Noi siamo il suo popolo, Dio non può abbandonarci. Anche noi saremo liberati da queste esilio che ci separa gli uni degli altri, che ci impedisce di stare accanto a chi soffre, che ci ruba la possibilità di fare comunità, di incontrarci, di stare insieme. Ognuno di noi può essere strumento della salvezza del dio liberatore: le autorità civili, gli scienziati e ricercatori, chiunque lavora negli ospedali e nella cura delle persone, tutti noi, per giungere alla terra promessa dell'incontro tra noi, per poter di nuovo stare insieme senza essere un rischio gli uni per gli altri, per poter piangere insieme le persone che ci hanno lasciati. Noi prima confidavamo in tante cose: nel progresso, nell'economia, nella tecnica, nei soldi, nelle promesse dei potenti, nel conto in banca. Ma adesso scopriamo che tutte queste sicurezze che avevamo sono sicurezze fragili. Solo se ci fosse uno che ha potere sulla morte, se ci fosse uno che ha sconfitto la morte, solo lui potrebbe salvarci. Ma questo uomo c’è, è Gesù Cristo, il Messia, il Salvatore, colui che ha sconfitto la morte. Proprio questa certezza ci dà coraggio e forza a tutti quelli che quotidianamente rischiano la vita per gli altri, come don Giuseppe Berardelli, che era all'ospedale, non c'erano respiratori per tutti, un giovane non ce l'aveva e lui se l'è tolto per donarglielo e poi è mancato: ha dato la vita come Gesù.