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In questo episodio torniamo indietro nel tempo fino al 2 agosto 1980, il giorno della strage alla stazione di Bologna.
Vi raccontO cosa accadde in stazione, chi furono le vittime, e come iniziarono le indagini.
Indagini che si sarebbero presto trasformate in un labirinto di bugie e depistaggi.
CREDITS:
Il frammento audio relativo alle parole del Presidente della Repubblica Sandro Pertini è tratto dal web.
Ombre Italiane è un podcast ideato e prodotto da Angelo Soro
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La mattina del 6 gennaio 1980 Piersanti Mattarella non aveva una scorta.
Non era una dimenticanza. Non era un caso.
Quell'anno l'Epifania cadeva di domenica e il Presidente della Regione Siciliana, nei giorni di festa, era solito lasciar liberi gli uomini che lo proteggevano, perché potessero stare con le proprie famiglie.
Ecco chi era Piersanti Mattarella: un uomo che mandava via la scorta per non disturbare. Un presidente che dava la domenica libera ai suoi angeli custodi.
E quella domenica, proprio quella domenica, venne assassinato.
Il 3 novembre 1988, Giovanni Falcone viene ascoltato dalla Commissione Parlamentare Antimafia e dice cose che restano scolpite in quei verbali.
Falcone parla anche dell'omicidio Mattarella: dice che le modalità esecutive indicano chiaramente che si tratta di un omicidio commesso da personaggi collegati alla criminalità mafiosa, "ma il movente - dice Falcone - non è sicuramente mafioso o comunque non è esclusivamente mafioso."
In questo episodio seguiamo alcune piste e leggiamo le sentenze, per capire chi, o cosa, si nascondeva dietro la decisione di assassinare il presidente della Regione Sicilia.
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In questo episodio ascolterete la storia di un uomo, un politico di rara integrità che voleva provare a cambiare la Sicilia. E proprio perché voleva cambiare la Sicilia, lo condannarono a morte.
Piersanti Mattarella fu assassinato per come voleva cambiare quella terra.
Piersanti Mattarella non era un uomo di rottura, le sue mosse non sono mai state radicali, ma era il portatore di un cambiamento.
Mattarella voleva più giustizia sociale, più controllo pubblico, meno spazio per gli interessi opachi.
Niente di stravolgente, democrazia elementare… insomma, cose che qualsiasi cittadino normale desidera.
In Sicilia, però, ogni tentativo di riforma tocca nervi particolarmente sensibili.
In quel contesto era una dichiarazione di guerra, perché la sua politica toccava interessi concreti, reti di potere ed equilibri consolidati.
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In questo episodio chiudiamo il cerchio.
Arriviamo al finale di una storia che ha già i suoi colpevoli, che è stata raccontata in film, serie televisive e saggi, analizzata nel dettaglio da storici, giornalisti e commissioni parlamentari.
Eppure, nonostante tutto questo, alcune domande restano senza risposta.
Alcuni aspetti rimangono nell'ombra, oscurati da teorie che non sempre tengono il passo con ciò che le indagini hanno effettivamente accertato nel corso degli anni.
Ho cercato di fare ordine.
Attraverso le sentenze definitive, le relazioni delle commissioni parlamentari d'inchiesta e i lavori dei principali storici e giornalisti che si sono occupati di questa vicenda, proverò a dare una risposta a qualcuno di quei dubbi, e a separare ciò che sappiamo con certezza da ciò che ancora, a distanza di decenni, non è stato chiarito del tutto.
NOTA DELL'AUTORE
Questo episodio è il risultato di un approfondito lavoro di analisi documentale condotto direttamente sulle fonti primarie. La narrazione si basa rigorosamente sugli atti ufficiali, tra cui:
- i verbali e le relazioni delle Commissioni Parlamentari d'inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro Moro.
- Le sentenze definitive dei vari gradi di giudizio (processi Moro I, bis, ter, quater e quinquies)
- Le testimonianze dirette depositate agli atti dai protagonisti dell'epoca.
Pur essendo consapevoli che tali documenti siano la base comune per molti altri ricercatori, storici e divulgatori che si occupano della strategia della tensione e degli anni di piombo, la stesura dei testi di OMBRE ITALIANE segue un percorso di ricerca autonomo e originale.
Eventuali analogie espositive o di dettaglio sono la naturale conseguenza della fedeltà ai documenti storici originali, che rimangono un patrimonio pubblico consultabile da chiunque desideri approfondire la verità giudiziaria e storica dei fatti.
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Aldo Moro scrisse. Scrisse moltissimo. Dalle quattro mura di una prigione sconosciuta, in cinquantacinque giorni di cattività, produsse un corpus di testi straordinario.
Per decenni, gran parte di quei testi è stata liquidata come materiale compromesso, estorto, dettato sotto costrizione.
Eppure quella voce, nel tremore della grafia, nella pressione del lapis sul foglio, nella scelta di una parola invece di un'altra, nascondeva qualcosa.
A svelarci tutto questo è il professor Miguel Gotor, uno degli storici italiani che più ha dedicato la propria carriera a questo caso.
Oggi insegna Storia moderna all'Università di Roma Tor Vergata. Una carriera costruita all'incrocio tra rigore accademico e passione civile per uno dei misteri irrisolti della nostra Repubblica.
In questo episodio la sua intervista svela i retroscena di quei 55 giorni e degli scritti di Aldo Moro
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16 marzo 1978. Ore 10:10.
Una telefonata arriva all’agenzia ANSA.
È Valerio Morucci. Poche parole, gelide: "Abbiamo sequestrato il presidente della Democrazia Cristiana Moro ed eliminato la sua guardia del corpo. Seguirà comunicato. Firmato Brigate Rosse".
In quel momento, l'Italia smette di respirare.
A Roma i negozi abbassano le saracinesche. Nelle scuole, gli studenti escono dalle aule e si riuniscono in assemblee spontanee.
Questo è il racconto dei 55 giorni più lunghi che la nostra Repubblica abbia mai vissuto.
Entriamo nella prigione di Aldo Moro.
NOTA DELL'AUTORE
Questo episodio è il risultato di un approfondito lavoro di analisi documentale condotto direttamente sulle fonti primarie. La narrazione si basa rigorosamente sugli atti ufficiali, tra cui:
- i verbali delle Commissioni Parlamentari d'inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro Moro.
- Le sentenze definitive dei vari gradi di giudizio (processi Moro I, bis, ter e quater
- Le testimonianze dirette depositate agli atti dai protagonisti dell'epoca.
Pur essendo consapevoli che tali documenti siano la base comune per molti altri ricercatori, storici e divulgatori che si occupano della strategia della tensione e degli anni di piombo, la stesura dei testi di OMBRE ITALIANE segue un percorso di ricerca autonomo e originale.
Eventuali analogie espositive o di dettaglio sono la naturale conseguenza della fedeltà ai documenti storici originali, che rimangono un patrimonio pubblico consultabile da chiunque desideri approfondire la verità giudiziaria e storica dei fatti.
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Roma, 16 marzo 1978, sono quasi le nove del mattino, una Fiat 130 blu e un’alfetta percorrono via Fani. Davanti, una Fiat 128 bianca si immette nella strada e si ferma allo stop.
Alla guida della 128 c’è Mario Moretti.
Dietro di lui si ferma l’auto di Aldo Moro.
Questo l'inizio del racconto dei 55 giorni più lunghi che la nostra Repubblica abbia mai vissuto.
Cinquantacinque giorni nei quali una organizzazione terroristica clandestina, processa lo Stato e condanna a morte un uomo che, quello Stato, avrebbe voluto cambiare.
Nel primo episodio della serie dedicata al caso Moro, racconto la strage di Via Fani.
Quel 16 marzo del 1978 la storia della nostra giovane Repubblica subì un colpo gravissimo.
E in molti capirono che niente sarebbe stato più come prima.
NOTA DELL'AUTORE
Questo episodio è il risultato di un approfondito lavoro di analisi documentale condotto direttamente sulle fonti primarie. La narrazione si basa rigorosamente sugli atti ufficiali, tra cui:
- i verbali delle Commissioni Parlamentari d'inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro Moro.
- Le sentenze definitive dei vari gradi di giudizio (processi Moro I, bis, ter e quater
- Le testimonianze dirette depositate agli atti dai protagonisti dell'epoca.
Pur essendo consapevoli che tali documenti siano la base comune per molti altri ricercatori, storici e divulgatori che si occupano della strategia della tensione e degli anni di piombo, la stesura dei testi di OMBRE ITALIANE segue un percorso di ricerca autonomo e originale.
Eventuali analogie espositive o di dettaglio sono la naturale conseguenza della fedeltà ai documenti storici originali, che rimangono un patrimonio pubblico consultabile da chiunque desideri approfondire la verità giudiziaria e storica dei fatti.
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A poche ore dall’attentato, la Procura di Bologna apre il primo fascicolo. L’attenzione si concentra sulla pista neofascista. I magistrati di Bologna si trovano a dover ricostruire una rete clandestina dell’estrema destra, frammentata ma ben organizzata.
I depistaggi, la ritrattazioni di alcuni testimoni e le indagini condotte in modo poco accurato, condurranno a un esito che crea una frattura: una verità storica ampiamente condivisa e una verità giudiziaria che non assegna colpe.
Dodici morti.
Nessuna condanna definitiva.
L’Italicus resta una ferita aperta nella storia della Repubblica
CREDITS:
INSERTO AUDIO tratto dal TG1 RAI del 4 agosto 1974 – condotto da Tito Stagno
NOTA DELL'AUTORE
Questo episodio è il risultato di un approfondito lavoro di analisi documentale condotto direttamente sulle fonti primarie. La narrazione si basa rigorosamente sugli atti ufficiali, tra cui:
- i verbali delle Commissioni Parlamentari d'inchiesta sulle stragi.
- Le sentenze definitive dei vari gradi di giudizio
- Le testimonianze dirette depositate agli atti dai protagonisti dell'epoca.
Pur essendo consapevoli che tali documenti siano la base comune per molti altri ricercatori, storici e divulgatori che si occupano della strategia della tensione e degli anni di piombo, la stesura dei testi di OMBRE ITALIANE segue un percorso di ricerca autonomo e originale.
Eventuali analogie espositive o di dettaglio sono la naturale conseguenza della fedeltà ai documenti storici originali, che rimangono un patrimonio pubblico consultabile da chiunque desideri approfondire la verità giudiziaria e storica dei fatti.
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Gli attentati ai treni sono sempre stati considerati tra i più meschini.
Colpiscono chi viaggia. Famiglie. Pendolari. Studenti. Persone comuni, in movimento.
Eppure, negli anni Settanta, anche i treni diventano teatro della strategia della tensione.
In questo episodio scopriremo che la strage dell’Italicus è stato il primo episodio in cui i neofascisti hanno rivendicato un attentato.
E scopriremo che prima dell’Italicus, qualcuno aveva fatto una sorta di prova generale.
NOTA DELL'AUTORE
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- i verbali delle Commissioni Parlamentari d'inchiesta sulle stragi.
- Le sentenze definitive dei vari gradi di giudizio
- Le testimonianze dirette depositate agli atti dai protagonisti dell'epoca.
Pur essendo consapevoli che tali documenti siano la base comune per molti altri ricercatori, storici e divulgatori che si occupano della strategia della tensione e degli anni di piombo, la stesura dei testi di OMBRE ITALIANE segue un percorso di ricerca autonomo e originale.
Eventuali analogie espositive o di dettaglio sono la naturale conseguenza della fedeltà ai documenti storici originali, che rimangono un patrimonio pubblico consultabile da chiunque desideri approfondire la verità giudiziaria e storica dei fatti.
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Ci sono stagioni della storia che sembrano non finire mai. Perché non restano nel passato. Continuano a parlare. A bussare. A disturbare il presente.
La stagione che abbiamo attraversato nella seconda serie di Ombre Italiane è una di queste. Un tratto di storia italiana fatto di bombe, depistaggi, coperture, silenzi. Una storia che non sta tutta nei libri. E che, per molto tempo, è stata raccontata solo a metà.
Nel primo episodio della terza stagione, desidero fare un passo indietro.
Non si tratta di tornare davvero al passato, ma di comprendere meglio il punto da cui ripartiamo.
Perché ciò che abbiamo incontrato continuerà a riaffiorare.
Ciclicamente, come una ferita che non si è mai rimarginata.
In questo episodio anticipo i temi della nuova stagione.
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- i verbali delle Commissioni Parlamentari d'inchiesta sulle stragi.
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Pur essendo consapevoli che tali documenti siano la base comune per molti altri ricercatori, storici e divulgatori che si occupano della strategia della tensione e degli anni di piombo, la stesura dei testi di OMBRE ITALIANE segue un percorso di ricerca autonomo e originale.
Eventuali analogie espositive o di dettaglio sono la naturale conseguenza della fedeltà ai documenti storici originali, che rimangono un patrimonio pubblico consultabile da chiunque desideri approfondire la verità giudiziaria e storica dei fatti.
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