Occhi aperti su Gaza

Occhi aperti su Gaza

By Marco MagnanoNewsDaily News
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Occhi aperti su Gaza episodes

  • #264 - La regione in fiamme

    La scorsa notte Israele ha dato il via alla tanto attesa invasione di terra del Libano meridionale. Gli attacchi sono stati particolarmente intensi nella periferia sud di Beirut e nel campo profughi palestinese di Ain al-Helweh, dove sei persone, tra cui il capo militare di Fatah in Libano, Mounir Maqdah, sono rimaste uccise. L’esercito israeliano ha inoltre lanciato bombardamenti su Damasco e ha emesso ordini di evacuazione per 28 villaggi nel sud del Libano, facendo crescere il panico tra la popolazione. Gli abitanti sono stati invitati a spostarsi a nord del fiume Awali, che dista solo 27 km da Beirut, segno dell’estensione delle operazioni militari.


    Nella notte, Israele ha colpito anche la periferia occidentale di Damasco, causando la morte di tre persone, tra cui la giornalista siriana Safaa Ahmed. Intanto, in risposta alle recenti uccisioni dei leader di Hamas e Hezbollah, l'Iran ha lanciato più di 200 missili contro Israele, creando ulteriore tensione. Le truppe statunitensi non sono state coinvolte, ma l'aeroporto di Tel Aviv è stato temporaneamente chiuso.


    Il quadro complessivo è sempre più preoccupante, con segnali di un’escalation militare che potrebbero estendersi ulteriormente, mentre migliaia di persone fuggono dal Libano verso la Siria. Le Nazioni Unite stimano che fino a 300.000 persone potrebbero lasciare il Libano entro la fine della settimana.


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  • #263 - Israele alle porte del Libano

    Il Libano sta affrontando una delle sue giornate più dure dall'inizio del conflitto. Nella notte, Israele ha colpito Beirut, non solo i sobborghi meridionali, ma il centro della città, segnando un’escalation mai vista dal 2006. L’attacco ha distrutto un condominio nella zona di Cola, un nodo centrale della viabilità urbana, uccidendo tre alti membri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, un gruppo che finora non aveva avuto un ruolo centrale nel conflitto in corso.


    Nelle ultime 24 ore, gli attacchi israeliani hanno causato la morte di 136 persone in Libano, colpendo anche Ain al-Delb, a est di Saida, dove 45 persone hanno perso la vita. Nel frattempo, il leader di Hamas in Libano, Fatah Sharif Abu al-Amine, è stato ucciso in un attacco israeliano a Tiro, e Israele ha dichiarato di aver distrutto un magazzino di missili di Hezbollah vicino all’aeroporto di Beirut.


    La situazione umanitaria si aggrava. Le UN riferiscono che 100.000 persone sono fuggite dal Libano verso la Siria nell’ultima settimana, sollevando timori di una crisi migratoria.


    Il Washington Post riferisce che Israele sta pianificando un’operazione di terra limitata in Libano, che sarebbe stata concordata con gli Stati Uniti. Le dichiarazioni di Netanyahu e del ministro della Difesa Gallant rafforzano l’idea di un’imminente invasione terrestre. Hezbollah, tramite il suo vice-segretario Naim Qassem, ha affermato che il gruppo è pronto a resistere, nonostante le perdite subite.


    Gli Stati Uniti, pur parlando di evitare una guerra totale, continuano a rifornire Israele di armamenti, rendendo difficile credere a una vera spinta diplomatica per la pace.


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  • #262 - Libano, due giorni dopo

    La situazione in Libano è gravissima, con attacchi israeliani che continuano a devastare il paese, specialmente nella periferia sud di Beirut e nel Libano meridionale. L’attacco più significativo si è verificato venerdì sera, quando un bombardamento ha colpito duramente la capitale, distruggendo edifici e causando centinaia di vittime. Tra queste, Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah, ucciso insieme ad altri leader del partito. Questo evento rappresenta una svolta epocale non solo per il Libano, ma per tutta la regione, minando ulteriormente la stabilità del Medio Oriente.


    Nasrallah, figura chiave in Hezbollah e nella politica regionale, era una delle personalità più influenti del mondo arabo. La sua morte segna la fine di un’era per il movimento e apre interrogativi sul futuro del partito, già gravemente colpito dalla campagna militare israeliana. La successione di Nasrallah è incerta: Hashem Safieddine è considerato il possibile erede, ma Hezbollah non ha ancora fatto annunci ufficiali, probabilmente per motivi di sicurezza.


    Nel frattempo, Israele continua la sua offensiva, colpendo anche il sud del Libano e la valle della Bekaa, mentre migliaia di persone fuggono dalle loro case. L’esercito libanese, con risorse limitate, sta cercando di gestire l’evacuazione dei civili e mantenere l’ordine. La crisi umanitaria è in pieno svolgimento, con il WFP impegnato a fornire cibo a un milione di persone colpite e sfollate dal conflitto.


    La guerra si sta inoltre espandendo a livello regionale. Israele ha intensificato le sue operazioni, colpendo anche obiettivi in Yemen, in risposta agli attacchi missilistici degli Houthi. Gli Stati Uniti, pur parlando di soluzioni diplomatiche, stanno fornendo supporto militare a Israele, aggravando ulteriormente la situazione.


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  • #260 - A un passo dal’invasione di terra?

    Il conflitto tra Israele e Libano ha subito un'ulteriore escalation oggi, con intensi bombardamenti israeliani che hanno colpito ampie aree del Libano, inclusa la periferia meridionale di Beirut e le montagne a nord. Il bilancio è drammatico: almeno 51 morti e 223 feriti. Hezbollah ha risposto con un attacco diretto a una base militare israeliana vicino a Tel Aviv, dimostrando la sua capacità di colpire in profondità nonostante le pesanti perdite subite nei giorni scorsi.


    Israele ha intensificato i raid aerei in tutto il Libano, compresa la regione del Kesrouan, a nord di Beirut, e ha colpito duramente Nabatieh e la valle della Bekaa. Questo ampliamento del conflitto ha provocato un esodo di massa: centinaia di migliaia di persone sono in fuga dal sud del Libano e dalla Bekaa verso Beirut e, paradossalmente, verso la Siria. L’UNHCR e altre agenzie stanno cercando di coordinare la risposta umanitaria, ma la situazione è critica.


    Intanto, l’esercito israeliano prepara due brigate di riserva per possibili operazioni a terra al confine con il Libano. Dietro le quinte delle Nazioni Unite, si cerca una soluzione diplomatica: l’inviato statunitense Amos Hochstein sta tentando di negoziare un cessate il fuoco di quattro settimane, simile a quello del 2022 sul confine marittimo. Tuttavia, il presidente del parlamento libanese Nabih Berry avverte che le prossime 24 ore saranno decisive e che gli Stati Uniti devono impegnarsi davvero.


    Nel frattempo, a Gaza, l’assedio continua senza sosta. Tra i numerosi attacchi, spicca quello al campo profughi di Bureij, dove una donna incinta di sei mesi e i suoi quattro figli sono stati uccisi. Gli sforzi diplomatici per un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi a Gaza sembrano completamente sospesi.


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  • #259 - In fuga dalla guerra, ma dove?

    La giornata di ieri è stata la più mortale in Libano dalla guerra civile, con 558 morti e oltre 1.000 feriti a seguito di più di 650 attacchi israeliani su circa 1.300 obiettivi, tra cui anche civili, donne e bambini. Gli attacchi hanno colpito non solo il sud del Paese, ma anche la valle della Bekaa e la periferia meridionale di Beirut, a Dahieh, un sobborgo densamente popolato.


    Oggi, la situazione è stata simile, con un numero inferiore di vittime ma un alto livello di caos. Gli attacchi notturni israeliani hanno colpito decine di aree. Nel frattempo, decine di migliaia di persone stanno fuggendo dal sud del Libano e dalla Bekaa, con ospedali sopraffatti dal numero di morti e feriti, che si aggiungono agli effetti delle esplosioni dei cercapersone e walkie-talkie esplosi la scorsa settimana.


    Le opzioni per lasciare il Paese sono limitate: oltre 30 voli sono stati cancellati all'aeroporto di Beirut. Le autorità libanesi hanno aperto 150 scuole come rifugi per oltre 16.500 sfollati interni.


    Israele ha intensificato le operazioni, invitando i libanesi ad allontanarsi dagli edifici di Hezbollah, e ha continuato i bombardamenti per tutta la giornata, uccidendo anche un soldato libanese nella Bekaa e sei persone nella periferia sud di Beirut, tra cui Ibrahim Kobeissy, comandante della “divisione missilistica” di Hezbollah. Hezbollah ha risposto lanciando 300 razzi verso il nord di Israele, colpendo anche la periferia di Haifa.


    Nonostante l'escalation, un alto funzionario dell’aeronautica israeliana ha affermato che si è "ancora lontani dalla guerra totale". Le parole dei leader israeliani, che parlano di annientamento del Libano, contraddicono però queste affermazioni. Joe Biden ha dichiarato che "una soluzione diplomatica è ancora possibile" e che ha proposto un cessate il fuoco per Gaza, ma la situazione sul terreno è molto diversa.


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  • #258 - Libano, 274 morti in un solo giorno

    Il giorno più mortale in Libano dalla fine della guerra civile: almeno 274 persone sono state uccise e oltre 1.000 ferite in una serie di attacchi aerei israeliani nel sud del Libano e nella valle della Bekaa.


    A Beirut, colpita poco dopo le 18:30, un drone israeliano ha preso di mira Ali Karaki, comandante del fronte meridionale di Hezbollah. L'attacco ha ucciso tre persone, peggiorando ulteriormente una giornata già devastante.


    La giornata era iniziata con Israele che annunciava “attacchi più estesi” contro Hezbollah, colpendo circa 800 obiettivi nel sud del Libano e nella Bekaa, invitando la popolazione a "allontanarsi dagli obiettivi". La popolazione ha ricevuto messaggi di avvertimento e migliaia di persone sono fuggite verso Beirut, paralizzando la viabilità. Molti si sono rifugiati a Tiro, che però non è considerata sicura.


    Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele sta "cambiando gli equilibri di sicurezza nel nord", mentre il ministro della Difesa Gallant ha detto che le operazioni continueranno finché non sarà raggiunto l'obiettivo di riportare i residenti del nord di Israele nelle loro case.


    Hezbollah non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma è difficile pensare che questa giornata non abbia conseguenze. Intanto, i governi occidentali restano silenti, limitandosi ad avvertire del rischio di escalation mentre questa è già in corso. Gli Stati Uniti hanno annunciato l'invio di ulteriori truppe in Medio Oriente, ma al di là delle parole, l'azione è limitata.


    Israele applica al Libano la stessa retorica della "difesa" utilizzata contro la Palestina, ma questo “diritto alla difesa” non giustifica il bombardamento di un Paese sovrano e non può avvenire con questa asimmetria e impunità di fronte a crimini di guerra su aree urbane. Le prossime ore potrebbero essere ancora più drammatiche.


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  • #257 - Una guerra senza regole

    Il fine settimana è stato devastante per il Libano e le prospettive regionali. Venerdì, un attacco aereo israeliano ha colpito la periferia sud di Beirut, causando 51 morti, 66 feriti e 10 dispersi. L'attacco, che ha infranto la "regola non scritta" di lasciare Beirut fuori dai bombardamenti, ha preso di mira il leader della forza d'élite al-Radwane di Hezbollah, Ibrahim Akil, e altri ufficiali. Tra le vittime, molti civili, inclusi 5 bambini e 7 donne.


    La scorsa notte, nuovi attacchi israeliani hanno colpito il sud del Libano, mentre Hezbollah ha risposto con più di 140 razzi, alcuni dei quali hanno raggiunto la periferia di Haifa. Almeno una persona è morta e un’altra è rimasta ferita. Hezbollah ha condotto il suo attacco più profondo in territorio israeliano, colpendo la base aerea di Ramat David, a 50 km dal confine.


    Netanyahu ha rivendicato i due recenti attentati contro Hezbollah come successi, mentre Naim Qassem, vice segretario generale di Hezbollah, ha parlato di "una battaglia aperta per la resa dei conti". Nonostante le dichiarazioni bellicose, il portavoce della Casa Bianca ha tentato di calmare le acque, affermando che gli Stati Uniti lavorano a una soluzione diplomatica, ma sembra troppo tardi per evitare un'escalation verso una guerra totale.


    A Gaza, l'assedio continua con intensità. Ieri, Israele ha bombardato la scuola Kafr Qasim nel campo profughi di Shati, uccidendo almeno 22 persone, tra cui 13 bambini e 6 donne, e ferendone 30. La scuola, diventata rifugio per sfollati, è stata colpita con l'accusa di ospitare una base di Hamas, ma senza prove.


    Infine, Israele ha chiuso per 45 giorni l'ufficio di Al Jazeera a Ramallah, confiscando documenti e dispositivi. Il governo israeliano aveva già vietato ad Al Jazeera di operare in Israele e ora accusa i giornalisti di essere "agenti terroristi" affiliati ad Hamas, un'accusa che il canale nega.


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  • #256 - Oltre ogni linea rossa

    Il bilancio del secondo attentato terroristico israeliano contro il Libano è più grave di quanto si credesse: 25 persone uccise e 608 ferite. In due giorni, gli attentati hanno provocato 37 morti e oltre 3.500 feriti, tra cui membri di Hezbollah, medici e personale amministrativo. Le esplosioni di cercapersone e walkie-talkie in tutto il Paese, strumenti quotidiani trasformati in armi, sono state descritte come una "violazione delle linee rosse". Nasrallah, segretario generale di Hezbollah, ha parlato di un "massacro senza precedenti" e ha promesso una risposta, ma senza indicare tempi o modalità specifiche, mantenendo l'equilibrio fragile senza spingere verso una guerra totale.


    Nel frattempo, il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha dichiarato che il "centro di gravità della guerra" si sta spostando verso il nord, ma ha avvertito dei rischi di un conflitto prolungato. Due soldati israeliani sono stati uccisi in un attacco di Hezbollah, mentre Israele ha ucciso due persone che tentavano di piazzare una bomba al confine libanese.


    A Gaza, l'invasione israeliana continua e il massacro va avanti. Sei persone sono state uccise a Jabalia, mentre le speranze di un cessate il fuoco restano deboli. Nonostante 15 paragrafi su 18 dell’accordo siano stati concordati, i punti chiave, come la presenza militare israeliana, rimangono ostacoli insormontabili, e la volontà politica di fermare il conflitto è quasi inesistente.


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  • #255 - Due giorni di attentati in Libano

    In queste ultime 24 ore, il Libano è stato nuovamente scosso da una serie di esplosioni che hanno provocato almeno 9 morti e 300 feriti. Dopo l'attentato di ieri con l'esplosione di cercapersone, oggi sono stati i walkie-talkie utilizzati dai membri di Hezbollah a esplodere in diverse aree del Paese. Anche alcuni impianti a energia solare sono esplosi, aggravando la situazione. Non è chiaro se questi eventi siano collegati, ma sembra evidente che si tratti di un attentato su vasta scala.


    L'origine dei dispositivi coinvolti è incerta: i cercapersone sono marchiati dalla compagnia taiwanese Gold Apollo, ma potrebbero essere stati prodotti in Ungheria o manomessi altrove. Le autorità stanno indagando, ma i sospetti ricadono su Israele, anche se non ci sono rivendicazioni ufficiali.


    Intanto, la tensione tra Libano e Israele cresce: l’esercito israeliano ha spostato la sua 98a divisione d'élite dal fronte di Gaza a quello settentrionale, lungo il confine con il Libano, e ha avviato il reclutamento di riservisti in previsione di un’ulteriore escalation. Hezbollah, colpito duramente, dovrà decidere come reagire, con una rappresaglia che potrebbe influenzare il futuro scenario militare.


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  • #254 - Un nuovo livello di attacco al Libano

    Oggi si è verificato un attentato in Libano che ha causato almeno 9 morti e 2.800 feriti, in gran parte membri di Hezbollah. L'esplosione simultanea di cercapersone in tutto il Paese ha colpito diverse città, come Tiro e Nabatieh, e ferito anche l'ambasciatore iraniano Mojtaba Amani. L'attacco, che sembra mirato a Hezbollah, ha coinvolto anche 14 persone a Damasco, Siria. Sebbene nessuno abbia rivendicato l'attentato, i sospetti ricadono su Israele, come confermato da fonti anonime di Hezbollah, che ritengono l'operazione una risposta israeliana a un presunto tentativo di assassinio di un ex funzionario della difesa israeliano.


    L'uso di cercapersone come strumento dell'attentato ha sorpreso molti, perché si tratta di dispositivi molto popolari negli anni Ottanta e Novanta e poi largamente sostituiti da cellulari e smartphone. Ma la loro difficoltà di tracciamento li ha mantenuti in uso in contesti come quelli degli attori non statali. Tuttavia, si sospetta che gli esplosivi possano essere stati integrati nei dispositivi stessi, e attivati da remoto. Questo attentato rappresenta una grave violazione della sicurezza di Hezbollah, e potrebbe danneggiare la reputazione del gruppo.


    L'attacco arriva in un momento di crescente tensione, mentre il primo ministro israeliano Netanyahu discute di ampliare gli obiettivi militari contro il Libano. Hezbollah sarà ora costretto a rispondere, ma dovrà considerare l'equilibrio tra mostrare forza e contenere un'escalation.


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