La vocazione diaconale di Renzo è nata grazie all'eucarestia. Nasce nel 1996, con la malattia di suo padrino e zio (fratello della madre), colpito da male incurabile, ricoverato in clinica. Renzo tutti i sabati si recava ad assisterlo e nello stesso giorno un diacono portava agli ammalati il sacramento della comunione e con parole di conforto donava alle persone sofferenti uno spiraglio di luce. È qui, in ospedale, che Renzo ha sentito nascere una conversione dal cuore, nata dal vedere portare la gioia laddove c'era solo grande sofferenza. Questa esperienza in ospedale, insieme alla partecipazione alla vita della parrocchia di Chivasso e l’aiuto dato a Padre Bruno ai Cappuccini, poco alla volta orienta Renzo allo studio della teologia e all’iscrizione al corso per diaconi permanenti; percorso non semplice per il dover conciliare lo studio e la vita lavorativa. Diventa Diacono il 12 settembre 2004. Renzo era un innamorato di Cristo. Quando doveva celebrare la Liturgia della Parola o dare una mano a Messa, arrivava sempre con molto anticipo, salutava con gentilezza, si cambiava e si sedeva in un banco o in una panca da solo in silenzio e in preghiera, davanti al tabernacolo o accanto all'altare guardando il Crocifisso, per prepararsi con il cuore alla celebrazione. La Liturgia, curata nei minimi particolari, dimostrava quanto lui amasse Gesù, la Parola di Dio e la Madonna. Dalle sue prediche concrete e sentite si capiva era un uomo di fede, capace di ai cuori perchè credeva profondamente in quello che diceva. Era un uomo di Dio. A gennaio 2014 a causa di una infezione virale aveva perso totalmente l'udito e, nonostante questo, con grossi sforzi celebra la Liturgia della Parola alla casa di riposo Rippa Peracca tre volte a settimana. Successivamente aveva recuperato in parte l'udito con un intervento chirurgico di impianto cocleare. Questo lo aveva reso capace di comprendere il dolore della gente perché lui stesso viveva la sofferenza. E tuttavia, anche se colpito da questa difficoltà, Renzo era una persona felice, perché si sentiva scelto dal Signore e trasmetteva questa gioia con il suo sorriso. La sua fiducia nel Signore, contagiosa. Ma c'era un momento in cui Renzo diventava triste e depresso. Quando c'era disunità e giudizio tra le persone. Uomo di comunione, Renzo non sopportava la disunità. Molti sentono la mancanza della sua amicizia e della sua affabilità. Era apprezzato da tutti per la sua attenzione ad ognuno. Appena diventato diacono, mentre il suo sogno iniziale era di svolgere la sua attività presso gli ospedali, si è messo a servizio con grande affetto ed attenzione di un parroco anziano e ammalato e pertanto bisognoso d’aiuto, Don Piero, parroco al Duomo di Chivasso. È stato un amico per i parroci di Casalborgone, don Beppe e don Domenico: veniva sempre a suonare il campanello per un saluto e una breve chiacchierata, un caffè. Alla casa di riposo Rippa Peracca c'era un sacerdote anziano che non riusciva più a celebrare la Messa. Renzo, con grande sensibilità lo invitava sempre a unirsi a lui nella benedizione al termine della Liturgia della Parola. Anche se intelligentissimo era molto umile. Qualcuno mi ha ricordato una sua omelia sull'umiltà, in cui partendo proprio dall'etimologia della parola humus (terra) spiegò l'importanza di essere piccoli, semplici e la potenza di questo, poiché chi è umile è fertile, utile alla crescita di qualcos'altro. Si vedeva che diceva cose che aveva vissuto. Renzo non ha voluto mai imporsi agli altri. Nella Parrocchia del Duomo di Chivasso Renzo aveva avuto grandi responsabilità. Arrivato nei nostri paesi di campagna è stato un po' messo da parte, perchè altri erano protagonisti. Renzo si è adattato senza lamentarsi. Lui non cercava di essere al centro dell'attenzione ma di servive. Ho constatato che ha avuto misericordia e pazienza anche con chi l'ha fatto soffrire. Renzo che non accettava mai offerte da nessuno, il suo motto era: "Gratuitamente ho ricevuto dal Signore e...