 novembre Ascolta o scarica 

    Qui la trasmissione intera Ascolta o scarica 

    0 min
  • TORINO: IL CONVEGNO SULLA “RUSSOFOBIA” SI FARA’ IL 12 NOVEMBRE ALLA “PODEROSA”

    Alla fine a Torino il convegno contro la “Russofobia” si farà. Lo ha annunciato uno dei promotori dell’evento, lo storico Angelo D’Orsi . Inizialmente l’evento era in programma nel Polo del ‘900, centro culturale ricavato in un antico palazzo del centro cittadino con il sostegno del Comune, della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo che aveva poi annullato l’evento. Ora la data è confermata (il 12 novembre) e si terra’ presso il circolo Arci ‘La Poderosa’.

    Angelo D’Orsi è stato professore ordinario di Storia del pensiero politico nell’ateneo cittadino, e ha insegnato nelle Facoltà di Scienze politiche e di Lettere e Filosofia, autore di oltre 50 volumi tra i quali la biografia di Antonio Gramsci ha detto: “Gramsci scriveva che i censori sono innanzi tutto stupidi. E questo caso che mi riguarda lo conferma alla grande. La mia conferenza si sarebbe svolta tranquillamente (a parte qualche drappello di guastatori nazi-radical-ucraino, prevedibile), e avrei parlato a 50-100 persone. Ora, grazie ai miei censori, la conferenza si farà lo stesso, ma il pubblico sarà moltiplicato”.

    Sulla questione abbiamo sentito lo stesso Angelo D’Orsi Ascolta o scarica 

     

     

    0 min
  • UNIVERSITÀ E RICERCA: SINDACATI E ASSEMBLEE PRECARIE IN MOBILITAZIONE

    Settimana di mobilitazioni per i precari della ricerca e dell’università. Martedì 11 novembre è stata indetta dalla FLC CGIL una mobilitazione sul tema dei precari nelle università, mercoledì 12 novembre varie iniziative in molte città italiane portate avanti dalle sezioni locali di Assemblea Precaria Universitaria sempre sullo stesso tema.

    Giovedì 13 novembre sarà la volta di una manifestazione nazionale a Roma dove dalle ore 15:00 al Ministero dell’Istruzione i precari della scuola scenderanno in piazza con la FLC CGIL per manifestare il loro dissenso nei confronti di un governo che secondo loro non considera i lavoratori e le lavoratrici del settore scolastico. Venerdì 14 novembre infine diversi collettivi studenteschi scenderanno in piazza in tutta Italia.

    Secondo FLC CGIL “Nel corso dell’ultimo anno sono scaduti i contratti di oltre 2.500 Ricercatori a tempo determinato e 4.000 Assegnisti di ricerca nelle università italiane. L’esaurimento dei fondi del PNRR porterà all’espulsione nei prossimi mesi, entro la prossima estate, di altre migliaia di precari. Gli oltre 35.000 rapporti di lavoro che sono stati avviati negli ultimi tre anni si ridurranno quindi ad un livello inferiore ai 15/20.000 che il piccolo sistema universitario italiano era abituato a sostenere, vista la contrazione di risorse avviata dal governo lo scorso anno e proseguita anche nella prossima Legge di bilancio, con un ulteriore razionalizzazione dei fondi di ricerca a diposizione (una diminuzione di circa il 10% dei fondi complessivamente confluiti nel nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca, previsto all’articolo 107)”.

    Ecco alcune voci che spiegano le motivazioni e le ragioni della mobilitazione di martedì 11 e mercoledì 12.

     

    Ai nostri microfoni l’intervento di Stefano Bernabei di FLC CGIL sezione Ricerca Ascolta o scarica

    Abbiamo ascoltato anche le parole di Adriana dell’Assemblea Precaria dell’Università di Napoli Ascolta o scarica

    Qui di seguito l’intervista a Sergio dell’Assemblea Precaria dell’Università di Milano-Bicocca Ascolta o scarica

    Infine, abbiamo ascoltato Eleonora dell’Assemblea Precaria di Torino Ascolta o scarica

     

     

     

    0 min
  • SIRIA: TRUMP ACCOGLIE AL-SHARAA ALLA CASA BIANCA. L'(EX?) JIHADISTA TRA INTERESSI DEL CAPITALISMO GLOBALE E TENSIONI INTERNE

    Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha incontrato a Washington l’autoproclamato presidente siriano Ahmed Al Sharaa. È la prima volta, da quando la Siria è stata dichiarata stato indipendente nel 1946, che un leader siriano mette piede nello Studio ovale della Casa Bianca.

    Le questioni principali sul tavolo sono due: la surreale adesione della Siria – governata da personaggi, a partire dallo stesso Al Sharaa, che hanno militato in Daesh e/o in altre formazioni jihadiste fino a ieri – alla Coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa; e la volontà degli Usa di stabilire una propria base militare nel sud del Paese, vicino Damasco.

    Ovviamente, il tema del confronto è molto più ampio e riguarda aspetti differenti, anche se connessi tra loro: tra questi la promessa di rimuovere Al Sharaa e altri esponenti del suo cosiddetto “governo di transizione” dalle liste nere Usa dei ricercati internazionali per terrorismo, l’impegno statunitense a rimuovere almeno alcune delle sanzioni che da decenni stritolano l’economia e la popolazione siriana, ora estremamente provata anche da 15 anni di guerra civile, l’adesione di Damasco agli Accordi di Abramo. Sullo sfondo ci sono gli interessi – spesso contrastanti – di diverse potenze capitaliste regionali e globali, dalla Turchia di Erdogan (principale sponsor del nuovo regime siriano) a Israele, dagli Usa alla Russia fino alle monarchie del Golfo.

    Il futuro della Siria, infatti, è centrale rispetto al processo di ridefinizione dei rapporti di forza nella regione che ha subito un’importante accelerazione dal 7 ottobre 2023, con la guerra portata da Israele in tutta l’area.

    Su Radio Onda d’Urto, abbiamo approfondito questi aspetti con il giornalista Alberto Negri, editorialista de Il Manifesto. Ascolta o scarica.

    Per delineare un quadro completo della situazione, però, è importante tenere in considerazione la situazione interna siriana, in particolare per quanto riguarda la società e le sue numerose componenti anche nazionali, religiose e linguistiche.

    Da questo punto di vista, Al Sharaa sta tentando di rafforzare la propria legittimità politica, al momento piuttosto debole. Il suo “governo di transizione” non può contare su un consenso ampio per diversi fattori. Il più importante riguarda proprio la composizione eterogenea della società siriana dal punto di vista delle differenze culturali e religiose. Diverse comunità non si sentono rappresentate da un governo che da un lato si dichiara protettore dei diritti delle minoranze, dall’altro è espressione diretta di gruppi salafiti e jihadisti.

    I massacri ai danni della popolazione alawita nelle regioni della costa occidentale e quelli contro i drusi nell’area meridionale di Sweida – compiuti da milizie islamiste inquadrate nell’attuale esercito governativo – hanno alimentato diffidenza, paura e malcontento nei confronti di Damasco.

    Nonostante avesse dichiarato l’intenzione di costruire una democrazia dopo oltre sessant’anni di regime degli Assad (incassando l’endorsement di tutte le cancellerie europee e occidentali), Al Sharaa ha organizzato elezioni che sono state più che altro una selezione diretta – da parte sua – di gran parte dei parlamentari e dalle quali sono state escluse Sweida, l’area a maggioranza drusa, e soprattutto i territori controllati dall’Amministrazione autonoma democratica del nord e dell’est e dalle Forze Siriane Democratiche a guida curda e araba.

    Non solo, dopo aver simulato un approccio democratico, aperto a tutte le religioni e culture, e aver promesso una costituzione che rappresentasse tutte le componenti siriane, il governo di transizione di Al Sharaa ha scritto da solo la propria Carta, senza alcun tipo di consultazione, e ha iniziato a disporre leggi di chiara impronta islamista.

    Di tutto questo abbiamo parlato con Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia, con particolare attenzione alle trattative in corso tra Damasco e l’Amministrazione autonoma del confederalismo democratico, cioè l’autogoverno rivoluzionario e socialista del Rojava e del nord-est siriano (oltre un terzo del Paese). Ascolta o scarica.

    0 min
  • PALESTINA: PRIMO VIA LIBERA DEL PARLAMENTO ISRAELIANO ALLA PENA DI MORTE, SOLO PER PALESTINESI

    Un mese di cessate il fuoco oggi, 11 novembre, nella Striscia di Gaza. In questo lasso di tempo Israele ha ucciso 271 persone, 622 feriti, demolendo quotidianamente e sistematicamente i pochi edifici ancora in piedi e impedendo il libero ingresso degli aiuti. 600 al giorno i Tir che dovrebbero entrare nella Striscia come concordato, inclusi 50 camion di carburante. In realtà, di camion ne entrano, a singhiozzo, non più di un terzo, lasciando la popolazione allo stremo.

    Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza dall’interno della Striscia di Gaza con Sami Abu Omar, cooperante di numerose realtà solidali italiane e nostro storico collaboratore dalla Striscia Ascolta o scarica

    Da Gaza alla Cisgiordania, dove oggi si ricorda il 21esimo anniversario dalla scomparsa di Arafat. In West Bank le continue violenze terroristiche dei coloni allarmano persino l’esercito occupante, anch’esso impegnato a reprimere e cacciare i palestinesi. Oggi i comandanti delle brigate dell’esercito israeliano che operano in Cisgiordania hanno chiesto al capo di stato maggiore, Eyal Zamir, di reintrodurre la detenzione amministrativa – cancellata dal ministro della Difesa Katz – contro i coloni israeliani. “Tutte le linee rosse sono state superate” dicono i funzionari militari israeliani, che accusano pure la polizia israeliana – guidata dal ministro fascista Ben Gvir – di proteggere di fatto i coloni, responsabili secondo l’Onu solo a ottobre di almeno 264 attacchi contri i palestinesi in Cisgiordania, dato record dal 2006, ossia da quando esiste questo tipo di monitoraggio condotto dalle organizzazioni internazionali.

    I coloni spadroneggiano anche dentro Israele, avendo imposto da tempo la propria narrazione all’informazione e alla politica. Si spiega così l’ok della Knesset al ddl sulla pena di morte per terrorismo, accusa che per i palestinesi può voler dire qualsiasi cosa. Esulta Ben Gvir, che dopo il voto ha distribuito…dolcetti. La prima – delle tre letture – del provvedimento criminale, presentato da “Potere Ebraico”, l’estrema destra razzista e messianica dei coloni guidata dallo stesso Ben Gvir ha ottenuto 36 sì e 15 no. Poco prima un ddl analogo, del partito di cosiddetta opposizione Yisrael Beiteinu, ha preso 37 sì e 14 no, a conferma della sostanziale identità di vedute dei due terzi della Knesset quando si tratta di reprimere il popolo palestinese, anche con la morte.

    Su Radio Onda d’Urto Umberto De Giovannangeli, giornalista de L’Unità esperto di Palestina e Medio Oriente Ascolta o scarica

    3 min
  • WORKING CLASS HEROES: L’ASSOLUZIONE PER LE LOTTE AL PENNY MARKET E L’INTERVISTA A FRANCESCO LAURIA, LICENZIATO DALLA CISL

    10 novembre 2025 – In questa nuova puntata di Working Class Heroes torniamo a occuparci dell’assoluzione nel processo d’appello per alcune delle lotte che si sono tenute attorno al Penny Market di Desenzano, in particolare un picchetto nel 2019. In primo grado le condanne erano state comminate contro Alessandro e Laura, due sindacalisti di Si Cobas, per due anni e mezzo con l’accusa di tentata estorsione e concorso in violenza privata, e altri 17 operai tra i 4 e i 6 mesi di reclusione per violenza privata. Ora invece sono stati tutti assolti.
    In occasione del presidio in concomitanza con l’udienza d’appello abbiamo raccolto voci tra chi era presente a esprimere solidarietà: lo stesso Alessandro, prima dell’udienza, ci ricorda come si erano svolti i fatti.

    Nella seconda parte della trasmissione il racconto di Francesco Lauria, sindacalista della CISL, per anni tra i dirigenti e i formatori del sindacato, ci racconta di come il sindacato guidato da Daniela Fumarola lo abbia licenziato.

    Ascolta o scarica

    0 min
  • CLIMA: AL VIA LA COP30 IN BRASILE. LULA: “INFLIGGIAMO UN’ALTRA SCONFITTA AI NEGAZIONISTI”

    Al via a Belem, in Brasile, i lavori della trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. A inaugurare la Cop30 è il discorso del presidente brasiliano Lula da Silva: “controllano gli algoritmi, seminano odio, diffondono paura, attaccano le istituzioni, la scienza e le università. È il momento di infliggere una nuova sconfitta ai negazionisti”, ha dichiarato Lula con riferimento a coloro che negano l’esistenza della crisi climatica.

    Nel suo discorso inaugurale Lula ha lanciato anche altri messaggi significativi, in particolare agli assenti illustri, tra i quali Trump, Netanyahu e Meloni: “se quanti fanno la guerra fossero qui a questa Cop, si renderebbero conto che è molto più economico investire 1,3 miliardi per porre fine al problema climatico piuttosto che spendere 2,7 trilioni di dollari per fare la guerra”.

    Riguardo alla sede scelta per la conferenza, il presidente brasiliano ha spiegato che “portare la Cop nel cuore dell’Amazzonia è stato un compito arduo, ma necessario: l’Amazzonia non è un’entità astratta. Chi vede la foresta solo dall’alto non sa cosa succede alla sua ombra. Il bioma più diversificato della terra è la casa di oltre 50 milioni di persone”.

    Infine, la proposta: “per andare avanti è necessaria una governance globale più solida, in grado di garantire che le parole si traducano in azioni. Creare un Consiglio per il clima, collegato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, è un modo per dare a questa sfida l’importanza politica che merita”.

    Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto la corrispondenza e il commento di Ferdinando Cotugno, giornalista inviato alla Cop30 di Belem, in Brasile, per il quotidiano “Domani”. Ascolta o scarica.

    0 min
  • GARANTE PRIVACY: DOPO IL SERVIZIO DI “REPORT”, L’OPPOSIZIONE CHIEDE LE DIMISSIONI DEL CONSIGLIO

    Opposizioni parlamentari all’attacco dopo che ieri sera, domenica 9 novembre 2025, un servizio della trasmissione Rai Report ha delineato un quadro definito “grave e desolante” sulle modalità di gestione dell’Autorità del Garante per la Privacy. L’inchiesta ha rivelato l’esistenza di un sistema poco trasparente, caratterizzato da conflitti di interesse e permeabile alle pressioni politiche.

    “Il Consiglio va azzerato e rifatto da capo”, è la posizione espressa dalla segretaria del Pd Elly Schlein e da Angelo Bonelli di Avs. FdI risponde annunciando una mozione di maggioranza che definisce “a tutela del buon giornalismo”, contro i format come quello di Report e non meglio precisate “altre testate” che – secondo il deputato Federico Mollicone – non sarebbero a suo dire “d’inchiesta”, ma “militanti”.

    Radio Onda d’Urto ha raccolto il contributo sulla vicenda di Vincenzo Vita, ex vice-presidente della Commissione cultura al Senato ed ex membro della Commissione di Vigilanza Rai. Ascolta o scarica.

    0 min
  • “UNA LEGGE DI BILANCIO DI MATRICE CLASSISTA” QUELLA DEL GOVERNO MELONI. L’ANALISI DEL PROFESSOR ALESSANDRO VOLPI

    Si accende il dibattito rispetto alla iniqua manovra del governo, in particolare su fisco e pensioni. Rispetto alla riforma IRPEF, stamattina il ministro Giorgetti ha sostenuto che i provvedimenti aiuterebbero “il ceto medio e chi ha uno stipendio intorno ai duemila euro netti”. In realtà ai redditi fino a 28 mila euro il risparmio sarà solo di circa 30 euro all’anno, mentre ai redditi di 200 mila euro saranno oltre 400 euro, come certificato da ISTAT e Banca d’Italia.

    “Nessuno vuole massacrare Giorgetti. Quelli che oggi sono massacrati sono gli italiani, sono i lavoratori dipendenti, sono i giovani, sono i precari, sono le donne. Questi sono quelli massacrati da questa crisi” ha detto stamattina il segretario Cgil Landini.

    Aumento della pressione fiscale, tranne che per le banche e per le imprese, vantaggi per i ceti medio alti, perfetto rispetto dei diktat europei, nessun aiuto per la casa, austerità per una fascia di popolazione sempre più ampia, privatizzazioni del sistema sanitario e pensionistico, tagli agli enti locali e aumento delle spese militari. Questa la legge di bilancio Meloni secondo Alessandro Volpi, docente presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, ai nostri microfoni. Ascolta o scarica

     

    0 min

About News – Radio Onda d`Urto

From the publisher's feed

Emittente antagonista Brescia Milano Cremona Trento Verona