Jean Goss nasce in Francia nel 1912 e cresce in una famiglia di modeste condizioni, nella quale ha respirato un clima di fede, figlio ad un baritono dell’opera, che perse la sua voce all’epoca della Prima Guerra Mondiale, Jean Goss deve impiegarsi all’età di 12 anni, a Parigi, in piccole vendite, prima di entrare nella compagnia ferroviaria nel 1937. All’età di 15 anni entra nel mondo del sindacato. durante la seconda guerra mondiale è un soldato pieno di ardore, convinto di combattere quel demonio di Hitler. dopo essere stato colpito – è decorato per il suo coraggio Ma in piena ritirata – nel 1940, vive un’esperienza mistica: in trincea, un giorno, dopo aver piazzato cannoni e mitragliatrici, dopo aver visto la carne umana spappolarsi e gli occhi di troppi uomini in agonia ... Il sottoufficiale ventottenne si sveglia in piena notte, con in cuore un sentimento indescrivibile di pace e di amore per ogni essere umano. L’odio lo abbandona perchè si accorge che non stava uccidendo Hitler ma uomini come lui, dei padri e dei lavoratori che non avevano chiesto quel macello. scopre il messaggio di Gesù come Vangelo della nonviolenza e da quel momento la sua vita cambia. Decide di incarnare nella propria vita la non violenza evangelica. In seguito dal 1941 viene rinchiuso per cinque anni In un campo di prigionia vicino a Lubecca La prigione del campo dove l’ingiustizia e la violenza erano un fatto corrente diviene il suo primo luogo di testimonianza. (sono tutti sconvolti per la sua testimonianza di fede) Testimonianza che gli costa una sentenza di morte da cui sfugge solo per l’intervento del capo del campo che decide, in extremis, di nasconderlo ai gendarmi tedeschi a rischio della sua stessa vita. Jean Goss racconta un episodio avvenuto durante la prigionia a Lubecca. Un aguzzino pestava ogni sera un prigioniero, a caso. Fin quando un detenuto si offre – è lui – Jean Goss. Il guardiano lo deride: «Dimmi anche quanti colpi ti devo dare!». Il recluso risponde: «Lascio questo alla vostra coscienza». «Io non ho coscienza!» urla l’aguzzino. Ed era vero. Nessuno lo aveva mai rispettato e amato. Il prigioniero gli parlava con dolcezza, incoraggiandolo. Lo amava. Quella guardia non ha più picchiato nessuno. Finita la guerra Lavora per 13 anni in mezzo agli esclusi della capitale francese, Nelle lotte per la costruzione di case popolari con gli emarginati della banlieue parigina di Arcueil – e nell'impegno di sindacalista È lì che Jean Goss comprende il meccanismo perverso che lega povertà, ingiustizia, rivolta e repressione. Da qui la ricerca di una «lotta non assassina», che spezzi la spirale violenta invece di alimentarla. E da qui l’impegno nel Movimento internazionale di riconciliazione (Mir). Una scelta che lo porta a conoscere la sua compagna di vita e di missione, Hildegard Mayr Nel 1958, sposa Hildegard Mayr e presto prende congedo dalle Ferrovie. La loro vita è da allora al servizio della giustizia, della pace e allo studio – sperimentazione e diffusione della nonviolenza attiva. I due coniugi, come segretari itineranti del Movimento Internazionale della Riconciliazione, si sono dedicati anima e corpo, per tutta la vita, a promuovere laboratori esperienziali di «nonviolenza attiva», in vari paesi toccati dalla guerra o dalla violenza, rivolti in primis a educatori, docenti, membri di organizzazioni della società civile. i coniugi Goss-Mayr hanno girato il mondo a formare gruppi nonviolenti in Irlanda e nei Balcani, a Mosca (oltrepassando la cortina di ferro in piena Guerra fredda) poi in Sud Africa, Libano, El Salvador, Taillandia, Bangladesh, Hong-Kong, Centrafrica e Congo. Hanno offerto un contributo prezioso nei processi che hanno liberato, pacificamente da governi oppressivi la Polonia, e le nazioni dell’Europa dell’Est (fino alla caduta del muro di Berlino) hanno dato un contributo decisivo alla rivoluzione che libera le Filippine dalla dittatura nelle Filippine. i seminari di Jean Goss spingono gli attivisti a combattere...