IL LIBRO DEI "PROVERBl''
· Il libro dei "Proverbi" è il più tipico dei libri sapienziali d'Israele.
· Ed anche il più antico.
Infatti il libro dei Proverbi inizia (1, l) con una raccolta di "detti sapienziali" attribuiti a Salomone, figlio di Davide (970-931 a.C.). "Dio concesse a Salomone saggezza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare La saggezza di Salomone superò la saggezza di tutti gli orientali e tutta la saggezza dell'Egitto .. Salomone pronunciò tremila proverbi; le sue poesie furono millecinque ... " (1 Re 5,26-28; Prov 10; 25)
Alcune raccolte furono inserite dopo l'esilio di Babilonia, per cui la forma definitiva del libro si può fissare nel 400 a.C.
Sono numerose le realtà toccate dal sorriso ironico e talvolta anche acido della sapienza popolare; si notano parecchie ripetizioni, raggruppamenti disordinati, ma nel complesso l'insegnamento che si ricava è assai ricco. Vengono suggeriti atteggiamenti di buon senso validissimi soprattutto nell'agire quotidiano e nei rapporti interpersonali.
UNA DOMANDA: CHE COSA CI FA IL LIBRO DEI PROVERBI NELLA BIBBIA?
È un libro che fa problema. Nei proverbi l'uomo impara attraverso la vita quotidiana. Questa è una cosa che capita tutte le epoche e in tutti i popoli.
La domanda è questa: che cosa ci fa nella Bibbia, che è parola di Dio, una raccolta di proverbi che sono esperienza dell'uomo, che sono parola dell'uomo, dei quali alcuni sono proprio terra terra, non sembrano essere validi universalmente.
Alcuni proverbi vanno bene comunque, in ogni situazione, sono validi universalmente. Altri proverbi, forse, sono validi solo in certe situazioni, in quell'epoca, in quel contesto e in quella cultura.
RISPOSTA: ECCO CHE COSA CI FA IL LIBRO DEI PROVERBI NELLA BIBBIA!
Ecco la risposta alla domanda: Dio assume in sé la nostra esperienza. Dio si mette ad imparare dall'uomo. Ecco il senso del fatto che il libro dei Proverbi faccia parte della Bibbia.
La sua sapienza, la sapienza di Dio, si incontra, si coniuga, con la nostra esperienza personale.
Dio valorizza l'esperienza degli uomini.
LE SETTE PARTI DEL LIBRO DEI PROVERBI
Il libro si divide in 7 parti, attribuite (per finzione letteraria) a diversi atutori
0. Pr 1,1-7, 300-400 a.C., INTRODUZIONE
1. Pr 1,8-9,18, 500 a.C., Insegnamenti di un padre al figlio
2. Pr 10,1-22,16, 900 a.C., Salomone
3. Pr 22,17-24,22, Sapienti
4. Pr 24,23-24, Saggi
5. Pr 25,1-29,27, 900 a.C., Salomone (cap. 25-29)
6. Pr 30,1-30,33, Agur (cap. 30)
7. Pr 31,1-9, Lemuel
0. Pr 31,10-31, CONCLUSIONE
I PRIMI 9 CAPITOLI
La sezione di Pr 1,8-9,18, probabilmente, è nata al tempo di Neenia ed Esdra, 500 anni prima di Cristo.
Forse sono insegnamenti nati da un padre e una madre.
Insegnamenti nati in famiglia.
Il tema principale è la sapienza.
I primi 9 capitoli sono un'opera ben ordinata, con accuratezza.
Pr 3,27: Non negare un bene a chi ne ha il diritto, se hai la possibilità di farlo.
Essere solleciti per le necessità altrui.
Il dovere della beneficenza, dell'elemosina, della carità e sottolineato spessissimo nei libri sapienziali. Ha diritto di questo aiuto chi ha veramente bisogno, non certamente chi ti vuole fregare.
Tu aiuterai fino che ne avrai la possibilità, senza mandare in rovina le persone per le quali hai una responsabilità.
Pr 3,28: Non dire al tuo prossimo: "Va’, ripassa, te lo darò domani", se tu possiedi ciò che ti chiede.
Questa frase sembra anticipare certi insegnamenti del Vangelo.
Quali? Prova a fare una ricerca.
Pr 3,29: Non tramare il male contro il tuo prossimo, mentre egli dimora fiducioso presso di te.
Il rispetto verso gli altri, specialmente su chi è in casa tua.
È la perfidia nella sua forma più ripugnante: ordire segretamente il male ai danni di chi pensa invece di avere accanto un amico.
Pr 3,30: Non litigare senza motivo con nessuno, se non ti ha fatto nulla di male.
Se non hai ricevuto del male lascia stare in pace le persone.
Veramente è saggezza evitare contestazioni, dispute e querele, che portano dietro a sé tanti strascichi penosi che certo non allietano l'esistenza.
Pr 3,31: Non invidiare l’uomo violento e non irritarti per tutti i suoi successi,
"l'uomo violento"
letteralmente: "l'uomo della violenza". L'invidia per l'uomo violento che, con la sua forza ed astuzia riesce sia ad arricchirsi che a salire nella scala sociale e politica, è un tema frequente nei libri sapienziali.
Pr 3,32: perché il Signore ha in orrore il perverso, mentre la sua amicizia è per i giusti.
"in orrore": letteralmente c'è "in abominio"
Il violento è respinto dal Signore come lo è un idolo.
Tra il Signore e lui, cioè, non ci può essere nessun contatto e rapporto.